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    Soggettività all’UI e autonomia alle CI

    By Ilaria Rocchi Luglio 22, 2018 203
    Maurizio Tremul Maurizio Tremul Željko Jerneić

    Maurizio Tremul è il nuovo presidente dell’Unione Italiana. Il secondo, dall’introduzione nel 2010 del suffragio diretto e universale. Subentra a Furio Radin, che in queste vesti ha esercitato l’incarico per otto anni, in precedenza (2006-2010) come presidente dell’Assemblea. Infatti, quand’è nata l’associazione, il ruolo di presidente coincideva con quello di primo uomo del “parlamentino”, e in questo periodo si sono susseguiti nella massima carica il rovignese Antonio Borme (1991-1992), l’umaghese Giuseppe-Pippo Rota (1992-2002) e il polese Furio Radin, come si diceva, che con Tremul ha formato la lista Orgoglio Italiano. A capo della Giunta esecutiva dal 1991 a oggi – con una parentesi da presidente dell’Assemblea nel 2002 al 2006, quando l’Esecutivo era stato retto dal rovignese Silvano Zilli –, oggi, con l’imprimatur di 4.504 connazionali volta un’altra pagina della sua vita e del suo impegno nell’ambito della Comunità nazionale italiana in Croazia e Slovenia. Non è mancato il dissenso, o una certa perplessità, espressa dalle 458 schede bianche e 271 nulle. La contestazione arriva dalle “capitali” dell’ex Svolta, il gruppo consiliare d’opposizione (lo definiamo così per comodità) nella precedente Assemblea: a Pisino 100 schede tra bianche e nulle su 125 votanti, a Rovigno 97 (su 160 votanti), a Fiume 47 (su 262 votanti), a Verteneglio 60 (su 226 votanti); da rilevare poi quelle della parte slovena, dove ad eccezione del 100 per cento di sì ottenuti ad Ancarano e un forte sostegno nella Comunità degli Italiani “Dante Alighieri” di Isola, nonché nella natia Bertocchi, incassa meno dell’80 per cento dei consensi (la media generale è dell’88,09%). Ma è stata una sfida strana e un post-elezioni altrettanto anomali. Tremul l’8 luglio ha corso insieme con Marin Corva, suo partner della lista Uniti per l’Unione e nuovo presidente della Giunta esecutiva. La disputa era tra Corva e il suo antagonista Damiani, ma questi ha impostato quasi tutta la campagna elettorale in chiave anti-tremuliana. 

    I detrattori di Tremul cavalcano in questi giorni il recordo negativo dell’affluenza alle urne, in media poco più del 17 per cento; nelle precedenti consultazioni era circa del 24%, attorno al 28% nel 2010, più del 32% nel 2006 e del 40% nel 2002, del 50,6 nel 1998, del 57,49% nel 1993 e di quasi l’85% nel 1991. Ma erano altri tempi. Tra le Comunità degli Italiani che hanno registrato la peggiore partecipazione in assoluto vi sono proprio quelle cosiddette grandi e storiche, come Pola (3%), Fiume e Rovigno, entrambe con circa il 7%. All’indomani delle consultazioni, c’è stanchezza e un po’ di amarezza per le polemiche, ma non sembra aver perso la voglia di rilanciarsi e di ripensare al suo nuovo incarico. L’ultimo ai vertici dell’Unione Italiana.

    Una data infausta

    È stata registrata una scarsa adesione al voto. Come si spiega questa disaffezione nei confronti della politica UI? La preoccupa che ciò possa avere delle ripercussioni, soprattutto a Roma e Trieste?

