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    Generazione di fenomeni. Merita qualcosa di grande

    By Fabio Sfiligoi Giugno 27, 2018 348
    Zlatko Dalić Zlatko Dalić Marko Prpic/PIXSELL

    Una disponibilità di questo genere è da signori campioni, anzi campioni signori. Zlatko Dalić lo troviamo, come concordato una settimana prima, al cellulare nella sua Varaždin, al ritorno dal sorteggio per il Mondiale del 2018 in Russia. A Mosca, come testimonia il suo profilo Twitter, Dalić (il cui nome, tradotto in italiano, magari nasconde un “karma” aureo) ha incontrato tanti amici conosciuti durante la sua permanenza in Arabia Saudita.

    “No, no, nessuna stanchezza, in accordo con la Federcalcio stiamo iniziando a stilare in linea di massima quale sarà il programma di avvicinamento della nazionale alla kermesse pallonara. E quale sarà la sede del nostro ritiro durante la permanenza in Russia. Ora che sappiamo avversari e sedi degli incontri è più facile. Io sono rientrato, ma altre persone sono rimaste in Russia a risolvere questa faccenda – ci dice –. In marzo ho previsto due amichevoli, prima però test con Perù o Costarica negli Usa. Poi quando finirà la stagione per club ancora altrettanti test con formazioni che hanno caratteristiche tecniche simili a quelle (dal 14 giugno al 15 luglio) degli avversari che andremo ad affrontare nel gruppo D”.

    Ritiene che sia possibile una fase dei collegiali nella nostra Regione?

    “Non lo escludo anche perché a Kaliningrad, sede del debutto con la Nigeria, la temperatura media varia fra 10 gradi di minima e 20 di massima. E c’è un’alta media di piovosità...”

    All’estrazione del nome della Nigeria in tv l’abbiamo vista pensieroso. La squadra africana è quella variante pazza che nel girone può metterti il bastone fra le ruote. Più conosciute le altre due Argentina e Islanda. I tifosi hanno già iniziato a fare i loro calcoli e abbinare negli ottavi la Croazia alla Francia...

    ‘’Beh, è vero, gli africani sono forti, ma non è che noi siamo da buttare, anzi, siamo forti pure noi, eccome, in rosa ho calciatori che militano nei più forti club d’Europa: Barcellona, Real Madrid, Juventus, Inter. In quanto ai tifosi non mi sorprende, succede in Croazia così come dappertutto. Specie dopo che la nazionale ha ritrovato il calore del suo pubblico. Dobbiamo avere bene in mente un traguardo, un’ambizione ben definita, senza timori di dire che puntiamo a un traguardo per modo di dire storico: ma prima di tutto è nostro compito fare quanto è nella nostra capacità, dare il massimo. Il primo obiettivo è passare agli ottavi, ossia essere fra le prime due nel girone D. Poi vivremo di giornata in giornata. Certo è che saremo un osso duro per tutti gli avversari, Messi e Argentina compresi”.

    Lei ha debuttato sulla panca a scacchi biancorossi il 9 ottobre scorso andando a vincere in Ucraina una partita decisiva. Poi nello spareggio europeo di qualificazione in due partite (il 9 e 12 novembre ha guidato la Croazia contro la Grecia: un’affermazione netta al Maksimir 4-1 e uno 0-0 controllato fuori casa). Guadagnata la fiducia della Federcalcio, adesso c’è tanta attesa riposta in lei e nella nazionale...

    “È vero, ma sono cose che capitano in Croazia quando l’euforia prende piede. Di fronte a noi ci sono sei mesi di intenso lavoro. L’unica promessa che mi sento di fare è quella di impegnarmi al massimo sotto tutti i profili compresi dal mio lavoro di ct. Vale per il sottoscritto come per i calciatori che saranno convocati per il raduno premondiale. L’Argentina è un test dal quale capiremo quali sono le nostre possibilità. Le altre due nazionali sono le principali contendenti all’altro posto a disposizione che garantisce il passaggio della prima fase, con la differenza che l’Islanda la conosciamo bene dal girone di qualificazione, ma è sempre un osso duro. Con gli elementi che ci ritroviamo in squadra, il più di classe, sopraffina non dobbiamo temere nessuno”.

