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    Vette entrate nel mito

    By Igor Kramarsich Novembre 09, 2018 104
    Vette entrate nel mito Igor Kramarsich

    Dicono che più in alto si vada ci sia meno ossigeno. È una realtà più volte constatata, ma come agisce l’organismo. Non tutte le persone reagiscono alla stessa maniera e le reazioni a certe altezze sono molteplici: c’è chi può rimanere in condizioni di rarefazione solo per un breve periodo, altri riescono a resistere più a lungo. Ad esempio l’8 maggio di 40 anni fa Reinhold Messner e Peter Habeler raggiunsero la cima dell’Everest a 8.850 metri senza l’ausilio di bombole di ossigeno. Anche questo esempio estremo dimostra che si tratta di un fattore del tutto individuale. Come scoprirlo? Si possono visitare delle cime e arrivarci con delle gondole o funivie.
    Una cosa è sicura, sopra i 2.500 metri di quota un leggero e breve mal di testa è possibile, però se lo stato persiste l’altezza di montagna e la conseguente rarefazione d’ossigeno non fanno per voi. Però salendo con delle funivie la visita è di breve durata, ma come ci si sente a rimanere più a lungo o magari fare delle gite a queste quote? Le cose cambiano. Uno dei punti ideali per testare il nostro organismo sono le Tre cime di Lavaredo. Il “trittico” delle Dolomiti offre un percorso superiore ai 10 chilometri a ben 2.400 metri di quota, quasi costante con leggeri dislivelli.

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    Longarone e Cortina

    Come arrivarci? La strada per chi parte da Fiume porta via Trieste a Portogruaro. Continuiamo per Pordenone, Conegliano, Vittorio Veneto e passiamo accanto a Belluno. Procediamo fino alla fine dell’autostrada A 27 e poco dopo passiamo per Longarone. La cittadina entrò tristemente nella storia italiana il 9 ottobre del 1963: nei pressi dell’abitato da anni esisteva la diga del lago artificiale del Vajont e dell’omonima tragedia che spazzò via i paesini di Erto e Casso e in buona pure la stessa Longarone. Ci furono quasi 2.000 morti. Oggi Longarone si presenta come il classico paesino di montagna orientato in primo luogo al turismo di montagna e alla bellezza delle Dolomiti.
    Andiamo avanti e superiamo svariati paesini che formano il territorio storico del Cadore. Alla fine, ormai vicini alla nostra meta, eccoci ad uno dei più famosi centri turistici d’Italia, soprattutto d’inverno: Cortina d’Ampezzo. Sede dei Giochi olimpici invernali del 1956, definita la “Regina delle Dolomiti” e rifugio di quel che resta del jet-set italiano durante Capodanno oggi è tutta rivolta al turismo anche d’estate. Fa un po’ impressione vederla così tutta verde, con piste e funivie tutto intorno pronte per la prima neve. Passiamo sotto il grande ponte con l’insegna Cortina e i classici quattro cerchi olimpici e iniziamo a salire. La strada passa attraverso il bosco e sentieri ripidi. Attraversiamo il paesino di Misurina e l’omonimo lago per arrivare al punto d’entrata alle Tre cime. È la volta di estrarre il portafogli per pagare l’ingresso. Il numero dei mezzi che possono salire fino al rifugio posto alle cime della salita è limitato, bisogna quindi arrivare in tempo. In caso contrario c’è sempre la possibilità per salire con una corriera che parte da Cortina.

