Questo sito fa uso di cookie per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’utilizzo del sito stesso. Utilizziamo sia cookie tecnici sia cookie di parti terze per inviare messaggi promozionali sulla base dei comportamenti degli utenti. Può conoscere i dettagli consultando la nostra privacy policy qui. Proseguendo nella navigazione si accetta l’uso dei cookie; in caso contrario è possibile abbandonare il sito.

Login to your account

Username *
Password *
Remember Me
    ad Top header

    Un prezioso cimelio arricchisce la collezione permanente

    By Damir Cesarec Ottobre 13, 2018 197

    Il Museo di marineria e di storia del Litorale croato, e in particolare la sezione dedicata alla Guerra patriottica, in questi giorni si è arricchita di un prezioso cimelio. La settimana scorsa, infatti, la bandiera di guerra della 111.esima Brigata dell’Esercito croato, quella degli Zmajevi (Draghi), è entrata a fare parte della collezione permanente del Museo, donata su volere del presidente del Club degli ufficiali della 111.esima Brigata, Vlado Milković. La bandiera rappresenta uno dei simboli più significativi della Guerra d’indipendenza e la sua esposizione vuole essere un omaggio alle vittime, ai feriti e a tutti coloro che hanno combattuto per la libertà del proprio Paese, ma anche una testimonianza del più grande conflitto combattuto sul suolo europeo dopo la fine della Seconda guerra mondiale. La bandiera avrà anche il simbolico scopo di lasciare in eredità, soprattutto alle nuove generazioni, il ricordo della tragedia che si è consumata nei territori dell’ex Jugoslavia, affinché il dramma della guerra non si ripeta mai più. Il drappo è stato disposto accanto a quello della 123.esima Brigata (Branioci Gospić, Difensori di Gospić), facente parte del Corpo speciale di polizia “Ajkule” (Squali), e della 128.esima Brigata “San Vito”, che assieme alla 111.esima rappresentano tre dei più importanti reggimenti della Regione litoraneo-montana, i quali hanno dato un grande e decisivo contributo alle sorti della guerra.

    Ricostruzione cronologica
    La collezione permanente “In difesa della Patria” è stata istituita nel 2015, a 20 anni di distanza dal termine del conflitto, su iniziativa della Regione che, in collaborazione con diverse associazioni nate dopo la Guerra d’indipendenza e collegate a essa, ha così voluto onorare la memoria delle vittime e tutti coloro i quali hanno preso parte ai combattimenti. La mostra presenta il corso degli eventi bellici e la ricostruzione cronologica degli spostamenti dei diversi reggimenti attraverso fotografie inedite, lettere, mappe, oggetti militari e molti altri preziosi reperti concessi da numerose associazioni, tra cui quella dei reduci della Regione litoraneo-montana, l’Associazione del Corpo speciale di polizia “Ajkule” (Squali), l’Associazione della 128.esima Brigata “San Vito”, il Club della 138.esima Brigata “Goranski risovi” (Le linci del Gorski kotar), l’Albo degli ufficiali della Regione litoraneo-montana, oltre ovviamente all’Associazione della 111.esima Brigata. A impreziosire la collezione sono stati anche il Museo della guerra del Ministero della Difesa che ha ceduto mappe militari, la Radiotelevisione croata (HRT), che ha invece concesso materiale video girato dai suoi operatori durante le varie fasi del conflitto, e infine i quotidiani Jutarnji list, Novi list, Slobodna Dalmacija, Večernji list e Vjesnik, i quali hanno donato materiale fotografico realizzato dai loro fotoreporter sul campo di battaglia. Va poi anche sottolineato che la collezione permanente del Museo di marineria e di storia del Litorale croato è l’unica raccolta di questo genere presente sul territorio della Regione litoraneo-montana.

    La fondazione della Brigata
    La 111.esima Brigata è stata istituita il 2 luglio 1991, ma essa affonda le sue radici ancora prima dello scoppio del conflitto. Il 27 gennaio dello stesso anno in Corso, a Fiume, si svolse una manifestazione di protesta contro le minacce perpetrate dall’Armata Popolare Jugoslava (JNA) nei confronti della Croazia, che all’epoca faceva ancora parte della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia (SFRJ). Nel frattempo, e in tutta segretezza, mentre i venti di guerra si facevano sempre più insistenti, presso il Ministero degli Interni iniziavano a formarsi le prime unità militari e corpi speciali di polizia, tra cui anche quello della 111.esima Brigata. Il 25 giugno la Croazia proclamò la propria indipendenza e lo stesso giorno, un po’ a sorpresa, anche la Slovenia fece altrettanto. La mattina del giorno dopo alcune unità del XIII Corpo della JNA lasciarono le proprie caserme a Fiume per dirigersi verso il confine sloveno con l’Italia. Nemmeno 24 ore dopo scoppiò la Guerra dei dieci giorni, il che diede il via alla costituzione della 111.esima Brigata. Sebbene fosse nato a Fiume, il reggimento riuniva anche combattenti del Gorski kotar, delle isole quarnerine, di tutto il litorale della Regione (da Laurana fino a Segna), ma anche volontari provenienti dall’Istria. Infatti, il primo comandante della neonata unità fu proprio un istriano, ossia il rovignese Sergio Rabar.

