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    Redazione

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    Festival dell’Istroveneto: resi noti i vincitori

    Maggio 26, 2018

    Sono stati resi noti i vincitori dei Concorsi Letterario e Video nell’ambito della VII edizione della rassegna promossa dall’Unione Italiana, volta a tutelare e promuovere il dialetto del territorio. Al concorso letterario sono pervenuti complessivamente 55 lavori, divisi in tre categorie: quella dei Pici (6-10 anni) con 23 elaborati, Medi (11-14 anni) con 31 lavori, e quella dei Grandi (15-18 anni) con un unico elaborato. La giuria, composta da Tiziana Dabović, Suzana Todorović e Roberta Dubac, dopo aver analizzato i lavori pervenuti in forma anonima, ha deciso di assegnare nella Categoria Pici il 1° premio a Luna Rosso, della SE “Vincenzo e Diego De Castro” Pirano, per il lavoro “Un giorno in barca con nono”. Nella motivazione si legge “Una giornata trascorsa a pescare presentata come splendido racconto scenografico. L’ampio spettro di termini tecnici dialettali e l’inserimento di dialoghi genuini regala una storia densa di sapienza e di vita vera”. Il 2° premio è andato a Damian Codiglia Vidach, della SEI “Galileo Galilei” di Umago, per “Co piovi”. “Il racconto ruota attorno ai modi di dire della nostra tradizione. Il ragionamento di carattere umoristico e scherzoso, dimostra altresì una precoce maturità intellettiva dell’autore/autrice” è riportato nella motivazione. Il 3° premio è stato assegnato a Paola Vasić, della SE “Giuseppina Martinuzzi” di Pola, Scuola periferica di Gallesano, per “Briscola”. La motivazione: “La poesia illustra le caratteristiche del gioco della briscola che vengono incluse in spigliate e giocose rime. L’uso dei vocaboli dialettali è appropriato e non affatto forzato. Il gioco presentato nella presente poesia riflette le tradizioni e la cultura istriane, valorizzando le nostre radici. Nei versi conclusivi l’autore/l‘autrice espone l’importanza dell’amicizia e dello ‘stare insieme’”.

    Nella Categoria Medi, il 1° premio è andato a Luca Vigini, della SEI “Galileo Galilei” di Umago, per “El confin del golfo de Piran xe el stesso dela Savudrijska vala”. La motivazione: “L’eterna contesa del Gofo di Pirano raccontata con gioco ironico e grande resa dialettale. Il protagonista è un ribon, un pesce che diventa simbolo dell’umanità istriana che rifiuta categorie nazionali, giochi di potere e assurde decisioni politiche che non comprendano il valore culturale dell’inclusione. Il pesce e la sua famiglia scompaiono e diventano mito — una finale aperto di denuncia, ma anche di eterna speranza”. Il 2° premio è andato a Alex Četojević ed Erik Kozlović, della SEI “Galileo Galilei” di Umago, per “EI bucàl”. “La poesia è costruita con termini di uso comune, ‘la canotiera... el bucal...’ oggetti essenziali, d’uso famigliare che fanno sorridere ed indicano la volontà dell’autore di divertire. I versi in rima aggiungono alla composizione un ritmo incalzante e fluido”, scrive nella motivazione. Il 3° premio è stato assegnato a Serena Coronica, della SEI “Galileo Galilei” di Umago, grazie al lavoro “Barufe de casa”. Nella motivazione si legge “L’autrice decide di adoperare il dialetto in forma di dialogo. In esso ci avvicina - senza idealizzarla - una tipica sera in, famiglia, esponendo il ruolo dei genitori e le ‘baruffe’ tipiche tra figli. L’autrice usa espressioni e strutture dialettali appropriate arricchendole con espressioni italiane, inglesi e croate dimostrando la conoscenza e coscienza di quella che è l’attuale realtà dialettale: le espressioni che riguardano la tecnologia moderna e quelle che si riferiscono a istituzioni e concetti nuovi non trovano necessariamente il corrispondente dialettale. L’autrice dimostra che in dialetto si può parlare di tutto: inserendo espressioni straniere come tablet, punjač. cellulare e fen, oppure adattandole foneticamente al dialetto materno, ad es. boizjo”.
    Nella Categoria Grandi, il 1° premio, è andato a Paolo Biloslavo della SMSI “Leonardo da Vinci” di Buie, per “Tanto buna e tanto onesta la se mostra”. “La traduzione di ‘Tanto gentile e tanto onesta pare” risulta limpida, semplice, ma con grande carico di profondità nella scelte dei termini e delle costruzioni in dialetto. Colpisce particolarmente la frase ‘I oci no i finissi de vardarla’. È un bellissimo tentativo di avvicinare Dante a noi”.
    Per quanto concerne, invece, il Concorso Video, Sono pervenuti complessivamente 4 video. Di cui 3 nella categoria Under 18, e uno in quella di Over 18. La giuria, composta da Matija Debeljuh, Marko Voštan e Stefano Antonini, dopo aver preso visione dei lavori pervenuti, ha scelto di premiare, nella categoria Under 18, il video “I maghi de Sissiole” realizzato dal Gruppo di animazione della SEI “V. e D. De Castro” di Pirano, sezione periferica di Sicciole con il Primo premio. Il filmato “A su scoio... La nostra ponta de galo” della: Comunità degli Italiani “Dante Alighieri” di Isola, si è aggiudicato il secondo premio. Mentre il terzo è andato al filmato “Gialo al Mansioli” del Gruppo cinematografico della Comunità degli Italiani “P. B. degli Ughi” di Isola.
    Nella categoria Over 18 è stato premiato Tiziano Suran di Rovigno per “Viagio de un Istrian”.

