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    Una tragedia umana e fiumana del XX secolo

    Il giardino del Vittoriale degli Italiani di Gardone Riviera (Brescia), dove domani sarà inaugurata la mostra “Fiume 1850-2018. La filatelia fiumana fra mito, storia ed economia 1918-1924” Il giardino del Vittoriale degli Italiani di Gardone Riviera (Brescia), dove domani sarà inaugurata la mostra “Fiume 1850-2018. La filatelia fiumana fra mito, storia ed economia 1918-1924” Shutterstock

    “Il 2 dicembre del 2018 ricorre il primo centenario dell’emissione di francobolli ungheresi in filler e corone con la sovrastampa FIUME. Le emissioni fiumane attirarono subito l’attenzione dei collezionisti in tutto il mondo e fecero nascere in quella città un fiorente commercio filatelico in cui si distinse Edmondo Granitz, già membro del locale circolo filatelico, con negozio nel centralissimo Corso. Granitz, di religione ebraica, era nato nel 1896 a Gyor in Ungheria (Raab in tedesco) e assieme al fratello Rodolfo si era trasferito a Fiume, a quel tempo ungherese: dopo la Prima Guerra Mondiale Rodolfo ottenne la cittadinanza italiana, mentre Edmondo, che l’aveva chiesta nel 1928, non ebbe mai risposta. Quando nel 1924 la città di Fiume passò all’Italia Granitz continuò la sua attività pubblicando anche un listino di prezzi di Italia, San Marino e Fiume. Purtroppo, a causa delle infami leggi razziali, a Rodolfo Granitz (con il nome italianizzato in Grani) venne tolta la cittadinanza italiana, e nel 1940 vennero ambedue internati come ebrei apolidi, Edmondo a Campagna (Salerno) poi a Tortoreto (Teramo) e a Ferramonti (Cosenza); Rodolfo a Campagna prima e a Ferramonti poi.”. Lo scrive il Sen. Carlo Giovanardi, presidente dell’associazione Fiume 1918-2018, in un articolo pubblicato sul numero 86 della rivista L’arte del francobollo, la cui pubblicazione ha preceduto di pochi giorni l’inaugurazione, nella galleria del Cavalcavia – Vittoriale degli Italiani, della mostra di filatelia e storia postale intitolata “Fiume 1850-2018. La filatelia fiumana fra mito, storia ed economia 1918-1924”, che si prospetta come una delle più importanti degli ultimi anni, anche per il valore unificante che essa sta assumendo.

    I legami con Palatucci

    Nel testo, frutto di una ricerca fatta da Giovanardi sui fratelli Granitz e sulla loro attività filatelica, si ricorda che è giunto fino ai nostri giorni “un carteggio fra Rodolfo, che si firma Grani, e il vescovo di Campagna, mons. Giuseppe Maria Palatucci, per ottenere, tramite la segreteria di Stato Vaticana, il trasferimento in una sede di internamento meno disagiata al Sud, poi ottenuto, e successivamente ad Abano Terme e Lonigo di Vicenza”. A riguardo l’autore ricorda che “il Vescovo di Campagna era lo zio del vicequestore di Fiume Giovanni Palatucci, morto a Dachau nel 1945, dopo essere stato arrestato dai tedeschi per l’opera di salvataggio di ebrei a Fiume, portata avanti d’intesa con lo zio vescovo”.

    Tornare a Fiume

    "Anche Edmondo in quel periodo si rivolse ripetutamente al Ministero dell’Interno per poter tornare a Fiume ricordando le benemerenze sue e del fratello per aver aiutato, durante la Prima guerra mondiale, come ufficiali dell’esercito Austro-Ungarico, prigionieri e internati italiani, attività per la quale Rodolfo venne anche condannato a morte in Ungheria nel 1919 dai comunisti ungheresi, per il suo sostegno a D’Annunzio e l’aver nel 1925 portato 800 lire all’Opera Pia Fiume vendendo al meglio i francobolli regalati all’Opera dall’ex-governatore di Fiume Generale Giardino. Nelle sue lettere Edmondo chiedeva, in alternativa a Fiume, di essere trasferito in una città grande, per poter continuare la sua attività filatelica. Nel settembre del ‘41 fa nuovamente istanza di tornare a Fiume per un pignoramento di suoi francobolli e marche da bollo di Fiume, dal valore di Lire 3.000, per poter realizzare una cifra congrua e pagare il suo debito con il pignorante. Ancora nel 1941 viene coinvolto in un’altra storia filatelica per la quale si muovono la Prefettura del Carnaro e quella di Milano, per un sequestro avvenuto nel suo negozio a Fiume di migliaia di francobolli dell’Armenia – che gli inquirenti chiamano Armania, emessi nel 1922 e ‘raffiguranti emblemi sovversivi’.

    Per questa tragicomica vicenda Granitz, che in altre occasioni aveva citato in sua difesa colleghi commercianti tra cui Guglielmo Oliva, con negozio filatelico in Genova, interrogato dalla Polizia spiega di aver acquistato i francobolli da un amico ungherese che a sua volta li aveva acquistati dal commerciante Gino Lucca di Milano il quale a sua volta li aveva avuti dall’Anonima Francobolli – scrive Giovanardi –. L’anno successivo, siamo nel 1942, la Prefettura di Milano chiarisce che ‘in occasione della Fiera campionaria del 1935 la locale società Anonima Francobolli aveva fatto ristampare, a scopo di propaganda, dei francobolli ‘del soppresso stato di Armania’ (sic)’, confermando così la versione del Granitz. Ogni richiesta di Edmondo venne sistematicamente respinta perché, a sua insaputa, rapporti di Polizia di Fiume lo accusavano, anche se totalmente incensurato, di essere ‘facinoroso e attaccabrighe’, vicino ad ambienti sionisti e destinatario di “molti reclami pervenuti alla locale Questura, riflettenti la sua attività filatelica”.
    Due fratelli, due destini
    ”Riacquistata la libertà il 10 settembre del 1943 i due fratelli andarono incontro al loro destino. Rodolfo nel 1945 era a Lecce e si trasferì poi in Israele dove fondò un’Associazione di Riconoscenza per Giovanni Palatucci, a cui tanti ebrei dovevano la vita, che contribuì a farlo nominare Giusto tra le Nazioni. Di Edmondo – scrive l’autore dell’articolo – sappiamo che si era aggregato alla 5° armata americana assieme a Nicolò Giani, figlio di Rodolfo, ex-ufficiale della Milizia, anche lui internato come ebreo sino all’8 settembre, che altre fonti dicono aver militato anche nelle formazioni partigiane piemontesi. Nei primi giorni di maggio del 1945, vestito con la divisa americana da combattimento, Nicolò si recò a Fiume con lo zio Edmondo, ma mentre si trovavano nell’ufficio postale vennero arrestati dai comunisti titini e, con l’accusa di spionaggio a favore dell’Italia, tutti e due fucilati dopo essere stati costretti a scavarsi la fossa”.

    Capitale Europea della Cultura

    In conclusione, il Sen, Carlo Giovanardi ricorda che “nel 2020 Fiume sarà Capitale Europea della Cultura. C’è da sperare – scrive – che dalle tragedie del secolo scorso, che la storia di Edmondo Granitz riassume passando dalla spensieratezza di una passione filatelica a vittima delle barbarie del totalitarismo nazifascista e comunista, possa rinascere quella Fiume cosmopolita e tollerante dove – conclude – convivevano croati, italiani, austriaci e ungheresi prima di essere travolta dai folli nazionalismi del XX secolo”.

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    Last modified on Sabato, 01 Dicembre 2018 13:57