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    La depressione può venir curata se scoperta in tempo

    By Patrizia Chiepolo Mihočić Marzo 09, 2019 117
    Tijana Debelić, psicologa presso la Scuola media superiore italiana di Fiume. Tijana Debelić, psicologa presso la Scuola media superiore italiana di Fiume. Željko Jerneić

    “Ho bisogno d’aiuto, sono depresso. Ti prego, fai qualcosa”. Rendersi conto di avere bisogno d’aiuto è sicuramente un fatto positivo. Quando però l’interlocutore è un adolescente, scatta il campanello d’allarme. Sono, infatti, sempre più numerosi i ragazzi in età adolescenziale che soffrono di questo “male oscuro”. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel 2020 la depressione sarà la più diffusa tra le malattie mentali e in generale la seconda dopo le patologie cardiovascolari. Negli Stati Uniti d’America è già oggi la prima causa di morte, tramite il suicidio, per i giovani tra i 10 e i 14 anni. Qual è il motivo, quali sono i sintomi e come aiutare i ragazzi? Ce lo spiega Tijana Debelić, psicologa presso la Scuola media superiore italiana di Fiume.
    “Nel 2018 la Giornata della salute è stata proprio dedicata ai giovani e alla loro salute mentale, avendo notato che è proprio la depressione una delle cause principali dei disturbi mentali in questa fascia d’età e di conseguenza anche la causa di tantissimi suicidi. È un dato molto allarmante, visto che al primo posto dei decessi ci sono gli incidenti stradali. Molti di questi ragazzi non hanno sicuramente avuto dei disagi veri e propri, dei traumi. Eppure vivono emozioni negative talmente forti da non poterle più gestire”.
    La depressione sta diventando un malanno dei tempi moderni oppure prima non veniva riconosciuta e quindi ignorata?
    “Non ci sono delle risposte precise. Ci sono varie discussioni anche a livello della Comunità scientifica mondiale. In ogni caso, anche se si riesce a riconoscere il problema molto prima di una volta, resta pur sempre un evento preoccupante. Il problema più grande riguarda il fatto che molti casi non vengono riconosciuti per tempo, in quanto i disagi e problemi vengono prescritti all’età adolescenziale e ai problemi maturazionali. Il problema si presenta nei bambini e nei giovani con quattro immagini cliniche diverse. Negli adulti i sintomi sono ad esempio la perdita di voglia di vivere, di gioia, di entusiasmo, di ottimismo e di fiducia che il mondo possa cambiare. Ci sono disturbi alimentari, del sonno. Nei giovani, invece, abbiamo una sintomatologia che assomiglia molto a quella degli adulti. Poi c’è quella somatica, dove si manifestano disturbi tipo dolori allo stomaco, crampi, emicranie, oppure un’altra dove i ragazzi sono più irritabili e irascibili, diventano intolleranti e hanno disturbi di comportamento. Quest’immagine è tipica degli adolescenti. Ci sono poi ragazzi che dormono troppo, sono apatici, letargici, incapaci di gioire. Quattro immagini molto diverse tra di loro. Va tenuto conto che i ragazzi stanno già vivendo un periodo di grandi cambiamenti, che spesso non vengono accettati in modo positivo, come il cambiamento del proprio corpo, il distacco dai genitori, il confronto con i coetanei. È un periodo di grandi emozioni che spesso porta dei sensi di colpa, di spaesamento, in quanto non sanno se ascoltare gli amici o i genitori. Non è un momento facile per nessuno, e men che meno per i ragazzi che hanno già dei problemi propri”.
    Come possiamo descrivere la depressione dal punto di vista medico?
