Questo sito fa uso di cookie per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’utilizzo del sito stesso. Utilizziamo sia cookie tecnici sia cookie di parti terze per inviare messaggi promozionali sulla base dei comportamenti degli utenti. Può conoscere i dettagli consultando la nostra privacy policy qui. Proseguendo nella navigazione si accetta l’uso dei cookie; in caso contrario è possibile abbandonare il sito.

Login to your account

Username *
Password *
Remember Me
    Redazione

    Redazione

    [Video] Fiumanka 2018: Anche quest’anno l’equipaggio de La Voce è salpato per la tradizionale regata

    Giugno 08, 2018

    I nostri video prima della partenza dell'equipaggio della Voce

    Il Festival dell’Istroveneto incontra il MIFEST

    Giugno 08, 2018

    Penultima giornata con il Festival dell’Istroveneto, manifestazione, organizzata dall’Unione Italiana sotto gli auspici e con il sostegno della Regione istriana, della Città di Buie, dell’Università Popolare di Trieste, del Comune di Muggia e del Consiglio per le minoranze della Repubblica di Croazia, che si avvale di un contributo finanziario del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale della Repubblica Italiana e del quale la nostra testata è sponsor mediatico. Il primo appuntamento è a Buie (ore 9.30), alle SEI “Edmondo De Amicis”, nell’ambito dei laboratori didattici “Imparar fasendo” e “Capire e farsi capire scrivendo: la grafia del veneto/istroveneto alla prova della modernità”, del dott. Alessandro Mocellin, che alle ore 12.30 verrà proposto agli alunni della SMSI “Leonardo da Vinci”. Alle ore 10.30, invece, alla SEI “Galileo Galilei” di Umago, è previsto il laboratorio “Ocio che te conto… strumenti per apprendere il dialetto istroveneto”, della dr. sc. Paola Begotti. In serata, alle ore 19.30, al Teatro dell’Università Popolare Aperta di Buie avrà luogo il terzo atto della Rassegna teatrale “Su e ∫o pel palco”. Questa sera, il Festival dell’Istroveneto incontra il MIFEST (Festival della Comunità Nazionale Italiana), organizzato dal Centro Italiano “Carlo Combi” di Capodistria, che alle ore 20.30 ospiterà la seconda serata del Festival della canzone inedita in istroveneto “Dimela cantando” presso la Chiesa di San Francesco a Capodistria. Ospite della serata l’Orchestra “Vecia Trieste”. La quarta edizione del MIFEST inizia (ore 9) presso la Taverna (ex Magazzino del sale) e Piazza Carpaccio a Capodistria. Saranno presenti 23 istituzioni della Comunità Nazionale Italiana, tra cui Comunità degli Italiani del Capodistriano e del Buiese, tutte le istituzioni prescolari e scolastiche dei Comuni costieri, i programmi italiani di Radio Capodistria (quest’ultima con la diretta radiofonica da piazza Carpaccio), l’Info-libro di Capodistria, la Società Dante Alighieri – Comitato di Capodistria, l’Ufficio “Europa” dell’Unione Italiana e l’Associazione POEM - pari opportunità di Capodistria. Il ricco programma culturale, che sarà condotto da Jessica Acquavita, coinvolgerà istituzioni prescolari e scolastiche del Capodistriano.