    “Leggo la volontà di addossare a me tutta la responsabilità di tutto ciò che non funziona nella Comunità nazionale italiana in Croazia e Slovenia, compresa la poca affluenza. Si sta dimenticando che io e Furio Radin come Orgoglio Italiano abbiamo condiviso tutte le scelte principali, strategiche, fatte in questi dodici anni, e si dimentica che ci sono altri rappresentanti, di altre istituzioni che contribuiscono a fare la politica dell’UI. Detto questo, eravamo consapevoli del rischio di un’affluenza bassa, per una serie di motivi tecnici. Innanzitutto, era sbagliata la data dell’8 luglio. L’altro fatto che ha giocato a nostro sfavore è stato l’entrata in vigore, il 25 maggio scorso, del Regolamento generale sulla protezione dei dati personali, che ha impedito all’Unione Italiana di fare la centralizzazione degli inviti al voto, come abbiamo fatto quattro anni fa. Se si fosse andato al voto come auspicavo io subito dopo l’Assemblea di Buie, quando sono naufragate le modifiche statutarie oltre personam, ossia prima del 25 maggio, avremmo evitato l’applicazione della normativa sulla privacy, avremmo potuto fare una capillare informazione e sono certo che avremmo avuto una percentuale non dico bulgara di partecipanti, ma sicuramente più alta. E questo ce l’hanno confermato tantissimi connazionali.”
    “Va anche detto che il clima di scontro, di conflittualità a volta anche molto accesa, più sul personale che sui contenuti, non ha di certo aiutato le persone a partecipare. Poi ci sono altri motivi che hanno portato a questa situazione e sui quali va fatta una riflessione seria, generale, che deve coinvolgere non solo l’Unione Italiana e i suoi dirigenti, ma anche le Comunità degli Italiani, le istituzioni, tutto il mondo minoritario. E non solo. Noi tendiamo ad avere una reazione schizofrenica su quello che succede nella CNI e tendiamo a dare a colpa di quello che succede al nostro interno ai nostri dirigenti, come se noi fossimo un corpo avulso dalla società in cui viviamo, Croazia, Slovenia, il contesto italiano ed europeo. C’è una disaffezione generale verso la politica. A livello nazionale non si va oltre il 50 per cento, alle amministrative nel Friuli Venezia Giulia lo stesso, a quelle locali in Croazia l’affluenza era sotto il 40 per cento, alle europee quattro anni fa del 25 per cento, per non parlare dei Consigli regionali delle minoranze e così via. Non è per relativizzare e sfuggire dalle responsabilità, ma penso che dobbiamo contestualizzare certi fenomeni che stanno avvenendo perché noi non siamo un corpo estraneo, subiamo il clima generale, che nella CNI, come in tutti i corpi minoritari, diventata ancora più forte. È vero, dovremo trovare delle ricette per coinvolgere di più i connazionali nell’attività della CNI in toto, però dobbiamo anche tener conto del fatto che siamo parte di un trend europeo”.

    Teme che questo dato possa essere strumentalizzato?

    “Siamo l’unica o una delle poche organizzazioni che elegge i propri rappresentanti con questo sistema. Ci sono altre associazioni, anche governative, che non hanno questo tipo di investitura ma sono fatte da illuminati o trovano un sistema di elezione dei propri rappresentanti che non va a dare i risultati di chi sono gli iscritti, di chi sono quelli che sono andati a votare, eppure hanno tutta la legittimità di rappresentanza che gli viene riconosciuta dagli Stati. Quindi, se qualcuno vorrà speculare, lo potrà fare, ma io credo che in un contesto in cui le nostre aziono sono tutte ispirate eticamente, in cui abbiamo tutti un rapporto morale, corretto e coerente, non ci saranno o non dovrebbero essere conseguenze”.

    La cni è cresciuta

    Complessivamente, quali propositi, tra quelli principali, sono stati realizzati e quali invece no?

