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    Riformare senza cambiare. Si può?

    By Diana Pirjavec Rameša Settembre 09, 2018 111
    Andrej Plenković e Zdravko Marić Andrej Plenković e Zdravko Marić Robert Anic/PIXSELL

    Riforma fiscale: forse è la volta buona. I dati relativi alle iniziative che il governo croato intende intraprendere in ambito fiscale sono stati presentati ai media qualche giorno prima di Ferragosto. Le informazioni illustrate rappresentano solo una sintesi di quello che, a partire da settembre, verrà inoltrato al Parlamento. Purtroppo, ci sono parecchie incognite. Una, ad esempio, riguarda il settore della sanità: non si riesce a capire come verranno effettivamente allocati i mezzi provenienti dai numerosi tagli previsti. In ogni caso, è importante che qualche cosa si stia muovendo. anche perché la mancata applicazione delle riforme, quella della pubblica amministrazione, della sanità pubblica, dell’assetto territoriale, quella fiscale, che si trascina da decenni, soffoca l’economia nazionale, blocca la crescita e rende il Paese meno concorrenziale rispetto ad altri.

    Ma veniamo ai dati concreti relativi alla riforma fiscale annunciata dal ministro delle Finanze, Zdravko Marić. L’imposta sul valore aggiunto, quella generale, non viene ritoccata e rimane stabile al 25 per cento. Il governo taglia invece la tassazione sui prodotti agricoli: qui il PDV (IVA) passa dal 25 p.c. al 13 p.c. e lo stesso vale per il reparto ittico, la carne, l’ortofrutticolo e i pannolini per i bambini. Vengono aboliti due tipi di contribuzione che vanno a carico dei datori di lavoro: non si pagherà più la tassa per l’occupazione (1,7 p.c. sull’importo lordo) e i contributi per la sicurezza sul lavoro (0,5 p.c.), tassa quest’ultima che veniva trasmessa all’HZZO (Fondo assicurativo sanitario), mentre la tassa dell’1,7 p.c. era destinata all’Istituto per il collocamento al lavoro.
    Questi due contributi assicuravano alle casse dello Stato 2,1 miliardi di kune che ora verranno a mancare. Forse è questa una delle ragioni per cui la tassa generale sul valore aggiunto (PDV) deve rimanere a quota 25. Si tratta, è bene sottolineare, di una delle tasse più alte in Europa.
    Ci sono altre novità che mettono paura ai proprietari delle piccole imprese come le S.s.r.l. (J.d.o.o.) il cui imponibile sul reddito per i direttori (in genere si tratta di un amministatore unico) dovrebbe passare da 5213 a 9500 kune.
    Un vero e proprio tsunamini per chi svolge attività “semplici” o per chi deve appena aprire una società. Ma anche qui c’è polemica perché i “direttori” in realtà pagano meno contributi rispetto al guadagno realmente percepito. E questo va corretto. Novità anche per il settore del turismo, dove si andrà a incidere sulle cifre collegate alle capacità ricettive: la tassa potrebbe variare dalle 700 alle 1500 kune annue per letto dato in affitto.

    Aumenta pure la contribuzione

    per l’assicurazione sanitaria da 15 a 16,5 p.c. La sanità croata è in ginocchio ed il Ministero della salute spera che in tal modo assicurerà maggiore continuità dei finanziamenti rivolti agli istituti preposti alla sanità che operano quasi tutti con il bilancio in rosso. Da questo aumento lo Stato pensa di incamerare circa 1,35 miliardi di kune. Uno dei pochi ospedali che riesce a gestire bene le proprie risorse è il Centro clinico ospedaliero di Fiume; Spalato, ad esempio, ha un limite di 53 milioni di kune, ma per far fronte alle necessità sfora il bilancio di alcune decine di milioni, che poi il Fondo sanitario gli contesta.
    Gli ospedali croati nei primi 8 mesi dell’anno scorso hanno registrato perdite pari a 550 milioni di kune.
    Per quanto riguarda il 2018 ci sono delle proiezioni stando a cui, per fare un esempio, il debito nei confronti delle aziende fornitrici di farmaci potrebbe raggiungere ben 1 milione di kune. Cifre da capogiro. Per questo motivo l’ aumento della contribuzione a titolo di assicurazione sanitaria è indispensabile, ma è difficile capire se sarà sufficiente a coprire le perdite che si sono accumulate in questi anni e che riguardano solo in parte i debiti verso i fornitori. Nel 2017 il governo croato ha dovuto intervenire con un “supporto” finanziario a beneficio degli ospedali pari a 1,267 miliardi di kune. Una goccia in un oceano di debiti che ha permesso agli istituti sanitari di sopravvivere e far fronte ad una parte dei debiti.

