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    Le isole Brioni, il posto ideale per staccare la s pina

    By Marko Mrđenović Luglio 01, 2018 397
    Dusko Marusic/Pixsell Dusko Marusic/Pixsell

    La leggenda narra che Dio decise di dare a una parte del Pianeta le stesse sembianze del Paradiso. Nacque così l’Istria: un giardino di chiome lussureggianti e ampi prati baciati da un mare cristallino; un’oasi di pace dove le persone vivevano felici e serene. Tanta bellezza attirò, però, l’attenzione del Diavolo, che irritato da tanta magnificenza e benessere scelse di distruggere quest’angolo di Paradiso. Strappò così il lembo di un sacco stracolmo di pietre che un angelo stava portando via dall’Istria. I massi caddero quindi sull’intera penisola, distruggendo prati e alberi. Non ancora soddisfatto, il Diavolo trasformò l’Istria in una regione di contrasti, in un territorio in parte rigoglioso e in parte arido, in parte soleggiato e in parte ricoperto di nuvole cariche di pioggia. Rattristati dall’opera del malvagio Belzebù, con un atto di coraggio e un ultimo sforzo, gli angeli raccolsero quel poco che era rimasto dell’Eden in Terra, portandolo in mezzo al mare. Dagli stralci di quel Paradiso nacquero le isole Brioni, un arcipelago di rara bellezza composto da 14 isole e isolotti (Brioni Maggiore, Brioni Minore, San Marco, Gazza, Toronda, Zumpin Grande, Zumpin Piccolo, Gallia, Gronghera, Vanga, Madonna del deserto, Orsera, San Girolamo e Cosada).

    Koki, la star

    Oggi, l’arcipelago delle Brioni è un maestoso Parco Nazionale, uno dei più belli e visitati del Paese. Un luogo unico e magico, dove il tempo sembra rallentare fino a quasi fermarsi, un luogo in grado di trasmettere un senso di pace e dove è possibile perdersi per ritrovare quello che la fretta della vita quotidiana ci fa dimenticare. Insomma, le isole Brioni sono l’ideale per staccare la spina. È l’atmosfera stessa delle isole a spingerci a farlo. Sbarcando sulle Brioni ci si sente, infatti, immediatamente avvolti da una piacevole sensazione di serenità, calma e silenzio interrotti soltanto dal cinguettio degli uccellini e dal “vociare”della star principale dell’intero arcipelago: Koki, il famosissimo cacatua ciuffo giallo di quasi sessant’anni che Alessandra Broz ricevette in dono dal nonno, il maresciallo Tito, che nel secondo dopoguerra fece delle Brioni la sua dimora estiva, dove nel corso degli anni ricevette almeno un centinaio di capi di Stato, tenne riunioni di governo e ospitò decine e decine di stelle internazionali del cinema del calibro di Elizabeth Taylor, Sophia Loren, Gina Lollobrigida, Richard Burton e tantissimi altri.

    Una località di villeggiatura

    Tito non fu né il primo né l’ultimo a innamorarsi delle Brioni. Abitate sin dalla preistoria, le isole – caratterizzate da un particolare microclima umido e mite e da una vegetazione lussureggiante – furono colonizzate dai Romani, che ne fecero una località di villeggiatura. Di quell’epoca, le Brioni conservano diverse testimonianze: cisterne, piscine termali e ville, i cui resti sono tutt’oggi visibili. Particolarmente conosciuti dal pubblico sono i resti della villa romana della baia di Val Catena sull’isola di Brioni Maggiore, dove i Romani, nel primo secolo d.C. costruirono una lussuosissima villa e i templi dedicati a Venere, Dea dell’amore, della bellezza e della fertilità, e Nettuno, Dio delle acque e delle correnti. All’epoca paleocristiana risalgono invece i resti della Basilica di Santa Marina e di altri edifici di culto più piccoli. In seguito, le isole furono soggette ai Bizantini e ai Veneziani. Nel 1797 l’arcipelago venne annesso all’Impero Napoleonico. Ma soltanto per un breve periodo. Nel 1815, infatti, fu ceduto assieme alle Province illiriche all’Impero Austriaco, che sull’isola di Brioni Minore costruì in imponente fortezza, mentre sulle altre isole fece innalzare edifici di difesa di dimensioni più ridotte. Le fortificazioni vennero affidate alla Kriegsmarine, la Marina austriaca, che abbandonò le Brioni alla fine del 19.esimo secolo. Fu allora, precisamente nel 1893, che l’arcipelago passò nelle mani del magnate viennese Paul Kuperwieser, che dopo averle acquistate trasformò le isole in una vera e propria mecca del turismo di lusso.

