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    Pensioni, come cambierà la nostra vita?

    By Diana Pirjavec Rameša Novembre 04, 2018 49
    La manisfestazione di protesta contro la Riforma previdenziale La manisfestazione di protesta contro la Riforma previdenziale Daria Deghenghi

    La Riforma previdenziale croata è stata contestata in piazza. A promuovere la grande manifestazione di protesta sono stati i sindacati, le organizzazioni della società civile, semplici cittadini, futuri pensionati e famiglie, accomunati dalla medesima richiesta: quella che il documento, così com’è stato concepito dal Governo e dal ministro del Lavoro Marko Pavić, non venga accolto dal Parlamento. Una riforma ingiusta – è stato ribadito da più parti – che renderà i futuri pensionati ancora più poveri, privati di buona parte dei contributi che hanno versato nel secondo pilastro e penalizzati da un computo che non rende giustizia né è proporzionale allo sforzo e ai versamenti effettuati durante gli anni di servizio.
    C’è poi un altro problema che riguarda la discrepanza tra pensioni regolari e pensioni concesse in base a leggi particolari come le pensioni concesse in base alla Legge sui diritti dei difensori croati. Ciò significa che le pensioni di vecchiaia e quelle anticipate, per chi nei prossimi anni andrà in pensione, potrebbero subire solo minimi rintocchi, mentre un gruppo di pensionati, che gode di particolare tutela, continuerà a percepire quiescenze al di sopra della media. Inoltre, se il provvedimento passa, si lavorerà, a partire dal 2031, fino a 67 anni, e la penalizzazione per ciascun anno di prepensionamento sarà di circa il 4 p.c. ovvero del 20,4 p.c. per cinque anni di ritiro anticipato.

    Proteste in piazza

    La protesta del 20 ottobre in Piazza Europa a Zagabria, a cui hanno aderito rappresentanti del mondo sindacale e quello delle associazioni di cittadini, è stato introdotto dai leader in rappresentanza dei tre maggiori sindacati nazionali: Mladen Novosel (SSSH - Confederazione dei sindacati autonomi), Krešimir Sever (NHS/ Indipendenti) e Vilim Ribić (Matrix dei pensionati croati), i quali da mesi si impegnano affinché la Riforma venga “modificata” in modo da non penalizzare una popolazione già gravemente danneggiata e costretta a vivere facendo grandi sacrifici, come spesso accade con le persone della terza età.
    I sindacati insistono sulla necessità di una minore penalizzazione per chi si ritira prima e richiedono che l’età pensionabile rimanga a 65 anni. Il rischio, ma probabilmente se ne rendono conto in molti, è che avremo sempre più pensioni anticipate, nonostante le penalizzazione e di conseguenza un numero sempre maggiore di poveri, per non parlare dei Fondi pensioni che, visto il grande esodo della popolazione attiva, vuoi per i contributi bassi versati e per una serie di investimenti sbagliati, saranno svuotati in gran velocità.

    Meno di 2.000 kune

    Ricordiamo, la pensione media in Croazia a maggio di quest’anno ammontava a 2.344 kune. Ma questa media è irraggiungibile per numerosi pensionati che percepiscono mediamente l’importo di 2.000 kune. Si tratta di quasi mezzo milione di assicurati, vale a dire 478.327 cittadini, il che rappresenta quasi la metà dei pensionati.
    Un altro problema è rappresentato dalle pensioni dei reduci della guerra patriottica. In questo momento sono state riconosciute a 56.174 difensori e a 14.233 famiglie delle vittime della guerra, ovvero a un totale di 70.407 persone. Solo per queste due categorie lo Stato croato annualmente sborsa 4,7 miliardi di kune. La Croazia finanzia però anche le pensioni di 6782 ex membri dell’HVO, in base ad un accordo interstatale tra la Croazia e la Bosnia-Erzegovina firmato nel 2006. L’importo medio mensile di queste quiescenze è 2964 kune, e il totale del fondo pensione croato all’anno per questa categoria di assicurati è di 241 milioni kune.
    Le richieste dei veterani per il conseguimento dello status di “veterano di guerra con invalidità accertata” (RVI) ai sensi della nuova Legge sui diritti dei difensori croati, che è in vigore dal dicembre dell’anno scorso, si stanno avvicinando a quota 10.000. Nel giugno di quest’anno, solo dopo l’insistenza dei giornalisti, il Ministero della Difesa ha pubblicato le prime informazioni sul numero delle nuove richieste pervenute: nei primi cinque mesi di quest’anno ne sono state presentate 8.490. Da dati recenti risulta che nei tre mesi estivi, da fine maggio a fine agosto, questo numero è aumentato di ulteriori 1.226 nuove richieste. Se continuerà a crescere al ritmo attuale, entro la fine dell’anno si supereranno 10.000 richieste, come scrive il quotidiano “Jutarnji List”. La pensione media per la categoria degli invalidi di guerra è di 5.615 kune, praticamente il doppio di una pensione civile.