    Riviera: Rijeka, altro pareggio

    Maggio 30, 2018

    KOSTRENA | Il Rijeka, detentore del titolo, fatica al Riviera del Quarnero. Dopo il 3-3 contro il Venezia nel primo turno, ieri allo stadio Žuknica di Kostrena i fiumani sono stati fermati sul pari anche dal Pomorac. È finita 1-1, con il Rijeka passato in vantaggio dopo 11 minuti di gioco con Zrilić, che ha sprecato altre occasioni nel primo e all’inizio del secondo tempo. Al 47’, però, i padroni di casa hanno pareggiato i conti con Radović. Fino al termine i Rijeka ci ha provato, ma senza segnare. Oggi la giornata decisiva. Nel primo match si affronteranno Pomorac e Venezia, quindi Rijeka e Olimpija, con gli sloveni già qualificati ai quarti. Per essere sicuri di passare il turno i fiumani devono vincere. Se finisce in parità il primo incontro, anche un punto basterà per superare la fase a gironi.
    In precedenza si sono qualificate ai quarti l’Udinese, l’Osijek e appunto l’Olimpija. Al termine di una gara intensa e per buona parte incerta, la squadra slovena ha battuto per 3-1 il Venezia. Allo Žuknica i “verdi” sono passati in vantaggio con un gol di Petrovič all’11’. Soltanto 3 minuti più tardi è arrivato il gol del Venezia segnato da Kader. Alla mezz’ora gli sloveni hanno segnato per il 2-1 con Kurež, che ha ribadito in rete una conclusione di Petrovič ribattuta dalla difesa. Nel finale del primo tempo il Venezia è stato pericoloso con due conclusioni nella stessa azione, entrambe respinte dal portiere dll’Olimpija.
    Nella ripresa, al 46’ Pečar ha approfittato di una dormita collettiva della retroguardia del Venezia realizzando per il 3-1. La reazione c’è stata, ma senza esito.
    Nel gruppo C l’Osijek ha battuto per 3-1 il Domžale, mentre nel gruppo D l’Udinese si è imposta per 2-0 sulla Dinamo.


    Il programma odierno

    Pomorac-Venezia (A, 16.30), Olimpija-Rijeka (A, 18.30), Rudar-Maribor (B, 17), Sampdoria- Željezničar (B, 19), OŠK Omišalj-Domžale (C, 16.30), Osijek-Gabala (C, 18.30), Vinodol-Udinese (D, 16.30), Dinamo-Budućnost (D, 18.30).

    Referendum. Vogliono ghettizzare gli appartenenti alle minoranze

    Maggio 29, 2018

    ZAGABRIA Nubi fosche si addensano sulle Comunità Nazionali in Croazia. Anche se le autorità di Zagabria sottolineano spesso e volentieri che la legislazione nazionale in materia di diritti minoritari è ai massimi livelli continentali, resta il fatto che le norme faticano a essere applicate nella prassi. Per non parlare delle iniziative e delle esternazioni dal sapore prettamente antiminoritario che si stanno moltiplicando da anni. A rendere la situazione particolarmente preoccupante sono le inizietive referendarie tese, tra l’altro, a ridurre il numero e a ridimensionare le prerogative dei parlamentari delle etnie. Per fare il punto della situazione, per quanto concerne la posizione e i diritti delle comunità etniche e il clima politico che si respira in questo contesto nel Paese l’agenzia Stina ha interpellato il presidente del Consiglio nazionale delle minoranze Aleksandar Tolnauer.


    Riduzione dei diritti

    Nell’esaustiva intervista rilasciata alla Stina, Tolnauer ha sottolineato: “In questi giorni siamo testimoni del fatto che nella società operano gruppi politici e iniziative civiche che vorrebbero indire un referendum con l’obiettivo di ridurre o limitare la portata dei diritti riconosciuti agli appartenenti alle minoranze nazionali. Si tratta di null’altro se non di un tentativo di procedere con una ghettizzazione degli appartenenti alle etnie di minoranza. Da parte nostra, al contempo, operiamo per assicurare alle minoranze residenti in Croazia una tutela in linea con gli standard europei, quindi anche per assicurare loro l’integrazione nella società nel pieno rispetto della loro identità nazionale e culturale. Un’eventuale riduzione dei diritti riconosciuti ai gruppi minoritari finirebbe col favorire la marginalizzazione degli appartenenti a queste comunità a tutto discapito dell’integrazione. Per questo motivo auspico che la Presidenza del Consiglio d’Europa significhi per la Croazia un qualcosa di positivo. Stando agli annunci, una delle priorità sarà proprio quella dei diritti delle minoranze e sono certo che questo favorirà la diffusione della consapevolezza riguardo agli standard democratici che vigono in materia e che sono stati fatti propri dall’UE, ma anche ai valori e agli obiettivi delle politiche minoritarie”.

    Politiche minoritarie

    In occasione della sua recente visita a Zagabria il segretario generale del Consiglio d’Europa, Thørbjorn Jagland, ha espresso un giudizio molto positivo sul livello di tutela assicurato alle minoranze nazionali. Al contempo i rapporti del Tutore civico e quello della Casa dei diritti umani rivelano che i problemi non mancano. Come spiega questa diversità di valutazione?

