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    SMSI di Buie. Pillole di storia a Trieste

    By Erika Barnaba Dicembre 06, 2018 161

    BUIE | Una giornata diversa dal solito, quella vissuta dagli alunni delle prime e seconde classi del liceo generale e dei periti informatici ed elettronici della Scuola media superiore italiana “Leonardo da Vinci” di Buie che, accompagnati dalle prof.sse Erika Šporčić Calabrò e Marina Paoletić, hanno visitato la mostra “Massimiliano e Manet. Un incontro multimediale”, sorprendente itinerario promosso dal Museo Storico e il Parco del Castello di Miramare e prodotto da “Civita Tre Venezie” e “Villaggio Globale International”. L’allestimento, a cura di Andreina Contessa, Rossella Fabiani e Silvia Pinna, visitabile fino al 30 dicembre prossimo, propone un percorso immersivo e “multimediale”, nel senso più ampio del termine.

    Negli spazi delle ex scuderie del Castello di Miramare, dà vita all’incontro impossibile tra l’imperatore del Messico, fucilato il 19 giugno 1867, e Édouard Manet, il grande pittore francese che, indignato della vicenda, denunciò con la sua pittura le responsabilità di Napoleone III. L’esposizione ha trasportato i giovani studenti all’interno di questa storia, dentro i luoghi che l’hanno scandita, da Miramare al Messico, a Parigi, grazie a una dimensione coinvolgente di suoni, proiezioni e ambienti ricreati.
    Ad accompagnarli in questo flashback virtuale è stata la narrazione teatrale ideata dallo sceneggiatore Alessandro Sisti e recitata da Lorenzo Acquaviva che, nei panni di Massimiliano ha trasmesso le emozioni e le contraddizioni di questa trama, raccontando in prima persona le preoccupazioni dell’imperatore, il suo amore per Carlotta e per Trieste, il suo impegno per il Messico e i suoi tentativi di un governo illuminato.
    Dopo l’esperienza virtuale, ideata e realizzata dallo studio creativo “Senso Immersive”, è stato valorizzato pure il contesto di Miramare, con testimonianze quali lettere, libri, documenti e dipinti. A chiudere il percorso, i video di due giovani artisti, Calixto Ramírez e Enrique Méndez de Hoyos, che si confrontano con una vicenda cruciale della storia del loro Paese e offrono una prospettiva diversa della vicenda, intrecciando ancora una volta in un’unica trama presente e passato, storia e arte.
    Una giornata intensa, quindi, per gli alunni buiesi, che hanno fatto tappa pure presso il complesso di rifugi antiaerei Kleine Berlin di Trieste. Un viaggio nelle profondità della città, dove si nasconde un pezzo di storia della Seconda Guerra Mondiale.
    Al di sotto della superficie della città, dove si svolge placida e tranquilla la routine quotidiana di centinaia di triestini, si dispiega un dedalo di gallerie e cunicoli che durante il terribile conflitto erano rifugio antiaereo e quartier generale del comando generale delle SS da cui, a seguito dell’armistizio dell’8 settembre, si gestivano le operazioni belliche volte al contenimento dell’avanzata alleata a ridosso della linea gotica. Visitare oggi la “Kleine Berlin” che si sviluppa nelle profondità del capoluogo del Friuli-Venezia Giulia, è un’esperienza che rievoca ricordi sopiti, ma mai dissolti, di un conflitto devastante.
    Le panche di legno, i servizi igienici e l’infermeria utilizzati da donne, uomini e bambini che cercavano riparo dalle atrocità della guerra, sono rimaste intatte, così come venivano utilizzate dalla popolazione cittadina che cercava di riappropriarsi delle proprie abitudini e di una parvenza di normalità, mentre la propria città subiva le conseguenze dei bombardamenti.
    Un’altra zona dei sotterranei, ben separata da quella adibita per i civili, fungeva da nevralgico centro di controllo per l’esercito nazista. Armi e rifornimenti erano stipate ordinatamente negli ampi spazi costruiti in vista della guerra a diversi metri di profondità della città che mescola caratteri mediterranei a quelli mitteleuropei.
    Sorprendente, la rete di cunicoli che si estende per diversi centinaia di metri quadrati al di sotto della superficie cittadina, dove erano dislocati numerosi e importanti ambienti, come uffici, depositi e dormitori, ma anche una lunga galleria che raggiungeva direttamente villa Ara, abitazione di Odilo Globočnik, ufficiale delle SS e supervisore della costruzione di diversi campi di concentramento in Polonia, cui venne affidata la gestione della zona d’operazione del Litorale Adriatico. Ambiente umido, buio, una catasta di oggetti che rievocano un tempo passato, ma ancora vivo nell’immaginario collettivo di chi ha vissuto la guerra e ne ha conosciuto la crudeltà tramite i libri di scuola. La Piccola Berlino continua tutt’oggi a suscitare forti emozioni nell’animo dei visitatori che ogni fine del mese, di venerdì, esplorano questi luoghi grazie alla dedizione del Club Alpino Triestino, che offre visite guidate ai gruppi di persone desiderose di conoscere la storia nascosta di Trieste. Una trasferta che non ha arricchito solamente il bagaglio storico e culturale degli alunni, ma pure il loro cuore, con avvenimenti accaduti in un passato non molto lontano, ma tante volte dimenticato.

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    Last modified on Giovedì, 06 Dicembre 2018 11:56