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    Calo dei prezzi? Ai Mercati non cambia nulla

    La manovra fiscale varata dal governo con decorrenza dal primo gennaio è certamente il pacchetto di leggi più discusso da Capodanno in qua per il semplice fatto che – dal pensionamento ora irraggiungibile, all’incisivo aumento degli stipendi già elevati – dovrebbe cambiare un po’ tutto o quasi, compresi i prezzi degli alimenti di più largo consumo. I prezzi di carne, pesce, uova, frutta e verdura sono in calo (o dovrebbero esserlo) in rapporto alla riduzione dell’aliquota IVA che per i generi alimentari sopra elencati ora ammonta al 13 e non più al 25 per cento. I prezzi delle medicine da banco calano anche più sensibilmente, con l’aliquota del 5 per cento finalmente in vigore. Ma vediamo di accertarci del calo effettivo dei prezzi in rapporto alla riduzione dell’IVA.

    La spesa al supermercato

    Ebbene i centri commerciali hanno fatto a gara per abbattere i prezzi anche prima di Capodanno. Le catene tedesche hanno dato il buon esempio e gli altri, chi prima chi dopo, ma piuttosto dopo, hanno seguito il passo. Effettivamente i prezzi sono stati ridotti esattamente nella misura imposta dal governo, ma siccome l’IVA non incide che sulla quarta parte del prezzo finale del prodotto, spesso la riduzione appare appena appena percettibile. Per fare un esempio tangibile, il pollo confezionato in vendita al supermercato ora costa 22,50 invece che 25 kune al chilogrammo, le patate 4,50 invece che 5 kune, i funghi prataioli di coltivazione 14,30 invece che 16 kune, e un chilogrammo di banane 9 kune invece che 10,50. Il pesce d’allevamento, sempre al supermercato, costa ora dalle 2 alle 9 kune in meno rispetto allo scorso anno. Naturalmente non sono cifre che danno nell’occhio se prese singolarmente ma, alla lunga, dai oggi e dai domani, alla fine del mese il portafogli dovrebbe risentirne, a tutto vantaggio delle famiglie.

    Offerta ridotta dopo Capodanno

    Questo per quanto attiene ai supermercati, ai centri di distribuzione, alle grandi catene commerciali. Come la mettiamo invece con il macellaio “di fiducia”, quello che troviamo dietro l’angolo o più semplicemente al pianterreno del mercato coperto in piazza del Popolo? E come la mettiamo con il commercio di frutta e verdura sulle bancarelle di piazza del Popolo? Un veloce giro di ricognizione ci permette intanto di notare la poca disponibilità di merce e di commercianti in centrocittà: la pescheria è quasi deserta, le bancarelle all’esterno idem, le macellerie hanno pochi, pochissimi clienti. Ma è la solita immagine di piazza del Popolo nei giorni che seguono Capodanno ed è inutile cercare di concluderne qualcosa di diverso. Vediamo piuttosto i prezzi della carne al dettaglio: coscia di maiale 49,90 kune al chilo, “cevapcici” 49, agnello 75, filetto di maiale 75, fesa di manzo 59.90, collo di manzo a 39,90, filetto a 220 (su richiesta), uova fresche a 1,40 e 1,60 kune.

    Anno nuovo, prezzi vecchi

    Ora, se la memoria non c’inganna, si tratta degli stessi prezzi che le macellerie avevano praticato prima di Capodanno, tali e quali, centesimo per centesimo. I macellai confessano. Non cercano nemmeno di mascherare il tranello. Alcuni ammettono laconici: “Sono i fornitori che fanno lievitare i prezzi prima delle feste di fine anno per approfittarne, noi non c’entriamo. Poi, quando la domanda viene meno, caleranno un poco alla volta. Ma per l’IVA i prezzi non sono scesi di un centesimo”. I clienti confermano: “I prezzi sono rimasti quelli di sempre, e quindi sono elevati. L’unica maniera che abbiamo di risparmiare è quella di mangiare di meno, ma mangiare bisogna, loro lo sanno e quindi ne approfittano”. Ma loro chi? I macellai titolari del banco in piazza del Popolo si discolpano: “Il nostro prezzo dipende dal prezzo del fornitore, che fa il bello e il cattivo tempo: se non sono loro ad aggiornarsi, come dovremmo fare noialtri?” Così parla chi vende manzo, vitello e suino. Chi vende pollame, invece, se vende ciò che produce, non può cercare giustificazioni altrove. Eppure la riduzione dei prezzi non è venuta meno anche in questo caso: “No, non abbiamo aggiornato i prezzi. Non lo hanno fatto nemmeno gli altri. Vedremo poi come gestire la cosa ma per ora non è cambiato nulla”.

    In pescheria calma piatta

    In pescheria è calma piatta. Se c’è maltempo, non c’è pesce, se non c’è pesce, inutile parlare di prezzi. Dai soli due banconi in attività si scopre tuttavia che sogliole e calamari non sono più convenienti di prima. Ci vogliono comunque 100 kune per un chilo dell’una e dell’altra qualità di pesce, esattamente come prima. Per il resto si vedrà in seguito, anche se la regola numero uno della pescheria è la sola legge irremovibile e imprescindibile del libero mercato: in caso di eccedenza d’offerta, i prezzi calano, in caso di scarsità d’offerta, i prezzi aumentano. E non c’è legge dello Stato che possa cambiare qualcosa dall’oggi al domani, come può farlo il puro e semplice rapporto tra domanda e offerta.


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    Last modified on Venerdì, 04 Gennaio 2019 11:13