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    Istroveneto, patrimonio culturale immateriale della Slovenia

    Un'edizione degli anni passati del festival dell'Istroveneto a Buie Un'edizione degli anni passati del festival dell'Istroveneto a Buie

    Il coordinatore per la tutela del patrimonio culturale immateriale della Repubblica di Slovenia, dott.ssa Tanja Roženbergar, direttrice del Museo etnografico sloveno, ha comunicato che la richiesta inoltrata dall’Unione Italiana di Capodistria per la registrazione dell’Istroveneto quale patrimonio culturale immateriale della Slovenia, risponde a tutti i criteri richiesti ed è pertanto adatto per l’iscrizione nel Registro del patrimonio culturale immateriale della Repubblica di Slovenia. La decisione è stata accolta in data 19 marzo 2019 dalla preposta Commissione scientifica per le lingue. La procedura d’iscrizione nel Registro è in capo al Ministero per la Cultura sloveno, mentre la documentazione per la sua iscrizione è di competenza del coordinatore.
    L’Unione Italiana ha posto la tutela e la registrazione del patrimonio culturale materiale, mobile e immobile e del patrimonio culturale immateriale della Comunità Nazionale Italiana in Croazia e Slovenia tra le sue priorità d’intervento: l’impegno e gli sforzi profusi in quest’ambito hanno prodotto un nuovo importante risultato.
    Abbiamo contattato il presidente dell’Unione Italiana, Maurizio Tremul, il quale ci ha spiegato come è nato il progetto e qual è il significato dell’esito ottenuto per la Comunità nazionale italiana.

    Un importantissimo risultato

    “Nel 2015 abbiamo fatto un’operazione del genere. L’Assemblea dell’UI aveva approvato una mozione su proposta dell’allora onorevole Roberto Battelli che diceva di impegnare l’UI a intraprendere le iniziative necessarie per la registrazione e la tutela del patrimonio culturale della CNI, sia quello materiale che quello immateriale. A seguito, abbiamo iniziato a preparare la documentazione per la registrazione dell’Istroveneto in Slovenia. In Slovenia perché è più semplice qui, dato che l’Istroveneto ha le sue varietà a Capodistria, Isola e Pirano. In Croazia invece le varietà sono molteplici – ha ricordato il presidente dell’UI –.
    Il 26 maggio 2016 l’Unione Italiana di Capodistria, avvalendosi della collaborazione scientifica della dott.ssa Suzana Todorovič, con il coordinamento dalla responsabile del settore Cultura della Giunta Esecutiva, Marianna Jelicich Buić, ha inoltrato la richiesta di iscrizione dell’Istroveneto nel Registro del patrimonio culturale immateriale della Slovenia presso il Museo etnografico sloveno di Lubiana.
    Sono passati quasi tre anni e ora ci è stato detto che la nostra richiesta soddisfa tutti i criteri per poter essere iscritta nel Registro del patrimonio culturale immateriale della Slovenia. Ciò significa che tale lingua verrà riconosciuta e tutelata. La decisione è stata presa dalla competente commissione scientifica del coordinatore per la tutela dei beni culturali immateriali. Il fatto che la Slovenia riconosca che ci sia un dialetto istroveneto storico, una lingua autoctona, presente e viva, è una decisione storica.
    È stato riconosciuto dunque il carattere culturale italiano-istroveneto di questo territorio. La decisione di considerare a tutti gli effetti l’Istroveneto quale patrimonio culturale immateriale della Slovenia, rappresenta un importantissimo risultato raggiunto nella conservazione e valorizzazione del ricco patrimonio culturale della Comunità nazionale italiana in Istria, Quarnero e Dalmazia”, ci è stato detto.
    Richiesta per l’Istroveneto della Croazia
    “L’Unione Italiana ora cercherà di completare la documentazione per la richiesta di iscrizione dell’Istroveneto nel Registro del patrimonio culturale immateriale della Repubblica di Croazia. Continueremo con quest’opera di valorizzazione, tutela e conservazione del nostro patrimonio culturale”, ha annunciato Tremul.
    Infine, il presidente dell’UI ha voluto ringraziare la prof.ssa Suzana Todorovič, linguista di spicco in Slovenia, che ha preparato la parte scientifica della domanda, Marianna Jelicich Buić, la quale è stata all’epoca sua vicepresidente di Giunta che ha coordinato il progetto, e tutti i dipendenti di allora e quelli di oggi dell’Unione Italiana di Capodistria, che hanno contribuito a preparare la documentazione che ha portato di fatto a un risultato straordinario. (krb)

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    Last modified on Martedì, 02 Aprile 2019 10:06