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    Bilancio demografico in (s)profondo rosso

    By Damir Cesarec Gennaio 04, 2019 69

    Meno fiocchi rosa e azzurri nel 2018 e il bilancio demografico della nostra città si fa sempre più rosso. L’anno scorso alla Clinica di ginecologia e ostetricia del Centro clinico-ospedaliero di Fiume sono stati eseguiti 2.474 parti, ovvero 46 in meno rispetto al 2017 e ben 133 rispetto al 2016. Un trend negativo che prosegue inesorabile dal 2009 e che lo scorso anno ha superato il record negativo registrato nel 2017, quando vennero alla luce 2.520 neonati. Numeri da far impallidire se confrontati con quelli di 30 anni fa quando nascevano mediamente 4mila bambini. Il saldo tra nati e morti è ormai da tempo negativo e il calo delle nascite non fa altro che aggravarlo.

    Aumentano invece le gravidanze gemellari, con 45 parti multipli rispetto ai 42 del 2017 e i 31 del 2106. Ciò è dovuto al fatto che sono sempre più numerose le coppie che non riescono ad avere figli e che quindi decidono di ricorrere alla fecondazione assistita, il che ha come conseguenza un numero maggiore di parti gemellari. A questo proposito, sono stati 117 i bambini venuti al mondo grazie a tale tecnica, ovvero il 4,7 per cento del totale. Inoltre, negli ultimi anni si sta registrando anche un lieve ma costante incremento dei parti cesarei, che ormai rappresentano più di un quinto delle nascite totali (21,5 per cento). Infatti, nel 2018 sono state portate a termine 533 gravidanze ricorrendo proprio al cesareo. Tra le altre statistiche, continua a scendere anche la fertilità, che nel 2011 era pari a 1,4 figli per donna, mentre ora è scesa di 0,2 punti. Di contro, l’età media delle donne che partoriscono per la prima volta è in costante aumento e oggi si attesta a 32,1 anni.

    Persi 10mila residenti

    Numeri che inevitabilmente certificano il crollo demografico in atto da ormai più di dieci anni in tutta la Croazia. Dai dati diffusi di recente dall’Istituto nazionale di Statistica (DZS), è infatti emerso come negli ultimi sei anni delle 556 tra città e comuni di tutto il Paese, ben 449 hanno registrato un calo del numero degli abitanti, di cui 105 con una decrescita superiore al 15 per cento. Il fenomeno, neanche a dirlo, è particolarmente accentuato nella Regione litoraneo-montana. A Fiume, in data 31 dicembre 2017 (i dati relativi al 2018 non sono ancora disponibili), il numero dei residenti era pari a 119.161 persone, ovvero 9.463 in meno rispetto alla medesima data nel 2011 (-7,4 per cento). In altre parole, giusto per illustrare meglio la portata del fenomeno, dal 2012 al 2018 è come se si fosse persa una città delle dimensioni di Castua.

    Impennata dei divorzi

    Dando invece uno sguardo ai dati del Tribunale amministrativo e dell’Ufficio Anagrafe di Fiume, si osserva un costante calo dei matrimoni e una significativa impennata dei divorzi. Nel 2018 i fatidici “sì” erano stati 484, mentre al Tribunale sono pervenute 651 richieste di separazioni. In confronto all’anno precedente, i numeri sono rimasti pressoché stabili, con 488 coppie convolate a nozze e 654 richieste di divorzio. Tuttavia, quest’ultimo dato cambia radicalmente se raffrontato con il 2015 quando i divorzi erano stati “appena” 326, ovvero la metà di quelli attuali.
    Le motivazioni del calo coniugale risiedono principalmente in ragioni economiche, sul fatto che i giovani non credono più nel matrimonio, altri ancora semplicemente non trovano la persona giusta con cui condividere il resto della propria vita, rispetto al passato c’è meno voglia di vincolarsi a un partner e poi sempre più persone scelgono la convivenza come forma di un’unione più “leggera” e disimpegnata. Un altro dato interessante emerso indica come i fiumani preferiscano sposarsi con il rito civile piuttosto che con quello religioso, tant’è che delle 484 coppie unitesi in matrimonio, 334 lo hanno fatto davanti all’ufficiale di stato civile e 150 in chiesa. A questi numeri vanno tuttavia aggiunte 204 nozze celebrate all’estero mentre, di contro, Fiume è stata la città in cui si sono giurati amore eterno coppie giunte da Sudafrica, Polonia, Ucraina, Belgio, Egitto, Regno Unito, Olanda, Spagna, Stati Uniti, Argentina, Romania, Vietnam, Italia, Montenegro, Kazakistan, Slovenia e Kosovo. Infine, non decollano le unioni civili: l’anno scorso solamente 2 coppie dello stesso sesso si sono unite civilmente contro le 5 e le 4 registrate rispettivamente nel 2016 e 2017.


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    Last modified on Sabato, 05 Gennaio 2019 10:56