    “Dal punto di vista biologico, la depressione è un disturbo mentale che viene spesso trasmesso, ovvero un disturbo endogeno, nel 45-65 p.c. dei casi. Un ragazzo che ha un solo genitore depresso, corre un rischio tre volte maggiore di soffrirne anche lui. Da sottolineare che nel 50-75 p.c dei casi i ragazzi depressi hanno la madre che soffre di questo disturbo. Ciò dimostra che la malattia segue una linea femminile. I ragazzi che tendono a sviluppare disturbi depressivi o ansiosi, hanno un temperamento specifico. Soffrono di inibizione comportamentale e hanno la tendenza a vivere emozioni negative in modo più frequente. Sono ragazzi chiusi che diventano ansiosi davanti a cose nuove. Questo perché hanno uno schema cognitivo negativo, cioè valutano sé stessi e il mondo in modo negativo. Attribuiscono tutte le colpe a sé stessi, mentre i successi al caso, ovvero a fattori esterni. In questo modo abbiamo delle spiegazioni sul perché sembra che la depressione stia dilagando. Gli scienziati spiegano che non si tratta del fatto che viviamo situazioni difficili. Se guardiamo nel passato, non sono state sempre rose e fiori. Eppure siamo più depressi di una volta. Ci sono varie spiegazioni. Per quanto riguarda i giovani, bisogna puntare sul fattore controllo. Infatti, il mondo cambia e il modo in cui i ragazzi lo percepiscono è cambiato ancora di più. Sembra che le nuove generazioni percepiscano minori possibilità di controllo degli eventi. Non si sentono capaci di agire sul proprio futuro, si sentono impotenti. Un altro problema è sicuramente il consumismo, secondo il quale le cosa importanti vengono dall’esterno: i beni materiali, la bellezza, il riconoscimento degli altri. Quando non abbiamo il potere nelle nostre mani, ma dipendiamo da quello che viene dall’esterno, ci sentiamo incapaci di reagire, valutiamo sé stessi in base agli altri e a ciò che possediamo, il che ci porta a essere scontenti. Non dimentichiamo che negli ultimi anni i ragazzi hanno perso il senso del gioco, di quell’attività fine a sé stessa e non organizzata dagli adulti. La loro vita viene organizzata costantemente dagli adulti che premiano, consigliano, propongono. I ragazzi non riescono a maturare da soli prendendosi le loro responsabilità. Non sanno sperimentare la noia e si annoiano sempre di più. Devono imparare a organizzare il loro tempo, senza l’aiuto dei genitori, perché se non riescono a vivere le emozioni negative, non sapranno neppure gestirle. E poi, non per ultimo, c’è l’utilizzo degli smartphone, ovvero di tutta la tecnologia moderna. Mancano le competenze umane di contatto, lo scambio di energia tra due persone, mentre abbonda l’uso delle reti sociali. I ricercatori confermano che proprio sui social c’è un fortissimo confronto sociale, in tutte le fasce d’età. Per gli individui più fragili, per i quali gli altri sono tutto, vivere continuamente un confronto che non è reale può diventare un grosso problema. Ognuno fa vedere ciò che ritiene accettabile dalla massa. Le cose negative vengono nascoste. Ecco perché noi vediamo soltanto quelli che hanno più di noi, che viaggiano di più o sono più belli. In questo modo la nostra autostima, già fragile, viene ulteriormente minata”.
    Una volta, però, a 15 anni non si sapeva nemmeno che esistesse la depressione. Da dove escono allora, tutto a un tratto, queste emozioni ?
    “La depressione c’è sempre stata, anche se negli ultimi anni c’è stato un aumento. La differenza sta nel fatto che se ne parla sempre di più. I ragazzi sono stati educati a usare certe parole. Prima non si parlava di emozioni a scuola. Non si parlava apertamente dei disagi con i genitori. Semplicemente si pensava che certi comportamenti fossero dati dal fatto che il ragazzo fosse maleducato, strano, particolare. Nessuno pensava che in realtà fosse depresso. E poi c’è una differenza tra ragazze e ragazzi. Le prime sono più introverse, tendono a sviluppare sensi di colpa, sentirsi inadatte, sono spesso ansiose. I ragazzi, invece, vivono emozioni di rabbia, ira e disprezzo verso il prossimo e quindi tendono maggiormente a comportamenti criminali, che a volte vengono abbinati anche all’uso di droghe e alcol. I problemi di comportamento nel passato erano in realtà probabilmente casi di depressione. Infatti, solo negli anni ‘70 la psichiatria ha riconosciuto la depressione come una malattia che può venir vissuta anche dai ragazzi”.