    Un sistema sostenibile

    Il ministro del Lavoro, Marko Pavić, ha cercato di spiegare le ragioni di questa manovra rilevando che “la completa riforma del sistema previdenziale ha lo scopo di assicurare la sua sostenibilità a lungo termine, procedendo di pari passo all’innalzamento e all’adeguamento delle pensioni. Ciò che vogliamo fare è dare la possibilità alle persone di tornare al primo pilastro dopo il pensionamento e, così, ottenere l’integrazione del 27 per cento. In questa maniera si risolverà il problema dell’aggiunta del 27 per cento anche per coloro i quali nei prossimi 10, 15 o 20 anni non avranno capitalizzato a sufficienza i risparmi nei fondi pensionistici del secondo pilastro”. Non ha dato spiegazione però su come si procederà nei confronti di coloro che magari, avendo una paga superiore alla media, hanno capitalizzato nel secondo pilastro ingenti mezzi. Dovranno regalarli allo Stato in cambio di una misera aggiunta del 27 p.c. sulla pensione di base?
    Si parla poco del secondo pilastro. Tant’è vero che sono rari coloro che sono informati del fatto che l’importo accumulato nel secondo pilastro può venir ereditato dal coniuge o da eredi legittimi. Ma ad una condizione: che al momento del decesso il cuius sia ancora in rapporto di lavoro. Una volta che viene aperta la pratica per l’ottenimento della pensione questa prerogativa non vale più.

    Lavoro part time

    Il ministro Pavić, nel difendere a spada tratta la riforma ha aggiunto che i pensionati, quelli attuali e quelli futuri, potranno lavorare. “Non solo coloro che hanno maturato 40 anni di servizio e contribuzione (e rappresentano solo il 20% del totale), ma anche coloro che hanno anticipato il pensionamento, potranno lavorare 4 ore e ricevere la pensione nella sua interezza”. Rilevando che al momento servono 28 miliardi di kune per il pagamento delle pensioni e che 21 vengono assicurati dai contributi mentre ben 17 vengono prelevati dal Bilancio dello Stato, Pavić ha asserito che “l’unica soluzione possibile è aumentare l’età lavorativa. Perciò il governo insiste sul fatto che già dal 2031 si vada in pensione a 67 anni d’età. Naturalmente un sistema previdenziale sostenibile si fonda su un numero sufficiente di contribuenti e la miglior assicurazione è fare in modo che il numero di coloro che versano i contributi continui a salire” - ha spiegato il ministro. Ma il grande calo demografico e il grande esodo di professionisti potrebbero scombinare i calcoli del ministro.

    I mille dubbi

    Lo stipendio medio in Croazia è tre volte inferiore rispetto ai salari nell’Europa occidentale. Quello croato ammonta infatti a 684 euro, mentre in Lussemburgo, per fare un paragone, raggiunge i 3.151 euro. Tra i 28 paesi dell’Ue, la Croazia si è classificata al 21.esimo posto, con uno stipendio medio mensile di 5.130 kune.
    Ben 11 Paesi Ue vantano un salario superiore a 2.000 euro ed è questo il bacino più attraente per gli emigranti economici. I discreti risultati economici hanno inciso sulla media del 2018, quindi a luglio il salario croato netto medio è stato, secondo l’Ufficio centrale di statistica, di 5504 kune. Rispetto allo stesso periodo del 2017, lo stipendio netto medio è superiore del 2,5%. La media, ovviamente, non parla mai abbastanza dello standard; un quadro più preciso indica in realtà che lo stipendio mensile è circa tre volte inferiore alla media dell’Europa occidentale, mentre i prezzi della maggior parte dei beni e dei servizi sono praticamente allineati, a causa dell’elevata tassa sul valore aggiunto (IVA).
    Negli ultimi quattro anni gli stipendi sono cresciuti di circa il 13%. Tuttavia in un paese come l’Austria questo è il livello di crescita annuale, mentre in Croazia è di circa l’1,25 per cento all’anno, solo la Slovacchia è dietro di noi. Secondo i dati della Banca Mondiale, quasi la metà della popolazione mondiale sopravvive con 35 kune al giorno o 1.056 kune al mese. Sia come sia i versamenti nei fondi pensioni, considerato l’importo delle paghe, non garantiranno agli attuali lavoratori una pensione decente. Bisognerà inventarsi nuove forme di introiti.
    Insomma, la pensione per molti, soprattutto per quelli nati dal 1962 in poi, sarà insufficiente a coprire le spese di base. Ce lo dice la statistica, non certo la politica. A meno che... la classe politica al potere non si renda conto che la sua missione è servire i cittadini, non certo le lobby che stanno rosicchiando quel poco di risorse che rimangono al Paese.

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    Last modified on Domenica, 04 Novembre 2018 18:14