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    Parte la riforma previdenziale

    Parte la riforma previdenziale Goran Žiković

    A partire dal 2033 in Croazia si potrà andare in pensione a 67 anni. Intanto, i pensionati potranno tornare a competere sul mercato del lavoro (ma sottoscrivendo esclusivamente contratti part time), senza per questo dover rinunciare a percepire la quiescenza. Lo stabilisce la riforma entrata in vigore ieri, resasi necessaria al fine di garantire la sostenibilità del sistema previdenziale. Oltre a imprimere un’accelerazione al processo d’innalzamento dell’età pensionabile, la manovra prevede anche una serie di altre misure tese a disincentivare il ricorso al pensionamento anticipato, a stimolare le nascite e a migliorare il tenore di vita dei cittadini.
    Dal 2019 al 2026 l’età pensionabile delle donne sarà innalzata di quattro mesi all’anno. La misura è stata decisa al fine di colmare più velocemente il divario tra l’età pensionabile delle donne e quella degli uomini. Di conseguenza dal 1° gennaio 2027 per potersi ritirare in pensione sia gli uomini sia le donne dovranno aver compiuto 65 anni d’età e aver versato i contributi prevideniali per almeno 15 anni. 
    Attualmente, si ricorda, le donne possono ritirarsi in pensione all’età di 62 anni e 4 mesi. Dal 2027 al 2033, invece, l’età pensionabile aumenterà di 4 mesi all’anno sia per le donne sia per gli uomini. In questo modo nel 2033 i requisiti minimi per potersi ritirare in pensione saranno di 67 anni d’età e 15 anni di contributi per entrambi i sessi.
    Uno degli scopi della riforma previdenziale consiste nel disincentivare il ricorso al pensionamento anticipato. Un diritto al quale nel corso degli anni si è ricorso talmente spesso che ormai i pensionati con più di 40 anni di contributi alle spalle sono meno del 20 p.c. del totale. Si tratta di una situazione che sta diventando ormai insostenibile per le casse dello Stato. In futuro, però le cose potrebbero cambiare. 
    Stando ai nuovi criteri, il reddito di un lavoratore che decida di ritirarsi in pensione prima di aver maturato il diritto alla quiescenza d’anzianità potrà essere decurtato fino al 18 p.c. La penalizzazione, tuttavia, è stata ridotta rispetto a quella prevista inizialmente. Invece dello 0,34 p.c., la decurtazione è stata fissata allo 0,3 p.c. per ciascun mese di mancato versamento dei contributi previdenziali.

    Bonus bebè

    La riforma contempla anche misure volte a stimolare le nascite, ossia il rinnovo demografico del Paese. Per ciascun figlio partorito o adottato, alle donne saranno riconosciuti sei mesi di contributi aggiuntivi. In tale modo, le pensioni delle lavoratrici che usufruiranno di questo benefit avranno diritto a una maggiorazione del 2 p.c.
    Al fine di garantire un tenore di vita quanto più decoroso ai pensionati, il legislatore ha previsto due possibili metodi di computo delle quiescenze. I futuri pensionati potranno decidere di rinunciare ai risparmi versati nei fondi previdenziali obbligatori (secondo pilastro pensionistico), e avvalersi dell’aggiunta del 27 p.c. per i contributi versati fino al 2002 e del 20,25 p.c. per quelli successivi. In alternativa, se lo giudicheranno più conveniente, i medesimi potranno decidere di intascare la quiescenza calcolata sulla base dei contributi versati nel primo e nel secondo pilastro previdenziale. In tale caso dovranno però rinunciare alle aggiunte del 27, ossia del 20,25 per cento.

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    Last modified on Mercoledì, 02 Gennaio 2019 11:00