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    Redazione

    Redazione

    «La Coppa è un obiettivo reale»

    Dicembre 04, 2018

    Quando mancano ancora 20 partite da giocare un campionato non può considerarsi del tutto chiuso, anche se la squadra in vetta ha 9 punti di vantaggio rispetto alle immediate inseguitrici. La Dinamo di quest’anno, però, non sembra intenzionata a concedere chance agli altri per cui, obiettivamente, sarà dura per chiunque colmare il divario nel punteggio. La speranza è l’ultima a morire, ma nel frattempo è necessario puntare su altri obiettivi, anzi uno: la Coppa Croazia.
    Dietro la capolista ci sono al momento, a pari punti in classifica, Lokomotiva e Rijeka, squadre che si incontreranno due volte nel giro di pochi giorni. Stasera alle 19.30 in via Kranjčević a Zagabria c’è in palio la semifinale di Coppa Croazia, una gara secca dall’esito tutt’altro che scontato. Il Rijeka, forse, si trova in un momento migliore, con una serie di sette risultati utili consecutivi, di cui sei vittorie, mentre la Lokomotiva sembra un po’ in affanno, con un solo punto nelle ultime tre uscite. Sabato le due formazioni si incontreranno a Rujevica nella quindicesima giornata di campionato.
    Intanto, la “cura Bišćan” sta facendo effetto: riporta il sorriso sui volti dei giocatori e di buona parte dei tifosi, tranne quelli (l’Armada) che continuano a contestarlo, con i bengala lanciati in campo e con il silenzio. Nella trasferta al Gradski vrt il Rijeka ha battuto di misura l’Osijek, ma con il gioco e la determinazione avrebbe meritato molto di più. Riuscire a concludere per 14 volte (11 nello specchio della porta) non è semplice contro nessuno, soprattutto se si gioca in casa di una squadra che ti precede in classifica. Anche il tecnico della squadra slavone Zoran Zekić ha sottolineato più i meriti dei fiumani che i demeriti dei propri giocatori, in chiara difficoltà contro un avversario mai così sicuro di sé. “Stando ai numeri, probabilmente, si sarebbe potuto segnare qualche gol in più – ammette Bišćan –, però dobbiamo riconoscere i meriti del portiere dell’Osijek Malenica, che ha compiuto una serie di miracoli. Mi preoccupano di più quelle situazioni in cui non si è arrivati alla conclusione, lì dove si è sbagliato l’ultimo passaggio che può creare una limpida occasione da gol. Con l’Osijek ci sono state 4-5 situazioni di questo tipo. Con qualche gol in più non saremmo stati costretti a soffrire nei minuti conclusivi”.
    In tutte le partite il Rijeka è andato in gol. Ne ha anche preso qualcuno di troppo, frutto di errori grossolani, l’ultimo dei quali quello di Mamić a Osijek, preceduto da Escoval al Drosina contro l’Istra 1961. “Credo che siano stati soltanto dei momenti di black out, che spero non si ripetano ancora. Per il resto tutto funziona piuttosto bene”, ha precisato ieri il tecnico del Rijeka a Radio Fiume. Con Bišćan è uscito alla grande da un periodo non particolarmente convincente anche l’attaccante Antonio Čolak, sempre a segno da quando c’è il nuovo allenatore, tranne che in occasione del pareggio con l’Hajduk. “Per certi versi è come Mandžukić, con la stessa grinta e mentalità. È uno che lotta, che non demorde mai e che merita di trovarsi al centro dell’attenzione. Secondo me, per dire qualcosa che non sia una lode sul suo conto, pur segnando sbaglia più di quanto vorrei. Devo dire qualcosa – ha aggiunto scherzosamente il tecnico –, affinché non si monti troppo la testa”.
    Oggi ci vorrà uno come lui per superare la Lokomotiva nei quarti di Coppa, una squadra tradizionalmente ostica. Bišćan la vede così: “È una squadra viva, insidiosa in fase offensiva e con alcune ottime individualità. La posizione che gli zagabresi occupano in classifica non è casuale. Sono un po’ in difficoltà nelle ultime settimane, ma non credo che sia un motivo sufficiente per non prenderli molto sul serio. Siamo un po’ stanchi, però dopo tutto quello che abbiamo fatto finora non posso che essere ottimista”. Dal 30 ottobre 2016, nella stagione del titolo vinto dai fiumani, non si riesce a vincere a Zagabria con la Lokomotiva. Le partite di Coppa sono spesso speciali e tendono a smentire i bookmaker. Il Rijeka oggi non può permettersi di sbagliare. La Coppa è l’unico trofeo per il quale ci sono delle discrete chance. “È l’occasione migliore per conquistarlo e noi ce ne rendiamo conto. Ci prepariamo intensamente per questo”.