    Locatelli, un'istituzione

    Qualche chilometro e arriviamo fino alla nostra meta. Le Tre cime di Lavaredo si vedono benissimo e tutto intorno tante altre cime. Sono le Dolomiti e se si ha fortuna di avere una situazione meteo di cielo terso, il panorama si presenta fantastico, da godere con la massima tranquilità. Quasi non ci si rende contro però che il parcheggio e il rifugio di Auronzo si trovano a ben 2.320 metri di quota. Quota importante. Dal rifugio adibito anche a ristorante partono diversi percorsi. Quello preferito quasi da tutti è di andare in senso antiorario attorno al massiccio. A facilitare gli alpinisti è il fatto che il percorso è molto piatto.
    Partiamo, e ben presto arriviamo alla Capella degli Alpini. Ci si può fermare e scendere poco più sotto fino a due monumenti posti in un luogo panoramico fantastico, in ricordo di tutti i caduti nelle battaglie combattute in queste parti. Siamo incantati da un enorme monumento: un angelo con la spada. Raggiungerlo magari non sempre è facile. Infatti durante il nostro passaggio la zona era ben “protetta” da tante mucche curiose di sapere cosa facessero delle persone sul loro pascolo.
    Goduto il bellissimo panorama torniamo di nuovo sul sentiero e andiamo avanti fino al seguente punto di ristoro. Si tratta del rifugio Lavaredo. Una volta raggiunto ci fermiamo e, trascorso il periodo di riposo, ci vengono offerte due possibilità per proseguire: o affrontare il percorso largo con leggeri saliscendi, oppure prendere il sentiero nella montagna, più lineare ma più pericoloso e stretto camminando sullo sterrato chiamato Forcella Lavaredo (è il punto più elevato dell’intera escursione). Comunque dopo appena due chilometri eccoci al rifugio Locatelli. È il rifugio più famoso del Parco Naturale Tre Cime ed è situato a 2.438 metri. È quasi un piccolo hotel perché consente di dare ospitalità fino a 140 persone. Dalla grande terrazza panoramica si gode una meravigliosa vista sulle Tre Cime di Lavaredo e il Monte Paterno. Il Locatelli, come lo chiamano, è una fermata obbligatoria, come ci raccontano, qui il riposo si allunga. Il rifugio è situato dalla parte opposta da dove siamo partiti, a circa metà strada della camminata. Il Locatelli si presenta caotico, pieno di persone: ci dicono sia così a tutte le ore. Al contrario del rifugio Auronzo è aperto solo d’estate e poco più. Infatti con la prima nevicata chiude visto che il rifornimento con la neve dappertutto in effetti diventa molto proibitivo.
    Pur non rendendoci conto abbiamo lasciato alle spalle quasi sei chilometri, tutti a una quota superiore ai 2.400 metri s.l.m.. Non ci resta altro che tornare indietro fino al rifugio Auronzo. Il meteo non si presenta buono: a queste quote i cambiamenti del tempo sono repentini. Con tante nuvole minacciose e possibilità di pioggia decisamente conviene fare la strada che si è fatta per arrivare fino a qui. Il percorso è ben battuto, strada larga e capace di reggere pure le forti piogge. Al contrario andare avanti e fare il giro attorno alla Cime presenta il classico sentiero di montagna, stretto e da fare in colonna “uno per uno” per gran parte attraversando Malga Langa.
    Si ritorna fino al rifugio Auronzo dove finisce una splendida avventura in montagna. Un percorso decisamente non impegnativo e adatto a tutte le età. Non è raro vedere pure tanti “Fido” che lo fanno con i loro proprietari. Però forse quello che può sembrare strano è la quasi assenza di qualsiasi animale. Pur essendo decisamente in quota magari d’estate ci si aspettava di vedere qualche animale di montagna (marmotta, gracchio alpino, corvo imperiale, camoscio, volpe rossa). Oltre alle mucche abbiamo visto tante aquile che volteggiavano sui turisti. Comunque per completare tutto il percorso bisogna avere una buona condizione atletica. Non serve una “grande” resistenza fisica però bisogna rendersi conto che il giro delle Tre cime richiede una camminata di ben dieci chilometri. E per farlo servono in media quattro ore: poi tutto dipende dal ritmo, dall’adeguamento alla rarefazione d’ossigeno e dal periodo di riposo nei vari punti.

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    Lago di Misurina la Leggenda di Sorapiss

    Attorno a questo lago gira una leggenda che narra la storia di Misurina, figlia unica del re Sorapiss. Era una bambina viziata, molto capricciosa e dispettosa, ma era anche molto graziosa. Per Sorapiss, rimasto vedovo, era l’unica ragione di vita. Il re giustificava il comportamento della figliola dando la colpa di tutto alla sofferenza che la piccola provava per la mancanza della figura materna. Al compimento dell’ottavo anno di età, la bambina venne a conoscenza dell’esistenza di una fata che viveva sul Monte Cristallo e che possedeva uno specchio magico con il potere di leggere i pensieri di chiunque vi si specchiasse. Misurina supplicò lungamente il padre affinché le procurasse lo specchio. Sorapiss cedette e l’accompagnò. La fata resistette a lungo, perché non voleva accontentare quella bimba capricciosa. Però di fronte alle lacrime di Misurina finì per cedere ponendo però una condizione, sperando che re e figlia rinunciassero. La fata possedeva un bellissimo giardino ricco di fiori stupendi sul Monte Cristallo: l’eccesso di sole li appassiva prematuramente. In cambio dello specchio chiese che Sorapiss accettasse di essere trasformato in una montagna che proteggesse con la propria ombra il giardino della fata. Il re acconsentì.Quando Misurina ricevette lo specchio e venne informata del patto, ma mentre lo contemplava, Sorapiss cominciò a trasformarsi, gonfiandosi e cambiando colore: i capelli divennero alberi e le rughe crepacci.Misurina si accorse improvvisamente di trovarsi in alto, sulla montagna che era stata suo padre. Rivolgendo lo sguardo in basso, venne colta da un capogiro e precipitò nel vuoto. Il re nei suoi ultimi istanti di vita, dovette così assistere impotente alla tragica morte della figlia. Dai suoi occhi sgorgarono così tante lacrime da formare due ruscelli, i quali si raccolsero a valle formando un immenso lago.
    Oggi turisticamente parlando è un luogo dove fermarsi per una passeggiata ammirando sull’acqua il riflesso delle montagne che lo circondano. Peccato non ci sia più la stazione ferroviaria e il treno che per decenni passava da queste parti collegando i paesini delle Dolomiti. Con la magia di Misurina finisce la nostra avventura sulle montagne delle Dolomiti. Un’avventura in quota non impegnativa in cui si può godere di panorami fantastici, aria incontaminata e con il solo “rumore” degli alpinisti. Da tornarci...

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    Last modified on Venerdì, 09 Novembre 2018 16:34