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    Allarme a Umago La Cittavecchia sta crollando

    By Franco Sodomaco Settembre 13, 2018 114

    UMAGO La Cittavecchia di Umago versa in condizioni preoccupanti. Alcune case stanno cadendo letteralmente a pezzi e rappresentano un pericolo per i passanti. In modo particolare la situazione è insostenibile in via Marino Bembo, dove le vecchie case sono talmente malridotte che vanno assolutamente restaurate e messe in sicurezza. La situazione all’interno delle case è analoga a quella esterna, con gli intonaci oramai inesistenti, le tegole che poggiano su travi marce e scale insicure. In altre parole, le case non sono più abitabili e la via va transennata per motivi di sicurezza.

    La municipalità ha già avviato i controlli in modo da poter programmare il restauro di un edificio pericolante. Le case che si trovano lungo la diga foranea sono state già restaurate, soprattutto quelle con vista mare, il cui pianterreno è stato adibito a esercizi pubblici (ristoranti), mentre ai piani superiori sono stati allestiti appartamenti da affittare ai turisti.

    Case vecchie e pericolanti
    Le abitazioni che si trovano, però, nelle viuzze interne sono in condizioni molto precarie. Si vede soltanto quello che cade, non certo l’interno delle case. Un primo intervento in via Bembo ha compreso la messa in sicurezza della prima casa, con le travi che ora la... abbracciano in modo da evitare chi i muri crollino o si stacchino l’uno dall’altro. Una volta non c’era il cemento armato, non si facevano le suole di calcestruzzo per i piani e i muri non erano collegati uno all’altro come oggi con delle strutture di calcestruzzo armato. Molti anni fa, proprio il nostro quotidiano aveva lanciato un primo SOS per la Cittavecchia, affermando che dopo la partenza degli abitanti autoctoni ne erano arrivati degli altri che erano interessati ad abitare, ma non a investire nel restauro.

    Lingue «sconosciute»
    Oggi, per esempio, nel nucleo storico della città ci sono soltanto un paio di umaghesi, i quali soffrono nel vedere come le case stanno andando in “malora”. La Cittavecchia aveva perduto la sua anima una prima volta dopo l’esodo degli anni ‘50 del secolo scorso e successivamente dagli anni ‘60 al ’70, quando molti abitanti avevano scelto di costruirsi altrove la propria casa. Oggi per la calli della Cittavecchia non si parla quasi più l’italiano, ma lingue anche “sconosciute”, segno che oltre ai tempi sono cambiati anche gli inquilini. L’edificio pericolante e messo in sicurezza è stato affidato alla società “Komunela” per il restauro e gli inquilini hanno fatto domanda per un alloggio POS, ossia nell’ambito del programma di edilizia agevolata.

    Un assetto medievale
    Tempo fa i consiglieri della DDI avevano cercato di far passare in Consiglio un emendamento che tenesse conto della Cittavecchia e con il quale si suggeriva di stanziare allo scopo un milione di kune per verificare le condizioni delle case. La proposta, però, non era stata accolta. Dunque, almeno per ora, ci troviamo di fronte a problemi legati al tempo.
    A causa della burrascosa storia di Umago, gli edifici del periodo tardo antico e del primo Medioevo sono andati completamente distrutti e il nucleo storico odierno ha ereditato il sistema urbanistico medievale. Esistono molti segni che testimoniano quel periodo: resti di mura, ville veneziane, vie strette e pittoresche. L’edificio che si è meglio conservato e che al tempo stesso è il più antico è la torre cittadina, sede del Museo civico, nel quale sono conservate importanti collezioni di ritrovamenti archeologici rinvenuti sul territorio della città di Umago.

    Il dominio veneziano
    Umago rimase sotto il dominio della Serenissima fino al suo crollo, avvenuto nel 1797. Seppure dotata di ordinamento municipale, la città dipendeva completamente dal governo centrale, che vi nominava il podestà. Norme severe penalizzarono lo sviluppo di Umago, pertanto il suo porto era esclusivamente in funzione di transito per le merci in arrivo a Venezia.

    Le grandi epidemie
    I problemi che maggiormente affliggevano Umago, come del resto tutti gli abitati della costa istriana, riguardavano l’acqua potabile e la precarietà delle condizioni igieniche. Data la morfologia del territorio, contraddistinta da zone paludose, la malaria dilagava per vari secoli e venne debellata soltanto nella prima metà del Novecento. La popolazione fu duramente provata da cicliche epidemie di malaria, colera e peste verificatesi nel XV, XVI e XVII secolo. La crisi demografica costrinse le autorità veneziane a ripopolare le terre abbandonate con nuovi abitanti oriundi della Dalmazia, nonché possedimenti resi insicuri dall’avanzata turca. La struttura etnica e linguistica mutò nel corso dei secoli: l’ambiente rurale ove la presenza slava è attestata sin dal VII secolo, assunse sempre di più carattere slavo, ovvero croato, mentre lungo la costa gli agglomerati urbani conservarono la lingua e la cultura italiana.

    L’archivio bruciato
    Umago condivise le sorti della Serenissima diventando, dopo la sua caduta, parte delle Province illiriche istituite da Napoleone. La breve parentesi del governo francese venne segnata da un incidente increscioso, quando un reparto di marinai sbarcati da una nave che dava la caccia a bastimenti battenti bandiera francese venne notato e messo agli arresti. L’esigua guardia comunale non poteva opporsi ai britannici i quali, liberati i propri uomini, bruciarono per ritorsione l’archivio comunale sotto il campanile. I resti dell’archivio bruciato sono stati ritrovati soltanto pochi anni fa durante gli scavi archeologici all’entrata della Cittavecchia.

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    Last modified on Giovedì, 13 Settembre 2018 09:42