    Le prime operazioni
    La prima azione della Brigata fu la difesa dell’aeroporto di Veglia, volta a scongiurare un eventuale sbarco da parte delle forze nemiche. Alla fine di agosto la Brigata prese invece parte alla sua prima vera e propria operazione militare, venendo trasferita sui campi di battaglia della Lika dove il suo compito fu quello di respingere l’avanzata serba sulla direttrice stradale Žuta Lokva-Brlog-Otočac. Parallelamente, altre due divisioni erano impegnate in due importanti operazioni: una aveva il compito di arrestare l’avanzata del XIII Corpo dell’APJ in direzione Fiume-Grobnico-Delnice, evitando così il ricongiungimento con le truppe di stanza nel Gorski kotar, la seconda doveva invece scongiurare l’eventuale ripiegamento nemico in direzione di Fiume-Crikvenica-Drežnica. Nel frattempo il reggimento di stanza in Lika riuscì a liberare i villaggi di Brlog e Drenov Klanac, oltre a respingere l’offensiva in direzione Lipice-Glibodol-Ljuštine. Qui si ricorda in particolare il drammatico scontro avvenuto contro le unità paramilitari “Aquile bianche” (Beli orlovi) in difesa della caserma di Ramljane, nella quale erano custoditi 7 milioni di litri di carburante.

    Il trasferimento in Posavina
    In queste operazioni la Brigata riuscì a liberare 150 chilometri quadrati di territorio croato, ma soprattutto riuscì a difendere l’importante asse stradale Karlovac-Mala Kapela-Brinje-passo Vratnik-Segna. Ma è proprio qui che la Brigata registrò le prime vittime: a perdere la vita furono Kristijan Ladavac, Nebojša Đikić, Zlatko Filić, Bruno Prpić, Marijan Karlović e Nikola Salopek. Il 3 gennaio 1992 il ministro della Difesa, Gojko Šušak e il generale dell’APJ, Andrija Rašeta, firmarono la temporanea cessazione delle ostilità nei territori della Lika, e allora la 111.esima venne trasferita nel teatro delle oprazioni della Posavina, al confine con la Bosnia. Qui la Brigata riuscì a difendere la città di Bosanski Brod e a liberare i villaggi di Vidovice, Kopanica e Orašje. Dopo i successi in terra bosniaca, la Brigata fece ritorno a Fiume, dove venne convertita in reggimento di formazione e addestramento.Tuttavia, la conclusione della guerra era ancora lontana.

    Sacca di Medak e Tempesta
    Nel settembre del 1993 una divisione tornò in Lika per prendere parte all’operazione “Sacca di Medak“ (Medački džep), una delle principali battaglie del conflitto combattuta a sud di Gospić. Ai primi di agosto del 1995, ormai nelle fasi finali della guerra, agli uomini della Brigata venne assegnato un compito estremamente difficile ma determinante per le sorti del conflitto, ovvero liberare i villaggi di Lički Osik, Urije, Polovina, Barleta, Vrebac e Mogorić, nell’ambito dell’operazione “Tempesta“ (Oluja), che consisteva nella liberazione delle zone occupate in Dalmazia e Slavonia (la cosiddetta Krajina serba). La missione si rivelò un successo, ma con un alto prezzo da pagare per la Brigata: a perdere la vita furono infatti 6 soldati, mentre in 44 rimasero feriti. L’operazione sancì di fatto la fine della guerra e la Brigata, dopo una breve sosta a Korenica, poté finalmente tornare a Fiume. Complessivamente furono circa 26mila gli uomini che fecero parte della Brigata, 9mila presero attivamente parte ai combattimenti e 17mila passarono per i corsi di addestramento, il che la rende una delle più grandi unità militari croate. Nei quattro anni del conflitto persero la vita 53 soldati, mentre 282 rimasero feriti. Oltre al primo comandante, il generale Sergio Rabar, a guidare la Brigata, sia in tempo di guerra che di pace, furono i brigadieri Frano Primorac, Svetko Šare, Nikola Škunca, Ivica Nekić e il maggiore Denis Deković. La Brigata è stata inoltre insignita dell’Ordine Nikola Šubić Zrinski per gli atti eroici compiuti nel
    corso della guerra, ma anche in circostanze di pace.

    Rate this item
    (0 votes)