    Dando un’occhiata ai giocatori che ha convocato nelle partite in cui è stato alla guida della nazionale e sapendo che ai Mondiali le rose conteranno 23 calciatori, Lei si trova nell’ingloriosa posizione di dover lasciare a casa qualcuno d’importante...

    “Purtroppo è vero. Ecco vede, Bradarić si è fatto male ed è out fino a fine stagione. Davvero un peccato. La speranza è che da qui a fine stagione ci sia il minor numero possibile di infortuni gravi o tali da compromettere la partecipazione ai Mondiali”.

    Stagione lunga, coppe europee, nazionale: il raduno dovrebbe servire a recuperare le forze, più che a migliorare la condizione atletica...

    “Sì esatto. La nazionale è formata da elementi che militano in società che recitano un ruolo importante nelle coppe e i campionati in cui giocano, vedi Italia, Germania e Spagna, prevedono un grande dispendio di forze fisiche. È vero il recupero delle energie sarà determinante”.

    Il suo modulo preferito è il 4-2-3-1, ma come c.t. ha la fortuna di poter contare su una rosa con dei giocatori il cui profilo tecnico-tattico è tale da consentirle altre alternative o di cambiare più volte modulo nel corso di una partita. È d’accordo?

    “In parte, perché sono dell’opinione che sono le caratteristiche, dei calciatori a dettare la tattica e non viceversa. Può accadere in una partita di cambiare modulo in corsa. Ma sono fatti singolari, dettati dal risultato dall’andamento della partita, dal momento. Il modulo di partenza è quello...”

    Il caso Kramarić dimostra che lei è un tecnico che sa valorizzare i giovani. E poi ce ne sono ancora diversi che aspettano come Rog, Pjaca e Livaja...

    “Sì, come abbiamo detto prima, mi spetterà l’ingrato compito di scegliere i 23, lasciando fuori qualcuno. Decisioni ingrate, ma che vanno fatte e... direi rispettate. Da qui al giorno delle convocazioni può capitare di tutto: l’augurio è che non accada. Ma se dovesse succedere le alternative ci sono. Questa generazione merita qualcosa di grande, lavoreremo in quel senso”.