    Ricchi ancora più ricchi

    Il governo vorrebbe modificare anche la tassazione sugli stipendi, soprattutto quelli alti. In questo momento per la categoria di salari che supera le 17.500 kune è prevista una tassazione del 36 p.c.. Ora le regole potrebbero cambiare per chi guadagna molto più della media. La tassa del 36 p.c. dovrebbe venir applicata sui redditi superiori alle 30mila kune. La spiegazione ufficiale per questo importante intervento in cui la tassazione delle paghe alte viene spostata da 17,5mila a 30mila kune è che in tal modo numerosi medici, specialisti del settore dell’IT, qualifiche professionali richieste, saranno stimolati a rimanere in Croazia, invece di andare all’estero. Ma sarà poi così? Indubbiamente il reddito di questa fascia di dipendenti aumenterà e non di poco, mentre chi guadagna poco non trarrà grandi benefici. Bisognerà vedere poi se questo modello di tassazione avrà un effetto positivo sull’andamento demografico e se riuscirà a fermare il grande esodo di giovani laureati dalla Croazia.
    Si ha l’impressione che questa riforma vada a scapito di chi guadagna poco e sia stata “costruita ad arte” per favorire chi in realtà sta già bene. Un operaio con un reddito di circa 5mila kune al netto potrà trarre ben pochi vantaggi, forse potrà contare su qualche centinaio di kune in più rispetto a quanto percepito fino ad oggi. Chi invece ha un reddito alto guadagnerà molto di più.
    È difficile parlare di eventuali benefici della riforma fiscale: se da una parte ci sarà spazio per qualche aumento in busta paga, non bisogna dimenticare che già quest’estate i prezzi hanno iniziato a lievitare e non di poco. Inoltre, nei giorni dell’euforia per i Mondiali di calcio, il governo ha aumentato il prezzo del carburante, come pure quello delle autostrade e tutto ciò ha inevitabilmente scatenato rincari a catena. Al rientro dalle vacanze ci imbatteremo di sicuro in bollette più alte rispetto a quelle dell’autunno scorso. Sarà una doccia fredda, soprattutto per chi ha i figli a scuola o per chi appartiene alla fascia dei meno abbienti.

    Numerose incertezze

    Numerosi commentatori politici hanno messo in rilievo il fatto che le novità esposte dal ministro Marić, affiancato per l’occasione dal premier Andrej Plenković, non possono essere considerate delle riforme vere e proprie. Riformare significa cambiare alla radice e non intervenire, come invece potrebbe accadere, con eventuali aggiustamenti. Il passo che dovrebbe precedere qualsiasi riforma è la constatazione che l’attuale sistema fiscale non funziona. Ma ciò non è stato fatto. Bisognerebbe proporre un sistema diverso, basato su nuovi parametri, in sintonia con le dinamiche fiscali reali, un documento proiettato verso il futuro.
    L’intervento, invece proposto dal Ministero delle Finanze migliora sì, ma non di molto, l’attuale sistema fiscale dello Stato.
    “Siamo purtroppo ancora lontani dalle riforme che devono essere sistemiche e dunque condotte non solo dal Ministero delle Finanze, ma concertate a livello interministeriale e coordinate dal presidente del governo il quale ha una grande responsabilità” - sostiene l’economista Guste Santini.