    San Pellegrino alla riscoperta delle antiche tradizioni

    Maggio 25, 2018

    UMAGO La ricorrenza di San Pellegrino, patrono di Umago, viene celebrata anche in modo educativo e istruttivo, oltre che religioso. È un modo bello e simpatico per mantenere vive e tramandare le tradizioni musicali, gastronomiche e artigianali legate al mare e alla terra. Parliamo di laboratori allestiti per le vie della città, davanti alla Comunità degli Italiani “Fulvio Tomizza”, in piazza Libertà, fra la chiesa e il campanile, davanti al municipio e poi ancora fra il Museo civico e la diga foranea, con protagonisti i bambini degli asili e delle scuole.

    Con l’aiuto delle attiviste della CI, maestre della cucina tradizionale, con le operatrici del Museo civico, dell’associazione folcloristica di Umago e della CI di Babici, i bambini hanno imparato a fare la pasta, a conoscere cose, parole, balli, strumenti musicali antichi e tradizioni quasi dimenticate, visto che la società moderna ci impone cibi preconfezionati, dolci e un sacco di altri articoli che una volta venivano fatti in casa e a mano.


    Le parole dimenticate

    Termini come strazade, struzzette, drezze, buzzolai e boboli per molti giovani sono nuovi, mentre altri come fusi e lasagne resistono meglio. Ma fare la pasta con le proprie mani è tutta un’altra cosa. Per questa ragione le dimostrazioni pratiche sono state utili: ed ecco che i bimbi con il grembiule e le mani infarinate intenti a produrre piccole opere culinarie, nemmeno tanto semplici da fare, come i fusi o i raviolini, che richiedono un impasto e un ripieno particolari.


    Vecchi strumenti musicali

    Tante piccole mani e tanti piccoli segreti per non dimenticare una tradizione lunga parecchi secoli. Stesso discorso per i giochi di una volta, i zoghi, o gli strumenti musicali di un secolo fa, ai quali Nino Zacchigna di Babici è particolarmente legato, in quanto aveva istituito presso la CI di San Lorenzo-Babici i famosi “Gunzi”. Al patrono San Pellegrino, ucciso il 23 maggio del 303 durante l’era di Diocleziano, gli umaghesi sono stati da sempre molto devoti.


    I «tesori» del Duomo

    La storia di Umago, però, non è legata soltanto al suo patrono. Bisogna sapere che nell’antichità la penisola era un’isola e la cittadina si estendeva soltanto nel luogo dell’odierno porto di Umago. Le mura, la porta cittadina e il ponte levatoio furono costruiti nel X secolo. Si conservano in parte a sud-ovest, accanto al Museo civico, che fu una delle torri di difesa dalla merlatura a “coda di rondine”, tutt’oggi visibile dal mare.
    All’entrata del centro storico si trova la chiesa di San Rocco, eretta dopo l’epidemia di peste nel 1507. Vale la pena visitarla per il suo soffitto ligneo con bellissime decorazioni del XVIII secolo. Il Duomo di Umago è dedicato all’Assunzione in Cielo di Maria e San Pellegrino, patrono della città, ed è stata progettata dall’architetto piranese Filippo Dongetti. Nell’entrata della chiesa si conserva l’effigie in pietra di San Pellegrino del XIV secolo. Sul soffitto si può ammirare l’affresco che si crede sia opera di Giuseppe Barnardino Bison di Palmanova. L’altare maggiore è adornato dalle statue di San Pellegrino e San Niceforo.


