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    Va revocata l’onorificenza italiana a Tito

    Va revocata l’onorificenza italiana a Tito Srdjan Ilic/PIXSELL

    TRIESTE | Un impegno, da parte della Giunta regionale FVG, ad attivarsi nei confronti del governo e dei competenti organi statali per modificare la legge n. 178 del 1951, che istituisce l’Ordine “al merito della Repubblica italiana” e disciplina il conferimento e l’uso delle onorificenze, per permettere la revoca di tali titoli di merito anche a persone già decedute e che in passato si siano macchiate di gravi crimini contro l’umanità, cosa oggi prevista solo in caso di esistenza in vita dell’insignito, mentre i deceduti continuano a restare iscritti all’albo ufficiale. Questo quanto si legge nella mozione presentata da Piero Camber (FI) all’Aula e dove, in particolare, si punta alla revoca di tutte le onorificenze conferite al Maresciallo Josip Broz, detto Tito, che risulta ancora oggi Cavaliere di Gran Croce decorato di gran cordone dell’Ordine al merito della Repubblica italiana. Si tratta del titolo onorifico più elevato della Repubblica Italiana – ha sottolineato Camber –, conferitogli nel 1969 dall’allora Capo dello Stato, Giuseppe Saragat. “Ma all’ex dittatore jugoslavo è ascrivibile tutta una serie di crimini, tra cui quelli perpetrati nelle terre giuliano-istriano-dalmate dove migliaia di italiani vennero uccisi e gettati nelle foibe. Tali crimini hanno portato, nel secondo dopoguerra, alla pulizia etnica nei confronti delle popolazioni italiane e venete in Istria, Venezia Giulia e Dalmazia”, ha affermato Piero Camber.
    La mozione è stata approvata in Aula dopo un dibattito articolato. Tra dichiarazioni di voto favorevoli, contrarie e di non partecipazione alla votazione, alla fine sono stati 31 i votanti.
    In 4 hanno espresso il proprio no: Shaurli e Cosolini (Pd),
    Gabrovec (Pd/Ssk) e Honsell (Open Sinistra FVG). Sostegno alla mozione da parte dei Gruppi di FI, Lega, FdI/An e M5S (27 sì). Nessun voto di astensione.

    La posizione di Fedriga

    A esprimersi è stato anche il presidente della Regione, Massililiano Fedriga, che ha affermato di parlare in qualità di consigliere regionale e di cittadino del Friuli Venezia Giulia: “Non sono uno storico, come molti qui. Non ho la capacità di valutare una storia complessa che ha condizionato in modo drammatico queste terre e certamente spero sia una storia che non si ripeta, però ho la consapevolezza che in Friuli Venezia Giulia si sono vissuti drammi incommensurabili, con persone che sono state massacrate. Qui non si tratta di riscrivere la sentenza di Norimberga o la storia stessa, ma solo di ridare un po’ di dignità a quelle famiglie che quel dramma lo hanno vissuto. Dobbiamo ridare loro dignità dopo che lo Stato è stato patrigno. Nessuno può sentirsi offeso perché intendiamo togliere un’onorificenza a chi ha avuto a che fare con le foibe. “Da consigliere regionale, da persona e da triestino voto convintamente a favore di questa mozione, per essere dalla parte delle famiglie maltrattate dalla patria negli anni pregressi”.

    Si sfrutta una tragedia

    “Ho espresso nuovamente la mia contrarietà in Consiglio regionale di fronte alla mozione tesa a sollecitare la revoca dell’ordine al merito della Repubblica italiana concesso nel 1969 al Maresciallo”. Così si è espresso il consigliere regionale Furio Honsell (Open Sinistra FVG), che ha aggiunto: “La mozione stessa è legata al tentativo di sfruttare ancora una volta la tragedia delle foibe, lucrando cinicamente sull’umano e non rimarginabile dolore di chi fu vittima di quei giorni sanguinosi e dissennati. Come sindaco ricordo con orgoglio di aver istituito un Parco dedicato alle Vittime delle foibe. Come persona condanno ogni forma di violenza contro la popolazione civile innocente. Credo anche che condannare non significhi rinunciare allo sforzo di comprendere e storicizzare quanto avvenne, non dimenticando né le violenze seguite alla fine della guerra né quelle commesse dal regime fascista. Questa è una mozione che riapre una condanna, se si vuole costruire il futuro bisogna farlo con messaggi di solidarietà e di inclusione. Soltanto con messaggi positivi si costruisce il futuro di una comunità”.

    Un voto da italiani

    Il Gruppo della Lega si è dichiarato invece a favore della mozione. “La storia si presta a molte interpretazioni – ha commentato il capogruppo della Lega, Mauro Bordin – ma noi crediamo si debba partire da un dato inconfutabile: molti italiani hanno sofferto. Sarebbe incomprensibile da italiani giustificare il mantenimento di questa onorificenza. Il nostro è un voto da italiani”.

    Una battaglia storica della destra

    Il presidente di FdI/An, Claudio Giacomelli, è intervenuto in Aula durante la discussione della mozione affermando il pieno sostegno da parte del suo Gruppo. Giacomelli ha ricordato come questa sia “una battaglia storica della destra italiana”, menzionando la proposta di legge presentata in Parlamento da FdI/An anch’essa con l’obbiettivo di revocare l’onorificenza al maresciallo Tito, per poi continuare ribadendo come “lo stesso Stato che riconosce il dramma delle foibe e dell’esodo istriano, fiumano e dalmata con l’istituzione del Giorno del ricordo del 10 febbraio, allo stesso tempo permette che chi si è macchiato di questi crimini sia insignito della più alta onorificenza dello Stato”.
    Infine, l’esponente di centrodestra ha ricordato che “solamente dopo il 2000 si è iniziato a trattare il tema delle foibe e dell’esodo”.

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    Last modified on Giovedì, 04 Ottobre 2018 11:53