    “Potrei enumerare tutti i risultati e tutti gli obiettivi che sono stati raggiunti perlomeno in questi due mandati in cui io ho guidato la Giunta esecutiva dopo le elezioni pubbliche e dirette, però se ci fermiamo su alcuni obiettivi strategici, direi innanzitutto che siamo riusciti a mantenere e difendere l’unitarietà della CNI, anche dagli attacchi recenti. Ma, come avviene per la libertà e la democrazia, bisogna continuare a lavorare per conservarlo. L’altro obiettivo che abbiamo raggiunto in molti settori è l’uniformità di trattamento della CNI. E anche in questo caso è un processo che non termina. È stato fatto, tanto ma bisogna a continuare a lavorare. Citerò a esempio, perché d’attualità, la questione del ruolo del seggio specifico al Sabor. È stato proprio grazie all’unitarietà e all’uniformità di trattamento che abbiamo ottenuto noi come UI, nei primi anni Novanta del secolo scorso, che il modello sloveno venisse applicato anche in Croazia. C’è poi l’estensione dei diritti a tutto il territorio di insediamento storico della CNI partendo dall’ex Zona B. Qui siamo riusciti in parte a ottenere quello che prevede il Trattato bilaterale italo-croato sulle minoranze, che è un altro obiettivo raggiunto. Ovviamente, ci sono ancora tantissimi margini di miglioramento, soprattutto nella Regione Litoraneo-montana, a Fiume, ma anche in Slavonia e in altre realtà. Anche il seggio specifico l’abbiamo ottenuto, ma è da tutelare con tutti i mezzi a disposizione. Voglio ricordare ancora il Memorandum trilaterale italo-croato-sloveno sulle minoranze, che ha consentito a tutti noi di mantenere l’unitarietà e che ha portato poi alla registrazione dell’UI in Slovenia con uno status particolare. Sono state aperte Comunità degli Italiani in molte località dove erano state chiuse dopo la Seconda guerra mondiale e ciò ci ha consentito di affermare anche lì la presenza italiana. Abbiamo esteso la rete scolare e prescolare, con nuovi indirizzi e nuovi asili o sezioni. Sono nate nuove istituzioni, come il ‘Carlo Combi’, nuovi Dipartimenti di Italianistica nelle Università. Abbiamo consolidato le istituzioni esistenti, alcune hanno passato dei momenti di crisi e abbiamo contribuito a risanarle. Abbiamo esteso il bilinguismo e anche qui va detto che molto è stato fatto però tanto va ancora portato avanti perché se noi guardiamo ad alcune realtà dell’ex Zona B formalmente all’epoca della Jugoslavia certi diritti linguistici erano meglio regolati di oggi. Tutte le Comunità hanno ampliato le loro attività, le istituzioni stanno facendo un lavoro più articolato rispetto a quello che di prima, abbiamo coinvolto tantissimi giovani, avviato nuove attività che ci vedono i vedono compartecipi, co-organizzatori o protagonisti. Prima della Legge 73/01 avevamo un ruolo molto più marginale, ora ci viene affidata la gestione di un terzo dei mezzi ma dobbiamo lavorare affinché questa gestione aumenti in modo tale che ci sia più immediatezza ed efficacia e che corrisponda a quello che stiamo facendo. Lo scorso anno la legge è stata modificata in peggio, lavoreremo per riportarla testo originario. Abbiamo investito molto sui giovani, dal Forum Giovani ai corsi per europrogettisti, web master, video maker nella volontà di aiutarli a crescere nella loro attività professionale. Lo stesso risultato elettorale sancisce il rinnovamento generazionale, c’è poco da fare. Anche questo è un dato che andrebbe preso in considerazione da chi analizza i risultati elettorali e si sofferma solo sull’affluenza. C’è stato l’avvio del sostegno socio-economico ai nostri imprenditori e sui progetti europei abbiamo indubbiamente risultati straordinari. Non dimentichiamo poi la doppia cittadinanza. Agli inizi degli anni ’90 avevamo come obiettivi strategici l’unitarietà e l’uniformità di trattamento, il memorandum trilaterale e gli accordi bilaterali con la Nazione Madre, in parte raggiunti, mancano quello tra Croazia e Slovenia e tra Italia e Slovenia...”.

    Check-up con tutti i parametri

    “Attenzione: non dico che è tutto merito esclusivo del lavoro della Giunta esecutiva, ma anche di me e di questa, insieme e con la collaborazione di moltissimi altri soggetti e istituzioni, dai deputati al parlamento croato Furio Radin e sloveno Roberto Battelli alla CAN costiera e ai Consigli regionali per le minoranze in Croazia, dalle Comunità degli Italiani alle scuole... tantissimi hanno contribuito al raggiungimento di questi obiettivi. Quindi, la CNI fa una grandissima mole di lavoro e se noi valutiamo lo stato di salute di una comunità nazionale soltanto con un parametro, sbagliamo. Anche quando si va dal medico per un check-up corretto, questi non guarda solo ai trigliceridi, ma a tutto il quadro clinico. Per cui, nel caso della CNI, invece di estrapolare un dato come l’affluenza alle elezioni, guardiamo allo stato di salute nel suo complesso. Poi focalizziamoci anche sulle criticità e vediamo di superarle”. 
    “Non siamo riusciti a ottenere la legge d’interesse permanente da parte dello Stato italiano, una legge quadro in Slovenia e anche in Croazia, il riconoscimento del doppio voto, raggiunto ma poi la vanificato dalla Corte costituzionale. Sulla base economica, la strada immaginata all’inizio era sbagliata, abbiamo fatto marcia indietro e adesso stiamo lavorando non per interventi diretti ma per creare servizi, sostegno, promozione agli imprenditori. Inoltre, dovremmo adoperarci per ottenere maggiori finanziamenti alle CI da parte degli Stati domiciliari e delle autonomie locali e recuperare quella liturgia e quelle tradizioni religiose che oggi vengono messe in discussione da una parete del clero, soprattutto in Croazia. Attuale è anche il fatto che la nostra autonomia e la nostra soggettività vengono messe in discussione e ci stiamo nuovamente impegnando per assicurarle dopo che le credevano un dato acquisito”.

    Come concepisce il suo nuovo incarico, come intende svolgerlo, ossia che presidente dell’UI sarà?

