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    Redazione

    Redazione

    Balcani occidentali dall’Ue solo ambiguità

    Maggio 23, 2018

    Dopo 15 anni, il Vertice di Sofia, richiamando quello di Salonicco del 2003, avrebbe dovuto dare un nuovo slancio al processo di allargamento verso la regione dei Balcani occidentali composta da Albania, Bosnia ed Erzegovina, Kosovo, Macedonia, Montenegro e Serbia. La dichiarazione congiunta del Vertice è stata invece vaga, esprimendo un supporto inequivocabile alla “prospettiva europea” dei sei Paesi, che però è ben lontano dall’aperto sostegno all’adesione registrato a Salonicco, dove si era sottolineato chiaramente come il futuro dei Balcani fosse all’interno dell’Unione europea.

    Il Vertice di Sofia non ha portato, quindi, ai risultati sperati per chi pensava a un rilancio politico del processo di allargamento tramite un sostegno formale da parte dei leader dei Paesi membri. Prospettiva quest’ultima che era di fatto poco credibile. In un momento in cui l’Ue è sulla via della ripresa, nessun leader vuole fare passi falsi. Soprattutto visto che la legittimità del progetto europeo è ancora traballante e il consenso sociale verso l’allargamento è basso. Se nel 2003 solo il 35 p.c. dei cittadini europei si opponeva ad un allargamento contro il 46 p.c. favorevole, nel 2017 il 47 p.c. è contrario a fronte solo di un 42 p.c. che è invece ancora favorevole.

    Una dichiarazione realistica

    Una dichiarazione diversa da quella fatta non sarebbe quindi stata realistica. Se alcuni leader, come la Cancelliera Angela Merkel in Germania o il Cancelliere Sebastian Kurz in Austria hanno apertamente sostenuto il cammino dei Balcani verso l’Ue, altri come il presidente francese Emmanuel Macron, hanno parlato di un semplice ancoramento della regione all’Ue. In altre parole, c’è molta più cautela da parte dei governi europei. Una dichiarazione diversa da quella fatta non avrebbe goduto del sostegno universale dei Paesi membri che temono una reazione negativa da parte dei propri elettori o non sono convinti che la regione sia pronta dal punto di vista istituzionale, economico e dello stato di diritto a diventare membro a tutti gli effetti dell’Unione europea.
    Nonostante tutto, secondo la dichiarazione finale del Vertice, l’Ue è comunque determinata a rafforzare e intensificare il suo impegno a tutti i livelli per sostenere la trasformazione politica, economica e sociale dei Balcani occidentali, al fine di facilitarne il processo di adesione. In effetti, ci sono diverse ragioni che giustificano l’impegno europeo a continuare a sostenere un futuro allargamento ad est.

    Le ragioni geopolitiche

    Dal punto di vista geopolitico, il problema di avere una regione all’interno dell’Europa che non è membro dell’Ue pone seri rischi alla sicurezza dei Paesi membri stessi. Se la via migratoria dei Balcani che dalla Grecia e dalla Macedonia attraversava la Serbia per raggiungere l’Ungheria o la Croazia è chiusa, nel corso del 2018 c’è il rischio che si apra una nuova via, visto l’aumento di migranti da Pakistan, Afghanistan, Siria, Algeria, Libia e Marocco che tramite la Bosnia cercano di entrare in Croazia. Allo stesso tempo, la radicalizzazione religiosa di alcune frange della popolazione balcanica, così come il problema dell’immigrazione interna alla regione verso l’Ue, non sono problemi da sottovalutare. L’Unione europea è anche consapevole delle ingerenze esercitate sulla regione da parte di altre potenze, come la Russia, la Cina, che sta investendo molto in Serbia nell’ambito del progetto “One Belt One Road”, la Turchia e gli stessi Paesi del Golfo. È, quindi, necessario dare delle prospettive serie e realistiche ai Paesi della regione.

    Le prospettive economiche

    Da un punto di vista economico, se i Paesi della regione raggiungeranno la media del Pil pro-capite europeo nel giro di 60 anni, essi rappresentano un mercato in potenziale crescita, che se incentivato tramite una migliore connettività potrebbe di fatto portare ad un reciproco beneficio. C’è però anche una ragione che va al di là del cosiddetto senso pratico, ma che è di natura più ideologica. L’Unione europea deve dimostrare a se stessa e al mondo di essere in grado di esercitare un peso maggiore nell’arena internazionale iniziando dai propri confini. Se nel Mediterraneo la sfida è ancora aperta, i Balcani, con un Pil pari a quello di tutta la Slovacchia e una popolazione inferiore a quella della Romania, non possono rappresentare una sfida così improponibile per l’Ue, né un rischio per la sua stabilità, e sono quindi un banco di prova dove l’Unione europea non può e non deve fallire.