    “È noto che le istituzioni importanti, sia nazionali sia europee, guardano a vari temi utilizzando le lenti della burocrazia. Questo porta a una semplificazione delle cose e spesso anche a un eccessivo formalismo. La verità è che le normative croate riguardanti le minoranze nazionali rientrano nel gruppo delle migliori in tutta Europa. Abbiamo una Legge costituzionale sui diritti delle minoranze nazionali molto buona; ci sono poi leggi speciali che regolano le questioni inerenti all’uso della lingua, all’istruzione… Il problema sorge nel momento dell’attuazione delle norme in vigore. Qui tutto diventa più difficile. Purtroppo dopo aver registrato alcuni importanti passi avanti per quanto concerne l’attuazione delle norme varate nell’ambito della politica minoritaria della Croazia nel periodo precedente all’adesione all’Unione europea siamo entrati in una fase di stagnazione di questi stessi diritti. In alcuni casi potremmo parlare anche di marginalizzazione della questione, ad esempio questo è quant’era avvenuto durante il mandato del governo presieduto da Tihomir Orešković. Adesso però mi sento di dire che siamo in una fase diversa in quanto ci siamo resi tutti conto di quanto siano deleteri atteggiamenti di questo tipo. Il governo presieduto da Andrej Plenković è interessato a favorire uno sviluppo qualitativo delle politiche minoritarie nella società croata. Questo ha portato al raggiungimento dell’accordo ai sensi del quale i deputati delle minoranze sostengono il governo, e dal canto suo l’Esecutivo ha approvato i Programmi operativi per le minoranze nazionali fino al 2020. Si tratta del documento, o se vogliamo del piano, più concreto e più ambizioso per quanto concerne il miglioramento dello status degli appartenenti alle minoranze nazionali mai varato in Croazia. Ovvio, non è che con la sua approvazione i problemi siano stati risolti; per ottenere questo risultato bisognerà lavorare molto, ma il contesto nel quale farlo è stato definito e questa è una circostanza che dobbiamo responsabilmente riconoscere. Dobbiamo comunque mantenere il contatto con la realtà e renderci conto che i temi legati allo status degli appartenenti alle minoranze non sono un problema che affligge esclusivamente la società croata. Attualmente si nota una significativa crescita di atteggiamenti antisemiti in Germania, in diversi Paesi membri dell’UE le difficoltà in materia di integrazione dei rom sono ben più accentuate di quanto non lo siano in Croazia… Quello che conta, in un contesto del genere, è vedere quale posizione assumono a riguardo le istituzioni statali e sociali. Quello che fa la differenza sono i messaggi che queste lanciano, i loro atti e le decisioni concrete. In particolare è importante vedere quali strumenti propongono di utilizzare per risolvere il problema”.

    Programmi operativi

    Lo scorso autunno il governo ha approvato i Programmi operativi per le minoranze nazionali per il periodo 2017-2020. Come vanno le cose per quanto riguarda la loro attuazione? Le minoranze possono considerarsi soddisfatte?

    “Con l’attuazione dei Programmi operativi siamo appena all’inizio. Certo che a riguardo non manca qualche espressione d’insoddisfazione, ma va detto che non mancano nemmeno i risultati positivi. Ogni Programma ha una sua dinamica, quello che conta è assicurare il sostegno finanziario e di altro genere necessario perché ciò non rimanga lettera morta. Ad ogni modo, al momento da entrambe le parti viene espressa comprensione per le ragioni dell’altro e la pazienza non si è esaurita. Auspico che a breve siano visibili i primi risultati concreti e gli effetti positivi delle misure previste. Non è la prima volta che vengono definiti dei Piani strategici per le minoranze nazionali; spesso abbiamo sentito pronunciare frasi fatte e promesse: ci sarà, si farà, si risolverà, bisogna… Questa volta nei Piani operativi sono stati previsti anche i cosiddetti benchmark, ovvero c’è la possibilità di misurare l’efficacia delle misure. Inoltre, i risultati possono essere presentati non soltanto agli appartenenti alle minoranze, bensì più in generale all’opinione pubblica e quindi potremo giudicare meglio quali vantaggi sono scaturiti dall’attuazione dei Programmi operativi. In altre parole, è stato ridotto lo spazio per la demagogia politica. Desidero però ripetere ancora una volta che il governo presieduto da Andrej Plenković sta dimostrando un livello di sensibilità riguardo ai temi importanti per le comunità nazionali ben più alto di quanto non avvenisse nel passato”.

