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    Red Land finalmente in Istria

    By Ilaria Rocchi Febbraio 22, 2019 273
    L'inizio della proiezione L'inizio della proiezione Goran Žiković

    Alla fine, un manipolo di sedicenti antifascisti, che ha manifestato davanti al Cinema d’essai Odeon di Isola, dove stasera ha debuttato il film “Red Land – Rosso Istria”, ha esaudito le aspettative di chi prevedeva manifestazioni. Niente di che, un paio di persone – con un leader che parlava in perfetto italiano (è di Pirano), indossando un berretto dei partigiani sloveni –, che ha voluto richiamare l’attenzione sui crimini del fascismo, protestare per quello che hanno definito revisionismo storico. Il produttore Alessandro Centenaro, della Venice Film, ha gestito con grande diplomazia l’episodio ed è riuscito a far rientrare gli animi a far capire che gli orrori del fascismo erano stati già ampiamente narrati, viceversa le foibe no. Centenaro ha difeso l’arte, la libertà artistica e il diritto alla democrazia. “Nulla vi impedisce di fare un film sugli eccidi fascisti, avrete il nostro appoggio, perché noi non abbiamo alcuna reclusione ideologica”, ha detto Centenaro. Poi, tutto il resto come da copione, (il vicesindaco italiano Agnese Babič c’era ma in forma privata). Il presidente della Comunità autogestita costiera della nazionalità italiana, Alberto Scheriani, ha delegato Marko Gregorič a porgere i saluti; impedito a partecipare anche il deputato italiano al Parlamento di Lubiana, Felice Žiža. Uniti i rappresentanti delle due Comunità degli Italiani di Isola, la “Dante Alighieri” e la “Pasquale Besenghi degli Ughi”, tra gli ospiti l’ambasciatore della Repubblica Italiana in Slovenia, Paolo Trichilo, il console generale a Capodistria, Giuseppe D’Agosto, a nome del governatore della Regione Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, è intervenuto Pierpaolo Roberti, assessore alle Autonomie locali, Sicurezza e Politiche comunitarie; non potevano mancare il presidente dell’Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, Renzo Codarin, il presidente dell’Unione Italiana, Maurizio Tremul, quello dell’Assemblea e della Giunta esecutiva dell’UI, rispettivamente Paolo Demarin e Marin Corva, il direttore del Centro Italiano “Carlo Combi” di Capodistria, Kristjan Knez, il direttore del Dramma Italiano, Giulio Settimo, e tanti connazionali, presidenti di Comunità degli Italiani che operano sia in Slovenia che in Croazia. E il citato Centenaro, produttore (Venice Film), in rappresentanza del cast autorale e attoriale. Il regista, Maximiliano Hernando Bruno, si trova a Hollywood e con il suo lavoro sta “internazionalizzando” questa storia italiana. Che è appunto una delle tante storie, che a differenza di altre, finora era stata ignorata dalla cinematografia.

    In primis un evento culturale

    Si è trattato di un evento culturale, ha rimarcato il presidente della CAN isolana e vicepresidente della Giunta esecutiva dell’UI, Marko Gregorič. “Spiace per le polemiche dei giorni scorsi, sono rammaricato che ancora oggi, nel 2019, esista del rancore, ci siano tensione, astio e rabbia”. Gregorič ha pertanto auspicato il superamento di queste barriere mentali e psicologiche che precludono la visione di quanto è realmente accaduto in tutte le sue sfaccettature. Arrivare alla conoscenza, ha aggiunto, potrebbe essere un ottimo viatico per un futuro migliore. Un lungo e sentito discorso quello di Tremul, condiviso e condivisibile, che ha ricostruito il lungo percorso che l’Unione Italiana, la Comunità nazionale italiana in generale, insieme con gli esuli istriani, fiumani e dalmati e gli Stati domiciliari hanno fatto verso la riconciliazione e la condanna di tutti gli eccidi commessi nel tormentato Novecento e il riconoscimento delle vittime dei regimi totalitari, rimarcando come lui personalmente abbia chiesto scusa a croati e sloveni per le “aberrazioni del fascismo” e agli esuli “per le aberrazioni del comunismo”. L’assessore Roberti, reduce da un’intensa giornata nelle istituzioni della Comunità nazionale italiana, ha definito “polemicucce” quelle dei giorni scorsi, strascichi che non intaccano la collaborazione e lo spirito di amicizia che esiste tra Italia, Croazia e Slovenia, che proseguono proficue, e nell’ambito delle quali la Regione FVG è indubbiamente un punto di riferimento, protagonista.