    Omaggio al dialeto fiuman coi versi di Mario Schittar ed Egidio Milinovich

    Dicembre 03, 2018

    Un omaggio al dialetto, questa sera alle ore 18.30, alla Comunità degli Italiani di Fiume, con una serata letteraria in cui verranno presentate due nuove pubblicazioni dell’EDIT, appena uscite nella collana “Altre lettere italiane”: le sillogi poetiche “Rime de Fiume”, di Mario Schittar, noto anche come Zuane de la Marsecchia, e “Joze fiumane”, di Egidio Milinovich. Alla presentazione letteraria prenderanno parte pure le autrici delle introduzioni, Kristina Blecich (“Joze fiumane”) e Martina Sanković-Ivančić (“Rime de Fiume”).
    Mario Schittar, vissuto a fine Ottocento, è il primo poeta fiumano in assoluto ad aver pubblicato i suoi versi dialettali; era borsista cittadino e studente della prestigiosa Accademia di Belle Arti di Venezia; Egidio Milinovich fu operaio del Silurificio e della Manifattura tabacchi. Entrambi nati e vissuti nella Zitavecia di Fiume, uno in Marsecia e l’altro in Barbacan, hanno coltivato sempre un grande amore sia per la città, che per il dialetto fiumano. Per l’EDIT, aver potuto realizzare queste due raccolte di versi, con il sostegno del Consiglio per le minoranze nazionali della Repubblica di Croazia, è stata un’operazione gratificante ma soprattutto culturale, importante per trasmettere alle odierne e future generazioni la testimonianza di una Fiume che non c’è più, ma anche di un linguaggio che negli ultimi decenni si è evoluto, è cambiato e, purtroppo, viene usato sempre meno. Nel corso della serata, entrambi i libri saranno messi a disposizione del pubblico, che li potrà sfogliare, consultare oppure acquistare a un prezzo di favore (69 kune), o successivamente alla cartolibreria EDIT (89 kn).
    Egidio Milinovich esprime in versi dialettali di immediato impatto la passione per la città natale, la sua Fiume degli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso. Le poesie in fiumano cristallizzano valori quali le tradizioni, i sentimenti, le persone che costituiscono un bagaglio ereditario da tramandare di generazione in generazione. La sua è una testimonianza diretta e genuina documentata a partire dalle prime poesie della raccolta. “La mia contrada”, “Adio Zitavecia mia!”, “El nostro tram”, “La mia zità”, mediante versi de storia del viver fiuman introducono il lettore alla presente edizione. Sono dedicate a bambini e ragazzi le divertenti “Un pusicio sul radiceto”, “El gatisin”, “Fregole de pasta”, “Adio vacanze”, “Indovinello e “Nonno inverno per… tutti?”
    Il presente volume è una lettura piacevole e divertente per tutti gli amanti o parlanti il dialetto fiumano.
    Mario Schittar, la cui breve esistenza fu troncata all’età di 28 anni, con i suoi scritti dialettali raggiunse già tra i contemporanei una larga popolarità. Il primo libro da lui pubblicato (1888), in cui vengono accostate due opere a sé stanti è una commedia: “El trionfo de S.Micciel” e una raccolta di poesie, “I sfoghi del cor”.
    La suddivisione formale interna all’opera teatrale è di quattro atti, formati da un numero disparato di scene, preceduti da un prologo e divisi da sezioni dette ‘intermezzi’. La trama è incentrata sulla necessità di preservare la statua di San Michele (San Micciel), ma anche sul desiderio di realizzare le unioni e i matrimoni bramati.
    Nella raccolta di rime amorose tornano imperiosi i riferimenti all’amore, in tutte le sue forme. Torna il motivo della donna frivola che ha bisogno del denaro per soddisfare i propri capricci, e compare la figura del cavaliere che, se un tempo uccideva per amore, ora lo fa per il salario.

