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    Testimonianze di un passato glorioso

    By Patrizia Venucci Merdžo Ottobre 21, 2018 437

    FIUME | Scendendo dal Monte Maggiore, oppure guidando lungo la circonvallazione che dal tunnel conduce nel Quarnero, a un certo punto, improvvisamente, appare lunghissima, fitta di grattacieli, grintosa e tutta scintillante di luci della sera, Fiume! Uno spettacolo! Sembra Liverpool o qualche altra metropoli marittima del mondo, il cui panorama mozzafiato si adagia tranquillo da Costabella a quasi il ponte di Veglia, specchiandosi nell’immenso blu del mare Adriatico.

    È una terra benedetta, il Quarnero. Il suo grado di diversità biologica – sia di flora che di fauna – è pari soltanto a pochissimi altri posti sul suolo europeo. Nel giro di mezz’ora dall’habitat marino mediterraneo ti ritrovi in montagna, dove, d’inverno, con il bel tempo, scendendo dalla pista sciistica del Platak puoi vedere uno scintillante lembo di mare. Semplicemente surreale.
    Ed è in questa terra speciale, nell’incavo del Golfo quarnerino che si è annidata la città di San Vito. Da bravi strateghi, i romani sapevano ben scegliere i posti giusti. Come ogni antico conglomerato urbano – che nel nostro caso si è sviluppato dal romano Castrum – anche Fiume possiede il suo vecchio cuore pulsante, sebbene monco: la Cittavecchia, o meglio, direbbero i nati in Gomila, la Citavecia; che, espantasi oltre le sue mura medievali si era andata sviluppando, in virtù di un boom economico straordinario a metà Ottocento, non meno che all’opera di talentuosi architetti e tecnici mitteleuropei, italiani, come pure, locali, in una significativa città dell’Europa Centrale e dell’Alto Adriatico. 
    Ed è così che la ricordavano i nostro nonni e bisnonni nei loro racconti di gioventù, ascoltati, assimilati e metabolizzati dai più giovani, tramandando così una memoria storica e un immaginario collettivo che ha plasmato la nostra particolare e complessa identità.
    S’intitola “Pozdrav iz Rijeke/Un saluto da Fiume” la mostra di antiche cartoline – aperta giovedì scorso nell’ambito delle Giornate della cultura italiana organizzate dal Consolato Generale d’Italia a Fiume – che narrano della Fiume tra ‘800 e ‘900, in visione fino al 14 dicembre nel Museo Civico, corredata da un capiente ed esaustivo catalogo bilingue che raccoglie foto d’epoca e il testo della curatrice dell’esposizione Marija Lazanja Dušević. In un tempo in cui il cinema era in fasce e la telecamera non era certo alla portata di tutti, lo scatto fotografico era l’unico mezzo e testimone della urbe e dei suoi abitanti.
    Il termine geografico Fiume sottintende molteplici associazioni, valori e simboli legati a un concetto urbanistico nel contesto della Monarchia austro-ungarica, periodo d’oro della storia cittadina, che in parte coincise con il momento più felice dello sviluppo delle cartoline.
    La mostra mette in visione parte della ricca collezione di cartoline del Museo Civico – che comprende circa milleseicento unità digitalizzate – e va a formare un suggestivo, stratificato, caleidoscopico e vivace mosaico locale.
    Panoramiche e vedute cittadine, immagini delle principali piazze, vie, il vecchio porto della Fiumara – spesso immortalati nella prospettiva a volo d’uccello –, edifici simbolo quali la Tore, l’Arco Romano, il Teatro, il Castello di Tersatto, le chiese e i campanili, la sinagoga, le scuole, le accademie, il maestoso Tribunale, il Palazzo del Governo, si offrono alla vista del visitatore. Ma anche testimonianze fotografiche di carattere storico-politico, ossia la realtà del confine tra Fiume e Sušak; di eventi politici, tra cui l’avventurosa vicenda legata al poeta soldato Gabriele D’Annunzio.
    Abbondano nondimeno le immagini di carattere tecnologico-industriale, ossia, dei tanti mezzi di trasporto (piroscafi, barche a vela, navi, imbarcazioni, aerei, automobili, tram e treni), del Cantiere navale, delle fabbriche, del glorioso Silurificio.
    Non mancano le foto che immortalano la ricca vita sociale e sportiva dei fiumani con una rassegna di eleganti hotel e caffè, degli stabilimenti balneari progettati e arredati a puntino. E ancora il magnifico Cimitero monumentale, vedute artistiche, le personalità illustri della vita politica, culturale e sociale. I motivi legati al turismo, all’economia e all’industria, all’epoca di carattere pubblicitario, si presentano oggi come testimonianze straordinariamente interessanti in quanto rivelatrici della spiccata emancipazione e della pluridimensionale storia di Fiume.
    Dunque, codeste cartoline sono testimonianza storica, memoria immortalata, itinerario alle radici del nostro passato, che da molti saranno vissute con un filo di nostalgia e, forse, con un po’ di malinconia. È come sfogliare un vecchio album di famiglia con le foto dei nonni, bisnonni, zie, cugini che ci guardano... ognuno con una propria storia, ognuno con un proprio destino personale.

