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    «Gli imbianchini non hanno ricordi». Farsa per clown diretta da Mario Kovač

    By Gianfranco Miksa Febbraio 15, 2019 224

    FIUME | È uno spettacolo impegnativo quello che il Dramma Italiano del Teatro Nazionale Croato “Ivan de Zajc” si appresta a portare in scena a metà marzo. 

    Si tratta de “Gli imbianchini non hanno ricordi”, opera brillante del Premio Nobel alla letteratura Dario Fo, che risale al 1984. 
    A illustrarci la prossima fatica della compagnia di prosa in lingua italiana, è il drammaturgo, regista teatrale, televisivo e cinematografico Mario Kovač, che, oltre a essere noto per i suoi allestimenti e performance varie, caratterizzate sempre da una forte dose di sana parodia, vanta anche un’attività musicale quale Dee-Jay e, non ultima, una fervente e assidua partecipazione ai quiz, soprattutto quelli televisivi.

    Come nasce questa collaborazione?

    “Da un invito del direttore del Dramma Italiano, Giulio Settimo, che conosco fin dai tempi in cui lavoravamo insieme al Teatro di Karlovac. All’epoca, Giulio era interprete di uno spettacolo di cui curavo la regia”.

    Questo è il suo primo contatto con la cultura della Comunità Nazionale Italiana in Croazia e Slovenia?

    “È la prima volta attraverso l’istituzione del TNC ‘Ivan de Zajc’. Però, siccome dirigo il Teatro Fabbrica dei Burattini di Zagabria assieme a Petra Radin – che è anche uno dei fondatori –, figlia del deputato della CNI e vicepresidente del Sabor croato, Furio Radin, conosco abbastanza bene le sfacciature che contraddistinguono la vostra realtà comunitaria. Con Petra Radin sono stato ospite a diversi incontri e laboratori teatrali in tutta l’Istria, dove ho potuto conoscere da vicino la Comunità italiana”.

    Qual è la trama dello spettacolo?

    “‘Gli imbianchini non hanno ricordi’ è un atto unico di Dario Fo, uno dei pochi autori teatrali che può vantare il Nobel alla letteratura. Il lavoro, caratterizzato da una vena minore di satira politica, soprattutto se paragonata alle altre sue opere, è ambientato in una ‘casa chiusa’ degli anni Cinquanta, nel periodo immediatamente successivo alla Legge Merlin, che ne decretava la chiusura. 
    Due spensierati perdigiorno, spacciandosi per imbianchini, si ritrovano coinvolti nei traffici, poco chiari, della ‘padrona di casa’. Quest’ultima, che passa per una povera vedova, tiene in realtà prigioniero il marito con uno stratagemma del tutto particolare e assolutamente inimmaginabile.
    I due sedicenti imbianchini, tra mille peripezie e colpi di scena, riusciranno a risolvere il caso, liberando il ‘marito’ e conquistando l’affetto delle ‘ragazze di vita’ della maison”.

    Che cosa caratterizza la sua regìa?

    “Seguiamo le indicazioni dell’autore stesso, che presenta la pièce come una ‘farsa per clown’, e quindi piena di battute vivaci e situazioni portate all’estremo del surrealismo. Il nostro allestimento segue questa direzione, ma allo stesso modo è inteso anche come un gioco, un divertimento con la Commedia dell’arte. 
    Lo facciamo arricchendo il tutto con elementi estetici che lo stesso autore approverebbe. Sono momenti che provengono dallo splastick cinematografico, rapidi cambi di scena, teatro fisico, che si susseguono a un ritmo crescente. 
    E poi ancora tante improvvisazioni per giungere, infine, a una messinscena dinamica e divertente”.

    Chi vedremo in scena?

    “Quattordici interpreti tra attori e ballerini. 
    Sette attori della compagnia di prosa in lingua italiana di Fiume, ovvero la protagonista Ivna Bruck, nella parte della Vedova, Giuseppe Nicodemo, in quella dell’Imbianchino, Mirko Soldano vestirà i panni del Capo, Anton Plešić sarà il Signore, Serena Ferraiuolo sarà Anna, Leonora Surian Popov sarà Sonia, Andrea Tich il Manichino Giorgio, mentre l’attrice del Dramma Croato, Sabina Salamon, personificherà il ruolo di Diana. 
    Ad affiancarli sei ballerini del Corpo di Ballo dello Zajc. 
    Il cast tecnico artistico è composto dai miei collaboratori: Davor Prah firma la scenografia e i costumi, Tomislav Babić le musiche originali con elementi che provengono dall’opera italiana fino a Sanremo, Branko Banković cura la coreografia e i movimenti scenici, mentre il disegno luci è di Alen Marin”.

    Un patito dei telequiz

    Oltre a essere regista e Dee-Jay, lei è anche un fervente frequentatore ed esperto in telequiz?

    “È una mia grande passione. Ho partecipato a tutti i possibili quiz show trasmessi dalla Radio televisione nazionale croata (HRT). 
    A partire da ‘Chi vuol essere milionario?’, ‘Uno contro cento’ fino a ‘La caccia’ (Potjera), ‘Il codice’ (Šifra) e diversi altri ancora. In quasi tutti sono riuscito a ottenere delle vincite consistenti, spesso anche con delle somme cospicue che mi hanno permesso di estinguere il credito della casa e al tempo stesso di viaggiare molto. 
    In tutte le principali città della Croazia, sono attive delle comunità di ‘quizomani’ che, generalmente, una volta la settimana, si riuniscono per verificare il proprio sapere, ma anche per allenare le proprie capacità d’intelletto. In ogni città dove mi trovo a lavorare, tento di frequentarli al massimo, comparando le mie conoscenze con quelle degli altri membri del gruppo”.

    Mi permette di farle delle domande che interessano la nostra realtà comunitaria in modo da verificare la sua conoscenza?

    “Certamente”.

    L’autore italiano di Materada?

    “Fulvio Tomizza”.

    Il maggiore pittore fiumano?

    “Questa purtroppo non la so”.

    È l’artista Romolo Venucci.

    “Bene a saperlo. Vedrò di approfondire la materia”.

    L’autore di “Martin Muma”?

    “Facile. Ligio Zanini. La letteratura e l’arte cinematografica sono i miei argomenti forti”.

    Il giornale, in corso di pubblicazione, che può fregiarsi di avere la maggiore longevità in Croazia?

    “Il vostro, La Voce del Popolo. Uscite dalla fine del XIX secolo, dopodiché avevate avuto una pausa, e nel 1944 siete partiti nuovamente con la pubblicazione che dura ancora oggi”.

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    Last modified on Domenica, 17 Febbraio 2019 17:14