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    In via Scaglier un piccolo museo dove il vintage è di casa

    By Arletta Fonio Grubiša Luglio 02, 2018 272
    Un maggiolino in giro per piazza Foro Un maggiolino in giro per piazza Foro

    Un tuffo nella città tra gli anni Cinquanta e Ottanta e scopri che l’epoca è quella dei veicoli oggi old timer, degli oggetti trasformabili in veri reperti da museo, della vecchia e brava carta da parati che ricopriva e nascondeva i difetti delle pareti ingiallite, dei veicoli che ancora non rappresentavano uno status simbol sociale, dell’uguaglianza “artificiale-artificiosa” telecomandata dalla Jugoslavia di Tito, dei giocattoli di legno e dei primi rudimentali video giochi con fattispecie di joystick importati poco prima del grande crollo dell’ex federazione balcanica. E via rovistando, l’effetto che produce il Memo museum appena inaugurato in via Scaglier 4, negli ambienti un tempo occupati dalla pasticceria nota con la denominazione popolare di Magiaro, è davvero sorprendente: un tuffo in un’epoca che sembra recente, lontana e dimenticata al tempo stesso. Eliminare lo strato di polvere depositatosi sopra la memoria di quegli anni non risulta nemmeno un’operazione complessa al cospetto di questi ambienti arredati a mo’ di grande domicilio di una famiglia tipo degli anni andati.
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    Il bello della scoperta di un piccolo museo di questo tipo in città è insita nel fatto che gran parte degli oggetti raccolti ed esposti sono un generoso regalo offerto dalla famiglia Ghersin, del compianto corista della Lino Mariani, Alessandro Ghersin, che figura in bella mostra nella fotografia da giovane pugile. Il museo è stato realizzato con il contributo di numerosi cittadini che hanno recuperato vecchi oggetti di famiglia dai solai e dagli scantinati, ma questo apporto è il più notevole. A segnalarlo è Petra Klunić Zoričić, curatrice del museo completamente ideato e allestito da Filip Zoričić per conto dell’Istituto Mediteran, che fino a non molto tempo fa ha fatto incetta di requisiti e testimonianze in grado di raccontare la vita a Pola negli anni che furono. Ma andiamo a curiosare. Un bell’atrio dopo l’ingresso – con casse da bar, radio ciclopiche a cassone, trenini giocattolo, pallottolieri, paperi di gomma colorata - fa capire che qualcosa non quadra con la contemporaneità e che l’esposizione fa compiere uno sbalzo spazio-temporale pure tra goblen e vecchi merletti. Vedi il brusco ingresso in una piazza Foro in miniatura, ancora spensierata e noncurante di se stessa, quando era comodamente invasa dalle macchine. Di fronte una magnifica “fićo”, nome popolare delle Zastava 750, che su licenza dal modello italiano Fiat 600, usciva dalla linea di produzione della “Crvena Zastava” di Kragujevac a prezzo accessibile e di facile manutenzione. A Pola, negli anni ‘70, la macchinina, rumorosissima, scomodissima, con un bagagliaio ridotto a (quasi) niente, serviva per la Scuola guida.

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    Il ciclomotore per eccellenza, nei decenni dell’uguaglianza socialista, invece, era quello della “Tomos automatic” prodotto dalla Tovarna motornih koles Sežana (Sesana), su licenza della “Citroën” francese, mentre la bicicletta, identica per tutti, era la Pony. Occhio alla riproduzione dell’Ufficio postale di Pola, all’apparecchio telefonico, produzione dello stabilimento della “Iskra” di Kranj.
    Epoca incomprensibile per i figli dell’era del cellulare: come facevano a vivere in Croazia, negli anni ‘70, quando c’erano 54 apparecchi telefonici su mille abitanti, quando le famiglie condividevano la propria linea telefonica con un’altra famiglia dello stesso edificio? Misteri delle generazioni che si accontentavano dell’apparecchio radiofonico con giradischi incorporato (“Melos Luxe”dell’“Elektronska industrija” di Niš), dei televisori con tubi a raggi catodici, del cucito sulla “Bagat”. Erano gli anni del trionfo del Festival del film all’Arena, in presenza di vip accompagnati dal Maresciallo Tito, dei grandi successi della cantieristica navale, dello sport, del rock polese, dell’apprezzata industria tessile “Arena”, delle aule con gli scolari obbligati a indossare la “titovka”. Un angolo tutto particolare riproduce persino un piccolo ufficio immaginario di un giornalista dell’epoca. Sulla scrivania una macchina da scrivere, tabacco, una vecchia copia del Glas Istre e La voce del Popolo, edizione del 23 maggio 1973, per un informazione pubblica sempre bilingue e che, felici di questo, non è mai diventata appannaggio del passato. La mostra-museo con didascalie in 6 lingue è aperta ogni giorno dalle 10 alle 22. Prezzo d’ingresso agevolato, pari a 15 kune per i polesi, per tutti gli altri a 40 kune.
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    Last modified on Martedì, 03 Luglio 2018 10:05