    Migliorare la società

    Lei non si è mai tirato indietro quando c’era bisogno di rivolgere critiche alle istituzioni delle minoranze e ai loro rappresentanti. Ha sempre però fatto presente che la responsabilità in fatto di attuazione delle politiche minoritarie ricade sulla maggioranza. Come valuta la situazione attuale? Come siamo messi in fatto di tolleranza, di rispetto dei valori europei in materia di integrazione, di multiculturalità e di tutela dei diritti delle minoranze nazionali? Perché si è arrivati, ad esempio, a organizzare tre cerimonie commemorative per le vittime di Jasenovac?

    “Indipendentemente dal fatto di appartenere alla maggioranza o a una minoranza tutti dovrebbero sentirsi chiamati a contribuire al miglioramento della società croata. La Legge costituzionale sui diritti delle minoranze nazionali gioca un ruolo molto importante per quanto concerne l’integrazione degli appartenenti alle comunità minoritarie nella nostra società, assicurando al contempo tutela all’identità nazionale e culturale. La Legge costituzionale fornisce anche strumenti atti a contrastare i tentativi di ghettizzazione e il fenomeno dell’assimilazione. Per arrivare però a una situazione in cui a tutti sia garantita la parità e nessuno si senta discriminato dobbiamo avere anche il diritto di non essere tutti uguali. In un contesto che riconosce le diversità è molto importante l’atteggiamento sociale degli appartenenti alla maggioranza che attraverso le scelte fatte in materia di politiche sociali deve esprimere un alto tasso di responsabilità e favorire la diffusione della tolleranza. Purtroppo alle volte la maggioranza assume un atteggiamento passivo e questo apre ai tentativi di rivedere la storia fatti per scriverne una migliore che però non c’è stata. Tutto può sempre essere analizzato dal punto di vista storico, si possono sempre riprendere in mano i documenti, ma non ritengo che ci siano gli spazi per procedere con grandi dibattiti riguardo ai campi nazisti e alle terribili vicende avvenute in questi lager. A riguardo esistono degli standard, sono quelli dettati dalla civiltà moderna. Nel momento in cui accetteremo questi indiscutibili valori e ci confronteremo con le conseguenze che da questi derivano saremo in grado di evitare il moltiplicarsi delle cerimonie di commemorazione e potremo dedicarci all’essenza: esprimere un omaggio alle vittime.”

    Festival dell’Istroveneto: resi noti i vincitori

    Maggio 26, 2018

    Sono stati resi noti i vincitori dei Concorsi Letterario e Video nell’ambito della VII edizione della rassegna promossa dall’Unione Italiana, volta a tutelare e promuovere il dialetto del territorio. Al concorso letterario sono pervenuti complessivamente 55 lavori, divisi in tre categorie: quella dei Pici (6-10 anni) con 23 elaborati, Medi (11-14 anni) con 31 lavori, e quella dei Grandi (15-18 anni) con un unico elaborato. La giuria, composta da Tiziana Dabović, Suzana Todorović e Roberta Dubac, dopo aver analizzato i lavori pervenuti in forma anonima, ha deciso di assegnare nella Categoria Pici il 1° premio a Luna Rosso, della SE “Vincenzo e Diego De Castro” Pirano, per il lavoro “Un giorno in barca con nono”. Nella motivazione si legge “Una giornata trascorsa a pescare presentata come splendido racconto scenografico. L’ampio spettro di termini tecnici dialettali e l’inserimento di dialoghi genuini regala una storia densa di sapienza e di vita vera”. Il 2° premio è andato a Damian Codiglia Vidach, della SEI “Galileo Galilei” di Umago, per “Co piovi”. “Il racconto ruota attorno ai modi di dire della nostra tradizione. Il ragionamento di carattere umoristico e scherzoso, dimostra altresì una precoce maturità intellettiva dell’autore/autrice” è riportato nella motivazione. Il 3° premio è stato assegnato a Paola Vasić, della SE “Giuseppina Martinuzzi” di Pola, Scuola periferica di Gallesano, per “Briscola”. La motivazione: “La poesia illustra le caratteristiche del gioco della briscola che vengono incluse in spigliate e giocose rime. L’uso dei vocaboli dialettali è appropriato e non affatto forzato. Il gioco presentato nella presente poesia riflette le tradizioni e la cultura istriane, valorizzando le nostre radici. Nei versi conclusivi l’autore/l‘autrice espone l’importanza dell’amicizia e dello ‘stare insieme’”.

