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     Matjaž Kek Matjaž Kek Nel Pavletic/PIXSELL

    FIUME | Con gli incontri della nona giornata si è concluso il primo quarto del massimo campionato. Anche se è presto per fare dei bilanci, possiamo arrivare a qualche conclusione riferendoci ai numeri che sicuramente non premiano il Rijeka. Nonostante tre vittorie, cinque pareggi e soltanto una sconfitta, la squadra allenata da Matjaž Kek occupa la quarta posizione in classifica con 7 punti di distacco dalla capolista Dinamo, unica squadra imbattuta del torneo e, comunque, ancora sempre raggiungibile. Con 5 e 3 punti di vantaggio sui quarnerini troviamo rispettivamente Osijek e Lokomotiva. Contro le tre squadre che lo precedono in graduatoria, il Rijeka ha conquistato soltanto due punti: in casa con l’Osijek e in trasferta con la Dinamo, perdendo l’imbattibilità in campionato contro la Lokomotiva.
    Nei sedicesimi di Coppa Croazia la squadra fiumana ha ritrovato vitalità contro un’avversaria di Quarta Lega, il Radnik di Križevci, segnando 9 gol. Di questi, 4 li aveva realizzati Antonio Čolak, che domenica sera contro lo Slaven Belupo a Rujevica ha sciupato tre grosse occasioni. Polveri bagnate o altro? Al termine della gara pareggiata per 0-0 con l’undici di Koprivnica il tecnico Kek è salito in sala stampa con un’aria rassegnata. Altre volte, quando le cose non sono andate bene, c’era almeno un po’ di pepe nelle sue parole. Nel suo racconto sintetico della partita ha constatato che nel primo tempo sono state sprecate delle grandi occasioni e che nella ripresa l’avversario si è coperto bene, proponendosi, tra l’altro, con delle azioni di rimessa a cui la retroguardia fiumana ha reagito bene. Non ha nulla da rimproverare a nessuno e la colpa la dà al pallone che non vuole proprio entrare in rete. Per quanto riguarda l’impegno e la determinazione, tutti promossi.

    Trovare il modo per uscire dalla crisi

    All’indomani il tecnico ha precisato che il suo atteggiamento era dovuto alla delusione e alla stanchezza. “Nel primo tempo abbiamo fatto a mio parere una discreta gara – ha detto Kek a Radio Fiume –, commettendo degli errori. Le occasioni le abbiamo create, ma senza realizzarle. Nella ripresa sono stati gli avversari a prendere l’iniziativa, mentre nelle nostre file hanno cominciato a serpeggiare un certo nervosismo e insicurezza. Abbiamo provveduto a dei cambi, ma con il passare dei minuti per noi diventava sempre più difficile avvicinarci alla porta avversaria. Siamo stati lenti nei passaggi. Se ci fosse stato almeno un gol sono certo che le cose sarebbero andate diversamente. Che fare? Ci possono essere dei cambiamenti nello staff tecnico per esempio, ma a questo punto della stagione posso dire che ne parliamo spesso tra di noi e che cerchiamo insieme di trovare il modo per uscire dalla crisi. L’impegno, come ho detto, non è venuto meno. C’è un problema di insicurezza ed è ben visibile nel corso di una partita. Nei prossimi giorni cercheremo le soluzioni per ritrovare la strada giusta. Abbiamo bisogno di qualcosa, che quel pallone in un modo o nell’altro vada a finire in rete o che arrivi qualche decisione arbitrale a nostro favore”. Kek si riferisce nell’occasione al rigore non concesso per un fallo su Pavičić in area, unico episodio discutibile in una partita fin troppo tranquilla. “Come allenatore, comunque, sono il primo a dover pensare a ciò che occorre fare, insieme alla dirigenza”, ha aggiunto il tecnico sloveno, dicendo di aspettare il ritorno a Fiume del presidente Damir Mišković.
    Kek non ha potuto festeggiare la sua duecentesima partita sulla panchina fiumana. Gli errori arbitrali, come ha detto, non è utile commentarli, soprattutto in questo momento. Non si cercano attenuanti, anche se in diverse occasioni il Rijeka è stato penalizzato, in modo particolare nell’incontro perso a Zagabria con la Lokomotiva. Kek sembra prendersela di più per le occasione gettate al vento.

    Risultati al di sotto delle aspettative

    A inizio stagione c’era una situazione promettente. L’esclusione dall’Europa League e qualche altra delusione in campionato hanno lasciato il segno. Kek aveva annunciato un autunno difficile e oggi precisa: “Le nostre qualità individuali sono tali da dover garantire dei risultati migliori. Ci vuole tanto lavoro e comunicazione positiva. I risultati che ci eravamo posti non sono stati raggiunti e dopo l’eliminazione in Europa il quarto posto in classifica non è certo ciò che volevamo. Il tempo ci dirà quanto i nostri obiettivi siano stati reali”.
    Il tifo a Rujevica non è stato caldissimo. C’è stato anche qualche coro polemico. Kek non è abituato a questo tipo di trattamento. La sua luna di miele con la tifoseria dura ormai da tanto tempo, da quel 9 marzo del 2013 quando guidò per la prima volta il Rijeka. “I tifosi hanno sempre ragione. Sono quelli che pagano il biglietto, che sostengono la loro squadra e quando non sono soddisfatti lo fanno sapere. Ci sono modi e modi. Tante volte, non dobbiamo dimenticarlo, sono stati i tifosi a trascinarci. Inoltre, sono sicuro che se avessimo segnato uno o due gol con lo Slaven tutto sarebbe stato diverso anche sugli spalti. Direi che tutto ci va storto. Da parte mia posso dire che ce la mettiamo tutta ogni giorno. Io stesso non intendo svincolarmi dalle mie responsabilità. Dall’altra parte, sono qui da tanto tempo e credo di aver capito questa mentalità, per cui comprendo anche la delusione. Dobbiamo riconquistare la fiducia di tutti, anche quella in noi stessi”.
    Infine, c’è anche un po’ di sfortuna con Heber infortunato, Acosty non ancora del tutto recuperato, Kvržić che si è fatto male in allenamento e Župarić alle prese con la sinusite. Quest’ultimo andrà in Germania per ulteriori esami medici. “L’attaccamento alla maglia è necessario nei momenti di difficoltà, non in quelli di euforia”, sono le parole di Kek, chiamato ad affrontare una crisi che non è comunque la prima da quando è arrivato a Fiume, sulla panchina del Rijeka.
             

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    Last modified on Martedì, 02 Ottobre 2018 11:23