Questo sito fa uso di cookie per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’utilizzo del sito stesso. Utilizziamo sia cookie tecnici sia cookie di parti terze per inviare messaggi promozionali sulla base dei comportamenti degli utenti. Può conoscere i dettagli consultando la nostra privacy policy qui. Proseguendo nella navigazione si accetta l’uso dei cookie; in caso contrario è possibile abbandonare il sito.

Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

    Pietrapelosa. Un gioiello che deve tornare a risplendere

    By Denis Visintin Marzo 13, 2019 51

    PINGUENTE | Sono diversi anni che si sta lavorando per recuperare l’antico castello di Pietrapelosa, un tempo, con il suo territorio, la più importante giurisdizione feudale, per secoli in mano alla famiglia Gravisi. Il sito è parte della Città di Pinguente, che s’è presa a carico l’iniziativa di recuperarlo.

    Infatti, intorno alla metà degli anni Novanta del secolo scorso iniziarono i lavori di restauro e di conservazione del castello, con il cofinanziamento del Ministero della Cultura croato, delle Regioni del Veneto e dell’Istria, e della municipalità pinguentina. S’iniziò allora con il recupero della chiesa di Santa Maria Maddalena. A seguito di una serie di fasi d’intervento, vennero conservate e consolidate le mura.

    Recupero architettonico ed economico

    La fase operativa avviata recentemente rientra nel progetto “KulTERRA“ – Rivitalizzazione dei castelli Morosini-Grimani e Pietrapelosa, il cui periodo progettuale - la preparazione dei documenti, la gestione e la realizzazione – è iniziato il 1º dicembre del 2016 e si concluderà il 1º giugno di quest’anno. Abbiamo parlato dell’argomento con Sabina Damiani, coordinatrice culturale e artistica del progetto per conto della municipalità pinguentina.
    “Il progetto ‘KulTERRA’ tende al recupero del patrimonio storico-culturale coinvolgendo attività diverse, ma collegate tra di loro, al fine di giungere a una comune e migliorata gestione. In sintesi, si tende al recupero sia architettonico che economico dei due manieri che, diventando attrazione turistica, potranno favorire un flusso di visitatori, e di conseguenza generare l’avvento di un turismo culturale sostenibile, di cui ne gioveranno i ristoratori, gli artigiani, l’economia, e il settore vacanziero delle due aree”.
    Capofila progettuale è il Comune di Sanvincenti, affiancato da 11 partner, tra cui la Città di Pinguente, provenienti dal settore non governativo, pubblico e privato, che intendono assicurare a lungo termine la sostenibilità e la durata del progetto, creando una rete collaborativa tra tutti i partecipanti e le attività da essi rappresentate da un lato, il settore pubblico locale e regionale dall’altro.

    Un palcoscenico di prestigio

    In questo contesto, i promotori del progetto intendono ricostruire i due castelli, sviluppando successivamente, al loro interno, una serie di contenuti culturali, educativi, promozionali ed espositivi. Così a Sanvincenti s’esporrà la collezione d’armi da fuoco di Mario Ferlin. Qui prenderanno sede anche un Centro di presentazione dei prodotti enogastronomici peninsulari centrali, e una sala per le degustazioni. A Pietrapelosa, nel cortile s’installerà un palcoscenico riservato alle rappresentazioni teatrali, spettacoli ed eventi musicali; un altro palcoscenico di minori dimensioni sarà allestito negli spazi interni, e sarà raggiungibile attraverso una scala d’accesso messa a punto in questa fase dei lavori, che permette l’accesso a tutti i piani della struttura e al terrazzo d’osservazione panoramica, da cui lo sguardo scruta tutto il territorio circostante. Si creerà pure tutta una serie di contenuti espositivi multimediali, gran parte dei quali troveranno sede nella chiesa di Santa Maria Maddalena.

