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    Il futuro della CNI e i silenzi istituzionali

    By Rosanna Turcinovich Giuricin Ottobre 11, 2018 74

    Ci sono due riferimenti shakespeariani che ben illustrano l’attesa audizione in V Commissione del Comune di Trieste, presieduta da Manuela Declich. La prima, “ci sono più cose tra cielo e terra di quanto possa immaginare la tua filosofia” che i media hanno cercato di far emergere in quest’ultimo mese, combattendo spesso contro un muro di gomma. La seconda, “tanto rumore per nulla”, che è la difesa dell’UPT. È quanto recepito ieri mattina da parte dei consiglieri presenti.


    Le origini... nel 2005
    La verità sta da qualche altra parte, tra ciò che è, ma non si vede, ciò che non viene detto, le responsabilità istituzionali di chi sapeva e non ha fatto nulla per bloccare la crisi sul nascere. Concordi tutti su un punto: il deficit di 300mila euro che pende sulla gestione Benussi-Somma, ha la sua origine nel 2005 e mai sino ad ora (dopo 13 anni) la dirigenza – per sua ammissione – se n’era accorta. Come mai? La cosa è molto grave, significa che non si è trattato di una gestione accorta o comunque competente.
    La colpa, rispondono in coro, è della difficile rendicontazione dell’UPT, che gestisce diversi fondi e diversi bilanci, che vive sugli anticipi espletando un’attività che spesso sballa i saldi.
    I soldi ci sono
    “Ma in effetti i soldi ci sono”, in parte in cassa, in parte nelle promesse del Ministero e della Regione FVG. Dove sta pertanto il problema? ci si chiede dopo due ore di riunione. Nel gioco delle tre carte, qualunque venga scelta, la giusta starà sempre da un’altra parte. Pochi consiglieri sono informati in modo esaustivo sulla realtà dell’UPT e tantomeno sul suo rapporto con l’UI. Per gli altri si è trattato di un incontro “conoscitivo” durante il quale ribadire la propria preparazione o meno, su questioni di carattere finanziario, cercando di sminuire il problema vero.
    Un lavoro fatto col cuore
    “Noi il lavoro lo facciamo con passione, col cuore” ha spiegato la presidente dimissionaria Benussi. A chi dava già per certe e accettate le sue dimissioni, ha ribadito che non è così, per il silenzio della Regione alla sua lettera nella quale rimetteva il proprio mandato nelle mani del presidente Massimiliano Fedriga, soltanto oggi o domani consegnerà le sue dimissioni irrevocabili. O forse no – ci permettiamo di aggiungere – visto che ieri in Commissione molti si sono chiesti se il commissariamento fosse legittimo.
    Informazioni a mezzo stampa
    Tutta colpa dei media che hanno sollevato un polverone “che fa male” ha dichiarato Somma. Anche singoli consiglieri hanno ammesso di aver appreso della faccenda “dai giornali”. Infatti colpisce la loro impreparazione, si sono presentati in aula senza un’analisi più approfondita del tema all’ordine del giorno. I tre invitati a rispondere alle loro domande: Piero Colavitti, Fabrizio Somma e Cristina Benussi, hanno raccontato ciò che credevano più opportuno. Perché non è stato presentato il bilancio? Risposta: “Perché 17 Comunità degli Italiani non hanno consegnato ancora il rendiconto”.
    I ragionamenti di Tremul
    “Falso e fuorviante” commenta in separata sede Maurizio Tremul. “La dinamica è complessa. L’aver aderito ai finanziamenti a progetto della Regione FVG non ha innescato una garanzia di possibile spesa e rendicontazione. Le CI non hanno mezzi da anticipare”. E soprattutto, come era stato spiegato a suo tempo a Gianni Torrenti, già assessore regionale nella Giunta Serracchiani, non sono semplicemente associazioni di cittadini, ma nuclei di una minoranza la cui realtà non può dipendere da bandi e programmi a progetto. Ma nessuno dei presenti ha chiesto delucidazioni a proposito e forse a nessuno importa ciò che la nostra Comunità rappresenta, salvo essere responsabili, se dovesse succedere, della sua scomparsa.