    Le viuzze medievali

    La chiesa è ricca di preziose pale d’altare e di resti di un polittico ligneo (XV s.). Da notare anche la statua della Madonna Addolorata, attribuibile a un discepolo del Vivarini. L’organo risale al 1776. Il leone veneziano che oggi vediamo sul campanile era in origine posto sul palazzo comunale e fu distrutto in un incendio nel 1924.
    Il campanile è alto 33 m. Fu costruito nel ‘400 e restaurato nel 1651. La cisterna pubblica, che si trova fra la chiesa e il campanile, punto in cui si è svolto uno dei laboratori di ballo e musica, fu costruita nel 1667 e poi riedificata nel 1780. Sul retro del Duomo, a destra dell’abside si può vedere una parte di una sfera di metallo: molti sostengono che si tratti di una palla di cannone sparata dai genovesi in un attacco nel 1810. La parte occidentale della città vecchia è ricca di viuzze medievali, case abbellite da bifore, stemmi e iscrizioni. La diga foranea, invece, è stata costruita nel 1825 ed è lunga 404 metri, mentre a sud di Umago c’è l’omonima chiesa dedicata al martirio di San Pellegrino, costruita nel 1401.

    «Le iniziative referendarie espressione di sentimenti xenofobi e sciovinisti»

    Maggio 25, 2018

    FIUME I referendum sull’abrogazione della Legge di ratifica della Convenzione di Istanbul e sulle modifiche alla Legge elettorale hanno suscitato grande attenzione anche nell’ambito della Comunità nazionale italiana. In particolare suscitano apprensione le proposte tese a ridurre il numero dei deputati delle minoranze e a ridimensionare le loro prerogative, impedendo il diritto di voto sulla Finanziaria e sulla fiducia al governo. Sulla questione è intervenuto anche il presidente uscente della Giunta esecutiva dell’Unione Italiana, Maurizio Tremul.


    Xenofobia e sciovinismo

    “La democrazia, la libertà, l’amicizia come l’amore, hanno sempre necessità di essere tutelati e difesi, bisogna averne cura, ogni giorno, con ogni respiro che facciamo. La democrazia la si conquista e la si perde ogni giorno; ogni volta la si deve riconquistare. Le iniziative referendarie attualmente in corso in Croazia, a opera di sedicenti associazioni che vorrebbero esprimere la coscienza della società civile, non sono altro che l’espressione di sentimenti xenofobi e sciovinisti evidentemente purtroppo ancora radicati in determinati frange del Paese. Mi riferisco alla raccolta di firme per indire un referendum per l’abolizione della Legge di ratifica della Convenzione di Istanbul sulla violenza contro le donne e la violenza domestica.
    Mi riferisco a quella che intende ridurre a 6 il numero dei deputati delle Comunità Nazionali e di limitarne le competenze, privandoli del diritto inalienabile di votare la legge finanziaria e la fiducia al Governo, che avrebbe come conseguenza la sostanziale ridefinizione del ruolo dei deputati minoritari, con un vero e proprio inaccettabile declassamento del loro status”, ha sottolineato il presidente uscente della Giunta esecutiva dell’Unione Italiana.


