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    Un ospedale che funziona dalla base della «piramide»

    By Damir Cesarec Ottobre 09, 2018 93
     Il prof. Davor Štimac, direttore del CCO Il prof. Davor Štimac, direttore del CCO Željko Jerneić

    Flight to quality. Si potrebbe benissimo prendere in prestito questo termine del gergo finanziario per sintetizzare la mole di investimenti attuati nell’ultimo periodo al Centro clinico-ospedaliero di Fiume: a partire dal nuovo Pronto soccorso di Sušak, passando per la riqualificazione di 12 ricoveri diurni (i cosiddetti day hospital), fino ad arrivare alla realizzazione della seconda fase dei lavori di costruzione del nuovo ospedale sempre a Sušak, per il quale il governo ha concesso la garanzia per un prestito di 750 milioni di kune. Si tratta di investimenti strategici che impattano trasversalmente su tutto il polo ospedaliero fiumano e che hanno come obiettivo quello di sviluppare un piano omogeneo improntato sullo sviluppo e potenziamento della rete sanitaria cittadina. Agli interventi strutturali si aggiungono anche importanti acquisizioni tecnologiche, tese ad accrescere il livello della dotazione delle attrezzature mediche e diagnostiche. I vincoli imposti da una ripresa economica ancora troppo lenta, uniti ai cambiamenti strutturali a livello demografico e alla tipologia di malattie che colpiscono le persone, rendono ancora più urgente una riforma e una costante modernizzazione dei sistemi sanitari. Una riforma di cui Fiume è capofila, in particolare da quando, nel 2016, il prof. Davor Štimac ha assunto le redini del CCO, rilanciandolo in brevissimo tempo tra i leader di settore a livello nazionale, nonché allineandolo al passo con l’Europa. Tuttavia, problemi e criticità permangono e il direttore Štimac, che abbiamo incontrato per fare il punto della situazione, lo sa bene.

    Partiamo proprio da quei 750 milioni: quando possiamo attenderci l’inizio dei lavori?

    “Pochi giorni fa è stato indetto il bando per la costruzione dell’ospedale e per la supervisione dei lavori. Dal momento che nel bilancio statale per quest’anno sono stati già assicurati i mezzi per l’inizio dei lavori di costruzione, mi aspetto che entro la fine dell’anno venga selezionato l’esecutore e quindi dato l’inizio ai lavori. Secondo le nostre stime, il tutto verrà terminato tra due anni e mezzo, ossia a metà del 2021. Il Reparto maternità adotterà i più alti standard europei e mondiali e comprenderà la chirurgia pediatrica e tutti gli altri reparti che attualmente sono collocati presso la Clinica pediatrica di Costabella, assieme a quelli di ginecologia e ostetricia. Nel frattempo sono in corso anche i lavori di riqualificazione di 12 ricoveri diurni e chirurgia di un giorno (day surgery, nda). Un progetto da 50 milioni di kune interamente finanziato attraverso i fondi europei che verrà ultimato entro il prossimo giugno. Si tratta di una modalità organizzativa di assistenza ospedaliera nella quale il paziente rimane nella struttura soltanto il tempo necessario per accertamenti, esami o terapie, di solito mezza o al massimo una giornata, senza quindi occupare posti letto. Ciò ci permetterà non soltanto di velocizzare la cura dei pazienti, ma anche di razionalizzarla in termini economici e quindi di risparmio”.

    Durante una sua recente visita a Fiume, il ministro della Sanità, Milan Kujundžić aveva dichiarato che gli ospedali croati hanno in media 100 anni. Ma la Croazia è veramente messa così male sotto il profilo infrastrutturale?

    “Che gli ospedali croati siano molto datati è un dato di fatto, e peraltro in molti casi si trovano all’interno di strutture che non erano previste per ospitare un nosocomio. Per quanto riguarda invece Fiume, qui la realtà è ancora più preoccupante: basti pensare che le strutture di Costabella hanno addirittura più di un secolo, mentre l’ospedale di Sušak è stato realizzato tra le due guerre mondiali. L’unica eccezione sono i policlinici che hanno tra i 30 e i 40 anni. Un altro fatto non certo ammirevole è che nella maggior parte di queste strutture c’è un unico nodo sanitario ogni 30 posti letto, e questo è difficile da accettare come standard in un Paese, peraltro membro dell’Unione europea, come la Croazia”.