    Un uomo tutto calcio e famiglia

    Zlatko Dalić è nato il 26 ottobre 1966 a Livno, in Bosnia e Hercegovina, figlio di Kate e Ivan: ha un fratello di nome Miran e una sorella più anziana, Mladenka. Anche Miran, ha intrapreso la carriera calcistica ed è stato uno dei primi allenatori a ottenere nella BiH la licenza Uefa di categoria “A”, che gli ha permesso di essere al timone del Troglav di Livno. Un’avventura di non lunga durata dopodiché Miran si è dato all’attività commerciale in veste di responsabile all’acquisto di una ditta. 
    Calcisticamente i due fratelli Dalić sono divisi dal fatto di simpatizzare per due squadre, in Croazia, acerrime rivali sul campo: Hajduk (Zlatko) e Dinamo (Miran), Uno di sogni dell’attuale ct era quello di sedersi sulla panchina del club spalatino. Nel 1992 Zlatko Dalić, mediano di ruolo come calciatore, si trasferisce a Varaždin per indossare la casacca del Varteks. Vi arriva insieme alla fidanzata Davorka Propadalo (anche lei di Livno) che in seguito diventerà la signora Dalić. La coppia oggi ha due figli, Toni e Bruno, il primo nato a Varaždin, l’altro il più giovane a Spalato. Anche se a tutt’oggi la famiglia allargata risiede a Livno. Il ct risiede stabilmente a Varaždin, dove ha trovato tanti amici fra i quali il più affidabile è Davor Vugrinec, un altro he ha lasciato il segno nel Rijeka (Dalić vi ha trascorso la stagione 2007-2008 chiudendo quarto). 
    Si può dire che l’hobby preferito del ct sia proprio la famiglia, il modo migliore per rilassarsi, tra un caffè on gli amici e le immancabili partite i calcio in tv. Vien però il giorno in cui a questa famiglia bisogna garantire sicurezza nel futuro. All’estero il primo lavoro (2008–2009) è con la Dinamo Tirana, che porterà al trionfo nella Supercoppa di quel Paese. Segue quindi la lunga parentesi saudita: sette anni in cui cambierà tre squadre Al-Faisaly, Hilal B, Hilal e Al-Aine. Nonostante le comprensibili barriere linguistico-tecniche anche a quelle latitudini Dalić ha lasciato il segno. Oltre ai risultati basta dare un’occhiata al suo profilo Twitter, tempestto i messaggio da amici che ha lasciato in Arabia. Nel 2010-2011 è stato eletto allenatore dell’anno nel campionato saudita. Il 3 maggio 2012 Dalić firma un contratto on l’Al-HIlal accettando di guidare la formazione B. È il 9 febbraio 2013 quando l’attuale ct croato debutta sulla panchin dlla prima squadr dopo il licenziamento di Antoine Kombouaré: caso vuole che arrivi proprio con la sua ex squadra, l’Al-Faisaly nella semifinale della Coppa della Corona del Principe saudita (2012–13). Dalić porta l’Al-Hilal al titolo, il sesto consecutivo, per Dalić è il secondo risultato di spicco.
    Nel marzo del 2014, dopo l’esonero di Quique Flores, il “nostro” accetta di passare all’ Al Ain (negli Emirati) con cui vince subito il girone della Coppa dei Campioni della confederazione AFC,storico risultato pe il club essendo stata la in assoluto la prima volta. La società gli dà fiducia per altri due anni e negli ottavi l’Al-Ain se l vede con l’Al Jazira Club di Walter Zenga: un doppio 4-2 è il visto per i quarti, tra il delirio dei tifosi. 
    Ma non finisce qui visto che nel maggio del 2014 arriva il successo con l’Al Ahli (1–0) nella Coppa del Presidente degli Eau (Emirati arabi unitiI). È il secondo trofeo in due anni trascorsi nel Medio Oriente, la 12.esima vittoria consecutiva dall’arrivo dell’attuale ct (complessivamente con l’Al-Ain, Dalić conta 107 partite, 67 viitorie 25 pareggi e 15 sconfitte). Se tanto mi dà tanto, i tifosi a scacchi biancorossi hanno un ricco bagaglio di speranze, in vista del prossimo Mondiale. Auguri...

    SERIE A quanti derby tra «amici»

    Le rose ai Mondiali conteranno 23 elementi e Dalić avrà il difficile compito di scegliere senza danneggiare nessuno. Il ct croato ha la “fortuna” di avere calciatori polivalenti con un sisterma di gioco in cui elementi apparentemente difensori fanno letteralmente parte del centrocampo se non dell’attacco. Poi Dalić dovrà distribuire la rosa mondiale per reparti; solo i portieri sono al sicuro con i classici tre posti. Il resto dipenderà dall’evolversi delle cose (infortuni, stanchezza) da qui a giugno. Ecco un’ipotesi di elenco allargato di papabili iridati fra i quali Dalić potrà pescare i 23 per il Mondiale.
    PORTIERI: Subašić (Monaco), Kalinić (Gent) e Livaković (Dinamo)
    DIDENSORI: Vida (Dynamo Kijev), Lovren (Liverpool), Vrsaljko (Atletico Madrid), Pivarić (Dynamo Kijev), Mitrović (Besiktas), Strinić (Napoli), Leovac (PAOK), Nižić (Hajduk), Jedvaj (Bayer Leverkusen), Ćaleta-Car (Red Bull Salzburg)
    CENTROCAMPISTI: Modrić (Real Madrid), Rakitić (Barcellona), Kovačić (Real Madrid) Badelj (Fiorentina), Brozović (Inter), Rog (Napoli), Bradarić (Rijeka), Pašalić (Spartak), Vlašić (Everton), Brekalo (Stoccarda/Wolfsburg)
    ATTACCANTI: Mandžukić (Juventus), Perišić (Inter), Kalinić (Milan), Kramarić (Hoffenheim), Rebić (Eintracht), Pjaca (Juventus),Čop(Standard),Marko Livaja (AEK)
    Ipotizzando gran parte di questi nomi a giugno verranno a crearsi “pericolosi” incroci-sfida fra coloro che nei club di appartenenza remano dalla stessa parte in match di campionato e coppe europee.