    Difendere la democrazia

    “La società civile croata, le forze politiche autenticamente democratiche e che hanno a cuore le sorti della Croazia, il governo, il Parlamento, la Presidenza della Repubblica, i Comuni, le Città e le Regioni, i sindacati e tutte le Istituzioni del Paese, dovrebbero far sentire chiara e netta la loro voce in difesa della democrazia, del pluralismo, dei diritti umani e delle Minoranze, tutti valori e principi tutelati dall’ordinamento giuridico-costituzionale dello Stato”, ha rilevato ancora Maurizio Tremul.
    Il presidente uscente della Giunta esecutiva dell’UI ha ricordato pure “come la Croazia, prima di ottenere il riconoscimento dell’indipendenza, assunse un solenne impegno nei confronti della Comunità Interazionale e dell’Italia in particolare, con cui si vincolava ad estendere alla nostra Comunità Nazionale in Croazia il livello dei diritti assicurati agli Italiani dalla Slovenia. Tra questi rientra anche la garanzia di un posto assicurato al Sabor per la nostra Comunità, senza limitazioni di mandato o vincoli di alcun genere. Questo solenne e ufficiale impegno venne comunicato dall’allora vicepremier croato, Zlatko Tomac, all’allora ministro degli Affari Esteri italiano, Gianni de Michelis. Un impegno poi riconfermato con il Trattato italo-croato sulle Minoranze del 1996”, ha evidenziato Maurizio Tremul. In quest’ambito il presidente della Giunta ha ribadito con chiarezza che “se a questi impegni internazionali della Croazia aggiungiamo la considerazione che i diritti umani e minoritari non debbono essere oggetto di quesiti referendari, appare alquanto logico attendersi che la Corte costituzionale croata dichiari inammissibili i referendum, sempre qualora raggiungessero il numero di firme necessarie”. Numero, ha sottolineato Tremul, che “spero non raggiungeranno a dimostrazione, quindi, che la cultura democratica del Paese è ben salda”.

    Si esprimano pure le CI

    A questo proposito il capo dell’Esecutivo UI ha evidenziato “che anche le nostre Comunità e Istituzioni dovrebbero esprimersi all’unisono in difesa del nostro diritto di poter eleggere un rappresentante della nostra Comunità Nazionale al Sabor, che deve continuare a mantenere tutte le prerogative, le competenze, i diritti e i doveri, al pari di tutti gli altri parlamentari”. Infine Maurizio Tremul ha ringraziato infine “tutte le forze politiche, i sindaci e i presidenti delle Regioni e tutti coloro che in questi giorni si sono schierati in difesa dei diritti minoritari e a tutela dei principi democratici della Croazia”.

    La lettera di Tomac

    Riportiamo in allegato la lettera dell’allora vicepremier croato Zdravko Tomac tesa a rassicurare l’allora titolare della Farnesina, Gianni De Michelis, sulla volontà di Zagabria di rispettare appieno i diritti della Comunità nazionale italiana e di raggiungere altresì un accordo con la Slovenia in questo cotesto. Tomac nella missiva inoltre assicura che nella Legge costituzionale croata sui diritti delle minoranze sono stati presi in considerazione anche gli standard di tutela minoritari europei e cita in particolare quelli dell’Alto Adige “presi ad esempio nella stesura della normativa. Riportiamo pure un comunicato stampa che testimonia la posizione di Roma all’epoca sulle questioni attinenti alla tutela della CNI e la grande attenzione con la quale la Farnesina seguiva l’evolversi del dibattito a Zagabria sulla tutela delle minoranze poi sfociato nella Legge costitizionale. Si tratta di una preziosa documentazione storica, messa a disposizione dal presidente della Giunta esecutiva dell’Unione Italiana.

    Terminal GNL. Brutale attacco alla democrazia

    Maggio 25, 2018

    ZAGABRIA La Lex GNL che dovrebbe permettere la rapida realizzazione del rigassificatore galleggiante a Castelmuschio sull’isola di Veglia continua ad essere al centro di un aspro braccio di ferro politico che vede contrapposti da un lato il governo di centrodestra e dall’altro le autonomie locali quarnerine spalleggiate egregiamente a Zagabria dall’opposizione di centrosinistra. Il dibattito di ieri al Sabor ha confermato la forte polarizzazione esistente sull’argomento, che si è andata accentuando dopo che gli esperti hanno ribadito che il rigassificatore va realizzato a Veglia e che non esistono le possibilità tecniche per “trasferirlo” sulla costa orientale dell’Istria, ovvero nell’insenatura dell’Arsa, da dove potrebbe rifornire di gas le vicine centrali termoelettriche di Fianona, permettendo loro di riconvertirsi a un combustibile “più pulito”.