    Una teoria interessante

    Secondo scienziati di vaglia, le cellule umane sarebbero dotate di memoria; una memoria del vissuto che si anniderebbe negli spazi infinitesimali delle spirali del DNA che, a sua volta sarebbe trasmessa ai discendenti. Sarà forse per questo che i fiumani sono affetti dalla “sindrome del fiumanesimo” la quale, ipotizziamo, verrebbe ereditata dalla figliolanza? Da qui, secondo noi, un attaccamento “da ventosa” alle radici, oppure semplicemente un sentimento piacevole, d’affetto e familiarità quando passiamo per certe strade, specie della Cittavecchia, i cui superstiti e secolari edifici sembrano ancora irradiare la vita, il vissuto secolare dei suoi abitanti.
    Ma passiamo alle nostre cartoline! Toh, beccatevi questa! Piazza Adamich (1906), cuore della Fiume elegante. Su parte dello sfondo c’è l’hotel “Europa” (cent’anni fa!, mica dovevamo aspettare Bruxelles), il più lussuoso e imponente albergo della città, costruito dal magnate fiumano Giuseppe Gorup. Albergo dell’alta borghesia e della nobiltà mitteleuropea e italiana “par excellence”. (Non mancavano i pettegolezzi. Si sussurrava che un rampollo di un’importantissima famiglia fiumana avesse scelto il detto albergo per i suoi convegni galanti con una contessa austriaca di molto maggiore di lui. Sembra finisse a fiori d’arancio, nda). Ma che ti vedo? In primo piano, in barba all’aria “in” del loco, “signoreggia” nientemeno che l’inclita “mularia” fiumana. Questo qua, sembra Gavroche. Quest’altro invece, in marinaretta e cappello di paglia sarà uno “spuzeto”. Dietro, a un po’ di distanza c’è uno “sporco borghese” con tanto di ghette, cappello di Panama e catena per orologio da taschino. È soltanto un flash, ma si capisce tutto. L’epoca, l’atmosfera urbana, (in parte) le classi sociali, perfino il clima. Piovoso anche allora. Ah, la magia dello scatto!
    E veniamo ai tanti ed esperti commercianti di Fiume. Uno per tutti, Giovanni Jerouscheg, che attorno al 1900 era titolare di un’elegante cartoleria e tipografia sita in pieno Corso, con la vetrina traboccane di articoli “d’ultima generazione”. Naturalmente il negozio era incorniciato da una bellissima e lignea vetrina stile secessione (se ne vedono ancora a Trieste, in Austria, Francia, ecc.), la quale, come tutte le altre, verso gli anni Sessanta, fu eliminata e sostituita da anonime vetrinone di stampo socialista. Eh, i tempi nuovi!
    All’esposizione non potevano mancare la Fiumara, il vecchio porto di Fiume, pieno zeppo di velieri e imbarcazioni di ogni genere, che ben presto divenne luogo di scambi di merci e di traffici commerciali.
    Ovviamente parecchie cartoline sono dedicate al Corso, arteria pulsante della città e passeggiata elegante. Riportiamo alcune righe di Julije Kempf dal suo libro “Uz obalu Adrije – Po Hrvatskom primorju – Crtice za mladež” (Lungo le rive dell’Adria – Per il litorale croato – Schegge per la gioventù), del 1902. “Dopo aver raggiunto Riva Adamić, ci incamminammo per Piazza Adamić nella via più bella di Fiume che chiamano Corso. Non ho visto da nessuna parte una via così stupenda! Case alte a più piani si succedono l’una vicino all’altra. Ai piani superiori vivono le persone, mentre al pianoterra ci sono soltanto i negozi. Le meravigliose vetrine con lastre splendenti in vetro attirano l’occhio e vedi cose che non hai mai visto ancora. Mi meraviglio che su quasi tutti i negozi le scritte siano in italiano. All’imbrunire il Corso intero pullula di uomini e donne. I lastricati larghi e grandi davanti alle case sembrano formicai, tante sono le persone. E non c’è da stupirsi, perché a Fiume vivono fino a 40.000 anime”.
    Potevano mancare all’appello le immagini del porto, unico porto della Corona di Santo Stefano, con la sua attività frenetica e uno dei luoghi più industriosi della città? A guardarlo oggi ti si stringe il cuore; sembra un malato all’ultimo stadio.