    Il superamento dei contrasti

    In questo frangente, il superamento dei contrasti tra i singoli Paesi è un primo importante passo. Da un lato la Grecia ha bloccato per anni la candidatura all’adesione macedone per le questioni legate al nome Macedonia, che è quello di una provincia greca e che per Atene non può essere utilizzato dal Paese balcanico. Sebbene un accordo tra il premier greco Alexis Tsiparas e quello macedone Zoran Zaev debba concretizzarsi a breve, la questione non sembra ancora di facile soluzione.
    D’altro canto, e forse più seriamente, rimane ancora aperto il caso del Kosovo, che non è riconosciuto da alcuni Paesi europei, in primis la Spagna, ma anche Grecia, Cipro, Slovacchia e Romania. Ciò rende impossibile persino l’inizio dell’iter perché il Paese possa un giorno divenire candidato all’adesione. Inoltre, rimangono ancora molte questioni interne ai Balcani che devono essere risolte. La stessa Serbia, che, così come ipotizzato dalla strategia sull’allargamento del febbraio 2018, potrebbe ambire a diventare membro entro il 2025, deve prima di tutto concretizzare un accordo per normalizzare le sue relazioni con il Kosovo.
    In conclusione, se non si può più parlare di allargamento senza se e senza ma, di fatto un impegno concreto nel promuovere una maggiore connettività economica e le riforme dello stato di diritto, anche se giudicato poco poetico, è forse l’unica via pratica e percorribile per creare le condizioni necessarie a garantire l’adesione a questi Paesi. È evidente che non ci saranno più “processi di adesione alla 2004”, quando l’economia mondiale stava crescendo e la caduta dell’Urss aveva elevato il modello politico ed economico occidentale a unico funzionante al mondo.
    L’allargamento in chiave post-crisi sarà forse più tecnico, più puntiglioso e più cauto, ma non per questo non avverrà. A fronte di un effettivo impegno da parte dei leader regionali, che devono implementare le riforme necessarie e comunicarne l’importanza ai propri cittadini, l’Ue e i suoi Paesi membri devono essere pronti ad investire nella regione e a sostenere, al di là della stabilità politica, che è sempre tanto cara a Bruxelles, riforme democratiche e dello stato di diritto.

    Rajković: «Questa stagione può farci alzare l’asticella»

    Maggio 11, 2018

    FIUME | Con una sconfitta, fin troppo pesante, a opera dello Cibona in gara-3 dei quarti di finale dei play-off, si è conclusa la stagione per lo Škrljevo, la sua terza nel massimo campionato di basket. A prescindere dal -39 nell’ultima partita, per la formazione quarnerina è stata un’annata da incorniciare. Partita con un unico obiettivo, quello di salvarsi, ha raggiunto con largo anticipo un posto nei play-off riservati alle prime otto classificate. Una volta raggiunto questo traguardo si è cercato di salire di qualche posizione per evitare Cedevita e Zadar, le uniche due squadre inarrivabili della Premier League. C’è stata addirittura l’opportunità di arrivare quinti, ma alla fine ci si è accontentati del sesto posto, che ha assegnato allo Škrljevo lo Cibona nei quarti: sconfitto a Zagabria in gara-1 ha pareggiato i conti a Mavrinci per poi cedere nell’incontro decisivo.

    «Abbiamo fatto davvero tanto»

    Abbiamo parlato con l’allenatore Damir Rajković, che ha trovato un accordo di massima con la società per i prossimi tre anni. Ricordiamo che al coach la panchina della prima squadra era stata assegnata nel dicembre 2016, a metà stagione, in un momento in cui si prospettava il rischio della retrocessione. La primavera, però, aveva portato il piccolo club dell’entroterra di Buccari a un passo dai play-off. Il tecnico è strato quindi confermato e ne è uscito un altro campionato eccellente. Talvolta le cose migliori succedono per caso ed è un caso anche quello di Rajković allo Škrljevo, salito sul treno in corsa prima per frenarne la discesa e poi per farlo risalire. “Hanno creduto in me e ora siamo tutti soddisfatti. Al termine di questa stagione – afferma Rajković –, possiamo dire di avere fatto davvero tanto. Abbiamo dimostrato di avere compiuto una buona selezione nel formare la rosa titolare e quindi c’è stata grande stabilità, anche nei momenti più turbolenti”. Ci sono state partenze e arrivi. Uno dei momenti critici è stato sicuramente nel novembre scorso quando Williams, miglior realizzatore, è stato trovato positivo alla cannabis e quindi squalificato. Radunić, poi, è stato svincolato dal club che gli ha concesso di andare a continuare la carriera in Italia. “In compenso – aggiunge il tecnico –, sono riusciti a emergere dei giovani, in primo luogo Barnjak, che ha ancora un ampio margine di miglioramento. Come secondo nome nella classifica MVP del campionato c’è Konjević, che è anche il terzo realizzatore del torneo. Nei primi tre ci sono anche i nostri veterani Perković tra i rimbalzisti e Štemberger come uomo assist”. Probabilmente ci sarebbe stato anche Stipčić ai vertici di qualche classifica, ma è rimasto a lungo fuori per infortunio.

