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    Spazio a cinesi, tedeschi e coreani

    By Marin Rogić Settembre 11, 2018 52
    Spazio a cinesi, tedeschi e coreani Dusko Marusic/PIXSELL

    ZAGABRIA | Sono giorni decisivi questi per le sorti della cantieristica croata nell’Alto Adriatico. Oggi a Pola si riuniranno in sessione congiunta il Consiglio municipale e l’Assemblea regionale istriana per discutere della crisi del Gruppo Uljanik con particolare riferimento allo stabilimento navalmeccanico Scoglio Olivi. Giovedì invece per la prima volta nella Città dell’Arena si riunirà il governo croato. All’ordine del giorno in primo luogo vi sarà il destino della cantieristica.

    Il ministro dell’Economia, Darko Horvat, ha confermato che si è alla ricerca di un partner strategico in grado di mantenere in vita la cantieristica sia a Pola che a Fiume. Si sta discutendo con i maggiori gruppi del settore navalmeccanico di Germania, Cina e Corea del sud.

    Si sta negoziando

    Stando al ministro dell’Economia Darko Horvat, lui e il primo ministro Plenković stanno lavorando intensamente affinché i dipendenti dell’Uljanik si vedano assicurato lo stipendio del mese di agosto. Certo è una magra consolazione per i diretti interessati che continuano ad alta voce a chiedere all’Esecutivo di avere risposte concrete sul proprio futuro. Infatti senza un partner strategico affidabile, che controbuisca a rilanciare la cantieristica, le porte dello stabilimento navalmeccanico polese, ma anche di quello fiumano 3. maj, rischiano di chiudersi definitivamente. Per questo motivo ai Banski Dvori sono ben consci della necessità di trovare nuovi partner. Si punta preferibilmente a un grande gruppo operante a livello mondiale che farebbe della Croazia uno dei propri siti produttivi.

    Si cerca un partner importante

    “Sia io che il premier siamo impegnati a dialogare con i principali gruppi che svolgono un ruolo da protagonista nell’ambito della cantieristica navale a livello internazionale. Stiamo parlando con cinesi, coreani, tedeschi. Continueremo a farlo finché non saremo in grado di trovare una soluzione definitiva sia per Pola che per Fiume, ovvero trovare le modalità affinché questi cantieri siano in grado di reggersi da soli sul mercato”, ha dichiarato il ministro Darko Horvat.
    “Da molto tempo sostengo – ha proseguito – che le attuali modalità con cui vengono concordate e finanziate le nuove commesse sia a Pola che a Fiume non sono più sostenibili, per cui dovrà essere trovato un modello differente”.

    Non si esclude il fallimento

    Che la situazione non sia semplice è chiaro da tempo. Il ministro del Patrimonio pubblico Goran Marić, ieri in un’intervista senza troppi giri di parole ha dichiarato che in questo momento sono possibili tutti gli scenari, anche il fallimento del Gruppo Uljanik. Sull’ipotesi fallimento ha detto la sua anche il ministro dell’Economia Darko Horvat che, alla domanda se vi siano più possibilità che la Commissione europea accetti un nuovo piano di ristrutturazione o venga aperta la procedura fallimentare, ha risposto rilevando che l’azienda ha un proprio Consiglio di Vigilanza, un proprio C.d.A. e che spetta a loro decidere. “Detto questo, se questo sincronismo non esisterà più, il governo dovrà prendere in mano la questione e assumersi la responsabilità di decidere in merito”.

    Soluzioni concrete

    I sindacati del cantiere operante del capoluogo quarnerino intanto chiedono al governo soluzioni chiare. Per il tramite del presidente del Comitato sindacale per la salvaguardia del 3. maj, nonché responsabile della sezione locale del Sindacato metallurgico nazionale (SMH), Juraj Šoljić, hanno voluto inviare un messaggio chiaro ai Banski Dvori: “Non venite a Pola se non avete soluzioni concrete”. Ricordiamo che questo giovedì l’Esecutivo si riunirà nella città dell’Arena, con all’ordine del giorno per l’appunto la crisi dell’Uljanik. Nella mattinata di ieri a Fiume si sono date appuntamento tutte le sigle sindacali presenti nel cantiere 3. maj che, come confermato da Šoljić, si riuniranno anche oggi o domani per concordare le azioni successive. Per ora chiedono lo stipendio per il mese di agosto, nonché la restituzione dei 523 milioni di kune di prestito concessi dal 3. maj all’Uljanik, una somma che ritengono necessaria per acquistare i semilavorati indispensabili per proseguire con la produzione. Si esigono pure le dimissioni del Consiglio d’Amministrazione e l’uscita del cantiere fiumano dal Gruppo Uljanik. Parlando del Piano di ristrutturazione dell’Uljanik, Šoljić ha puntato il dito contro la dirigenza del gruppo, sostenendo in quest’ambito che i consulenti sarebbero stati pagati profumatamente, mentre ai lavoratori “è stato venduto fumo”.

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    Last modified on Martedì, 11 Settembre 2018 10:31