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    Ferruccio Tomissich un dottore per amico

    By Viviana Ban Marzo 15, 2019 99
    Ferruccio Tomissich un dottore per amico Goran Žiković

    Ogni secondo mercoledì del mese nella sede della Comunità degli Italiani di Fiume sarà a disposizione degli interessati un consultorio d’ortopedia, guidato dal connazionale dott. Ferruccio Tomissich, specialista in ortopedia. Si tratta di un’attività inaugurata di recente, appunto su proposta del medico specialista, e accolta con entusiasmo dalla presidenza del sodalizio. Il primo consultorio si è svolto mercoledì scorso e vi hanno aderito nove connazionali. È stata anche un’occasione per scambiare due chiacchiere con il dott. Tomissich, che dopo avere lavorato per trent’anni in Svizzera è tornato nella sua città per godersi la meritata pensione.
    È stato lei a proporre di aprire un consultorio in Comunità?
    “Sì, l’idea è stata mia. Sono in pensione da poco tempo e da Lugano mi sono trasferito, in maniera più o meno definitiva, a Icici, dove anni fa ho acquistato una casa. Non mi piace stare con le mani in mano e quindi ho pensato subito di attivarmi all’interno della ‘mia’ Comunità. Così mi sono iscritto al coro della Fratellanza e poi ho proposto queste consulenze, che sono state subito accolte con entusiasmo dalla presidenza. Si svolgeranno ogni secondo mercoledì del mese, dalle 17 alle 19, fino a giugno”.
    Qual è lo scopo di quest’iniziativa?
    “Molto semplice, quello di venire incontro alle necessità dei connazionali. Voglio precisare che non si tratta di un ambulatorio, ma soltanto di consulenze. Infatti, mi sono accorto che molte persone, soprattutto quelle un po’ avanti con l’età, spesso non comprendono fino in fondo le indicazioni del medico, soprattutto se si tratta di connazionali che hanno anche il problema della lingua. Succede che ricevano l’impegnativa per qualche intervento o terapia, ma non capiscono di che cosa si tratti. Ecco, io cercherò di agire in questo senso, spiegando in termini semplici le diagnosi, le terapie e gli eventuali interventi consigliati dai medici. Mi rendo perfettamente conto che alle volte i medici si esprimono in un linguaggio troppo complicato e che i pazienti sono un po’ intimoriti all’idea di chiedere spiegazioni. Per questo motivo cercherò di darle io”.
    Dopo un periodo trascorso alla Clinica ortopedica di Laurana si è trasferito in Svizzera?
    “Mi ero diplomato al Liceo e poi laureato in medicina a Fiume. Sono entrato nella Clinica di Laurana come specializzando in ortopedia. In occasione di una sub specializzazione in ortopedia del ginocchio sono venuto in contatto con un professore svizzero, di Lugano. All’epoca nella Clinica di Laurana era stata introdotta la tecnica dell’artroscopia. I primi ad effettuare quest’intervento innovativo furono i dott. Boris Nemec, Radovan Mihelić e il sottoscritto. Era il 1984. In quel periodo questo tipo d’operazione era poco conosciuto anche all’estero. Il professore svizzero mi offrì il posto di lavoro di capoclinica in un ospedale pubblico. Accettai l’offerta e mi trasferii a Lugano nel 1989. Sono rimasto a lavorare in quest’ospedale fino al 2000, quando, assieme a due colleghi, ho aperto un reparto di ortopedia in una Clinica privata, sempre a Lugano. Si tratta della maggiore clinica privata di ortopedia e traumatologia del Canton Ticino. Fa parte del gruppo italo-francese Genolier, che comprende 26 strutture di questo tipo in Svizzera. Successivamente il reparto è cresciuto per diventare una Clinica ortopedica vera e propria, l’Ars ortopedica”.
    Una bella carriera, piena di soddisfazioni. Quali sono le differenze tra Lugano e Laurana?
    “È difficile parlare di differenze, soprattutto per il periodo quando me ne sono andato. La Clinica ortopedica di Laurana è sempre stata all’avanguardia e ha saputo mantenere una tendenza europea, con bravissimi medici specialisti che si sono formati all’estero. Non a caso è diventata un centro di riferimento per le malattie del ginocchio. E poi il rapporto con i pazienti è speciale”.
    Ci sono differenze nei rapporti umani?
    “Quelli sì. Ho vissuto molto bene in Svizzera, mi sono trovato come a casa mia e non mi sono mai sentito uno straniero, anche perché non avevo la barriera della lingua. Però non sono mai riuscito ad avere un rapporto di amicizia con i colleghi come quelli instaurati nella Clinica di Laurana. Ricordo che all’epoca ogni giovedì, cadesse il mondo, si andava a giocare a calcetto nel campo di pallamano locale. Insomma, Laurana mi è rimasta nel cuore, soprattutto la ‘squadra’ della sala operatoria, a cui sono molto legato. Io sostengo che nella sala operatoria tutto deve funzionare alla perfezione, come in un’orchestra, e tutti i ruoli hanno uguale importanza. Comunque, quando me ne sono andato ho soltanto socchiuso la porta, per cui ho mantenuto ottimi rapporti con il personale. Durante la guerra in Croazia ho anche portato degli aiuti umanitari. Però in Svizzera ho imparato molto e mi sono perfezionato: ho avuto modo di partecipare a numerosi congressi negli USA, sono membro dell’AAOS, l’Accademia di ortopedia e ho insegnato questa materia per dieci anni nella Scuola universitaria professionale per fisioterapisti”.
    Nella sua lunga carriera c’è stato qualche intervento che lo ha reso particolarmente orgoglioso?
    “Ribadisco che questa professione è soprattutto un lavoro di gruppo e io non me la sento di prendere meriti. Comunque, ho effettuato 12.542 tra operazioni al ginocchio, all’anca e alla spalla, artroscopie e impianti di protesi. Nel 1990 ero il terzo artroscopista del Canton Ticino, ho lavorato molto anche con gli sportivi e per tre anni sono stato il medico della squadra di hockeyghiaccio di Lugano, per due volte campione nazionale”.
    A parte la professione, come si vive in Svizzera?
    “Si vive bene se si ha una buona capacità d’integrazione. Non bisogna isolarsi. Anche se nel Canton Ticino si parla l’italiano, ho imparato il tedesco e il francese e, cosa che mi rende particolarmente orgoglioso, il dialetto ticinese, che mi ha dato la possibilità di avvicinarmi maggiormente alla gente. Comunque ci ritorno spesso, anche perché mia figlia è rimasta a vivere lì”.
    Di che cosa si occuperà adesso che è in pensione?
    “Adoro il mare e le barche. Per questo motivo, anche se ‘son un mulo nato e cresudo in Pomerio, ma de quattro generazioni de Belveder’, ho acquistato una casa praticamente in riva al mare e ora mi dedicherò alle mie passioni. Conto di girare in barca l’Adriatico, assieme a mia moglie Vesna e poi di occuparmi un po’ di pittura, che è anche una delle mie passioni. Anche la mia consorte è in pensione, per cui possiamo pianificare il tempo libero insieme. Comunque anche lei, come me, non può stare con le mani in mano. È una psichiatra e psicoterapista, specializzata in disturbi alimentari psicologici (anoressia e bulimia). In futuro spera di instaurare una collaborazione con la SMSI”.

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    Last modified on Venerdì, 15 Marzo 2019 09:20