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    I 100 approdi di Romano in due anni Un omaggio al nonno Nazario Sauro

    By Rosanna Turcinovich Giuricin Ottobre 06, 2018 437

    Italia, Albania, Montenegro, Croazia e Slovenia. Alla fine, l’arrivo in questi giorni a Muggia con la sua Galiola III. Dopo bellissimi incontri anche lungo le coste istriane: Rovigno, Parenzo, Pirano, Capodistria. E oggi l’incontro con il sindaco di Trieste in Municipio, la settimana prossima la partecipazione alla 50.esima regata velica Barcolana, così come da programma e l’incontro con il pubblico in varie sedi, tra cui il Salone degli incanti e l’Amerigo Vespucci. Romano Sauro ha portato a termine il suo viaggio o è forse qui che il viaggio riprende.

    A bordo la prima edizione di lusso del libro “Storia di un marinaio”, uscita a dicembre 2013, andata esaurita come la seconda, di luglio 2016. Questa terza riprende quasi integralmente la seconda, con alcune novità e le immagini a colori. Nel volume di Romano Sauro, scritto con la partecipazione di suo figlio Francesco, a cent’anni dalla Grande guerra, la storia viene presentata attraverso la figura e la vicenda di Nazario Sauro, marittimo capodistriano, eroe nazionale italiano, giustiziato il 10 agosto del 1916 dall’Austria-Ungheria per alto tradimento. Italiano di queste terre istriane, aveva disertato le linee austriache per combattere con gli Italiani. Catturato al largo dei Lussini, venne processato e condannato a morte.
    Immaginiamo l’emozione di Romano Sauro, al timone della sua barca, due anni or sono, al momento di prendere il largo dalla Liguria. La rotta? Descrivere un lungo percorso di approdi in cento porti, circumnavigando l’Italia e risalendo l’Adriatico orientale, per arrivare, dopo aver toccato anche Rovigno e Capodistria, sulle rive di Trieste. Quella la meta, quello il posto, lo specchio di mare in cui sfilare per la Barcolana del 2018, omaggiando una figura che ha accompagnato la sua vita di ragazzo e studente, di cadetto e Ammiraglio, difendendo il nome che porta, come una medaglia, a volte pesante, ma il più delle volte una promessa da mantenere.
    E ora ci siamo, Romano Sauro è qui. Si realizza un’idea durata per tanti mesi, toccando 112 porti, entrando nelle scuole, sale di presentazione, sedi della Lega navale, regalando tante strette di mano, per gente nuova da incrociare, ragazzi ai quali raccontare, un libro da analizzare insieme, per un totale di 40mila studenti e 450 persone che si sono alternate a bordo.

    Un viaggio in barca a vela – gli chiediamo - per 100 porti per 100 anni di storia. Com’è nato il progetto?

    “Qualche anno fa, da un’idea buttata lì in un pomeriggio d’inverno a disegnare con la moglie e i figli questo possibile giro. Un sogno rimasto nel cassetto. Poi nel 2016 ho conosciuto l’associazione Peter Pan, che si cura dei bambini malati di cancro e altre terribili malattie, ho riaperto il cassetto e mi sono messo a disposizione per aiutarli nella raccolta di fondi. Doveva comprendere 40 porti, poi 100, poi sono diventati 112, toccando 226 località”.

    Che cosa significa organizzare cento approdi? Quali le dinamiche, la preparazione?

    “È stato il lavoro più difficile, anche se poi qualcuno coordinava le attività in loco, In molti luoghi mi sono affidato alla Lega navale, in alcune località all’ANVGD. Il primo approccio era con i sindaci e le scuole. Sono 40 gli istituti che in Italia portano il nome di mio nonno. Non li ho incontrati tutti: alcuni stanno in Lombardia, lontano dal mare, ma gli altri li ho raggiunti via mare, a volte inoltrandomi nella terra ferma”.

    Ora che la meta è stata raggiunta, come ricorda la partenza?

    “Mi sembrava una montagna da scalare e non ero certo di farcela. Mi sono venuti incontro e mi hanno aiutato diversi fattori. Intanto la famiglia, che non mi ha mai ostacolato. Avrò difficoltà a tornare alla normalità, senza essere cullato dal mare. Durante il viaggio ho affrontato diversi problemi tecnici, ho disalberato il 19 maggio a Vieste, si è rotto il motore, ho postato su Facebbok una frase sibillina che faceva intendere che mi sarei fermato e sono arrivati in aiuto i ragazzi della Peter Pan. Mi hanno scritto che erano con me, che avrei dovuto continuare. La spinta era quella giusta e non ho mollato”.

    Quale l’insegnamento da quest’impresa, al di là della volontà di ricordare la storia?

