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    I giovani croati primi per consumo di alcol

    By Erika Blečić Gennaio 07, 2019 181
    I giovani croati primi per consumo di alcol Kristina Stedul Fabac/PIXSELL

    La Croazia è in vetta alla scaletta, ma non si tratta di un podio di cui vantarsi. Infatti, i quindicenni croati detengono il primato europeo del consumo di alcolici. La ricerca dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sul comportamento e il consumo di alcol tra gli adolescenti in Europa, effettuata tra il 2002 e il 2014, ha avuto un risultato scoraggiante: il 33 per cento dei quindicenni croati assume alcol regolarmente ogni settimana. Li seguono a ruota i coetanei maltesi (32 per cento) e quelli italiani (31 per cento). I meno propensi a ubriacarsi sono i ragazzi islandesi (3 per cento). Un altro dato increscioso concerne il fatto che negli anni presi in esame il numero dei quindicenni dediti al consumo di alcolici è rimasto quasi costante, cioè non è sceso di generazione in generazione.
    Per quanto concerne le ragazzine, invece, il discorso è un po’ diverso: bevono meno dei maschi, dovunque circa la metà dei loro coetanei. La scaletta “rosa” vede al primo posto le quindicenni di Malta, seguite da quelle ungheresi, greche e italiane.

    Cosa c’è nel bicchiere

    I giovanissimi bevono in pratica ciò che capita loro sottomano. Se possono scegliere, però, preferiscono la birra e anche in questo caso il primato spetta ai croati (25 per cento), seguiti dai romeni (22 per cento) e dagli italiani (21 per cento), mentre all’ultimo posto ci sono, un po’ a sorpresa, gli irlandesi e gli islandesi. Le ragazze che scelgono la birra sono il 10 per cento delle consumatrici greche, il 9 per cento di quelle italiane e maltesi. Disdegnano invece totalmente tale bevanda le estoni.
    Un altro primato su cui riflettere è quello del vino: il 17 per cento dei quindicenni croati lo assume ogni settimana, contro l’1 per cento dei coetanei estoni, irlandesi e norvegesi. Le ragazze che si dedicano a questa bevanda sono le maltesi (9 per cento), seguite dalle ungheresi (8 per cento) e dalle croate (7 per cento).

    Divieti

    Dai risultati dell’inchiesta dell’OMS si potrebbe dedurre che in Croazia l’alcol venga venduto a tutti, senza limitazioni. Invece è vietato sia venderlo, sia servirlo ai minori. Con multe per i trasgressori che vanno dalle 2.500 alle 20mila kune. I ragazzini però trovano sempre la maniera di approvvigionarsi a dovere prima di un’uscita o di una festa, ricorrendo al vecchio trucco di far acquistare la bevanda alcolica al vicino di casa, al fratello o al cugino maggiorenne e così via.
    L’OMS nel suo rapporto ha invitato gli Stati europei a fare maggiore opera di prevenzione tra i ragazzi. I quali, se a 15 anni già bevono abitualmente, significa che iniziano a 11 anni circa. La medicina rileva che in questa fascia d’età sarebbe opportuno astenersi completamente dalle bevande alcoliche, perché si tratta di un momento cruciale dello sviluppo dell’individuo. Anticipare dunque l’inizio dell’abitudine a bere e ubriacarsi frequentemente comporta alterazioni funzionali e strutturali del sistema nervoso, che persistono nell’età adulta.
    A breve termine, l’alcol è un fattore di rischio per incidenti anche fatali, tentativi di autolesionismo o suicidio, predispone a comportamenti violenti, antisociali o criminali, è correlato a uno scarso rendimento scolastico e a disturbi nell’apprendimento. A lungo termine, è un fattore di rischio di mortalità prematura e di malattie, essendo un fattore importante nell’insorgenza di patologie croniche non trasmissibili (cancro, diabete, malattie cardiovascolari). Ogni anno, infatti, ci sono 3 milioni di morti la cui causa è riconducibile all’alcol.

    Le cause degli abusi

    L’adolescenza è un periodo difficile per i ragazzi, che non si sentono più bambini, con gli ormoni che impazziscono e i cambiamenti fisici tipici dell’età. Pensano di essere i più intelligenti e di sapere tutto. Se poi uno di distingue dagli altri, viene estromesso dal gruppo. E ci sono sempre meno persone disponibili con cui parlare dei propri problemi. In primo luogo i genitori, i cui orari di lavoro sono spesso tali da vedere i figli per pochissime ore alla settimana. Gli insegnanti e i professori sono sempre più oberati di impegni per cui quasi non riescono più a trovare il tempo per i propri figli, figurarsi per i propri alunni. Non bisogna poi dimenticare che, quando si tratta di abuso d’alcol, spesso vale l’antico detto “il frutto non cade lontano dall’albero”, ovvero che se in famiglia uno o entrambi i genitori sono dediti al bere, c’è una forte possibilità che il figlio o la figlia ne seguano le orme.
    “Dai, bevi qualcosa”. “Non puoi rifiutare di brindare proprio a Capodanno, agli sposi, in onore del nascituro, in memoria del defunto...”. Viviamo oggi in una società in cui accostarsi all’alcol è una normalità, quasi quotidiana. I bambini ne sono testimoni e, crescendo, assumere bevande alcoliche diventa una cosa normale anche per loro. All’inizio lo fanno di nascosto e spesso i genitori se ne accorgono tardi, quando ormai sono già diventati dipendenti dall’alcol.
    L’OMS, assieme a varie altre associazioni, civili o mediche, può solamente suggerire metodologie di prevenzione, soprattutto indirizzate ai più giovani. Però al momento in cui i rapporti vengono redatti e si decide di puntare sulla fascia d’età in cui si ritiene che i ragazzi si accostino al bere, ci si accorge che tale limite si è abbassato, di almeno due anni. Ogni intervento allora è pressoché inutile, perché è difficile sradicare una cattiva abitudine che ha già avuto il tempo di radicarsi a fondo.

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    Last modified on Lunedì, 07 Gennaio 2019 17:12