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    La Giornata della memoria nei racconti dei bisnonni

    By Arletta Fonio Grubiša Febbraio 07, 2019 79

    La Giornata della Memoria è già passata, quella del Ricordo è alle porte, e, come ogni anno, arrivano accompagnate da rinnovato sentimento di partecipazione ai dolori collettivi provati dall’umanità. Vengono celebrate anche all’insegna di polemiche e dibattiti tra storici, che ancora non riescono o stentano a inquadrare fino in fondo le ragioni e le proporzioni di tante brutture. Ma come si fanno a portare a scuola, tra scolari in prima età adolescenziale delle tematiche così pesanti e complesse? Ci vuole preparazione, metodo e coraggio. Alla scuola elementare italiana Giuseppina Martinuzzi hanno accolto la sfida, e il Gruppo storico guidato dall’insegnante Paola Marinčić è riuscito a produrre un pannello allestito nell’atrio polivalente della scuola, che non lascia di certo indifferenti. La sua funzione educativa e formativa è quella di proporre a tutta la scolaresca alcuni spunti di riflessione e di trasmettere qualche conoscenza basilare sui drammi più strazianti della storia. A giudicare dai risultati della ricerca esposti, si deduce che l’avere trattato un argomento così scottante, abbia sicuramente richiesto all’insegnante una breve riflessione preliminare a freddo, sullo sfondo di una piccola analisi storiografica. La politica nazifascista di deportazione e sterminio fu un fenomeno complesso, che colpì non soltanto gli ebrei, ma anche altre categorie, come, dissidenti politici, omosessuali, malati mentali, rom, prigionieri di guerra (sovietici soprattutto). Ed è dunque risultato importante menzionare nel loro insieme le motivazioni e le dinamiche di questa politica anche per cercare di comprendere le terribili ragioni dello sterminio. Quindi, il passo successivo è stato quello di capire che la storia della Shoah, è storia umana che parla di individui. Non ci si è potuti fermare al solo racconto dello sterminio di massa; ma si è stati consci che esso implica lo sforzo di comprendere l’animo umano e le maniere con le quali l’uomo ha affrontato le situazioni e i difficili dilemmi etici di quei tremendi anni. Il pannello ritrae la figura di Anna Frank come simbolo universale della Shoah; propone un quadro delle pellicole più struggenti con cui la cinematografia ha tentato di ritrarre la storia dell’Olocausto; riporta il vergognoso elenco dei simboli (triangoli e stella di Davide), che avevano discriminato e contrassegnato tantissime “categorie” di uomini come indegni di vivere; propone una breve menzione dei luoghi della memoria. La parte più impegnativa, autentica e creativa dell’attività svolta, consta però nell’avere saputo raccogliere anche delle testimonianze inedite, estrapolare aneddoti e storie del vissuto familiare, riportare sprazzi di ricordi che ancora si trascinano, pesanti, di generazione in generazione. Vedi il racconto della bisnonna di Gaiana deportata ad Auschwitz assieme ai suoi due fratelli e alla sorella più giovane che lei ricorda, da unica sopravvissuta... “Lei mi raccontava storie terribili, ma io ero piccolo e non ricordo tutto. Diceva che soffriva di fame e di freddo. Nel letto dormivano in 6 senza coperte. Mangiavano soltanto una fetta di pane ogni giorno e, ogni terzo una minestra (che era acqua con una specie di capuzzi... La sua compagna di letto era una ragazzina di 12 anni che venne uccisa per aver rubato una buccia di patata per fame...” L’allievo racconta poi del tatuaggio, delle torture, dell’orrore della bisnonna nel trovarsi per tante volte davanti al crematorio ed evitare la morte in maniera fortuita, grazie alla compassione di una guardia. “La cosa che diceva sempre: Dio mi ha salvata!” Altra testimonianza raccolta: “La mia bisnonna fu prigioniera di tre campi di concentramento: Auschwitz, Hirtenberg e Mauthausen”. Venne arrestata a 18 anni...” Segue la narrazione del viaggio nei vagoni del treno per bestiame. L’arrivo a destinazione, gli anni di sofferenze. Altrettanto triste il destino della bisnonna finita a Dachau, le vicissitudini, la fuga, il ritorno... “Quando arrivò a Pola pesava 35 chilogrammi”.

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    Last modified on Giovedì, 07 Febbraio 2019 14:22