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    Il forte legame con le terre d’origine anima l’impegno di una comunità che cerca rinnovo

    By Rosanna Turcinovich Giuricin Ottobre 21, 2018 179

    Oltreoceano. Bruciare le navi? Impossibile, nonostante lo strappo al quale la storia aveva costretto i giuliani nel mondo, travolti dall’esodo o dalle condizioni economiche di una Venezia-Giulia non più Governo militare alleato, molti partirono direttamente dai campi profughi delle Noghere e Padriciano, ma portandosi con sé un mondo da preservare.
    Siamo negli anni Cinquanta. La maggior parte dei corregionali emigrati in Canada, sbarca a Halifax da dove, con i treni raggiunge le varie destinazioni in Quebec, Ontario e British Columbia: viaggi lunghissimi e pieni di speranza.
    L’inizio fu per tutti faticoso “per lo stordimento, la poca conoscenza della lingua, le nuove abitudini – racconta Loredana Reia che arrivava con la sua famiglia, genitori e cinque figli da Carcase di Capodistria, passando dal campo profughi di Padriciano -. Alla famiglia che ci ospitava nel Quebec, proposi un piatto di spaghetti ma, quando furono serviti, il capofamiglia aggiunse una colata di sciroppo d’acero che mi lasciò attonita… e un po’ schifata”.
    Un nuovo mondo, in tutti i sensi. A quel disorientamento iniziale, seguì la ricerca dei corregionali per sapere chi avesse varcato l’Oceano, chi degli amici, conoscenti o semplicemente fratelli di destino, rappresentasse in Canada la nuova comunità di riferimento. Così a Toronto, già nel corso degli anni Cinquanta, un gruppo di istriani-fiumani e dalmati concordarono i primi incontri, ma per la nascita del Club vero e proprio si sarebbe dovuto attendere il 1968. Sono trascorsi 50 anni. Mezzo secolo. Oggi a Toronto verranno ricordati questi cinque decenni d’esistenza, con una cerimonia, seguita da cena e danze, che si svolgerà stasera al Centro Veneto, dove il Club – dopo anni di peregrinazioni e incontri nella casa di Wanda Stefani di Capodistria prima, e poi presso le Famee Furlane – ha stabilito la sua sede.

    “La mia taverna – racconta l’inossidabile Wanda – era stata trasformata nell’ufficio del Club, dove ci si riuniva regolarmente, dove si conservavano i documenti, il nostro foglio d’informazione, l’archivio fotografico e tutto ciò che il Club produceva. Le signore entrarono più tardi nel direttivo, all’inizio fu una realtà di soli uomini. La prima a essere eletta negli anni Settanta fu AveMaria Vodopia”.
    Due stanze con la biblioteca e lo spazio sufficienti per le riunioni, qualche piccola iniziativa… e tanti ricordi.
    Solo qualche settimana fa anche la Lega istriana di Chatam ha festeggiato i 25 anni d’esistenza, alla presenza, per l’Associazione Giuliani nel Mondo di Trieste, del direttore Fabio Ziberna.
    Quante storie da raccontare in tanti decenni d’esistenza. Molte delle quali raccolte e testimoniate dai numeri de El Boletin, il foglio d’informazione che nasce nel 1972. Primo direttore il fumano Alceo Lini, che nel dicembre del 1991 passerà il testimone al prof. Konrad Eisenbichler, nato a Lussinpiccolo. Due quarnerini, coadiuvati da tanti altri corregionali con vicende alterne. Ora El Boletin è online sul sito del Club di Toronto, grazie al lavoro certosino di Roberto e Joe Braini, figli di uno dei presidenti del Club, Guido Braini, che lo ha diretto con grande passione fino alla sua scomparsa. Per realizzare una delle interviste per TV Capodistria, Braini aveva scelto un luogo appartato in riva al lago Ontario. Perché? “Anche se non xe odor de mar, quel salmastro de la mia Istria, l’acqua pestando la riva fa el stesso rumor della risacca de la nostra costa”.
    Nostalgia? Non soltanto, anche desiderio di confermare la propria appartenenza; quel bisogno delle radici per portare a termine con maggiore convinzioni i compiti a lui assegnati.
    Sfogliando il trimestrale, come ci fa notare il suo direttore Konrad Eisenbichler – ci sono alcuni momenti di silenzio. Siamo nel 1976, il dibattito su Osimo ha spaccato la dirigenza, tanto che quell’anno uscirà un unico numero del giornale. Le vicende del confine orientale non sono mai scomparse dalla realtà del Club. Che ci fossero seri contrasti lo testimonia un editoriale, probabilmente di Gino Russignan, che lo rileva. Il recupero avviene con appelli all’adesione e commenti simpatici, a volte sarcastici, come nella natura del nostro piccolo popolo sparso, che s’infiamma volentieri, s’immusonisce, ma poi ne esce forte e pronto alla ripresa.
    Ecco un piccolo saggio delle “Raccomandazioni ai membri di un non meglio identificato Club… Potrebbe trattarsi del nostro?... Mettiamoci una mano sulla coscienza…Non partecipate alle riunioni, ma se decidete di farlo, venite in ritardo. Se il tempo non vi garba, fate a meno di andarci, ma se siete presenti… criticate tutto, dirigenti e soci. Rifiutate sempre ogni incarico nel
    direttivo, perché è assai più facile criticare un’azione che compierla. Mostrate il vostro disappunto se non entrate a far parte del comitato. Se invece vi fanno entrare, tenetevi lontani dalle riunioni. Se il chairman vi chiede un’opinione su un soggetto importante, rispondete che non avete alcunché da dire. Però dopo la riunione affrettatevi a raccontare a tutti come bisognava organizzare la cosa…”.