    Una tragedia umana e fiumana del XX secolo

    Dicembre 01, 2018

    “Il 2 dicembre del 2018 ricorre il primo centenario dell’emissione di francobolli ungheresi in filler e corone con la sovrastampa FIUME. Le emissioni fiumane attirarono subito l’attenzione dei collezionisti in tutto il mondo e fecero nascere in quella città un fiorente commercio filatelico in cui si distinse Edmondo Granitz, già membro del locale circolo filatelico, con negozio nel centralissimo Corso. Granitz, di religione ebraica, era nato nel 1896 a Gyor in Ungheria (Raab in tedesco) e assieme al fratello Rodolfo si era trasferito a Fiume, a quel tempo ungherese: dopo la Prima Guerra Mondiale Rodolfo ottenne la cittadinanza italiana, mentre Edmondo, che l’aveva chiesta nel 1928, non ebbe mai risposta. Quando nel 1924 la città di Fiume passò all’Italia Granitz continuò la sua attività pubblicando anche un listino di prezzi di Italia, San Marino e Fiume. Purtroppo, a causa delle infami leggi razziali, a Rodolfo Granitz (con il nome italianizzato in Grani) venne tolta la cittadinanza italiana, e nel 1940 vennero ambedue internati come ebrei apolidi, Edmondo a Campagna (Salerno) poi a Tortoreto (Teramo) e a Ferramonti (Cosenza); Rodolfo a Campagna prima e a Ferramonti poi.”. Lo scrive il Sen. Carlo Giovanardi, presidente dell’associazione Fiume 1918-2018, in un articolo pubblicato sul numero 86 della rivista L’arte del francobollo, la cui pubblicazione ha preceduto di pochi giorni l’inaugurazione, nella galleria del Cavalcavia – Vittoriale degli Italiani, della mostra di filatelia e storia postale intitolata “Fiume 1850-2018. La filatelia fiumana fra mito, storia ed economia 1918-1924”, che si prospetta come una delle più importanti degli ultimi anni, anche per il valore unificante che essa sta assumendo.

    I legami con Palatucci

    Nel testo, frutto di una ricerca fatta da Giovanardi sui fratelli Granitz e sulla loro attività filatelica, si ricorda che è giunto fino ai nostri giorni “un carteggio fra Rodolfo, che si firma Grani, e il vescovo di Campagna, mons. Giuseppe Maria Palatucci, per ottenere, tramite la segreteria di Stato Vaticana, il trasferimento in una sede di internamento meno disagiata al Sud, poi ottenuto, e successivamente ad Abano Terme e Lonigo di Vicenza”. A riguardo l’autore ricorda che “il Vescovo di Campagna era lo zio del vicequestore di Fiume Giovanni Palatucci, morto a Dachau nel 1945, dopo essere stato arrestato dai tedeschi per l’opera di salvataggio di ebrei a Fiume, portata avanti d’intesa con lo zio vescovo”.

    Tornare a Fiume

    "Anche Edmondo in quel periodo si rivolse ripetutamente al Ministero dell’Interno per poter tornare a Fiume ricordando le benemerenze sue e del fratello per aver aiutato, durante la Prima guerra mondiale, come ufficiali dell’esercito Austro-Ungarico, prigionieri e internati italiani, attività per la quale Rodolfo venne anche condannato a morte in Ungheria nel 1919 dai comunisti ungheresi, per il suo sostegno a D’Annunzio e l’aver nel 1925 portato 800 lire all’Opera Pia Fiume vendendo al meglio i francobolli regalati all’Opera dall’ex-governatore di Fiume Generale Giardino. Nelle sue lettere Edmondo chiedeva, in alternativa a Fiume, di essere trasferito in una città grande, per poter continuare la sua attività filatelica. Nel settembre del ‘41 fa nuovamente istanza di tornare a Fiume per un pignoramento di suoi francobolli e marche da bollo di Fiume, dal valore di Lire 3.000, per poter realizzare una cifra congrua e pagare il suo debito con il pignorante. Ancora nel 1941 viene coinvolto in un’altra storia filatelica per la quale si muovono la Prefettura del Carnaro e quella di Milano, per un sequestro avvenuto nel suo negozio a Fiume di migliaia di francobolli dell’Armenia – che gli inquirenti chiamano Armania, emessi nel 1922 e ‘raffiguranti emblemi sovversivi’.

