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    L’area urbana tra l’Arena e il porto attraverso i secoli

    By Daria Deghenghi Giugno 02, 2018 797

    Una mostra allestita nel seminterrato dell’anfiteatro adibito a galleria d’arte, svela una miriade di immagini, cartoline, illustrazioni, progetti urbanistici, cartine e mappe catastali d’epoca che testimoniano lo sviluppo architettonico e paesaggistico del circondario dell’Arena di Pola attraverso i secoli. La mostra porta le firme di due giovani ricercatrici del Museo archeologico dell’Istria, Katarina Zenzerović e Monika Petrović, cui è stato affidato l’imponente compito di raccogliere, studiare, descrivere e catalogare il materiale documentaristico relativo all’aspetto e alla funzione delle aree immediatamente circostanti l’anfiteatro romano, reperibile presso tutte le fonti accessibili: musei, municipio, collezioni private... Quello che ne emerge è ora visibile nella galleria d’arte dell’Arena (la mostra resterà aperta fino al 15 luglio) e costituisce un’eccellente spaccato della storia dell’area urbana compresa tra l’Arena e il porto. Le illustrazioni che abbiamo il modo di ammirare sono state finora prerogativa quasi esclusiva di archeologi, storici e collezionisti di cartoline d’epoca. Ora quest’immenso bagaglio foto-documentaristico è in certa parte accessibile anche al grande pubblico, sempre che ci si affretti a visitare l’esposizione, perché poi tutto tornerà nuovamente negli archivi del museo. Resterà tuttavia accessibile ai posteri il magnifico catalogo trilingue che si accompagna alla mostra e che descrive, tappa per tappa, l’evoluzione urbanistica dell’area urbana ai piedi dell’anfiteatro che nell’anteguerra era nota come “Zona augustea”.

    Manto esterno pressoché intatto

    Ci facciamo guidare dal catalogo compilato da Katarina Zenzerović e Monika Petrović, con l’aiuto della storica d’arte Gorka Ostojić Cvajner, per seguire le tappe dell’evoluzione di quest’area fiorente che anche oggi costituisce uno degli elementi distintivi di Pola. Naturalmente in principio fu l’anfiteatro. Per il suo grado di conservazione, l’Arena polese si affianca al Colosseo di Roma, all’Arena di Verona, agli anfiteatri di Pompei, di Nimes e di Arles in Francia e a quello di El Jem in Tunisia. Ma il nostro è l’unico anfiteatro al mondo che abbia conservati pressoché intatti il manto esterno e le sue caratteristiche torri scalari. Così come ci appare anche oggigiorno, l’anfiteatro venne costruito al tempo dell’imperatore Tito Flavio Vespasiano tra il 69 e il 79 d.C., ma si ritiene che già sotto l’imperatore Augusto, quindi all’inizio del I secolo d.C., esistesse al suo posto una costruzione simile benché di dimensioni notevolemente ridotte. L’Arena che conosciamo venne dunque eretta al di là dalla cinta muraria romana, comunque molto vicino alla città, sul pendio collinare che verso Occidente si apre al mare. Poteva accogliere fino a 25.000 spettatori e serviva per il divertimento del popolo, le lotte dei gladiatori e i combattimenti con le fiere, insomma, quel genere di spettacoli che col senno di poi ci siamo finalmente abituati a giudicare come estremamente crudeli e moralmente ingiustificabili. Ciò che rende l’Arena di Pola effettivamente diversa dagli altri anfiteatri nel mondo è proprio questa sua “incastonatura” nel colle, per cui sul versante del mare i livelli sono quattro mentre dalla parte opposta sono due soltanto, e infatti la cavea è stata edificata traendo vantaggio dall’esistente pendenza rocciosa.

    Un’anticamera della possente bellezza

    Ma ora facciamo un balzo nei secoli e approdiamo immediatamente all’inizio del Novecento, che vede il nostro anfiteatro fungere da lapidario: infatti al suo interno vennero esposti e custoditi reperti archeologici vari, in massima parte mosaici e monumenti litici. È noto che fino alla metà dell’Ottocento Pola era una località scarsamente abitata, di poca o nessuna importanza economica, politica, militare o strategica. Tutto è destinato a cambiare quando l’imperatore Francesco Giuseppe I d’Austria decide di farne il principale porto della Marina da guerra imperiale. Dall’insignificante insediamento che nel 1851 contava appena 1.106 abitanti, Pola si espande e arriva, nell’arco di soli sessant’anni, a costituire un imponente centro militare che al censimento conta 58.562 cittadini di cui 16.014 ufficiali, militari e funzionari al servizio dell’Impero. Pola vive uno sviluppo urbanistico eccezionale per assumere, in pratica, le sue dimensioni odierne o quasi. Ed ecco che cambia radicalmente anche il circondario dell’Anfiteatro: la città s’allarga e gli urbanisti al seguito dell’amministrazione imperiale studiano le strategie per dare all’anfiteatro un’”anticamera” degna della sua possente bellezza. Nelle vedute di Chenavard, Allason e Tischbein, risalenti alla prima metà del XIX secolo, ma anche nelle mappe catastali dell’epoca e di epoche anteriori, l’Arena risulta ancora circondata da oliveti ed è lambita dal mare. Per duemila anni l’anfiteatro era rimasto così, letteralmente “fuori porta”. Ma negli anni Sessanta dell’Ottocento inizia una frenetica attività edile che oltre a dare alla città un porto, un arsenale, un teatro, un ospedale, diverse caserme e un’infinità di fortezze e batterie militari, ma anche scuole, strade, piazze, abitazioni popolari e signorili eccetera, darà all’Arena ambienti urbani, parchi e viali circostanti degni della sua immagine e soprattutto degni dell’immagine dell’Impero.

