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    «L’affare del secolo» perso nei meandri della burocrazia?

    By Dario Saftich Gennaio 02, 2019 67
    «L’affare del secolo» perso nei meandri della burocrazia? Vjeran Zganec Rogulja/PIXSELL

    ZAGABRIA | Non vi è modo, a quanto sembra, di sciogliere il nodo gordiano della vendita alla Croazia degli aerei supersonici israeliani usati F-16 Barak. Anche l’ultimo tentativo in ordine di tempo di superare l’impasse è naufragato. La compravendita dei dodici cacciabombardieri infatti è stata uno dei temi dell’incontro avvenuto in Brasile fra il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il segretario di Stato americano Mike Pompeo. Ma neppure i colloqui a un livello così elevato sarebbero riusciti a sortire effetti. Stando a un funzionario israeliano – contattato dal portale americano Axios, solitamente bene informato su quello che per la Croazia sarebbe stato una sorta di affare militare del secolo – la questione degli F-16 si sarebbe letteralmente persa nei meandri della burocrazia. Venirne fuori sarebbe a quanto pare praticamente impossibile. Non sarebbe nemmeno ipotizzabile pensare a un compromesso in grado di accontentare sia la parte americana che quella croata.

    Posizioni intransigenti

    Le posizioni di partenza delle varie parti in lizza sono ormai note. Gli Stati Uniti insistono affinché Israele venda alla Croazia la versione originale dei cacciabombardieri; in altre parole i velivoli F-16 così come sono stati fabbricati oltreoceano senza tutto l’equipaggiamento israeliano attualmente in dotazione e le altre migliorie apportate dagli esperti dello Stato ebraico. I cacciabombardieri usati, “spogliati” del know how israeliano, costerebbero “appena” 135 milioni di dollari: un’inezia rispetto ai 500 concordati tra Israele e la Croazia che comprendono però tutto l’equipaggiamento, l’armamento ora in dotazione e l’assistenza necessaria affinché l’aeronautica militare di Zagabria possa sfruttare al meglio le potenzialità degli F-16 Barak. Le autorità croate hanno già fatte sapere in maniera sufficientemente chiara di non essere interessate alla versione iniziale, “impoverita”, dei cacciabombardieri, bensì di volere i cacciabombardieri con tutta la loro potenza bellica, così come li ha utilizzati finora lo Stato ebraico. Se ciò non dovesse rivelarsi possibile, Zagabria appare intenzionata a bandire un altro concorso per la fornitura di velivoli militari, oppure ad accelerare i tempi e puntare a una trattativa diretta per l’acquisto degli aerei che dovrebbero sostituire gli ormai obsoleti MiG-21 in dotazione all’aeronautica croata. In quest’ultimo caso tutto lascia ritenere che la scelta non cadrebbe sui Gripen svedesi o sugli aerei di qualche altro Paese neutrale che in caso di conflitto potrebbe magari porre ostacoli alla fornitura dei necessari pezzi di ricambio o delle componenti. Come dire, si andrebbe probabilmente sul sicuro, investendo su cacciabombardieri americani nuovi o già in dotazione all’aeronautica statunitense.
    In ogni caso, restando a quelle che sono le posizioni ufficiali, è noto che il Dipartimento di Stato ha inoltrato il 27 dicembre scorso una lettera al Ministero della Difesa israeliano in cui ha ribadito il divieto di vendita degli F-16 rivisti e modernizzati alla Croazia e ha chiesto allo Stato ebraico di esprimersi ufficialmente sulla questione entro il 4 gennaio. Come dire il tempo stringe. Secondo le fonti di Zagabria l’incontro tra Benjamin Netanyahu e Mike Pompeo è stato l’ultimo disperato tentativo di lobbying per cercare di aggirare il veto statunitense e per spingere Washington a più miti consigli.

    Valenza politica

    Al di là dei dettagli tecnici e contrattuali, è ben noto però che alla fin fine è sempre la politica a decidere, quella imperniata sugli interessi. A chi conviene che l’affare sfumi? Inutile negare che l’accordo fra Croazia e Israele andava ben al di là della mera compravendita di aerei usati: segnava l’inizio di una nuova stagione nei rapporti tra i due Paesi e i due popoli, di una sorta di idillio dopo le diffidenze del passato. Zagabria aveva l’occasione di dotarsi di apparecchi certo con molte migliaia di chilometri alle spalle, ma di provata affidabilità, “certificata” sul campo in Medio Oriente. E le immagini dei piloti croati e israeliani assieme avevano un impatto non solo umano, ma anche politico. Davvero è possibile che si torni all’inizio?


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    Last modified on Giovedì, 03 Gennaio 2019 10:48