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    Regione FVG. Il leghista Fedriga futuro governatore?

    By I. R. Aprile 25, 2018 1170
    Regione FVG. Il leghista Fedriga futuro governatore? Željko Jerneić

    Il Friuli Venezia Giulia ritorna nelle mani del centrodestra. Secondo i sondaggi, infatti, non sembra esserci partita. Il Partito democratico esce di scena e lascia la poltrona del governatore al leghista Massimiliano Fedriga. Il prossimo 29 aprile si terranno le elezioni regionali in Friuli Venezia Giulia. Non si tratta di una consultazione semplice e scontata, ma del primo vero test elettorale dopo le elezioni nazionali del 4 marzo e proprio per questo interessante dal punto di vista politico, sia in riferimento agli esiti delle politiche che agli equilibri interni alla coalizione Lega Nord – Forza Italia. Ma, in particolare, le tensioni romane influenzeranno, e in quale misura, il voto nel FVG? Per il capo della Lega, Matteo Salvini, quel che accade nella capitale non avrà alcuna ripercussione sulla corsa regionale.

    Dunque, si uscirà alle urne fra meno di due settimane. È la dodicesima tornata elettorale nella storia della Regione Autonoma e la quarta con la scelta diretta del Presidente della Giunta regionale. Contemporaneamente al voto per il rinnovo del Consiglio regionale, si terrà anche quello per l’elezione dei Consigli e dei Sindaci di 19 Comuni, nonché i referendum consultivi sulle modifiche di alcune circoscrizioni comunali (la richiesta di fusione tra i Comuni di Aquileia e Terzo d’Aquileia e quella tra Raveo e Villa Santina).

    Partita a quattro

    Undici le liste ammesse (erano dodici quelle depositate, ma successive verifiche hanno portato all’esclusione del partito autonomista “Acuile dal Friûl”, capitanato da Isa Dorigo). Alla linea di partenza quattro candidati a Presidente: in pole position, il leghista Massimiliano Fedirga, esponente del centrodestra (Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia, Progetto FVG e Autonomia Responsabile); al secondo gradino l’ex sindaco di Pordenone e attuale vicepresidente della Regione, Sergio Bolzonello, in lizza con il centrosinistra (Partito democratico, Cittadini, Slovenska Skupnost e Open Sinistra FVG), avanti di un soffio dal pentastellato Alessandro Fraleoni Morghera; dietro a tutti, Sergio Cecotti, già governatore nella Regione dal 1995 al 1996 ed ex sindaco di Udine dal 1998 al 2008, per il Patto per l’Autonomia. 
    Lo scenario di questa partita appare meno incerto rispetto a quella del 2013 (le elezioni si tennero il 21 e 22 aprile), quando l’attuale presidente uscente, Debora Serrachiani – sostenuta da una coalizione formata da Partito democratico, Sinistra Ecologia Libertà, Italia dei Valori, Slovenska Skupnost, Cittadini per Debora Serracchiani Presidente –, era riuscita a riportare il centrosinistra alla guida della Regione. Fu un testa a testa fino all’ultimo voto, ma alla fine il governatore Renzo Tondo del centrodestra (Popolo delle Libertà, Lega Nord, Partito Pensionati, Autonomia Responsabile, Unione di Centro, La Destra) Renzo Tondo, che a sua volta nel 2008 aveva battuto Riccardo Illy, dovette cedere. Lo scarto fu minimo, circa 2.000 voti. L’esponente pidiessina raccolse il 39,39% delle preferenze, il forzista totalizzò il 39%, mentre il Movimento 5 Stelle (con Saverio Galluccio) ottenne il 19,2% delle schede. 
    All’epoca uno strascico polemico investì la Comunità nazionale italiana in Croazia e Slovenia, perché ci fu chi (come l’on. Renzo de’ Vidovich) speculò sul contributo degli elettori italiani provenienti da Istria e Fiume alla vittoria di Serrachiani. Una fetta di elettorato, quello dei “rimasti”, che nutriva simpatie nei confronti del centrosinistra. La stessa Serrachiani si recò in Istria a fare campagna elettorale, mentre furono organizzati pullman dalla Slovenia e dalla Croazia che portarono gente a votare alle regionali del FVG. I connazionali dell’istro-quarnerino guardano con un certo interesse alle vicende della Regione FVG, considerato che finanzia, per il tramite dell’Università Popolare di Trieste, iniziative culturali a favore degli italiani dell’ex Jugoslavia. Cinque anni fa si schierarono con il centrosinistra, ma oggi l’atteggiamento potrebbe essere cambiato. Le recenti modifiche alla legge regionale che disciplina l’erogazione di questi fondi ha suscitato malumori nei confronti della Giunta uscente del FVG, in quanto l’Unione Italiana – associazione che rappresenta la CNI in base a trattati bilaterali – viene considerata potenziale “beneficiaria e destinataria di contributi, al pari di altre associazioni”(come ha sottolineato l’assessore Gianni Torrenti). Alle recenti politiche, anche in seno alla CNI è prevalso il centrodestra, almeno in Croazia, dove gli elettori sono più numerosi (qui Lega & partner si sono aggiudicati oltre il 30%). 

    Il grande favorito

    Oggi Serrachiani si chiama fuori (non si ricandida), mentre il centrosinistra, ansimante, è in piena crisi; il popolo dei pentastellati contina ad acquistare punti (vicino al 25-25%), ma è ancora distante dal centrodestra, nella fattispecie dal Carroccio, che si attesa primo partito in regione con un consenso attorno al 30%. Dunque, si profila un trionfo schiacciante della coalizione di centrodestra, con Fedriga che naviga con largo vantaggio rispetto a Bolzanello e Fraleoni Morgera. 
    Fedelissimo del leader Matteo Salvini, classe 1980, laurea in Scienze della comunicazione e master in gestione e analisi della comunicazione, si è dato fin da subito alla politica, diventando, scoglio dopo scoglio ma senza grossi ostacoli, il numero due del Carroccio. Ottenuto il secondo mandato in Parlamento (è anche capogruppo alla Camera della Lega), la sua avventura a Montecitorio potrebbe essere molto breve: oggi pare davvero a un passo dal riportare un presidente leghista alla guida della Regione dopo dodici anni. Alla realizzazione di questo suo sogno manca solo il responso delle urne. E al momento appare improbabile che ci possano essere grandi sorprese il prossimo 29 aprile. 

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