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    Quanto investe la Croazia nella sanità?

    “Meno rispetto alla media europea. Direi che investiamo in base alle nostre possibilità, ma anche se destiniamo alla sanità meno risorse rispetto ad altri Paese europei, riusciamo comunque ad assicurare servizi sanitari di alta qualità grazie in particolare all’entusiasmo, alla professionalità e alla preparazione degli operatori sanitari. Mi preme poi sottolineare come oggi si parli ancora troppo poco di prevenzione, la quale permetterebbe di avere un importante ritorno economico per ogni centesimo investito”.

    Quanto siamo indietro rispetto all’Europa?

    “Non siamo indietro, anzi, i nostri cittadini usufruiscono di servizi sanitari che vanno di pari passo con quelli degli altri Paesi europei, con procedure diagnostiche e terapeutiche che non richiedono lunghe liste d’attesa. Le aspettative dalla medicina attuale sono enormi e non sempre sono in grado di soddisfare le richieste di tutti i pazienti. Poi ci sono anche singoli casi di malasanità che suscitano chiaramente aspre polemiche, ma in un quadro generale credo che la maggior parte dei pazienti in Croazia sia soddisfatta dei servizi che riceve e apprezzi il nostro lavoro”.

    Un altro dei problemi è quello rappresentato dalla mancanza di personale sanitario.

    “Non parlerei di insufficienza, in particolare non del cosiddetto personale non sanitario che, anzi, rispetto ad altri Paesi, nelle nostre strutture rappresenta il 25-30% degli impiegati. Troppo spesso nei media leggiamo di mancanza di medici negli ospedali, ma in realtà non è esattamente così. La questione riguarda più che altro l’organizzazione del lavoro e il sovraccarico del sistema sanitario, il che è in primis una conseguenza legata agli spazi limitati e alle dotazioni non sempre all’altezza delle strutture ospedaliere, piuttosto che alla presunta mancanza di personale”.

    Però c’è una forte “fluttuazione” degli infermieri.

    “Questo è vero. C’è infatti un costante viavai del personale infermieristico il che è principalmente dovuto a una questione legata allo stipendio, giudicato non adeguato, come anche a una professione usurante sia a livello fisico che mentale. Ecco perché una parte di loro cerca quindi un impiego meno stressante, sempre però in ambito sanitario”.

    Una delle questioni più attuali è certamente il discorso legato alla fuga di giovani medici all’estero. Qui la domanda sorge spontanea: come fare a scongiurare la loro partenza?

    “Il primo passo per trattenerli è offrire loro un posto di lavoro subito dopo la laurea. Tuttavia, va anche detto che le retribuzioni dei medici in Croazia garantiscono un’esistenza serena, e poi quella del medico è una professione stabile e duratura, e questi sono fatti che andrebbero rimarcati più spesso. Da sempre una fetta di giovani medici cerca fortuna altrove, questo però non è il caso del CCO di Fiume, dove invece il fenomeno è molto meno marcato, con non più di 3 o 4 medici che lasciano l’ospedale in un anno”.

    Da quando ha preso in mano le redini, il CCO fiumano ha sempre chiuso l’anno in attivo. È stato così anche nel 2017?

    “Sì, l’anno scorso i ricavi sono stati di circa 5 milioni di kune superiori alle perdite. Lo stesso risultato lo avevamo raggiunto anche nelle due annate precedenti, Ciò è frutto soprattutto dei tentativi di razionalizzare, o meglio, di ottimizzare le risorse e il modello di gestione del sistema ospedaliero”.

    Gli istituti sanitari croati con un bilancio positivo si contano sulle dita di una mano e tra questi c’è, appunto, quello di Fiume. Perché voi ci riuscite e gli altri no?

    “Questo lo dovete chiedere ai colleghi degli altri istituti. Noi abbiamo raggiunto questo risultato con una politica razionale di gestione del personale, ottimizzando i rapporti tra il personale sanitario e quello non sanitario, riorganizzando la gestione dei turni, rendendo trasparenti le procedure dei bandi pubblici, migliorando il sistema di fatturazione dei nostri servizi. E infine cerchiamo di sfruttare al meglio le opportunità offerte dai fondi europei, come anche di essere proattivi nella raccolta delle donazioni”.

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    Last modified on Martedì, 09 Ottobre 2018 11:06