    Alcuni esempi

    In questi giorni vediamo che l’annunciata riforma scolastica stia subendo degli arresti. Mancano attrezzature informatiche anche per quelle scuole che da settembre saranno coinvolte nella prima fase della riforma. Per non parlare della sanità, praticamente al collasso. Siamo testimoni di inefficienza e malagestione un po’ ovunque.
    In questo momento non si prospettano cambiamenti radicali, bensì solo tentativi di razionalizzare.
    Il pacchetto di riforme dovrebbe introdurre pure la tassa sulla casa. Ma con il Catasto in disordine, come si fa a stabilire gli importi? L’esperienza italiana, e non solo italiana, ci insegna che la tassazione sugli immobili rappresenta una grande spesa per le famiglie e un grande rischio per le fasce meno abbienti.
    I cittadini in Croazia vivono in abitazioni di loro proprietà. Il passaggio dal sistema socialista a quello capitalista è stato caratterizzato, per quanto riguarda il settore immobiliare, dalla possibilità di riscattare l’appartamento di proprietà sociale e di sostituire la locazione con un vero e proprio foglio di proprietà. E anche i prezzi per il riscatto degli ex appartamenti statali è stato modico, per cui tutti coloro che hanno potuto hanno acquistato, perlomeno l’immobile in cui abitavano. Ora arriva la tassa sulla casa, che non rende felice nessuno, a parte l’erario che potrà assicurare allo Stato e alle autonomie locali consistenti introiti.

    Inefficienze burocratiche

    I principali fattori di rischio per l’economia croata arrivano da inefficienze burocratiche e dal debito estero. Nel 2015, con una crescita del 2,2%, la Croazia è uscita dalla lunga recessione iniziata nel 2008 a seguito della crisi finanziaria internazionale, il cui impatto ha determinato una perdita del PIL del 13% circa dal 2008 al 2014 (con l’industria contrattasi del 26% e i servizi di oltre il 7,0%). Il recupero economico è partito dalla domanda estera, soprattutto per il turismo, che già sul finire del 2014 aveva fornito un contributo positivo al PIL.
    In seguito, la fase ciclica si è rafforzata da un lato grazie alla domanda interna per consumi privati, favorita dalla riduzione del tasso di disoccupazione e dall’aumento del reddito disponibile per effetto della riduzione della pressione fiscale, e dall’altro grazie alla domanda per investimenti. Quest’ultimo fattore, dopo l’uscita del Paese dalla procedura per deficit eccessivo e lo sblocco dei fondi europei, ha continuato a sostenere la crescita del PIL nel 2016 (3,0%) ed è previsto che continueranno ancora ad essere il principale motore della crescita anche nel 2018. In particolare, nel corso del primo semestre 2017 il PIL è cresciuto del 2,7%, ecco allora che la dinamica del PIL è prevista rimanere robusta anche nel 2018 al 2,8% circa.

    Contenere l’inflazione

    L’obiettivo della politica monetaria della Banca Centrale Croata (HNB) è contenere l’inflazione anche tramite interventi nel mercato valutario per stabilizzare il cambio Kuna/Euro. L’assenza di pressioni inflazionistiche ha da tempo indotto l’ HNB a stimolare la liquidità nel sistema economico: a maggio del 2012 il coefficiente di riserva obbligatoria venne ridotto dal 15% al 13,9%, successivamente alla fine del 2014 è stato ridotto fino al 12%.
    Negli ultimi mesi il cambio è rimasto sostanzialmente stabile oscillando attorno a 7,3 kune per euro. Se nel breve periodo la kuna resterà soggetta a lieve volatilità, su un orizzonte di medio/lungo termine gli analisti prevedono una sostanziale stabilità del cambio nominale.
    Il Global Competitiveness Index (GCI) calcolato dal Word Economic Forum ha individuato diversi elementi presenti nel sistema economico e istituzionale croato che ne frenano le potenzialità economiche. Sulla base del GCI, tra il 2009 e il 2017 la Croazia ha migliorato solo di poco il suo punteggio arrivando a 4,1 (su una scala da un minimo di 1 a un massimo di 7). L’indice evidenzia nel sistema burocratico e nel sistema fiscale i principali fattori che ostacolano la competitività croata, mentre l’indebitamento estero oltre l’80% del PIL insieme all’elevato debito pubblico (81,5%) rappresentano i maggiori squilibri macroeconomici del Paese. Tuttavia, in linea con gli altri Paesi dell’Area SEE, come ad esempio Romania e Serbia, negli ultimi mesi i Credit Default Swap sul debito croato si sono ridotti e sono scesi al livello corrente di 112pb grazie ai miglioramenti osservati nel deficit pubblico e al contenuto premio al rischio.

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    Last modified on Domenica, 09 Settembre 2018 19:32