    Vogliono svendere il Paese

    Ieri l’opposizione di centrosinistra, con in testa l’SDP, ha attaccato duramente in Parlamento la proposta di legge sul rigassificatore, che, come rilevato, dovrebbe creare una corsia privilegiata per la realizzazione del terminal GNL a Veglia. I socialdemocratici hanno sostenuto che siamo in presenza di un atto di “violenza contro la Costituzione e la democrazia”, di uno “spreco di denaro dei contribuenti” e della “seconda fase della svendita della Croazia”.
    Ivo Milatić, segretario di Stato presso il ministero della Tutela ambientale e delle Politiche energetiche, presentando la proposta di legge, ha sottolineato che si vuole regolamentare l’infrastruttura del terminal, un impianto che è di interesse strategico per la Croazia. “La Legge fissa le norme per la realizzazione dell’impianto, regolamenta la concessione sul demanio marittimo e la necessaria infrastruttura, come pure definisce gli indubbi interessi nazionali richiamandosi ai quali si potrà procedere all’esproprio delle proprietà necessario per mandare in porto l’investimento”, ha spiegato Milatić, aggiungendo che “il previsto canone di concessione demaniale per i prossimi 25 anni sarà di 1,5 milioni di kune all’anno. Lo Stato ha rinunciato a un terzo dei proventi, per cui due terzi (ovvero un milione di kune all’anno) andranno al comune di Castelmuschio (Omišalj) e un terzo (mezzo milione di kune) andrà a favore della Regione litoraneo-montana. La bontà del progetto è stata difesa al Sabor anche dal ministro Tomislav Ćorić.
    Davor Bernardić (leader dell’SDP) ha affermato che il suo partito si schiera con gli abitanti di Castelmuschio e di tutta la Regione litoraneo-montana, e appoggia la realizzazione di un rigassificatore sulla terraferma, per il quale esiste già la licenza di ubicazione. Si tratta, ha aggiunto, di una soluzione che “è molto più accettabile dall’ottica ecologica”. “Questa legge, che manca di trasparenza, viene proposta in fretta e furia, sottobanco. Mi ricorda la procedura per l’approvazione della Lex Agrokor”, ha rilevato Bernardić.
    Per Željko Jovanović (SDP) quando sta accadendo “è una vergogna. La Legge è incostituzionale, viola tutta una serie di altre normative... Non devono essere preoccupati solamente i cittadini della Regione litoraneo-montana, ma quelli dell’intera nazione. Questa Legge è un atto di violenza contro la democrazia e la Costituzione”.
    Ivan Pernar (Barriera umana) ha rilevato che “dovremo investire almeno 275 milioni di euro per un terminal GNL che non ci serve. Non potevamo invece spendere questo denaro in fonti di energia rinnovabile?”.
    L’associazione Azione verde è del parere che “si neghino i rischi e gli effetti negativi che questo progetto avrà sui cittadini, sull’ambiente e sulla democrazia. Infatti, la Legge è il fondamento per dare in concessione per 99 anni pezzi di demanio marittimo a investitori che si troveranno in posizioni privilegiate”.
    Al Sabor è stata organizzata pure una conferenza stampa dai vertici di Castelmuschio (Mirela Ahmetović) e di Veglia (Darijo Vasilić), ai quali si sono aggregati Jovanović (SDP) e Tulio Demetlika (DDI). Mirela Ahmetović ha evidenziato che si vuole portare a termine il progetto nonostante l’accorata e costante opposizione dei cittadini di Castelmuschio, mentre Darijo Vasilić ha rilevato che un terminal galleggiante potrebbe avere conseguenze catastrofiche per il settore turistico, oltre che per l’ambiente.

    Balcani occidentali dall’Ue solo ambiguità

    Maggio 23, 2018

    Dopo 15 anni, il Vertice di Sofia, richiamando quello di Salonicco del 2003, avrebbe dovuto dare un nuovo slancio al processo di allargamento verso la regione dei Balcani occidentali composta da Albania, Bosnia ed Erzegovina, Kosovo, Macedonia, Montenegro e Serbia. La dichiarazione congiunta del Vertice è stata invece vaga, esprimendo un supporto inequivocabile alla “prospettiva europea” dei sei Paesi, che però è ben lontano dall’aperto sostegno all’adesione registrato a Salonicco, dove si era sottolineato chiaramente come il futuro dei Balcani fosse all’interno dell’Unione europea.

    Il Vertice di Sofia non ha portato, quindi, ai risultati sperati per chi pensava a un rilancio politico del processo di allargamento tramite un sostegno formale da parte dei leader dei Paesi membri. Prospettiva quest’ultima che era di fatto poco credibile. In un momento in cui l’Ue è sulla via della ripresa, nessun leader vuole fare passi falsi. Soprattutto visto che la legittimità del progetto europeo è ancora traballante e il consenso sociale verso l’allargamento è basso. Se nel 2003 solo il 35 p.c. dei cittadini europei si opponeva ad un allargamento contro il 46 p.c. favorevole, nel 2017 il 47 p.c. è contrario a fronte solo di un 42 p.c. che è invece ancora favorevole.

