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    Governo Šarec e minoranze, collaborazione in sette punti

    By Ilaria Rocchi Novembre 05, 2018 62

    Dall’istruzione al diritto all’informazione, dalla base economica all’implementazione di norme giuridiche già in vigore ma non sempre adeguatamente applicate nella prassi quotidiana – esemplare la questione del bilinguismo zoppicante –, dalla valorizzazione del patrimonio storico-culturale alla legge quadro. Sono i passaggi chiave dell’accordo siglato dal deputato della minoranza italiana, Felice Žiža, con il Governo della Repubblica di Slovenia per quanto riguarda il mandato 2018-2022. Il medesimo testo – e medesimo è il rapporto con l’Esecutivo di Lubiana – è stato siglato anche dal deputato degli ungheresi, Ferenc Horváth; per la coalizione, ci sono i nomi del premier e leader della Lista civica Marjan Šarec, di Dejan Židan per quanto riguarda i Socialdemocratici, di Miro Cerar del Partito moderno di centro, da Alenka Bratušek dell’omonimo partito e da Karl Erjavec, presidente del Partito dei pensionati. Tutti soddisfatti, almeno a parole, del risultato ottenuto. L’intesa raggiunta rappresenta la realizzazione di quanto concordato già in fase di consultazioni, e forse anche qualcosina in più.
    Innanzitutto, va detto che il documento fa riferimento a quegli aspetti che le minoranze nazionali considerano fondamentali per la loro vita e le attività. E quindi che cosa prevede nello specifico? Articolato in sette punti, con questo documento (il testo è stato pubblicato sul sito della Lista Marjan Šarec) i firmatari si impegnano a vegliare “sull’attuazione dei diritti acquisiti dei gruppi nazionali autoctoni”, riducendo il divario purtroppo ancora presente fra il livello di tutela formale e l’attuazione pratica delle disposizioni riguardanti le comunità nazionali autoctone. Se saranno riscontrate eventuali mancanze, lacune o inadempienze, verranno adottate misure specifiche e assicurati i finanziamenti. Le associazioni preposte delle comunità nazionali autoctone parteciperanno a tutti i processi di pianificazione, decisionali, di attuazione e di monitoraggio delle norme di legge. Le parti, “consapevoli dell’importanza del mantenimento delle identità nazionali e culturali”, si adopereranno per il rispetto e l’affermazione “dell’uso pubblico delle lingue italiana e ungherese come lingue ufficiali nei territori d’insediamento delle minoranze autoctone, nonché per l’aumento qualitativo dell’utilizzo delle suddette lingue nell’ambiente sociale”. Nel campo dell’educazione e dell’istruzione, si parla di collaborazione ai fini dello sviluppo del sistema scolastico nella madre lingua delle comunità nazionali autoctone, come pure del proseguimento degli investimenti nell’edilizia scolastica, con diverse ristrutturazioni.
    Particolare attenzione alla stabilità programmatica, finanziaria e del personale dei programmi radiotelevisivi nelle lingue delle due comunità nazionali autoctone – un punto che per certi versi è stato messo alla prova proprio a ridosso dalla firma, dopo che la direzione della RTV Slovenia era uscita con una proposta per il 2019 che prevedeva tagli ai Programmi italiani dell’emittente capodistriana e il blocco del turn over, provvedimenti nel frattempo rientrati in sede di Consiglio di Programma, a Lubiana –, nonché sostengo ai rispettivi media della carta stampata; si provvederà – così nelle intenzioni – alla creazione di un registro del patrimonio storico-culturale delle comunità autoctone con lo scopo di tutelare e valorizzare lingua, identità culturale, storia e tradizioni. Spazio anche alla creazione di una base economica, i firmatari promettono che andranno a implementare l’apparato normativo per giungere, in prospettiva, a una legge quadro per la tutela delle comunità autoctone italiana e ungherese.

    Non è coalizione

    Come rilevato dal deputato della Comunità nazionale italiana, Felice Žiža, si tratta di un importante atto di collaborazione con il Governo sloveno e il pentapartito che lo forma. Non si entra in coalizione, ha specificato. I due deputati delle minoranze nazionali hanno precisato che decideranno caso per caso l’atteggiamento da tenere nei confronti dell’Esecutivo, garantendo il loro sostegno ai progetti e alle soluzioni che saranno in armonia con le necessità di tutti i cittadini, non soltanto di quelli di nazionalità italiana o ungherese. Né Žiža né il collega Horváth intendono fungere da “ago della bilancia” nelle decisioni in Parlamento, ma non esiteranno a farlo in casi particolari (come l’approvazione del Bilancio). Il premier Šarec, da parte sua, ha confermato piena disponibilità della sua compagine ad attuare le norme sui diritti particolari delle Comunità nazionali. A conferma che non intende restare fermo alle promesse, il presidente del governo sloveno ha rilevato che uno dei segretari di Stato del suo gabinetto sarà incaricato di tenere i contatti con i parlamentari Žiža e Horváth, raccogliendo direttamente da loro proposte o rilievi sulle questioni che riguardano da vicino le due Comunità nazionali.

    Voti necessari

    A metà settembre il Parlamento aveva votato la fiducia al nuovo premier di centrosinistra Marjan Šarec, ponendo fine a molte settimane di incertezza dopo che le elezioni di giugno non avevano prodotto un vincitore chiaro. L’ex comico ha ottenuto 45 voti a favore, esattamente la metà del totale dei 90 seggi di cui è composta l’Assemblea; 34 i contrari. Un Esecutivo nato debole, sostenuto da una coalizione parlamentare piuttosto eterogenea, che vede oltre alla presenza della Lista Marjan Šarec (LMŠ, 13 seggi), i Socialdemocratici (SD, 10 seggi), il Partito del Centro Moderno (SMC, 10), il Partito Alenka Bratušek (SAB, 5) e il Partito dei pensionati (DeSUS, 5), con appena il sostegno di 43 parlamentari su 90. Decisivo l’appoggio esterno dei due esponenti delle etnie e soprattutto della Sinistra (Levica), che con i suoi 9 deputati potrebbe ostacolare l’azione governativa, specialmente su determinati temi (riforma del sistema sanitario, pensionistica e privatizzazione).
    La compagine di Šarec, ricordiamo, è formata da sedici ministri, tra cui i vicepresidenti Andrej Bertoncelj (Finanze), Jernej Pikalo (Educazione, Scienza e Sport), Miro Cerar (Affari esteri), Alenka Bratušek (Infrastrutture), Karl Erjavec (Difesa) e i vari titolari dei dicasteri: Boštjan Poklukar (Affari interni), Zdravko Počivalšek (Economia e Teconologia), Andreja Katič (Giustizia), Rudi Medved (Pubblica amministrazione), Ksenija Klampfer (Lavoro, famiglia, affari sociali e pari opportunità), Samo Fakin (Salute), Dejan Prešiček (Cultura), Aleksandra Pivec (Agricoltura, politiche forestali e alimentazione), Jure Leben (Ambiente e pianificazione territoriale), Peter Jožef Česnik (Rapporti con le comunità slovene nei Paesi limitrofi e gli sloveni nel mondo) e Marko Bandelli (Sviluppo, progetti strategici e coesione).

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    Last modified on Lunedì, 05 Novembre 2018 14:29