    Il potenziale turistico

    Il progetto tende anche a elevare l’offerta turistico-culturale dei due territori, sia qualitativamente che quantitativamente, renderli più attrattivi e donare loro u marchio maggiormente riconoscibile. Procedendo in questo modo sia il Comune di Sanvincenti sia la Città di Pinguente, tendono alla promozione del territorio e della sua offerta turistica, culturale ed economica, rendendo con ciò i due capoluoghi, con i relativi comprensori, due destinazioni turistiche riconoscibili in quanto a storia, patrimonio culturale, economia e offerta, per tutta la durata dell’anno solare. Con l’opera di recupero dei due castelli, si pongono, in pratica, le basi per l’implementazione del Programma di sviluppo comune delle due realtà.
    Il tutto sarà integrato con la progettazione di nuovi prodotti ispirati al patrimonio culturale e sviluppati con lo studio delle tradizioni e delle credenze popolari territoriali, come pure a personaggi storici realmente esistiti, concettualizzati nei souvenir, negli eventi e negli spettacoli che saranno presentati negli spazi del Castello.
    Una volta ultimati i lavori, la struttura sarà a disposizione delle visite turistiche sia individuali che di gruppo e potrà presentare il suo patrimonio con lo sfruttamento delle moderne tecnologie. Sarà abilitata inoltre a ospitare manifestazioni artistico-culturali, musicali e altri spettacoli. Sarà possibile pure lo svolgimento di congressi, seminari, lezioni educative, laboratori e simili.
    In ogni caso, il fine ultimo rimane lo sviluppo del territorio, poiché in questo modo si attueranno dei percorsi turistici e culturali sostenibili, promuovendo, con metodologie tecnologiche contemporanee un patrimonio, che a sua volta può divenire un formidabile volano di sviluppo economico.

    Assicurati 22,5 milioni

    Il complessivo valore progettuale del progetto “KulTERRA” ammonta a 22 milioni e 594.779 kune di cui 19 milioni e 204.801 (ossia l’85%) sono mezzi UE ottenuti tramite il Fondo europeo per lo sviluppo regionale. La rimanente somma è garantita dai partner progettuali.
    Questo stanziamento europeo ha consentito il proseguimento dei lavori onde rendere il Castello di Pietrapelosa più accessibile ai visitatori con l’aggiunta di una passerella che consente la visita della struttura a tutti i livelli, quindi dell’illuminazione pubblica, delle platee esterna e interna, e dell’impianto multimediale. Quest’ultimo consentirà la presentazione della storia del castello in modo moderno e interattivo, compreso quanto rinvenuto a seguito delle indagini archeologiche eseguite dall’Istituto nazionale di restauro.

    Capire l’evoluzione

    Così Josip Višnjić, l’archeologo che ha gestito le indagini: “Essendo stato negli anni precedenti indagato gran parte del corpo centrale del maniero, nel biennio 2018/19 l’attenzione s’è concentrata sul cortile esterno. Già in precedenza è stata confermata la ricchezza del sito e dei ritrovamenti, nonché lo sviluppo dinamico dell’edificazione della fortezza, per cui non siamo rimasti sorpresi dell’enorme mole di cognizioni fuoriuscite dai recenti scavi. È stata confermata la ripetuta espansione dei bastioni difensivi del cortile esterno, le cui tracce di sviluppo datano dal XIII al XVI secolo. Questo loro ampliamento ha da un lato donato maggiore efficienza difensiva a Pietrapelosa; dall’altro ha consentito la realizzazione di uno spazio nuovo, utile al suo complessivo funzionamento.
    I rinvenuti reperti archeologici mobili ci consentono di capire la realtà della vita quotidiana degli abitanti, e l’evoluzione della loro cultura materiale. Prevalgono frammenti di vasi ceramici, ma non sono rari nemmeno quelli vitrei, metallici e osteologici animaleschi che testimoniano le abitudini alimentari della popolazione”.
    Pietrapelosa era il più importante castello feudale istriano. Di proprietà dei Patriarchi aquileiesi, passò a Vicardo di Pietrapelosa. Tra il 1267 e il 1274 fu danneggiato da Conone da Momiano. Nel 1291 Pietrapelosa era considerata sede del Marchesato d’Istria. Nel 1422, cessato il governo patriarcale, fu occupato dalle truppe veneziane capeggiate dal generale Taddeo d’Este. Il feudo – comprendente il Castello, le ville di Cepich, Codoglia, Socerga, Num, Cernizza, Nugla, Marcenigla, Grimalda, Salise, Pregara, Sdregna e il maniero di Buttorai – fu affidato a Nicolò Gravisi, i cui discendenti lo tennero fino alla fine del feudalesimo.Con la Legge del 12 maggio 1869, che si riferiva ai vincoli feudali ancora esistenti nelle Contee di Gradisca e di Gorizia, nel Margraviato d’Istria e nella città di Trieste, l’addetta commissione dell’allora Imperiale Regia Luogotenenza del Litorale dichiarò sciolti i vincoli feudali a Pietrapelosa. Il Castello e la sua giuridizione passarono allora all’amministrazione di Sdregna (Stridone) e delle successive amministrazioni territoriali. Il maniero, già rovinato da alcuni incendi, subì con ciò un ulteriore degrado. Ora, però, sembra lo attenda una nuova vita.

    Rate this item
    (0 votes)
    Last modified on Mercoledì, 13 Marzo 2019 14:43