    Il ruolo dei revisori dei conti
    Quindi, mentre si discute se sia il caso o meno di commissariare l’UPT, se Somma e Benussi dovevano sapere di ciò che stava succedendo dentro l’ente, se sia legittimo avere un Collegio dei revisori, “che si riuniscono ogni mese e ci costano un patrimonio” – afferma Somma – totalmente incompetenti, la CNI e soprattutto scuole ed enti, tremano per il proprio futuro. Alla riunione però le nostre CI sono qualcosa di remoto, forse una strana forma insaziabile che succhia linfa all’Italia, alla Regione, all’UPT.
    Se ne parla da più di un mese – avverte il consigliere Bruno Marini – cosa hanno fatto Prefettura, Ministero, Regione? “Siamo di fronte ad una grave inadempienza”, sottolinea. La domanda naturalmente rimane sospesa. Salvo chiarire che da parte dell’assessore regionale alla Cultura, Tiziana Gibelli, non sia mai giunta alcuna richiesta di avere in visione i documenti dell’ente, come aveva dichiarato a suo tempo. Viene anche citata una lettera alla Benussi del 16 novembre 2017 del presidente del Collegio dei revisori dei conti, Massimo Spinetti, nella quale dichiara che “il deficit non è vietato”. E non è vero (come aveva dichiarato al nostro giornale anche il rappresentante del Ministero, Francesco Saverio De Luigi) che non sono state chieste le autorizzazioni al Ministero – dichiara Somma. “Abbiamo applicato il principio del silenzio assenso”.
    Un deficit, non un buco
    Per cui Somma e Benussi avvertono: non si tratta di buco, ma appunto di deficit. Comunque se qualcuno non dovesse rimpinguare i 300mila euro non ancora compensati cosa ne sarà del bilancio UPT? Qualcuno minimizza, dopotutto 300mila euro non sono una grossa cifra. E allora qui conviene “che ogni speranza sia morta”.
    Alla domanda sulle competenze per poter gestire anche i mezzi della legge riservata agli esuli (con consulenze in ambito di progettazione e rendicontazione), Somma spiega che la legge è speculare a quella della minoranza per la quale “le competenze e gli strumenti tecnici interni all’UPT, ci sono”… La riunione termina dopo due ore di domande e risposte: tutti d’accordo sulla salvaguardia dei posti di lavoro dei dipendenti UPT, ma senza alcuna chiarezza sostanziale.

    L’omertà ci sta distruggendo
    La nostra Comunità è sempre stata un’araba fenice, forse riuscirà un’altra volta a risorgere. Noi sappiamo che i soldi sono stati spesi male, per concerti, mostre, pranzi, libri patinati e quant’altro. Che spesso le iniziative non erano concordate, ma imposte alle nostre Comunità. Lo vogliamo dire una volta per tutte, vogliamo rompere quest’omertà che ci sta distruggendo, vogliamo chiedere chiarezza su un rapporto che non è paritario? L’UPT dovrebbe essere al servizio della CNI e non viceversa. Vogliamo spiegare che non siamo delle colonie. O moriremo in silenzio per paura di non toccare gli intoccabili, di non dire le cose come stanno. Chi sa, per favore si faccia avanti o taccia per sempre, ma si prenda anche la responsabilità di quest’eutanasia alla quale ci stiamo consegnando. L’Italia – dice Colavitti – “in tutti gli anni della collaborazione, ha speso per la Comunità italiana complessivi 204 milioni di euro”. Vero, e non è una colpa a nostro carico: anzi, è proprio questo sforzo che impegna tutti a fare chiarezza, a dare anche al pregresso un nuovo valore.

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    Last modified on Giovedì, 11 Ottobre 2018 08:54