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    Schittar e Milinovich due fiumani d.o.c.

    By Helena Labus Bačić Dicembre 04, 2018 52
    Schittar e Milinovich due fiumani d.o.c. Goran Žiković

    FIUME | Presentate ieri nella Comunità degli Italiani due nuove pubblicazioni della casa editrice Edit nella collana “Altre lettere italiane”: “Rime de Fiume” di Mario Schittar, noto anche come Zuane de la Marsecchia, e “Joze fiumane” di Egidio Milinovich. Con i due volumi, l’Edit ha dato un contributo importante alla riaffermazione del valore del dialetto fiumano attraverso due sillogi poetiche emblematiche per i due verseggiatori, assolutamente antitetici per quanto riguarda la loro condizione, il periodo storico e la preparazione letteraria e scolastica. Le due raccolte di versi sono state pubblicate con il sostegno del Consiglio per le minoranze nazionali della Repubblica di Croazia, un’operazione importante per trasmettere alle odierne e future generazioni la testimonianza di una Fiume che non c’è più, ma anche di un linguaggio già dialettale che negli ultimi decenni si è evoluto, è cambiato e, purtroppo, viene usato sempre meno.

    Entrambi i libri erano a disposizione del pubblico, da sfogliare e acquistare a un prezzo di favore (69 kune). Chi non l’avesse fatto ieri, potrà acquistarli alla cartolibreria dell’Edit a 89 kune. A presentare i due volumi sono state le autrici delle introduzioni, Kristina Blecich (Joze fiumane) e Martina Sanković-Ivančić (Rime de Fiume).
    Come noto, Mario Schittar ha vissuto alla fine dell’Ottocento ed è il primo poeta fiumano in assoluto ad avere pubblicato i suoi versi dialettali. Era borsista cittadino e studente della prestigiosa Accademia di Belle Arti di Venezia, mentre Egidio Milinovich era operaio del Silurificio e della Manifattura tabacchi. Entrambi, però, sono nati e sono vissuti nella Zitavecia de Fiume, uno in Marsecia e l’altro in Barbacan, portando in seno un grande amore sia per la città che per il dialetto fiumano.
    Dopo il saluto della presidente della CI, Melita Sciucca, che ha rilevato l’impegno del sodalizio a mantenere e a rendere ancora più stretta la collaborazione con le istituzioni della CNI, tre cui l’Edit e il Dipartimento di Italianistica presso la Facoltà di filosofia di Fiume, ai presenti si è rivolta Stella Defranza, curatrice delle “Rime Fiumane”, la quale ha spiegato che nel 1861, anno dell’Unità d’Italia, il 97,5 percento degli italiani parlava in dialetto. Cent’anni dopo, questa percentuale era pari al 63 p.c. mentre nel 1997 è precipitata al 6 p.c., stando ai dati statistici. “Abbiamo deciso di dedicare queste due edizioni a coloro che hanno dato voce al fiumano medio”, ha rilevato Defranza, aggiungendo che il dialetto parlato da Schittar e da Milinovich non esiste più, in quanto è stato “contaminato” da vocaboli uniformati all’italiano.
    Martina Sanković Ivančić, ha illustrato l’opera di Mario Schittar, definendolo come uno dei più grandi autori di Fiume. La sua famiglia giunse nel capoluogo quarnerino nel ‘500 dall’Albania, mentre Mario nacque nel 1862, nella Calle della Marsecia. “Amava frequentare la gente schietta del popolo e sarà proprio in questi ambienti che traccerà la sua immagine degli abitanti di Fiume”, ha precisato la relatrice, la quale ha analizzato poi la commedia “El trionfo de San Micciel”, dalle cui pagine, ha sottolineato, emerge la figura della tipica donna fiumana, energica e intraprendente. Nella commedia tratta temi di cronaca e propone un quadro della vita quotidiana dell’epoca, ma anche una critica della società. Descrive pure un altro aspetto cruciale della vita fiumana: la magia e la superstizione. Nel 1878 Schittar scrisse il suo “Inno Marsecian”. “Nella silloge ‘I sfoghi del cor’, il poeta presenta una serie di interiori riferimenti all’amore, soprattutto quello folle per Cate, che vorrebbe sposare”, ha rilevato la relatrice, concludendo che Schittar traccia un quadro dell’animo della città attraverso le abitudini, le canzoni e le tradizioni.
    Kristina Blecich ha illustrato il personaggio di Egidio Milinovich, nato nel quartiere di Barbacan nel 1903, le cui poesie nacquero negli ultimi vent’anni della sua vita (tra il 1960 e il 1981). “Nei suoi versi egli parla della sua famiglia, di momenti di intimità, del rapporto con la moglie e via dicendo. Le sue rime sono schiette ma ci sono vicine e parlano direttamente al nostro cuore – ha dichiarato Kristina Blecich –. Milinovich fu uno dei soci più attivi della CI fiumana, fondatore del coro Fratellanza. Terminò le Scuole industriali, trascorse un periodo della vita a navigare, ma ciò non lo rendeva felice, per cui trovò lavoro nella Fabbrica tabacchi e nel Silurificio. Inizia a scrivere per diletto, per ricordare la Fiume di una volta. Le sue poesie sono intimistiche, un dialogo con sé stesso, una testimonianza diretta e genuina della vita fiumana”, ha puntualizzato la relatrice, aggiungendo che con le sue poesie Milinovich ha voluto fare un omaggio alla sua città, soprattutto alla Cittavecchia.
    Alla serata sono intervenuti anche i liceali Patrik Poljak, Michela Koraca e Alice Tabellini, che hanno recitato alcune poesie dei due autori.

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    Last modified on Mercoledì, 05 Dicembre 2018 09:49