    Una dichiarazione realistica

    Una dichiarazione diversa da quella fatta non sarebbe quindi stata realistica. Se alcuni leader, come la Cancelliera Angela Merkel in Germania o il Cancelliere Sebastian Kurz in Austria hanno apertamente sostenuto il cammino dei Balcani verso l’Ue, altri come il presidente francese Emmanuel Macron, hanno parlato di un semplice ancoramento della regione all’Ue. In altre parole, c’è molta più cautela da parte dei governi europei. Una dichiarazione diversa da quella fatta non avrebbe goduto del sostegno universale dei Paesi membri che temono una reazione negativa da parte dei propri elettori o non sono convinti che la regione sia pronta dal punto di vista istituzionale, economico e dello stato di diritto a diventare membro a tutti gli effetti dell’Unione europea.
    Nonostante tutto, secondo la dichiarazione finale del Vertice, l’Ue è comunque determinata a rafforzare e intensificare il suo impegno a tutti i livelli per sostenere la trasformazione politica, economica e sociale dei Balcani occidentali, al fine di facilitarne il processo di adesione. In effetti, ci sono diverse ragioni che giustificano l’impegno europeo a continuare a sostenere un futuro allargamento ad est.

    Le ragioni geopolitiche

    Dal punto di vista geopolitico, il problema di avere una regione all’interno dell’Europa che non è membro dell’Ue pone seri rischi alla sicurezza dei Paesi membri stessi. Se la via migratoria dei Balcani che dalla Grecia e dalla Macedonia attraversava la Serbia per raggiungere l’Ungheria o la Croazia è chiusa, nel corso del 2018 c’è il rischio che si apra una nuova via, visto l’aumento di migranti da Pakistan, Afghanistan, Siria, Algeria, Libia e Marocco che tramite la Bosnia cercano di entrare in Croazia. Allo stesso tempo, la radicalizzazione religiosa di alcune frange della popolazione balcanica, così come il problema dell’immigrazione interna alla regione verso l’Ue, non sono problemi da sottovalutare. L’Unione europea è anche consapevole delle ingerenze esercitate sulla regione da parte di altre potenze, come la Russia, la Cina, che sta investendo molto in Serbia nell’ambito del progetto “One Belt One Road”, la Turchia e gli stessi Paesi del Golfo. È, quindi, necessario dare delle prospettive serie e realistiche ai Paesi della regione.

    Le prospettive economiche

    Da un punto di vista economico, se i Paesi della regione raggiungeranno la media del Pil pro-capite europeo nel giro di 60 anni, essi rappresentano un mercato in potenziale crescita, che se incentivato tramite una migliore connettività potrebbe di fatto portare ad un reciproco beneficio. C’è però anche una ragione che va al di là del cosiddetto senso pratico, ma che è di natura più ideologica. L’Unione europea deve dimostrare a se stessa e al mondo di essere in grado di esercitare un peso maggiore nell’arena internazionale iniziando dai propri confini. Se nel Mediterraneo la sfida è ancora aperta, i Balcani, con un Pil pari a quello di tutta la Slovacchia e una popolazione inferiore a quella della Romania, non possono rappresentare una sfida così improponibile per l’Ue, né un rischio per la sua stabilità, e sono quindi un banco di prova dove l’Unione europea non può e non deve fallire.