    Che cos’è El Boletin oggi?

    “Esce regolarmente, è la nostra voce e la nostra immagine, nel vero senso della parola, - spiega il suo direttore, prof. Eisenbichler - le foto sono una delle cose più gradite per sottolineare la partecipazione, sin dall’inizio della nostra storia comunitaria c’è stato questo bisogno di un continuo censimento degli affiliati e non. Nella prima parte ci sono le novità locali che riguardano la vita sociale, seguono cultura ed arte, il ricordo del Paese e poi la rubrica “Se noi xe mati non li volemo” seguita da una pagina di aforismi e detti, un modo informale di ricordare la nostra appartenenza senza retorica, con un sorriso. Si alternano sulle pagine centrali, recensioni, interviste a vari personaggi.
    Una pagina “In giro per voi” dedicata ai nostri itinerari che sottolineano la bellezza, storia ed arte delle nostre città. Negli ultimi anni cerchiamo di coinvolgere con degli scritti, diversi intellettuali del Nord America che appartengono al nostro mondo”.

    Il rapporto con l’Associazione dei Giuliani nel Mondo di Trieste?

    Supportano l’uscita de El Boletin e le varie iniziative, qui come dappertutto, nella cinquantina di Club e Comitati che vi fanno parte. Le cerimonie, l’inaugurazione della mostra itinerante “Con le nostre radici nel mondo”, sono occasioni d’incontro.
    Qualche settimana fa, il direttore della sede triestina Fabio Ziberna, ha incontrato il Club di Toronto: il suo presidente Adriana Gobbo che con il suo staff ha organizzato la cerimonia di questa sera, ed alcuni componenti del Consiglio Direttivo.
    Ziberna ha avuto modo di illustrare i programmi dell’AGM per il 2019, anche alla luce dei recenti incontri con l’Assessore regionale ai corregionali all’estero, Pierpaolo Roberti, programmi che coinvolgono i circoli sparsi nei 5 continenti, ivi compresi quelli attivi in terra canadese: Toronto, Chatham, Montreal, Vancouver e Ottawa.
    La sua sosta a Toronto è stata un tappa intermedia della sua partecipazione a Chatham, nella regione del Kent, al 30.esimo dalla fondazione della Lega Istriana legata alla famiglia di Antonio Perini che ne ha sostenuto l’attività per tanti anni, passando il testimone da padre in figlia, ed ora ad altri membri della comunità della località agricola che aveva assorbito tante famiglie istriane. La comunità si è sempre distinta per la costante e proficua attività, già prima della fondazione della “Lega Istriana” avvenuta nel 1988, grazie al Perini, ideatore e fondatore. Negli anni più recenti il circolo ha visto la nomina alla presidenza di ben tre giovani donne come Cristina Perini, Ginny Grison-Hawken ed attualmente Angela Rota”.
    E una donna anche alla guida del Club di Toronto, che ribalta la tendenza segnalata all’atto di sua fondazione. Adriana Gobbo, di Pola, che questa sera riceverà i soci ed i tanti ospiti, cerimoniere Konrad Eisenbichler. Tra passato e futuro, il presente impone di gestire questa realtà cercando di creare un legame con l’appartenenza dei padri anche nelle giovani generazioni. È la sfida più difficile per una comunità immersa in un mare anglofono che però ha ancora importanti appigli da offrire.
    Si potrebbe riassumere in una situazione spiritosa raccontata su El Boletin da una donna del Club, Signora Eufemia da Rovigno: “Quando, chiacchierando fra amiche, ci capita di parlare di dolci e intingoli vari, io immancabilmente declamo Ia bontà dei nostri “crostoli”. E per convincerle riporto che al matrimonio di mia zia Maria, tanti anni fa a Rovigno, durante il “rinfresco” il sacerdote non faceva che ripetere fra un crostolo e l’altro “i xe cussì boni che i me se squaia in boca”.
    L’altro giorno, spazientita, Mildred mi chiede: “E allora, quand’è che ci fai assaggiare questa specialità?” Presa alla sprovvista dico: “Domenica prossima va bene?” Bene? È una parola. Come me la caverò? Rimasta sola, corro al telefono: “Mama, come se fa i crostoli? Ma ti devi darme le misure giuste. “Ma che misure giuste d’Egitto” dice lei “Se fa tuto a ocio”.
    È un bel dire. Non vi so descrivere il mio stato d’animo in quella fatidica domenica e lo stato della mia cucina. Alla fine, ammirando la montagna di crostoli che ho appena preparato, mi chiedo, “Saranno buoni?” Ne assaggio uno. Mica male. In serata, dopo che le mie amiche se ne sono andate, mi lascio cadere su una sedia sfinita e soddisfatta. Sul tavolo, le briciole rimaste testimoniano il mio successo.
    Ma non crediate che quella notte io abbia dormito sugli allori. Eh, no. La telefonata di Mildred mi sveglia: “Cara, mi devi dare la ricetta dei tuoi crostoli.” Io rispondo: “Ma che ricetta d’Egitto” e riattacco.

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    Last modified on Domenica, 21 Ottobre 2018 11:49