    Il fatto che i ragazzi siano tanto preoccupati del futuro, è forse anche colpa nostra? Perché li abbiamo inclusi troppo nella vita sociale e vengono a conoscenza di fatti che una volta erano del tutto sconosciuti ai bambini?
    “Vivere in una società impregnata dal digitale, in una globalizzazione che è in continuo contatto con notizie e eventi, immersi in un qualcosa più grande di noi, rende difficile controllare l’informazione, che è per lo più negativa. Siamo convinti che l’apocalisse sia dietro le porte. Nel XX secolo abbiamo avuto tantissimi cambiamenti. Eppure siamo qua, vivi e vegeti. I valori stanno crollando, questo è vero, però siamo noi che dobbiamo sviluppare un senso di responsabilità. Le generazioni di oggi sono troppo diverse e fanno fatica a capirsi tra di loro. Mettiamo a confronto un nonno, un padre e un figlio e abbiamo una diversità incredibile. Un casino! In particolar modo per i genitori che devono gestire il tutto”.
    I bambini inoltre sono molto più furbi di quanto lo eravamo noi...
    “Sicuramente sono più adattati rispetto a quanto lo fossimo stati noi alla loro età, però dal punto di vista emotivo sono molto più fragili. Sono più imprenditori di noi, però l’empatia e l’umanità sono sempre meno presenti. In ultima istanza, tutto ciò porta alla depressione. Bisogna saper agire e non è facile. Una via d’uscita la si troverà sicuramente. Per questo motivo bisogna insegnare ai ragazzi i valori umani, quelli veri”.
    Come possiamo aiutare un ragazzo che tende a essere depresso?
    “Bisogna dargli la possibilità di essere attivo. Fargli fare sport, qualche attività che gli piace, qualsiasi cosa, basta che sia in movimento. A piccoli passi però. Quello che funziona tantissimo è anche la vicinanza fisica di persone o animali, la cosiddetta pet therapy. Non dobbiamo quindi dimenticare il lato umano”.
    Come può un genitore rendersi conto che si tratti proprio di depressione e non magari di cambiamenti legati all’adolescenza?
    “Nei bambini più piccoli è più facile, perché parlano spesso di cose negative, di perdite, di ferite, sconfitte e sono molto autocritici. Il tema della sofferenza è più visibile. Nell’adolescenza, invece, tutto questo passa inosservato proprio per il fatto che si tratta di un periodo difficile. Se però quest’umore e la mancanza di gioia e serenità persistono per un lungo periodo, è il caso di chiedere aiuto. Sarà poi compito dello specialista capire se si tratta di un evento passeggero o se bisogna intervenire subito. Nella maggior parte dei casi sarà necessario uno psicologo, uno psicoterapeuta che parli con il ragazzo. Sono di grande aiuto anche gli amici, che potranno dare il loro supporto. L’importante è agire in tempo affinché non ci siano effetti negativi. Negli Stati Uniti è del tutto naturale avere uno psichiatra o uno psicologo in caso di bisogno. In Europa invece si tende ancor sempre ad accettare difficilmente queste figure, il che non è giustificato. Le persone vengono stigmatizzate perché non sono in grado di gestire la loro vita. E quel minimo di autostima viene eliminato completamente”.
    I ragazzi della SMSI vengono da lei in caso di bisogno oppure la figura dello psicologo provoca disagio?
    “Devo dire che sono molto soddisfatta perché i ragazzi vengono spesso da me per chiedere qualche consiglio e per chiacchierare in privato, spesso perché hanno sentito che un loro compagno è stato aiutato dai miei consigli. Un ottimo passaparola. Mi fa piacere anche il fatto che quando hanno bisogno di me i docenti li lasciano venire anche durante l’ora di lezione, sempre che non ci siano verifiche o interrogazioni. È un fatto molto positivo, perché i ragazzi si rendono conto che se il docente permette loro questo tipo di uscita è per il loro bene, ovvero che incontrare lo psicologo può essere d’aiuto. Un atto che significa tantissimo sia per loro che per me”.

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    Last modified on Sabato, 09 Marzo 2019 10:55