    Per questa tragicomica vicenda Granitz, che in altre occasioni aveva citato in sua difesa colleghi commercianti tra cui Guglielmo Oliva, con negozio filatelico in Genova, interrogato dalla Polizia spiega di aver acquistato i francobolli da un amico ungherese che a sua volta li aveva acquistati dal commerciante Gino Lucca di Milano il quale a sua volta li aveva avuti dall’Anonima Francobolli – scrive Giovanardi –. L’anno successivo, siamo nel 1942, la Prefettura di Milano chiarisce che ‘in occasione della Fiera campionaria del 1935 la locale società Anonima Francobolli aveva fatto ristampare, a scopo di propaganda, dei francobolli ‘del soppresso stato di Armania’ (sic)’, confermando così la versione del Granitz. Ogni richiesta di Edmondo venne sistematicamente respinta perché, a sua insaputa, rapporti di Polizia di Fiume lo accusavano, anche se totalmente incensurato, di essere ‘facinoroso e attaccabrighe’, vicino ad ambienti sionisti e destinatario di “molti reclami pervenuti alla locale Questura, riflettenti la sua attività filatelica”.
    Due fratelli, due destini
    ”Riacquistata la libertà il 10 settembre del 1943 i due fratelli andarono incontro al loro destino. Rodolfo nel 1945 era a Lecce e si trasferì poi in Israele dove fondò un’Associazione di Riconoscenza per Giovanni Palatucci, a cui tanti ebrei dovevano la vita, che contribuì a farlo nominare Giusto tra le Nazioni. Di Edmondo – scrive l’autore dell’articolo – sappiamo che si era aggregato alla 5° armata americana assieme a Nicolò Giani, figlio di Rodolfo, ex-ufficiale della Milizia, anche lui internato come ebreo sino all’8 settembre, che altre fonti dicono aver militato anche nelle formazioni partigiane piemontesi. Nei primi giorni di maggio del 1945, vestito con la divisa americana da combattimento, Nicolò si recò a Fiume con lo zio Edmondo, ma mentre si trovavano nell’ufficio postale vennero arrestati dai comunisti titini e, con l’accusa di spionaggio a favore dell’Italia, tutti e due fucilati dopo essere stati costretti a scavarsi la fossa”.

    Capitale Europea della Cultura

    In conclusione, il Sen, Carlo Giovanardi ricorda che “nel 2020 Fiume sarà Capitale Europea della Cultura. C’è da sperare – scrive – che dalle tragedie del secolo scorso, che la storia di Edmondo Granitz riassume passando dalla spensieratezza di una passione filatelica a vittima delle barbarie del totalitarismo nazifascista e comunista, possa rinascere quella Fiume cosmopolita e tollerante dove – conclude – convivevano croati, italiani, austriaci e ungheresi prima di essere travolta dai folli nazionalismi del XX secolo”.