    Il mare

    Ricorriamo ancora una volta alla vivace descrizione e alle impressioni di Julije Kempf alla vista del porto. “Dal mare sporgeva tutta una foresta di alberi nudi. Si trattava di alberi maestri più lunghi e più corti con alberi trasversali sui quali stanno appese e arrotolate le vele di stoffa. Quanto più grande è la nave, tanto più grandi sono le vele e gli alberi. E chi riuscirebbe a contare tutte le imbarcazioni che ho visto qui ammassate! Ci sono piroscafi, barche a vela, navi, imbarcazioni e barchette di ogni tipo. Qui ci sono vita, trambusto, chiasso e grida di persone, carrozze, impossibili da descrivere... Alla fine del porto s’erge un bellissimo faro... Non riuscivo ad appagare la vista di nuove cose e persone. Attorno al porto tutti parlano italiano. La maggior parte di loro sta attorno alle navi e agli enormi magazzini di merce. Ero stupito dalla grandezza di questi magazzini. Qui ci sono mogliaia e migliaia di metri quadrati di merce di ogni genere che si porta ed esporta in tutti gli angoli di lontani Paesi”.

    Aria internazionale ed europea

    Mamma mia che aria internazionale ed europea testimoniano queste cartoline! Questa sì che era la globalizzazione vera, intesa come scambio e libera circolazione di merci e persone, tutti con la loro bella identità, salda e ruspante, quantunque spesso complessa. Mica la globalizzazione coatta di oggi, che ti chiede di rinunciare a quello che sei, alla tua storia e alle tue “tradizioni” – deh parola orrenda!
    Come capisco i nostri nonni e bisnonni che del Vecchio Impero parlavano con nostalgia e ammirazione. “El soldo valeva e la parola d’onor era sacra”, dicevano. Venivano pagati, pensate un po’, in oro! Noi invece oggigiorno rischiamo di ritrovarci da un momento all’altro con un mucchio di cartastraccia, perché la crisi... lo spread... le borse... e vattelapesca.
    Ritornando a più lieti pensieri, va detto che andava di moda la cosiddetta “cartolina trucco”, perché era collocata entro una cornice la quale se aperta “nascondeva” ben altre dodici foto di Fiume: Palazzo Adria e Governo marittimo, via del Molo, Piazza Adamich, via del Lido, il porto, Palazzo della Cassa Comunale di Risparmio, Mercati e Pescheria, Corso, Teatro Comunale, Torre civica, Accademia di Marina, Castello di Tersatto.
    Uno dei fulcri cittadini era la bellissima Piazza Regina Elisabetta – in seguito ribattezzata Piazza Regina Margherita, Piazza Togliatti, Piazza Adria – dal cui centro si spandeva uno splendido parco in stile viennese, con aiuole, fontane, siepi perfettamente architettate. Toh, ecco qua le signore in vestiti lunghi, con tanto di corsetto, ampi cappelli infiorati e l’ombrellino da sole. I signori uomini invece con la “bombetta” – detta la meza noza – e i bastoni da passeggio. Un bel vedere, davvero! Il gusto estetico e l’eleganza non facevano difetto ai fiumani. Dopo lunga galleria di immagini ritraenti i monumentali e stupendi palazzi di Fiume – che fanno tanto Budapest – fa seguito una sequela di panoramiche cittadine spettacolari. Riprese spesso dai colli di Tersatto e Cosala, le immagini esaltano tutta la bellezza della città, con il mare e il solenne Monte Maggiore sullo sfondo.
    Gran finale in letizia con il Giardinio Pubblico in Mlaca, un fiore all’occhiello della città. Luogo d’incontro e di passeggiate, di ritrovi delle famiglie, di giochi per i bimbi – che allora abbondavano – il meraviglioso Parco offriva un ghirigoro di sentieri, vie, serpentine, che sfociavano in tre ampi spiazzi a livelli diversi. Verdeggiante di abeti, palme, siepi, adorno di laghetti e statue offriva ai cittadini momenti di ristoro e, in particolare di divertimento per i bimbi. “Ricordo che la domenica, con l’abito della festa, mio padre portava me e i miei fratelli al Giardino Pubblico. C’erano la giostra, e lo zucchero filato. Per noi era una festa”, ricordava un anziano signore anni addietro.
    Questa ricchissima mostra è un tuffo a tutto campo nella realtà storica di Fiume. Una Fiume di tanto tempo fa, la cui narrazione per immagini ci attira e coinvolge come un lento vortice in una “galleria” spazio-temporale di una storia ancora da indagare e da vivere.
    E dopo, sentiamo di amarla ancora di più, questa città.

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