    Il superamento dei contrasti

    In questo frangente, il superamento dei contrasti tra i singoli Paesi è un primo importante passo. Da un lato la Grecia ha bloccato per anni la candidatura all’adesione macedone per le questioni legate al nome Macedonia, che è quello di una provincia greca e che per Atene non può essere utilizzato dal Paese balcanico. Sebbene un accordo tra il premier greco Alexis Tsiparas e quello macedone Zoran Zaev debba concretizzarsi a breve, la questione non sembra ancora di facile soluzione.
    D’altro canto, e forse più seriamente, rimane ancora aperto il caso del Kosovo, che non è riconosciuto da alcuni Paesi europei, in primis la Spagna, ma anche Grecia, Cipro, Slovacchia e Romania. Ciò rende impossibile persino l’inizio dell’iter perché il Paese possa un giorno divenire candidato all’adesione. Inoltre, rimangono ancora molte questioni interne ai Balcani che devono essere risolte. La stessa Serbia, che, così come ipotizzato dalla strategia sull’allargamento del febbraio 2018, potrebbe ambire a diventare membro entro il 2025, deve prima di tutto concretizzare un accordo per normalizzare le sue relazioni con il Kosovo.
    In conclusione, se non si può più parlare di allargamento senza se e senza ma, di fatto un impegno concreto nel promuovere una maggiore connettività economica e le riforme dello stato di diritto, anche se giudicato poco poetico, è forse l’unica via pratica e percorribile per creare le condizioni necessarie a garantire l’adesione a questi Paesi. È evidente che non ci saranno più “processi di adesione alla 2004”, quando l’economia mondiale stava crescendo e la caduta dell’Urss aveva elevato il modello politico ed economico occidentale a unico funzionante al mondo.
    L’allargamento in chiave post-crisi sarà forse più tecnico, più puntiglioso e più cauto, ma non per questo non avverrà. A fronte di un effettivo impegno da parte dei leader regionali, che devono implementare le riforme necessarie e comunicarne l’importanza ai propri cittadini, l’Ue e i suoi Paesi membri devono essere pronti ad investire nella regione e a sostenere, al di là della stabilità politica, che è sempre tanto cara a Bruxelles, riforme democratiche e dello stato di diritto.

    Rajković: «Questa stagione può farci alzare l’asticella»

    Maggio 11, 2018

    FIUME | Con una sconfitta, fin troppo pesante, a opera dello Cibona in gara-3 dei quarti di finale dei play-off, si è conclusa la stagione per lo Škrljevo, la sua terza nel massimo campionato di basket. A prescindere dal -39 nell’ultima partita, per la formazione quarnerina è stata un’annata da incorniciare. Partita con un unico obiettivo, quello di salvarsi, ha raggiunto con largo anticipo un posto nei play-off riservati alle prime otto classificate. Una volta raggiunto questo traguardo si è cercato di salire di qualche posizione per evitare Cedevita e Zadar, le uniche due squadre inarrivabili della Premier League. C’è stata addirittura l’opportunità di arrivare quinti, ma alla fine ci si è accontentati del sesto posto, che ha assegnato allo Škrljevo lo Cibona nei quarti: sconfitto a Zagabria in gara-1 ha pareggiato i conti a Mavrinci per poi cedere nell’incontro decisivo.

    «Abbiamo fatto davvero tanto»

    Abbiamo parlato con l’allenatore Damir Rajković, che ha trovato un accordo di massima con la società per i prossimi tre anni. Ricordiamo che al coach la panchina della prima squadra era stata assegnata nel dicembre 2016, a metà stagione, in un momento in cui si prospettava il rischio della retrocessione. La primavera, però, aveva portato il piccolo club dell’entroterra di Buccari a un passo dai play-off. Il tecnico è strato quindi confermato e ne è uscito un altro campionato eccellente. Talvolta le cose migliori succedono per caso ed è un caso anche quello di Rajković allo Škrljevo, salito sul treno in corsa prima per frenarne la discesa e poi per farlo risalire. “Hanno creduto in me e ora siamo tutti soddisfatti. Al termine di questa stagione – afferma Rajković –, possiamo dire di avere fatto davvero tanto. Abbiamo dimostrato di avere compiuto una buona selezione nel formare la rosa titolare e quindi c’è stata grande stabilità, anche nei momenti più turbolenti”. Ci sono state partenze e arrivi. Uno dei momenti critici è stato sicuramente nel novembre scorso quando Williams, miglior realizzatore, è stato trovato positivo alla cannabis e quindi squalificato. Radunić, poi, è stato svincolato dal club che gli ha concesso di andare a continuare la carriera in Italia. “In compenso – aggiunge il tecnico –, sono riusciti a emergere dei giovani, in primo luogo Barnjak, che ha ancora un ampio margine di miglioramento. Come secondo nome nella classifica MVP del campionato c’è Konjević, che è anche il terzo realizzatore del torneo. Nei primi tre ci sono anche i nostri veterani Perković tra i rimbalzisti e Štemberger come uomo assist”. Probabilmente ci sarebbe stato anche Stipčić ai vertici di qualche classifica, ma è rimasto a lungo fuori per infortunio.