    Bandiera storica fiumana, due pesi e due misure

    Novembre 29, 2018

    Nei giorni scorsi il ministro dell’Amministrazione, Lovro Kuščević, aveva dichiarato che il saluto ustascia “Per la patria, pronti!” (Za dom spremni!), inciso sulla targa commemorativa delle Forze di difesa croate (HOS) a Jasenovac, rappresenta un semplice simbolo militare. Le sue esternazioni hanno prontamente suscitato aspre polemiche e tra le varie risposte di disapprovazione pervenutegli, ieri è arrivata anche quella del sindaco di Fiume, Vojko Obersnel, attraverso una lettera aperta nella quale, oltre a condannare le sue parole, ha tracciato un parallelo con la storica bandiera fiumana, il cui utilizzo era stato negato dallo stesso dicastero. Riportiamo di seguito alcuni passaggi del contenuto della lettera.
    “Signor ministro, Le voglio ricordare come a Fiume avevate vietato l’utilizzo della bandiera storica tricolore giustificando tale provvedimento con una serie di motivazioni giuridico-formali. Tra queste, avevate inoltre apostrofato l’Associazione Libero Comune di Fiume in esilio, con la quale abbiamo un ottimo rapprto di collaborazione, come un’organizzazione irredentista. Ora, vorrei tanto sapere come mai nella bandiera storica fiumana vedete il simbolo di un’organizzazione irredentista, mentre nel saluto ‘Per la patria, pronti!’ non scorgete invece il simbolo del movimento ustascia? Per Sua informazione, il vessillo tricolore affonda le sue radici nel periodo antecedente alla nascita dei nazionalismi e totalitarismi. In più, lo statuto dell’Associazione non fa alcun riferimento all’annessione di Fiume all’Italia. Infine, indipendentemente dalla futura sorte della bandiera storica fiumana, anche se sono fermamente convinto che questa un giorno tornerà nuovamente a essere la bandiera ufficiale della città, mi preme sottolineare come un ministro non possa prendersi la libertà di parlare con nonchalance del movimento ustascia e dello Stato indipendente di Croazia (NDH), condannato da tutti i Paesi del mondo”.

    Domani apre la Fiera del libro

    Novembre 28, 2018

    Domani a mezzogiorno in punto apre i battenti la 24.esima edizione della Fiera del libro, l’appuntamento per eccellenza del settore nella Regione Istriana. Per l’occasione abbiamo intervistato Magdalena Vodopija, che fin dagli inizi organizza l’evento che fa convogliare a Pola centinaia di editori, scrittori e migliaia di visitatori.

    "In tutte le storie, come nella vita, la longevità è qualcosa di sottinteso, ma non se ne parla. All’inizio vivevamo per il momento nel quale soltanto in parte avevamo proiezioni e strategie che ora sembrano essenziali quando date vita a un progetto. Quel periodo lo chiamo ‘L’età dell’innocenza’. Erano momenti difficili nei quali il libro si muoveva verso direzioni insolite. All’epoca i libri erano emigrati dalle biblioteche e come i giornali erano in strada, sembrava che in un batter d’occhio sarebbero entrati nella società del consumismo neoliberale. Ciò comunque non è successo. Crediamo che qui in Istria, alla Fiera del libro, con il nostro modo di fare, siamo riusciti a mantenere il libro come qualcosa che abbia valore”.
    Quali sono le caratteristiche di quest’edizione che durerà un giorno in più rispetto al passato?
    “La Fiera cambia e non cambia. È bello cambiare, ma non accorgersene, anche se quest’edizione sembra essersi imbarcata in acque filosofiche e teoriche. Anche quest’anno vengono a trovarci scrittori importanti, tra i quali alcuni conosciutissimi e importanti, come pure degli autori dei quali appena a fine evento si capisce la dimensione. Sia il premio Nobel Wole Soyinka, sia gli autori debuttanti, hanno le stesse luci della ribalta e lo stesso trattamento alla nostra Fiera. Stesso discorso per Peter Sloterdijk, uno dei maggiori filosofi di oggi e per i giovani scrittori dell’Istria. La più grande novità di quest’anno è l’allestimento curato da Vlatka Balinčić. È lei che ha trasformato la Casa delle Forze Armate in una grandissima biblioteca, una di quelle che non esistono più. Di quelle che abbiamo soltanto nella memoria”.