    «A Zagabria eravamo scarichi»

    “È stata proprio una buona stagione e, come premio finale, per noi e per i tifosi, è arrivato il successo in casa con lo Cibona. In gara-3 – spiega Rajković –, è andata come è andata. Siamo arrivati un po’ scarichi a livello emotivo, ma credo, soprattutto, a livello fisico. Noi non eravamo preparati per giocare a certi ritmi, ogni tre giorni. La vittoria contro una squadra obiettivamente più forte di noi ci ha dato delle conferme e indicato il percorso giusto per la prossima stagione”.
    Quali saranno le ambizioni? “Questa volta non partiremo sicuramente annunciando che il nostro obiettivo è la salvezza. Dovremo mantenere la continuità e tenere insieme questa squadra. Siamo consapevoli che dopo questa stagione molti giocatori sono sicuramente stati notati da club importanti e pertanto è probabile che qualcuno se ne dovrà andare. Il club stesso punta soprattutto alla stabilità, a non compiere passi troppo grandi, a evitare piani megalomani. Il passo avanti che faremo sarà quello di porci come obiettivo i play-off. Ora dovremo cominciare a trattare con i giocatori per i quali lo Škrljevo è stato un’ottima rampa di lancio. Tra l’altro, credo che serve rinfrescare un po’ la rosa. Per avere stabilità faremo di tutto per tenerci stretti alcuni giocatori, non tutti”.

    Atmosfera straordinaria

    Per un allenatore questa non è una grande piazza. Il club è nuovo sulla grande scena. Ci sono stimoli sufficienti per un tecnico ambizioso? “Mi ci sono trovato subito bene e i risultati lo dimostrano. Oltre a una dirigenza efficiente ci sono dei tifosi straordinari, il meglio che uno possa desiderare. Ci hanno seguito in cinquanta a anche a Zagabria, dimostrando attaccamento e grande correttezza. C’è una straordinaria atmosfera sportiva a circondare il club che ti dà una carica aggiuntiva”.

    Rijeka «travolto» dalla Lokomotiva

    Maggio 05, 2018

    ZAGABRIA | Il Rijeka esce nuovamente sconfitto dallo stadio in via Kranjčević. Con un gol segnato al 13’ da Radonjić la Lokomotiva supera il Rijeka per 1-0 nel primo anticipo della 33ª giornata della Prima Lega croata di calcio. La squadra di Matjaž Kek, che si sveglia soltanto nel finale dell’incontro, poche settimane fa qui perse con il Rudeš.
    Il Rijeka si è presentato all’appuntamento in via Kranjčević dopo il successo al Maksimir con la Dinamo che, in qualche modo, avrebbe dovuto riaprire il discorso per quanto riguarda l’assegnazione del titolo. Classifica... tranquilla invece per la Lokomotiva, imbattuta da quattro giornate e nella più comoda delle situazioni per giocare a viso aperto, ovvero senza timori per la permanenza in Prima Lega e senza possibilità di raggiungere l’Europa.
    Con un simile atteggiamento è anche arrivato al 13’ il gol della Lokomotiva, che poi si rivelerà decisivo. Sugli sviluppi di un calcio d’angolo Knežević passa a Krstanović, che lascia sfilare il pallone per Radonjić il quale supera l’incolpevole portiere Sluga. Al 36’ altro pericolo per i fiumani: il pallone di Knežević, che attraversa l’intero specchio della porta, viene controllato da Zuta. Il Rijeka ha recriminato al 39’ per un presunto fallo di mano in area del terzino sinistro Datković, ma l’arbitro ha lasciato correre. Si è andati al riposo sull’1-0 e senza che il Rijeka sia riuscito a creare un’azione pericolosa. Dal grigiore generale si è salvato soltanto Acosty, propositivo, ma senza l’appoggio dai compagni.
    Nella ripresa il tecnico del Rijeka, Matjaž Kek, ha riproposto gli stessi undici di partenza, ma purtroppo è continuato a non succedere nulla. Al 53’ esce Pavičić, che lascia il posto a Puljić, dieci minuti dopo Kvržić entra al posto di Gorgon e il Rijeka sembra dare segni di vita. Buona occasione per l’ultimo arrivato che, dopo un’azione di Čolak e Puljić, ritarda la conclusione. Lo stesso Kvržić semina il panico nell’area avversaria al 70’, ma i difensori allontanano. La pioggia nel finale ha ulteriormente ostacolato le iniziative dei fiumani. Bella punizione da 25 metri da parte di Puljić, fermata dal portiere Hendija, che poco dopo para una conclusione di Kvržić. È un assedio sterile: poche le occasioni per la squadra campione in carica. Finisce 1-0 per la Lokomotiva.

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