    «A Zagabria eravamo scarichi»

    “È stata proprio una buona stagione e, come premio finale, per noi e per i tifosi, è arrivato il successo in casa con lo Cibona. In gara-3 – spiega Rajković –, è andata come è andata. Siamo arrivati un po’ scarichi a livello emotivo, ma credo, soprattutto, a livello fisico. Noi non eravamo preparati per giocare a certi ritmi, ogni tre giorni. La vittoria contro una squadra obiettivamente più forte di noi ci ha dato delle conferme e indicato il percorso giusto per la prossima stagione”.
    Quali saranno le ambizioni? “Questa volta non partiremo sicuramente annunciando che il nostro obiettivo è la salvezza. Dovremo mantenere la continuità e tenere insieme questa squadra. Siamo consapevoli che dopo questa stagione molti giocatori sono sicuramente stati notati da club importanti e pertanto è probabile che qualcuno se ne dovrà andare. Il club stesso punta soprattutto alla stabilità, a non compiere passi troppo grandi, a evitare piani megalomani. Il passo avanti che faremo sarà quello di porci come obiettivo i play-off. Ora dovremo cominciare a trattare con i giocatori per i quali lo Škrljevo è stato un’ottima rampa di lancio. Tra l’altro, credo che serve rinfrescare un po’ la rosa. Per avere stabilità faremo di tutto per tenerci stretti alcuni giocatori, non tutti”.

    Atmosfera straordinaria

    Per un allenatore questa non è una grande piazza. Il club è nuovo sulla grande scena. Ci sono stimoli sufficienti per un tecnico ambizioso? “Mi ci sono trovato subito bene e i risultati lo dimostrano. Oltre a una dirigenza efficiente ci sono dei tifosi straordinari, il meglio che uno possa desiderare. Ci hanno seguito in cinquanta a anche a Zagabria, dimostrando attaccamento e grande correttezza. C’è una straordinaria atmosfera sportiva a circondare il club che ti dà una carica aggiuntiva”.

    Rijeka «travolto» dalla Lokomotiva

    Maggio 05, 2018

    ZAGABRIA | Il Rijeka esce nuovamente sconfitto dallo stadio in via Kranjčević. Con un gol segnato al 13’ da Radonjić la Lokomotiva supera il Rijeka per 1-0 nel primo anticipo della 33ª giornata della Prima Lega croata di calcio. La squadra di Matjaž Kek, che si sveglia soltanto nel finale dell’incontro, poche settimane fa qui perse con il Rudeš.
    Il Rijeka si è presentato all’appuntamento in via Kranjčević dopo il successo al Maksimir con la Dinamo che, in qualche modo, avrebbe dovuto riaprire il discorso per quanto riguarda l’assegnazione del titolo. Classifica... tranquilla invece per la Lokomotiva, imbattuta da quattro giornate e nella più comoda delle situazioni per giocare a viso aperto, ovvero senza timori per la permanenza in Prima Lega e senza possibilità di raggiungere l’Europa.
    Con un simile atteggiamento è anche arrivato al 13’ il gol della Lokomotiva, che poi si rivelerà decisivo. Sugli sviluppi di un calcio d’angolo Knežević passa a Krstanović, che lascia sfilare il pallone per Radonjić il quale supera l’incolpevole portiere Sluga. Al 36’ altro pericolo per i fiumani: il pallone di Knežević, che attraversa l’intero specchio della porta, viene controllato da Zuta. Il Rijeka ha recriminato al 39’ per un presunto fallo di mano in area del terzino sinistro Datković, ma l’arbitro ha lasciato correre. Si è andati al riposo sull’1-0 e senza che il Rijeka sia riuscito a creare un’azione pericolosa. Dal grigiore generale si è salvato soltanto Acosty, propositivo, ma senza l’appoggio dai compagni.
    Nella ripresa il tecnico del Rijeka, Matjaž Kek, ha riproposto gli stessi undici di partenza, ma purtroppo è continuato a non succedere nulla. Al 53’ esce Pavičić, che lascia il posto a Puljić, dieci minuti dopo Kvržić entra al posto di Gorgon e il Rijeka sembra dare segni di vita. Buona occasione per l’ultimo arrivato che, dopo un’azione di Čolak e Puljić, ritarda la conclusione. Lo stesso Kvržić semina il panico nell’area avversaria al 70’, ma i difensori allontanano. La pioggia nel finale ha ulteriormente ostacolato le iniziative dei fiumani. Bella punizione da 25 metri da parte di Puljić, fermata dal portiere Hendija, che poco dopo para una conclusione di Kvržić. È un assedio sterile: poche le occasioni per la squadra campione in carica. Finisce 1-0 per la Lokomotiva.

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