    (l'intervista completa a firma di Giuliano Libanore sull'edizione di domani della Voce)

    Pola. Vaccino antinfluenzale: altre dosi in arrivo

    Novembre 28, 2018

    L’antinfluenzale di quest’anno non è mai stata così massiccia, tanto che accanto alle 15mila dosi di vaccino trivalente già consumate negli ambulatori della medicina generica dell’Istria, il Servizio d’Epidemiologia dell’Istituto per la salute pubblica regionale è in attesa di altre 480 dosi, che una volta arrivate a Pola, verranno distribuite ai medici di famiglia. “Tanto interesse per la profilassi lo addebiterei al fatto che le persone si rendono perfettamente conto che l’influenza è una malattia seria da cui proteggersi”, lo ha detto la dottoressa Branka Sep Ševerdija del Centro operativo del Servizio epidemiologico, da noi interpellata sull’argomento. È con cautela che al Centro operativo del Servizio epidemiologico regionale ci parlano del primo caso d’influenza in Istria, perché pur essendo stati loro a inviare la segnalazione, il paziente è ricoverato nell’ospedale fiumano.

    (il servizio completo sull'edizione di domani della Voce)

    "Fiume 1850-2018. La filatelia fiumana fra mito, storia ed economia 1918-1924". Inaugurazione domenica al Vittoriale degli Italiani

    Novembre 27, 2018

    "Fiume 1850-2018. La filatelia fiumana fra mito, storia ed economia 1918-1924". Questo il titolo della mostra di filatelia che sarà inaugurata domenica prossima al Vittoriale degli Italiani, a Gardone Riviera (Brescia). La data non è stata scelta a caso, poiché proprio il 2 dicembre ricorre il centenario dalle prime emissioni dei francobolli. Una mostra capace di ricostruire un periodo storico, illustrandolo con la chiave di lettura della posta e della filatelia, settori che all’epoca ebbero un importante ruolo, anche propagandistico.
    Come scrive fiumefil.com, sarà costituita da pannelli, ciascuno da 1x1 metri, capaci di descrivere le vicende storiche e storico-postali, con testi scritti in modo rigoroso, ma semplice e chiaro; saranno associati a francobolli, lettere, cartoline, pacchi, vaglia e altri reperti prestati per l’occasione. Saranno visibili pezzi rappresentativi dell'evoluzione storica della posta sino al 1918 e, quindi, dalla fine della Grande guerra ad oggi. Non mancheranno diverse rarità del settore, alcune mai esposte al pubblico.
    La mostra, che rimarrà visibile fino al 30 aprile 2019, è organizzata dall’Associazione Fiume 1918-2018, in collaborazione con la Fondazione “Vittoriale degli Italiani”, e con il patrocinio del Ministero per i Beni culturali e le Attività culturali e la Regione Lombardia. L’evento sarà presentato giovedì a Milano, nella sede della Regione Lombardia.
    Subito dopo la cerimonia dell’alzabandiera, che avrà luogo nella piazzetta dalmata, domenica 2 dicembre, alle ore 12, interverranno Carlo Giovanardi, presidente dell’Associazione Fiume 1918-2018, Bruno Guerri, presidente della Fondazione “Vittoriale degli Italiani”, Jasen Mesić, Ambasciatore della Croazia a Roma, Vojko Obersnel, sindaco di Fiume, Laszlo Pinter, Console generale d’Ungheria a Verona e Melita Sciucca, presidente della Comunità degli Italiani di Fiume.

    3. maj: i sindacalisti ospiti della Fincantieri

    Novembre 26, 2018

    Domani (martedì, 27 novembre) una delegazione del Sindacato dei metalmeccanici della Croazia dovrebbe incontrarsi con il CdA della Fincantieri, che viene indicata come possibile partner strategico del cantiere navale fiumano. Il Sindacato è interessato a scoprire in prima persona le intenzioni della Fincantieri, ovvero capire quali siano i propositi per quanto concerne il programma di produzione e il mantenimento dei posti di lavoro.