    Legami forti tra i nostri Paesi

    L’assessore ha ribadito anche il sostegno alle minoranze nazionali, rispettivamente a quella slovena in Italia e quella italiana in Croazia e Slovenia. Sul film ha ammesso di esserne rimasto colpito ed emozionato, “e questo è il compito di un film, di un’opera d’arte”. “Non dobbiamo aver paura di raccontare la storia”, anche le parti più controverse, perché “i legami tra i nostri Paesi sono più forti delle “polemicucce””. Per settant’anni questa pagina del passato è stata oscurata, “parlare è anche un segno di giustizia nei confronti di chi ha dovuto subire dei torti”. “Dobbiamo prendere coscienza di ciò che è avvenuto e guardare al futuro, adoperandosi per la convivenza e il benessere dei nostri popoli”, ha concluso. Improntate tutte alla concretezza e alla positività le parole dell’ambasciatore Trichilo, che si è richiamato al discorso fatto al Quirinale dal Presidente italiano Sergio Mattarella in occasione del Giorno del Ricordo, ma soprattutto ha voluto citare fatti che sono ben più eloquenti delle parole. E nei discussi dieci giorni, ha rimarcato, si sono verificate iniziative di ulteriore abbattimento delle frontiere tra Gorizia e Nova Gorica, nuovi incontri tra il mondo degli imprenditori italiani e sloveni, occasioni di formazione, ossia di insegnamento della lingua slovena nell’amministrazione pubblica goriziana e di insegnamento dell’italiano in Slovenia. È la testimonianza più vivida che la “cooperazione esiste e funziona”, ha sottolineato Trichilo.

    Un crimine non ha scuse

    Poi il silenzio in sala, perché è un film che si guarda in silenzio, anche alla seconda o terza occasione – come lo è stata per molti. Un film che spinge a molteplici riflessioni. Anzitutto sul fatto che un crimine, a prescindere dalla parte che lo ha commesso, resta sempre un crimine, e tale va indicato senza se e senza ma. “Red Land – Rosso Istria”, parla di questo, di una disgraziata vicenda umana, le foibe, narrata mediante un racconto corale, incentrato sulla figura di Norma Cossetto. Il lavoro di Maximiliano Hernando Bruno ha debuttato in Italia a novembre, dopo che era stato presentato in concomitanza con la 75.esima Mostra di Venezia, e lo scorso anno, grazie ai mezzi assicurati dallo Stato italiano, l’UI ne ha acquistato i diritti per la Croazia e la Slovenia. “Red Land” è stato realizzato in collaborazione con Rai Cinema, col sostegno della Regione Veneto e il contributo finanziario dell’ANVGD. Segna la prima regia dell’italo-argentino, che ne è anche il co-scenggiatore, co-produttore e uno degli interpreti (il partigiano italiano Giorgio Staniscia, amico di Norma, che diserta dall’esercito italiano e passa alla resistenza). Nel cast, star come Geraldine Chaplin e Franco Nero, mentre Selene Gandini è Norma Cossetto e l’attore sloveno Romeo Grebenšek veste i panni di Mate, il capo dei titini; nel cast ancora Sandra Ceccarelli, Francesca Amodio, Enrico Bergamasco, Valentina Bivona, Vincenzo Bocciarelli, Eleonora Bolla. In un cameo, pure la connazionale buiese Jessica Acquavita (una contadina croata vessata dalla banda di titini).

    Bruno è riuscito a trovare in buona misura la chiave giusta per raccontare quei giorni e quelle vicende, cioè per adempiere ad uno dei molteplici compiti del cinema: fare memoria. “Rosso Istria” è crudo perché cruda è stata la sorte dei connazionali dell’Adriatico orientale, perché cruda è stata una realtà storica, che ancora oggi qualcuno vorrebbe tenere nascosta, o comunque relativizzare.

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    Last modified on Venerdì, 22 Febbraio 2019 21:33