    Arena zona augustea
    Recinto contro ladri e... greggi

    Nel 1875 il podestà Angelo Demartini decise di far recintare l’anfiteatro per proteggerlo dalle frequenti irruzioni dei ladri. Voleva insomma impedire l’asporto di pietre dal monumento, ma anche il pascolo di greggi che, nonostante i frequenti divieti municipali, furono una pratica diffusa, difficile da scoraggiare. Il recinto venne costruito intercalando muri, colonne e inferriate. Nel 1891 venne costruita la scalinata settentrionale, sotto la sovrintendenza dell’architetto Natale Tommasi. Ma la zona sud è ancora occupata da orti, giardini e frutteti, come testimoniano le piante cittadine del 1885, e le fotografie di Alois Beer e dei fotografi anonimi degli editori Stengel&Co. e Römmel & Jonas di Dresda nonché le cartoline illustrate della medesima epoca. La situazione rimase tale fino all’inizio del XX secolo, allorché le autorità locali decisero di circondare l’Arena di parchi, giardini pubblici, viali, aiuole, statue, fontane e monumenti immortalati nelle fotografie e nelle cartoline che pubblichiamo, su gentile concessione del Museo archeologico.

    Il primo parco privato

    Una delle caratteristiche salienti dell’assetto urbanistico di Pola del periodo austro-ungarico è data proprio dai parchi pubblici. Non si hanno informazioni certe, per ora, che ne esistessero anche in precedenza, ma è noto che i giardini e i viali alberati che oggi conosciamo vennero realizzati a cavallo tra i due secoli e rappresentano una novità nel paesaggio urbano. I parchi sono testimoni di un nuovo modello di vita, fino ad allora estraneo alla popolazione locale, un modello di vita borghese, amante dell’ordine costituito. Il primo parco allestito in città e in Istria è quello che troviamo nel rione di San Policarpo, oggi parco della Marina, e risale al 1863, ma il più esteso in superficie è il parco di Monte Zaro, che risale al 1871. Le aree verdi che circondano l’Arena, benché vicine se non addirittura comunicanti, hanno avuto origini diverse. Il parco più vecchio che oggi chiamiamo Carolina fu anche l’unico interamente privato. Infatti venne costruito negli anni Ottanta dell’Ottocento sul terreno del ricco commerciante e benefattore polese Domenico Fanganel in piazza Ninfeo. Il 31 maggio 1890 il Consiglio cittadino di Pola emanò un decreto di costruzione di un parco davanti l’Arena con un finanziamento di 6mila corone in tre anni, che sarebbe stato intitolato all’arciduchessa Maria Valeria, la figlia minore dell’imperatore Francesco Giuseppe I, in occasione del suo matrimonio. A progettarlo fu Ferdinand Geÿer, fecondo architetto e costruttore dell’epoca. Il giardino venne ultimato all’inizio del 1894. Era stato coltivato a piante sempreverdi quali i lauri, i viburni, i bossi e i ligustri potati a sfera, a cupola, a dado, a cono, come si usa fare anche oggigiorno, con l’aggiunta di cedri, yucche, palme cinesi e palme nane, oleandri e tassi, che ritroviamo tuttora. Il parco fu un silenzioso testimone dei secoli, dei governi, dei tempi che cambiano.

    Il dio Amore, Sissi e la Lupa

    Nel 1894 venne costruita nel “Valeria” una fontana centrale rotonda circondata di una rigogliosa vegetazione. Tre anni dopo (nel 1897) al centro della fontana venne eretta una statua di bronzo del dio romano Amore con in mano un tridente e nell’altra una conchiglia dalla quale zampillava l’acqua. Poi venne il monumento all’imperatrice Elisabetta detta Sissi, consorte dell’imperatore Francesco Giuseppe I, inaugurata nell’ottobre del 1904, sei anni dopo il suo assassinio a Ginevra. La statua era alta 3 metri e 40 (con la base 6 metri e 60) ed era opera dello scultore viennese Alfonso Canciani. Con l’avvento dell’Italia cambiano ovviamente anche le espressioni di omaggio e di pubblico ossequio. La statua della Lupa Capitolina venne inaugurata il 21 aprile del 1940 su un piedistallo di pietra realizzato dall’architetto polese Enrico Trolis sul quale comparve l’epigrafe: “ROMA MADRE A POLA FEDELE”. Gli esuli se la portarono via nel 1947 mentre oggi è esposta in piazza Giuliani e Dalmati a Roma. Il marinaio che tutti conosciamo venne soltanto nel 1951. Il monumento è stato eretto alla memoria della rivolta dei marinai nelle Bocche di Cattaro del 1918 e porta la firma dello scultore Pavao Perić. Il resto è storia dei giorni nostri, e converrà considerarla anche alla luce di tutti questi fatti quando si tratterà di decidere la futura risistemazione delle vie e dei parchi che circondano l’Arena, non ultimo il parcheggio di Carolina, diventato tale in seguito alla demolizione di abitazioni, magazzini e palazi pubblici che occuparono la piazza in precedenza.

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