    Francia-Croazia, sogno Davis

    Novembre 22, 2018

    Saranno Jeremy Chardy e Borna Ćorić ad aprire venerdì alle 14 la tre giorni di sfide nello stadio di calcio della squadra locale del Lilla, già teatro pure della finale del 2014 persa dai transalpini contro la Svizzera di Roger Federer e Stan Wawrinka. Poi nel secondo singolare spazio a Jo-Wilfried Tsonga (Noah nella prima giornata ha rinunciato a Lucas Pouille) e Marin Čilić. Questo l’esito del sorteggio di ieri, primo atto ufficiale della finale. Sabato alle 14, poi, il doppio fra le coppie Nicolas Mahut/Pierre-Hugues Herbert e Mate Pavić/Ivan Dodig, quindi domenica (salvo cambiamenti dei due capitani) dalle 13 i match Chardy-Čilić e Tsonga-Ćorić. Adesso la parola passa al campo, per quella che sarà curiosamente anche la “rivincita” della finale dei Mondiali di calcio di Russia 2018, vinta dalla Francia sulla Croazia quest’estate a Mosca: a fare festa saranno ancora i “Bleus” oppure scoccherà l’ora del riscatto?
    Il cammino delle due squadre
    La sfida che assegnerà la Davis 2018 sarà la terza tra i due Paesi (va ricordato che fino al 1992 i giocatori croati rappresentavano la Jugoslavia): i “Bleus” si sono imposti 4-1 nel primo turno del World Group 2004 a Metz (terra indoor), mentre i croati hanno vinto 3-2 nella semifinale del 2016 sul veloce indoor di Zara. La Francia, team campione in carica, gioca la 19ª finale della sua storia e con dieci trofei è terza nella speciale classifica delle nazioni più vincenti (1927, 1928, 1929, 1930, 1931, 1932, 1991, 1996, 2001, 2017) a pari merito con la Gran Bretagna, mentre Stati Uniti (32) e Australia (28) sono irraggiungibili.
    In questa’edizione, la squadra capitanata da Yannick Noah (dall’anno prossimo lascerà il suo posto ad Amelie Mauresmo), che dodici mesi fa proprio a Lille sconfisse il Belgio nella sfida per il titolo, è approdata in finale superando per 3-1 l’Olanda ad Albertville al primo turno, ancora per 3-1 l’Italia nei quarti sulla terra rossa genovese di Valletta Cambiaso e per 3-2 la Spagna, orfana di Rafael Nadal, in semifinale sempre a Lilla. Per la Croazia si tratta invece della terza finale dopo quella vinta nel 2005 con la Slovacchia e quella persa contro l’Argentina due anni fa. Čilić e soci sono approdati alla sfida per il titolo grazie al successo per 3-1 sul Canada nel primo turno disputato ad Osijek, quindi nei quarti ancora un 3-1 al Kazakhstan a Varaždin, mentre nella semifinale di Zara si sono confermati la “bestia nera” degli Stati Uniti, vincendo per 3-2 anche se gli americani hanno sfiorato la rimonta clamorosa dopo il doppio svantaggio della prima giornata.
    I protagonisti
    Dopo il forfait annunciato da Richard Gasquet (n. 26 ATP), i cinque francesi convocati sono Lucas Pouille (n. 32), Jeremy Chardy (n. 42), Jo-Wilfried Tsonga (n. 261), e gli specialisti del doppio Pierre-Hugues Herbert (n. 55 ATP e n. 17 in doppio) e Nicolas Mahut (n. 195 ATP e n. 15 in doppio), reduci dalla finale del Masters a Londra. Željko Krajan, invece, ha scelto di confermare la squadra che ha battuto gli Stati Uniti in semifinale, ossia Marin Čilić (n. 7 ATP), Borna Ćorić (n. 12) e tre specialisti del doppio, ovvero Ivan Dodig (n. 35), Mate Pavić (n. 3) e Franko Škugor (n. 31).
    Insalatiera in... soffitta
    A prescindere da quel che sarà il risultato finale, si tratterà di una finale storica, perché la sfida sulla terra rossa indoor dello Stade Pierre Mauroy di Lilla (27mila posti la capienza) segna la fine di un mito dello sport, chiudendo l’ultima edizione della Coppa Davis disputata con il format tradizionale. Una storia lunghissima, ultracentenaria, che va avanti dal 1900, sta per essere messa in soffitta, sacrificata dalle federazioni nazionali (quelle che hanno votato ad agosto ad Orlando) sull’altare dei milioni di dollari proposti dal gruppo Kosmos, presieduto da Gerard Piqué, con il progetto che tanto ricorda i Mondiali di calcio.
    Pathos ed emozioni
    Così fra dodici mesi, dal 18 al 24 novembre 2019, saranno ben 18 squadre le protagoniste delle Finals di Coppa Davis in sede unica, a Madrid, nell’impianto della Caja Mágica: 12 scaturite dal turno di qualificazione di inizio febbraio che si giocherà ancora con la formula “in casa-fuori” (in lizza anche l’Italia, chiamata a rendere visita all’India sull’erba di Calcutta), più le quattro semifinaliste di quest’anno (Francia, Spagna, Croazia e Stati Uniti) e le wild card Argentina e Gran Bretagna.
    La modifica del format della competizione, nella speranza di coinvolgere un maggior numero di big della racchetta ormai propensi a preferire gli impegni nel circuito, con un calendario assai affollato, a quelli sotto l’egida della bandiera nazionale, coinvolge anche i match che si disputeranno al meglio dei tre set invece che dei cinque e su due giorni e non più tre. Insomma, la Davis cambia e non sarà mai più quella di prima. Una rivoluzione ben più radicale rispetto anche all’abolizione, nel 1971, del Challenge Round, che prevedeva, proprio come nella Coppa America di vela, che la nazione campione in carica ospitasse a casa propria la vincitrice del torneo delle sfidanti. L’eliminazione del fattore campo nelle Finali toglierà sicuramente pathos ed emozioni, quell’elemento che fin qui ha caratterizzato la Coppa rendendola così affascinante e diversa da qualsiasi torneo individuale, Slam compresi.