    “Un insegnamento per i giovani sulla difficoltà che un’impresa del genere può rappresentare; la forza necessaria, la coerenza. Aspetti che ho ereditato anche da mio nonno, nei quali ho trovato l’energia necessaria. Mi guardo indietro e non riesco a credere che sia finito, ma l’Italia da toccare in barca è finita, l’ho percorsa tutta. Mi manca l’interno; ci andrò anche senza la barca. Da casa mi chiedono cosa farò da grande? Qualcosa mi inventerò. Sono stati due anni intensi anche a livello di emozione. Ho parlato cinquecento volte raccontando la medesima cosa che il diverso contesto e le persone hanno reso sempre diversa, ogni volta come se fosse la prima, regalando emozioni ed emozionandomi. I racconti su mio nonno, sentiti da mio padre, non erano mai retorici, mai ridondanti. A 14 anni era scappato di casa con una barca con la quale ha navigato lungo tutto l’Adriatico. È stato medaglia d’oro, ricercato dagli austriaci; ha saggiato la fuga e l’inseguimento. I genitori della nonna erano filoaustriaci. Osteggiarono il loro amore, eppure egli ha coronato il suo sogno”.

    L’accoglienza che cos’ha dimostrato in Italia e altrove?

    “Meravigliosa dappertutto. All’Asinara e in altri luoghi, ho reso omaggio ai cimiteri e agli ossari dei caduti della Grande guerra, con storie incredibili. In Albania ho incontrato persone molto simpatiche, aperte. Ho trovato molto calore. Mi hanno ricevuto il ministro della Difesa, il sindaco di Durazzo. È un Paese in pieno fermento. Una volta erano gli albanesi che venivano in Italia. Ora sono gli italiani che vanno in Albania. Ho incontrato studenti italiani e albanesi a Tirana e a Durazzo. Il nonno era un cosmopolita, aveva
    dato una prova di solidarietà all’Albania. Ecco la differenza: un nazionalista pensa solo al proprio Paese. A Cattaro sono andato perché nel febbraio del 1918, nella flotta austriaca che era lì di base, ci fu un ammutinamento importante. C’era fame. Sapevo che erano stati uccisi quattro marinai: Antonio Grabar era di Parenzo, gli altri erano un dalmato, uno slovacco e un croato. Furono i capri espiatori di quella crisi. Sono passato dalla Galiola, dove il sommergibile italiano s’era incagliato e dove il nonno era stato catturato dagli austruaci. Ho fatto un piccolo filmato. Era la prima volta che vedevo quel luogo, con grande emozione: una semplice secca con un faro. Gli scogli sono sotto, non li vedi ma sono molto pericolosi. A Pola ho reso omaggio ai caduti della Viribus Unitis; a Venezia sono entrato nell’Arsenale, da dove il nonno partì per non farvi mai più ritorno”.

    Contemporaneamente è arrivata la nomina a massimo rappresentante della Lega navale. Un segno, un messaggio da veicolare nei vari porti sul ruolo del mare e dei marinai?

    “Certo, ho fatto il testimonial della Lega navale, ho creato sinergie in tutti i porti; un momento aggregante. E non ho mai viaggiato da solo. C’era sempre qualcuno che saliva sulla mia barca per accompagnarmi fino all’approdo successivo. Quando in Sicilia ero già rassegnato a partire in solitaria, ho visto arrivare le scolaresche che avevo incontrato in mattinata. Erano venuti a salutarmi e alla fine quattro di loro sono saliti a bordo per stare con me per un piccolo tratto. Hanno chiamato le famiglie quando eravamo al largo. A volte la disobbedienza aiuta a crescere”.

    La prossima settimana l’incontro con il pubblico di Trieste…

    “Sarò al Salone degli incanti, al bookfest l’11 ottobre, con Francesco Squarcia che introdurrà l’incontro con la sua musica, alle ore 19, mentre il 12 sul Vespucci alle 18. Sulla nave si accede per invito. Poi alla Camera di commercio, il 18 e così via. Il ricavato delle vendite del libro a Trieste andrà interamente al Burlo Garofolo, mentre alla Peter Pan vengono devoluti i diritti d’autore”

    Ora che un sogno si è realizzato, si fa strada un altro ancora?

    “Il sogno alimenta il sogno. Ci ho preso gusto. Mi aspettavo qualche cosa, non ciò che è stato.
    Il 4 ottobre 2016, iniziava il viaggio vero e proprio che si chiude proprio oggi a Trieste alle 16, sul molo Audace, dove 100 anni fa, il 3 novembre, attraccava il cacciatorpediniere Audace, ponendo di fatto fine al conflitto mondiale e con Trieste divenuta italiana. L’ultimo tratto di navigazione, lo so, sarà un tripudio di emozioni, ricordi, sensazioni, sentimenti che ho accumulato e che mi hanno accompagnato in questi due anni fantastici, unici, forse irripetibili. Quattromila miglia e più di navigazione in più di 1.000 ore di moto (metà a motore e metà a vela); 150 presentazioni di libri, migliaia di copie vendute del libro su Nazario Sauro e tanta solidarietà donata ai bambini di Peter Pan, che hanno navigato idealmente con me. Mi sembrano numeri importanti”.

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    Last modified on Sabato, 06 Ottobre 2018 10:41