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    Europee 2019. Partiti ai nastri di partenza

    By Christiana Babić Novembre 06, 2018 50
    L’aula del Parlamento europeo a Strasburgo L’aula del Parlamento europeo a Strasburgo REUTERS/Vincent Kessler

    ZAGABRIA | A guardare il calendario sembra che le elezioni 2019 per il rinnovo del Parlamento europeo siano ancora lontane. L’appuntamento è infatti fissato a maggio dell’anno prossimo, precisamente tra giovedì 23 e domenica 26. In Croazia, nel rispetto della tradizione che fissa gli appuntamenti con le urne la domenica si voterà appunto nell’ultimo giorno utile della forbice definita a Bruxelles. Sarà la terza volta e i partiti, almeno stando ai primi annunci, non intendono lasciare troppe cose al caso. Forti anche delle esperienze maturate nel 2013 e nel 2014, HDZ ed SDP annunciano l’intenzione di correre da soli.

    HDZ: voglia di conferme

    “Con tutta probabilità, l’HDZ alle elezioni per il Parlamento europeo si presenterà da sola”, ha detto di recente il presidente del partito, nonché premier croato, Andrej Plenković. Forte della sua esperienza a Bruxelles e Strasburgo, si è detto fiducioso che anche questa volta l’HDZ sarà il partito che otterrà il maggior numero di mandati (attualmente 4, nda), ma ha evitato di pronunciarsi sui nomi dei futuri candidati. “I possibili nomi sono davvero molti e sono tutti eccellenti”, si è limitato a dire. Ha poi elencato i punti di forza dell’HDZ, ovvero la circostanza di essere il partito alla guida di un governo che attua politiche proeuropee e che fa parte della principale famiglia politica europea, il PPE, al cui successo intende contribuire in modo fattivo. Ma per quanto di anticipazioni ufficiali non ce ne siano, diversi sono gli analisti che si dicono praticamente certi che a difendere i colori dell’HDZ anche questa volta ci saranno le attuali europarlamentari Dubravka Šuica, Ivana Maletić, nonché Željana Zovko.

    Nomination in casa SDP

    Anche l’SDP si prepara a presentarsi all’elettorato con una lista monocolore. È quanto emerso dal dibattito sulle candidature che in casa socialdemocratica partono dal basso, dalle organizzazioni regionali. Ecco quindi che cominciano a circolare anche i nomi dei possibili candidati. I più gettonati sono gli attuali due rappresentanti dell’SDP al Parlamento europeo, Biljana Borzan e Tonino Picula. La prima, diventata famosa per la sua battaglia per l’allineamento degli standard di qualità dei prodotti alimentari su tutto il territorio dell’UE, ha ottenuto il gradimento di 17 organizzazioni regionali, mentre Picula può contare sul sostegno di 14 realtà territoriali. Entrambi inoltre, almeno a parole, possono contare sul sostegno del presidente del partito, Davor Bernardić. “Sono entrambi europarlamentari attivi. Purtroppo gli unici attivi tra quelli eletti in Croazia e penso che la gente se ne sia accorta. Non conta soltanto ottenere il mandato, bisogna anche rappresentare i cittadini. Biljana e Tonino lo fanno e possono contare sul mio sostegno”, ha detto il leader dell’SDP. I giochi però sono ancora tutti aperti e i possibili nomi al momento sono circa 30 per 12 posti disponibili sulla lista. Tra questi figurano anche i vicepresidenti dell’SDP, Rajko Ostojić (8 nomination) e Zlatko Komadina (7), Ivana Posavec Krivec (4), Joško Klisović (4), Romana Jerković (3), Davorko Vidović (3), Ranko Ostojić (3). Fermo a un solo sostegno è il leader dell’SDP di Zagabria, il deputato Gordan Maras, che ha già fatto sapere che chiederà al partito di organizzare le primarie. L’ultima parola sulla composizione della lista di candidatura per l’Europarlamento spetterà comunque al Comitato centrale e alla Presidenza che ne annuncia la definizione a inizio dicembre, prima del Congresso del PSE che si terrà a Lisbona.

    La socialdemocrazia è in crisi

    “Bene sarebbe ottenere tre mandati. Stando ad alcune analisi fatte dal PES, è questo il risultato al quale può ambire l’SDP. Dobbiamo consolidarci e confermare queste previsioni. Laddove il risultato dovesse essere inferiore non potremo parlare di un successo. Tre o più mandati sarebbe un ottimo risultato”, ha commentato Tonino Picula, sottolineando l’importanza di tenere a mente che le circostanze sono cambiate molto rispetto al 2014. “Ripetere il risultato di allora è un compito difficile perché la socialdemocrazia in Europa è soggetta a una crisi molto seria. Sono soltanto 4 i Paesi membri dell’UE in cui, da solo o in coalizione, a governare è un partito socialdemocratico”, ha concluso l’europarlamentare.

    DDI, GLAS, PGS + HSS

    Intensa è anche l’attività del blocco liberale riunito nella cosiddetta Coalizione di Amsterdam. Archiviato l’abbandono di Pametno, che annuncia la partecipazione alle elezioni europee e la candidatura di Ivica Puljak, i leader della DDI, del GLAS e del PGS, stanno lavorando in parallelo sia sull’ampliamento della partnership – il dialogo in questo momento li vede impegnati con l’HSS e le previsioni sono ottimistiche – sia sulla definizione delle strategie elettorali. La precampagna dovrebbe iniziare a fine mese e l’obiettivo è quello di continuare ad avere due rappresentanti a Bruxelles e Strasburgo. Per i dettagli riguardo al programma e per conoscere i 12 candidati bisognerà quindi aspettare, ma è certo che sulla lista non ci sarà Ivan Jakovčić. “Ha fatto sapere che non si candiderà e per quanto mi riguarda la vicenda è chiusa”, ha dichiarato a riguardo il presidente della DDI, Boris Miletić. Altrettanto chiara è la leader del Glas, Anka Mrak Taritaš, per quanto riguarda una possibile collaborazione con l’HNS. “Una collaborazione con quanti sono partner di coalizione dell’HDZ e del signor Milan Bandić è esclusa”, scandisce.

    L’HNS apre alle minoranze

    I liberali di Ivan Vrdoljak, però, non si perdono d’animo e dichiarano la loro volontà di raccogliere tutte le forze liberali del Paese, ma anche gli esponenti delle minoranze (“di tutte le minoranze, nazionali, religiose, sessuali”, precisa) per presentarsi al voto di maggio con una lista quanto più forte. Pur essendo principalmente concentrata sulla politica nazionale, l’ex presidente della Commissione per la lotta al conflitto d’interessi, Dalija Orešković, non esclude una discesa in campo alle europee. “Si tratta di elezioni importantissime. Molte questioni che incidono direttamente sulla qualità della vita dei cittadini vengono decise proprio a livello europeo”, spiega. Ragionamento seguito anche dal Most, che punta a ottenere almeno un mandato e fare così il suo ingresso nell’Europarlamento. “Ci saranno delle sorprese”, fa sapere il segretario politico della formazione di liste indipendenti, Nikola Grmoja. Quanto infine a Barriera umana (Živi zid), l’euroscetticismo che contraddistingue il partito di Ivan Pernar e Ivan Vilibor Sinčić non sarà un deterrente. A maggio sulla scheda elettorale ci saranno anche i loro candidati, che – assicurano – saranno tutto tranne che anonimi. E per arrivare preparati all’appuntamento stanno già dialogando con i possibili interlocutori a Bruxelles. Matteo Salvini incluso.

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    Last modified on Mercoledì, 07 Novembre 2018 10:47