    Domanda e risposta. Richiesta di rettifica

    Novembre 12, 2018

    Spettabili,
    in riferimento all’articolo della Voce del popolo pubblicato il 9 novembre 2018, della caporedattrice del mensile Arcobaleno, Tiziana Dabović, intitolato “Gare di lingua italiana”, in base alla Legge sull’informazione, in qualità di Titolare del Collegio professionale interregionale di lingua italiana-lingua materna presso le scuole elementari e medie superiori per la Comunità Nazionale Italiana, delle Regioni Istriana e Litoraneo montana, a nome degli insegnanti di lingua italiana, che rappresento, per la completezza dell’informazione e la rettifica dell’errore riguardante il presunto boicottaggio della Gara di lingua italiana da parte degli insegnanti di lingua italiana e lingua e letteratura italiana, richiedo la pubblicazione nell’edizione di lunedì 12 novembre p.v., in posizione di pari rilevanza dell’articolo a firma della signora Dabović, del testo integrale del comunicato spedito per posta elettronica, alle scuole, il 7 novembre 2018.
    Cordiali saluti.
    La titolare CPI per gli insegnanti di lingua italiana-lingua materna presso le scuole elementari e medie superiori per la Comunità Nazionale Italiana delle Regioni Istriana e Litoraneo montana

    prof. Ester Grubica

    ————————

    Gentile signora Ester Grubica,
    la Voce del popolo pubblicherà volentieri tutte le rettifiche che vuole, naturalmente a condizione che, ai sensi della legge sull’informazione, riportino nome cognome, firma, indirizzo e contatto telefonico del mittente. Il tutto in aggiunta all’indicazione del capoverso, della riga e della (delle) parola (parole) presenti nel testo della signora Dabović che secondo lei andrebbero rettificate, cioè modificate.
    La Voce del popolo non pubblicherà, invece, canagliate riprese da profili Facebook privati, peraltro sgrammaticate e incomprensibili, nonché improponibili e indecenti, che incitano al boicottaggio delle Gare di italiano tradizionalmente organizzate dall’Unione Italiana in collaborazione con il prestigioso mensile per ragazzi Arcobaleno. Strana proposta la sua, avanzata per giunta da una titolata che, pur non rappresentando in questo contesto tutti gli insegnanti di lingua italiana delle nostre elementari e medie superiori, esorta al boicottaggio piuttosto che alla promozione di iniziative – qual è la nostra – tese a diffondere lingua, cultura e identità italiane.

    Roberto Palisca
    caporedattore della Voce del popolo

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