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    Valscurigne: villa urbana vittima dell’indifferenza

    By Helena Labus Bačić Ottobre 10, 2018 132
     La villa urbana che non c’è più La villa urbana che non c’è più Helena Labus Bačić

    Nell’arco di due giorni, a Valscurigne è stata rasa al suolo una villa urbana, prezioso esempio dello stile modernista italiano tra le due guerre. Infatti, nello spiazzo in via Osijek una volta occupato dalla villa, nei pressi del supermercato Plodine, sorgerà presto un’altra sede della concessionaria A.C. Dujmović, mentre i lavori edili vengono svolti dalla Novotehna. L’edificio abbattuto era in precedenza di proprietà dell’azienda PIK e al pianterreno si trovava lo stabilimento dolciario della ditta. Non trovandosi sotto tutela come bene storico-culturale individuale e dal momento che la zona in cui sorge non è tutelata come complesso storico-culturale, è stata abbattuta senza che nessuno – e nemmeno i conservatori – avesse potuto fare qualcosa per salvarla.

    La prima a reagire allo scempio, con un post su Facebook, è stata la prof.ssa Julija Lozzi Barković, storica dell’arte e docente presso il Dipartimento di storia dell’arte in seno alla Facoltà di Filosofia dell’Università degli studi di Fiume, che abbiamo contattato per ottenere più informazioni sull’edificio che oramai appartiene alla storia.

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    Villa costruita nel 1940

    “Sono rimasta scioccata quando sono venuta a sapere della demolizione di questa bella villa – ha esordito la storica dell’arte –. Anche se per qualcuno si potrebbe trattare di un nonnulla, la palazzina aveva un valore, se non altro, ambientale, in quanto faceva parte di un complesso di condomini costruito tra le due guerre, che hanno definito l’aspetto attuale del rione di Valscurigne. La villa, che era concepita come uno stabile residenziale, mentre al pianoterra si trovava un panificio, venne costruita nel 1940 in base al progetto architettonico di Costantino Padovani. Originariamente apparteneva a Ernesto Romano, mentre a partire dal 1948 funzionava come panificio dell’Armata popolare jugoslava (JNA). La villa divenne proprietà dell’azienda PIK negli anni Ottanta”, ha precisato la prof.ssa Lozzi Barković, aggiungendo di avere avuto modo di occuparsi più dettagliatamente dell’edificio nel 2015, durante delle ricerche per un suo libro.

    Bellissimi progetti architettonici

    “Le mie ricerche mi avevano portata anche a questa palazzina, che volevo fotografare dall’interno, ma ciò mi era stato vietato dalla direzione dell’azienda – ha spiegato –. Comunque, è importante sapere che l’ingegnere che la progettò, Costantino Padovani, si diplomò al Politecnico di Torino. All’epoca, in seno a questa Facoltà si insisteva sull’estetica dell’edificio, per cui Padovani produsse una serie di bellissimi, colorati e dettagliati progetti architettonici che hanno un grande valore di per sé e sono custoditi nell’Archivio di Stato. Il suo approccio all’architettura ci ricorda quello che caratterizzava le Accademie di Belle arti all’epoca, nelle quali si potevano seguire pure corsi d’architettura. Quindi, l’aspetto estetico nella progettazione di edifici era molto importante. Ad ogni modo, la palazzina era parte integrante di un rione residenziale d’affari industriale, nato tra le due guerre e fa parte di un contesto storico più ampio di Fiume. Ciò che la caratterizzava è pure la continuità, in quanto fin dalla sua edificazione al pianterreno si producevano pane e dolci. Pertanto, oltre a essere un esempio di architettura residenziale, era pure un esempio di architettura industriale”, ha puntualizzato la storica dell’arte.

    Stile modernista italiano

    La villa – ha proseguito la prof.ssa Lozzi Barković – era concepita come una combinazione di forme geometriche, di archi con volte a semicerchio e di un porticato rivestito di mattoni rossi, caratteristici per lo stile modernista italiano. La produzione industriale è stata sospesa qualche anno fa, dopodiché l’edificio è stato abbandonato.
    “Mi dispiace che la palazzina sia stata abbattuta, anche se non ho niente in contrario che nello spiazzo nel quale sorgeva venga costruito un salone delle automobili. Mi rincresce, però, che il proprietario della concessionaria non abbia avuto più sensibilità di conservare, se non tutto l’edificio, almeno una sua parte per incorporarla nel nuovo stabile. Nel rione di Valscurigne, infatti, tra le due guerre c’erano diverse autorimesse e saloni di automobili, in quanto all’epoca sempre più persone acquistavano vetture e iniziò a svilupparsi anche l’automobilismo”, ha concluso la prof.ssa Julija Lozzi Barković.
    È finita così la modesta storia di una villa urbana caduta succube dell’indifferenza.

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    Last modified on Mercoledì, 10 Ottobre 2018 10:44