    Kupelweiser e Koch

    Prima, però, il nuovo proprietario dovette “sconfiggere” la malaria ancora presente su tutto l’arcipelago. E lo fece grazie al medico, batteriologo e microbiologo tedesco, Robert Koch. Risolto il problema, Kupelwieser fece costruire alcuni hotel e ristoranti, un casinò e un porto per l’attracco degli yacht. L’arcipelago, ma soprattutto la sua isola principale, divenne quindi uno dei punti nevralgici della vita sociale dell’élite austriaca e tedesca del Litorale dell’allora Impero. E non soltanto. Le Brioni furono visitate anche dai tanti membri della famiglia imperiale e da importanti esponenti delle famiglie aristocratiche di tutta Europa. Al termine della Prima guerra mondiale, il complesso turistico di lusso creato da Kupelwieser attraversò diversi periodi di crisi e, alla fine, intorno al 1930 fallì. Al magnate viennese subentrò lo Stato Italiano, che acquistò l’intero arcipelago e lo tenne fino al termine della Seconda guerra mondiale, quando passò alla Jugoslavia, diventando – come già ricordato – residenza estiva del Presidente Josip Broz Tito. Nel 1983, a tre anni di distanza dalla morte del maresciallo, le Brioni vennero dichiarate Parco Nazionale. Nel 1991, dopo la dissoluzione della Jugoslavia, le isole passarono sotto l’amministrazione croata, che riaprì al pubblico gli alberghi e il Parco safari, dove ancora oggi è possibile ammirare gli struzzi, gli gnu, le zebre e tanti altri animali, tra i quali uno dei due elefanti donati a Tito da Indira Ghandi. Dal 1991 a oggi, le isole Brioni hanno attraversato un periodo di alti e bassi e sono state al centro di discussioni tra chi avrebbe voluto riportare l’arcipelago ai fasti di un tempo e ripercorrere le orme di Kupelwieser e tra chi, invece, avrebbe preferito altre soluzioni.

    Un rilancio eco-sostenibile

    Oggi, la prima delle due proposte avanzate sembra essere stata definitivamente accantonata. Il governo di Zagabria – o almeno questo è quanto dichiarato nei mesi scorsi dal ministro del Turismo, Gari Capelli – ha cestinato l’idea di creare sulle Brioni un complesso turistico di lusso, optando invece per un rilancio eco-sostenibile delle isole. Un rilancio che dovrà partire dalla valorizzazione delle strutture già presenti, dalla tutela dell’ambiente e dal ripensamento dell’intera offerta turistica. La bontà di questa seconda iniziativa è stata riconosciuta perfino dall’Unione europea, che tramite il suo Fondo per lo sviluppo regionale ha concesso al Parco Nazionale un finanziamento a fondo perduto di 27,3 milioni di kune. Del progetto abbiamo parlato con il neo direttore del Parco, Marno Milotić, il quale ha svelato che i contributi concessi dall’Ue copriranno l’85 per cento della spesa complessiva prevista per il programma denominato “Nuova veste per le Brioni”, la cui realizzazione sarà in parte finanziata dal Fondo nazionale per la tutela dell’ambiente e l’efficienza energetica e dal Parco stesso che, annuncia Milotić, ha già avviato le pratiche per l’acquisto di due nuovi trenini e lanciato un bando di gara internazionale per la costruzione di un traghetto elettrico da 150 posti, il cui costo è stato stimato intorno ai 12 milioni di kune.

    L’apertura di Brioni Minore

    Il responsabile del Parco ha sottolineato che il progetto è stato suddiviso in fasi, l’ultima delle quali dovrebbe essere realizzata non oltre il 2020. Entro tale data, l’Ente parco si è obbligato a promuovere nuovi prodotti turistici e nuovi contenuti educativi per i bambini e i ragazzi. Inoltre, il progetto prevede la sistemazione della fonte “Acqua viva” e la creazione di un percorso dedicato alla presentazione delle specificità idrogeologiche delle Brioni. È poi in piano la sistemazione di diverse passeggiate, dei sentieri e dei percorsi didattici dedicati al patrimonio storico, culturale e naturale delle isole. Per quanto riguarda l’offerta turistica, l’Ente parco prevede di aprire al pubblico anche l’isola di Brioni Minore, dove saranno restaurati alcuni vecchi edifici, che in futuro potranno essere utilizzati anche da asili, scuole, e Università e perfino da artisti, scienziati e studiosi. Tornando a Brioni Maggiore, il progetto prevede la ricostruzione del vecchio cinema all’aperto, la risistemazione del Museo di Scienze naturali e l’installazione di un moderno e attrezzatissimo info point. E ancora, entro il 2020 i responsabili del progetto prevedono di organizzare corsi di perfezionamento e di aggiornamento professionale per oltre 100 dipendenti. Insomma, anche se il turismo di lusso non è più l’obiettivo delle Brioni, il futuro dell’arcipelago appare oggi più roseo che mai.

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    Last modified on Domenica, 01 Luglio 2018 17:39