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    Il sergente di ferro

    By Alessandro Superina Ottobre 09, 2018 70
    È il 28 febbraio 2013: Matjaž Kek durante la presentazione ufficiale È il 28 febbraio 2013: Matjaž Kek durante la presentazione ufficiale Nel Pavletic/PIXSELL

    Il re del Quarnero ha abdicato! Ha lasciato il trono vacante in attesa dell’arrivo di un nuovo sovrano. Matjaž Kek, dopo più di cinque anni ha abbandonato di spontanea volontà la panchina del Rijeka al termine dell’infausta partita con la matricola Gorica, consegnando lo scettro al presidente Damir Mišković il quale, domenica a mezzogiorno – mezzogiorno di fuoco, è il caso di dirlo –, non ha dato l’impressione di avere ancora le idee chiare di come gestire l’interregno. Le ha invece su quello che potrebbe essere l’immediato futuro del tecnico stiriano, che nelle speranze del numero uno del Rijeka dovrebbe assumere un ruolo non meglio precisato di “consigliere” dell’area sportiva, con mansioni tutte da definire. Un piccolo dettaglio: manca ancora il sì del diretto interessato, che oggi come oggi ha ancora “mercato”, come confermano indiscrezioni, che poi tali non sono, che arrivano dalla Slovenia, dove un po’ tutti lo vorrebbero alla guida della nazionale. Fantacalcio? Mišković ha pure ammesso che il rapporto era logoro, giunto a un punto di saturazione senza via d’uscita. “Da persone intelligenti abbiamo capito che era finita”, è più o meno il suo pensiero.
    Morto un Papa se ne fa un altro e quindi in queste ore è scattato il totoallenatore. I nomi... papabili sono tanti, in pratica tutti quei tecnici croati in sala d’attesa, aspettando la chiamata di un datore di lavoro. Il Rijeka, intendiamoci, resta sempre e comunque un club appetibile, con delle prospettive importanti.
    A Rujevica Kek ha dimostrato di essere il classico “sergente di ferro”, perché sul lavoro dà tutto e tutto pretende, da tutti. Un atteggiamento che ad alcuni giocatori non va sempre a genio, soprattutto se scarsini... Il suo è da sempre un calcio semplice ed essenziale, votato al risultato, che poi è l’unica cosa che conta. Il resto sono chiacchiere da bar dello sport, o come disse una volta Allegri, lo spettacolo si fa al circo, conta vincere. E Kek lo ha fatto prima a Cantrida e poi a Rujevica: uno storico titolo di campione, un paio di Coppe nazionali, una Supercoppa croata e tre uscite nella fase a gironi di Europa League sono la pesante eredità che lascia al suo successore.
    Anche l’opinione pubblica ha emesso la propria... sentenza, lanciando un attacco frontale alla squadra, colpevole di non onorare la maglia e di remare contro, difendendo a spada tratta il tecnico di Maribor, definito una vittima sacrificale di tutta una serie di circostanze avverse, non solo di natura tecnica. E questa è stata l’ultima vittoria di Matjaž.

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    Last modified on Martedì, 09 Ottobre 2018 11:15