    “Intendo svolgerlo nel rispetto coerente del mandato statutario, mantenendo fede e realizzando, implementando, il programma elettorale di Uniti per l’Unione. Intendo essere il presidente di tutti, il presidente che rimarrà nell’ambito di quelle che sono le sue prerogative e competenze. Sarò disponibile a dare contributi e suggerimenti a tutti quanti in tutti i sensi, se mi sarà richiesto. Intendo coinvolgere su tutte le scelte principali la Giunta esecutiva, l’Assemblea, i connazionali, in modo che ci sia una partecipazione corale” .

    Il presidente ha un ruolo anche politico. Quali sono le priorità?

    “Credo che il ruolo politico dell’UI sia un ruolo fondamentale e nel momento in cui sono cambiati i rappresentanti va preso un nuovo approccio. Dopo l’ufficializzazione dei risultati elettorali, farò delle consultazioni con i due deputati al seggio specifico, l’on. Furio Radin per quanto riguarda il Sabor croato, e alla Camera di Stato slovena, il dott. Felice Žiža. Incontrerò con quelli che sono gli altri organismi che hanno ruolo importante in base alla legislazione croata e slovena, quindi i Consigli per le minoranze delle Regioni Istriana e Litoraneo-montana, e con la CAN costiera, quindi con altri soggetti, con i nostri principali partner, come le Regioni Istriana, Litoraneo-montana, del Veneto, il Friuli Venezia Giulia, con il governo italiano e via via con tutti gli altri. Perché dobbiamo portare avanti il concetto dell’autonomia e della soggettività della CNI, spiegare a tutti e far capire a tutti, anche perché in realtà abbiamo molti interlocutori diversi da prima, il senso e il ruolo dell’UI, gli obiettivi principali che la CNI si pone e vuole realizzare insieme, in sinergia e in stretta collaborazione con tutte le altre istituzioni. Il rafforzamento del ruolo politico della CNI penso sia si una strada che dobbiamo seguire a tutti i livelli, tenendo conto del pluralismo al nostro interno. L’UI è un organizzazione apartitica ma non apolitica e, trovando il comune denominatore tra tutte le espressioni anche di identità politiche diverse, dobbiamo andare verso una direzione unica che è l’affermazione dei diritti della CNI, il mantenimento di lingua, cultura e identità”.

    Si farà promotore di cambiamenti in seno all’UI? Crede che qualcosa vada modificato e in quale direzione?

    “Non è che solo l’UI vada male e tutto il resto bene. Credo che una riflessione generale debba coinvolgere l’intera CNI, tutto il nostro essere organizzati come Comunità nazionale, perché. Mi farò promotore di una riflessione, ma senza portare delle idee preconfezionate, partendo dalla base della piramide prima di arrivare al vertice, per discutere quali sono le modifiche che CI e connazionali ritaengono importanti per far funzionare meglio l’UI e la struttura, con un dibattito ampio, libero, aperto alla partecipazione di tutte le voci. Voglio sollecitare questo tipo di partecipazione. Ricordiamoci come siamo arrivati alla nuova UI, dal Gruppo 88 alla Costituente”.

    “Altre riforme di carattere più immediato e tecnico, già annunciate nel programma della lista Uniti per l’Unione, riguardano l’ampliamento della Giunta esecutiva e il ruolo dell’Attivo consultuivo delle Comunità degli Italiani. Già otto anni fa avevo proposto che diventasse il Consigli delle CI, con il potere di deliberare in maniera sovrana sulla ripartizione delle risorse a loro destinate, confermando l’autonomia e la soggettività della CI, ma anche il rafforzamento delle responsabilità e dei doveri e ciò significa anche controlli maggiori”.

    Che cosa la spinge ad andare avanti, viste anche tutte le polemiche...

    “Qualche ripensamento viene nel momento in cui leggi determinate cose, vieni attaccato sul personale e anche minacciato. Continuerò a fare il mio lavoro da presidene di Unione Italiana non perché sono attaccato alla poltrona, come si sente dire, non perché ho interessi immediati, considerato che non è un posto retribuito... Continuerò a farlo perché ho dedicato un’intera esistenza alla CNI, verso la quale provo un profondo attacccamento e amore. E perché voglio perseguire un’idea, un ideale, un progetto, un valore e un principio. E perché ho un obiettivo per questi quattro anni, che è quello di contribuire a far completare il rinnovo generazionale. E poi fare in modo che effettivamente non ci sia più bisogno della mia partecipazione e di me in nessun modo”.

    Dunque esclude un altro mandato?

    “Avrò completato un percorso e credo che non servirà fare un secondo mandato. D’altra parte, in questo momento ho solo questa carica di presidente dell’UI, non ho nessun altro ruolo, non ci sono interessi di nessun genere. Ora avrò un po’ di tempo per vedere che cosa farò da grande”.

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