    L’HNS incassa quasi dieci milioni di dollari 

    La Fifa ha approvato i numeri per i contributi economici alle squadre dei Mondiali 2018. Il totale ammonta a 791 milioni di dollari, 40% in più rispetto all’ edizione 2014. La maggior parte, 400 milioni di dollari, è riservata alle 32 squadre finaliste in Russia. In particolare, si andrà dagli 8 milioni di dollari come premio minimo per le squadre eliminate nella fase a gironi fino ai 38 milioni di dollari per la squadra che alzerà la Coppa; la finalista avrà 28 milioni, la terza classificata 24. Poi ogni squadra riceverà 1,5 mln di dollari per coprire i costi di preparazione: in questo modo, ogni Federazione tra le squadre qualificate è già sicura di poter incassare 9,5 milioni di dollari. Per le altre spese, la FIFA stanzierà 209 milioni di dollari per il Club Benefit Programme, ossia il programma per rimborsare i club in base al numero di giocatori che concederanno alle nazionali in campo. Altri 134 milioni saranno invece destinati al Club Protection Programme e serviranno come eventuale risarcimento ai club in caso di infortuni dei propri giocatori durante il Mondiale.

    Nigeria? Non deve farci paura

    Prima di sapere che il sorteggio le avrebbe collocato insieme nello stesso girone, Argentina e NIgeria si sono incontrate in un test a Krasnodar. 90 minuti che hanno dimostrato due cose: di quanto sia ancora in fase sperimentle l’albiceleste del ct Sampaoli e di quanto siano pericolose le “super-aquile”. È stata una serata da dimenticare per l’Argentina. avanti 2-0, si è fatta rimontare dai nigeriani, che hanno trionfato 4-2. Protagonista Iwobi con una doppietta, a segno anche Iheanacho e Idowu. Di Banega e Agüero le reti per la squadra sudamericana.
    Amico e avversario di tante sfide a calcetto sui campi di Fiume, Boris Pučić è stato inviato dal Rijeka calcio a istruire i giovani nigeriani più talentuosi nel camp di Abuja in Nigeria (parte del progetto Mišković-Volpi), e da poco, dopo aver guidatol’Enh de Vilankulo, in Mozambico è diventato ct della nazionale di quel Paese. Facebook azzera le distanze e facilita la comunicazione. “Victor Moses del Chelsea di Conte è l’unica stella al momento: la formazione attuale non può assolutamente venir comparata con le nazionali del 1994 e 1998 che hanno dato lustro a elementi come Nwankwo Kanu e Austin Okocha. L’opinione pubblica in Nigeria non è del tutto soddisfatta di ritrovarsi la Croazia nel girone; del resto chi lo sarebbe?” – commenta il popolare ‘Pučo’ –. Nonostante tutto credono di potercela fare. Obiettivamente ritengo non ci siano motivi attendibili per avere timore di questa squadra. Obi Mikel gioca in Cina – continua Pučić –, Moses è stato a lungo fuori ed è rientrato da poco in prima squadra. Iheanacho e Musa sono più in panchina che nell’11 di partenza del Leicester, mentre Iwobi nell’Arsenal gioca di più, ma la Nigeria di oggi è solo la brutta copia di quella squadra che tempo fa veniva chiamata il ‘Brasile africano’”. 
    Nonostante le parole del tecnico fiumano la Nigeria (dopo il 4-2 dull’Argentina) è quella che può esser definita la mina vagante del girone D. A Krasnodar nel test con l’Argentina il tedesco Rohr ha schierato: Akpeyi (Uzoho); Aina (Idowu), Awaziem, Balogun (Omeruo), Ekong, Shehu (Ebuehi); Ogu, Mikel, Ndidi; Iheanacho (Musa), Iwobi (42’ st Kayode). In panchina: Ezenwa, Etebo, Agbo, Nwakali, Onyekuru, Nwakaeme. Nomi che i tifosi scacchi biancorossi faranno ben a memorizzare fin d’ora...
    Intanto la Federcalcio nigeriana ha reso noto di aver raggiunto l’accordo per il rinnovo contrattuale con Gernot Rohr, confermato nel ruolo di commissario tecnico: ufficializzato il nuovo legame valido fino al 30 giugno 2020.

     

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