    Nella Categoria Medi, il 1° premio è andato a Luca Vigini, della SEI “Galileo Galilei” di Umago, per “El confin del golfo de Piran xe el stesso dela Savudrijska vala”. La motivazione: “L’eterna contesa del Gofo di Pirano raccontata con gioco ironico e grande resa dialettale. Il protagonista è un ribon, un pesce che diventa simbolo dell’umanità istriana che rifiuta categorie nazionali, giochi di potere e assurde decisioni politiche che non comprendano il valore culturale dell’inclusione. Il pesce e la sua famiglia scompaiono e diventano mito — una finale aperto di denuncia, ma anche di eterna speranza”. Il 2° premio è andato a Alex Četojević ed Erik Kozlović, della SEI “Galileo Galilei” di Umago, per “EI bucàl”. “La poesia è costruita con termini di uso comune, ‘la canotiera... el bucal...’ oggetti essenziali, d’uso famigliare che fanno sorridere ed indicano la volontà dell’autore di divertire. I versi in rima aggiungono alla composizione un ritmo incalzante e fluido”, scrive nella motivazione. Il 3° premio è stato assegnato a Serena Coronica, della SEI “Galileo Galilei” di Umago, grazie al lavoro “Barufe de casa”. Nella motivazione si legge “L’autrice decide di adoperare il dialetto in forma di dialogo. In esso ci avvicina - senza idealizzarla - una tipica sera in, famiglia, esponendo il ruolo dei genitori e le ‘baruffe’ tipiche tra figli. L’autrice usa espressioni e strutture dialettali appropriate arricchendole con espressioni italiane, inglesi e croate dimostrando la conoscenza e coscienza di quella che è l’attuale realtà dialettale: le espressioni che riguardano la tecnologia moderna e quelle che si riferiscono a istituzioni e concetti nuovi non trovano necessariamente il corrispondente dialettale. L’autrice dimostra che in dialetto si può parlare di tutto: inserendo espressioni straniere come tablet, punjač. cellulare e fen, oppure adattandole foneticamente al dialetto materno, ad es. boizjo”.
    Nella Categoria Grandi, il 1° premio, è andato a Paolo Biloslavo della SMSI “Leonardo da Vinci” di Buie, per “Tanto buna e tanto onesta la se mostra”. “La traduzione di ‘Tanto gentile e tanto onesta pare” risulta limpida, semplice, ma con grande carico di profondità nella scelte dei termini e delle costruzioni in dialetto. Colpisce particolarmente la frase ‘I oci no i finissi de vardarla’. È un bellissimo tentativo di avvicinare Dante a noi”.
    Per quanto concerne, invece, il Concorso Video, Sono pervenuti complessivamente 4 video. Di cui 3 nella categoria Under 18, e uno in quella di Over 18. La giuria, composta da Matija Debeljuh, Marko Voštan e Stefano Antonini, dopo aver preso visione dei lavori pervenuti, ha scelto di premiare, nella categoria Under 18, il video “I maghi de Sissiole” realizzato dal Gruppo di animazione della SEI “V. e D. De Castro” di Pirano, sezione periferica di Sicciole con il Primo premio. Il filmato “A su scoio... La nostra ponta de galo” della: Comunità degli Italiani “Dante Alighieri” di Isola, si è aggiudicato il secondo premio. Mentre il terzo è andato al filmato “Gialo al Mansioli” del Gruppo cinematografico della Comunità degli Italiani “P. B. degli Ughi” di Isola.
    Nella categoria Over 18 è stato premiato Tiziano Suran di Rovigno per “Viagio de un Istrian”.

    San Pellegrino alla riscoperta delle antiche tradizioni

    Maggio 25, 2018

    UMAGO La ricorrenza di San Pellegrino, patrono di Umago, viene celebrata anche in modo educativo e istruttivo, oltre che religioso. È un modo bello e simpatico per mantenere vive e tramandare le tradizioni musicali, gastronomiche e artigianali legate al mare e alla terra. Parliamo di laboratori allestiti per le vie della città, davanti alla Comunità degli Italiani “Fulvio Tomizza”, in piazza Libertà, fra la chiesa e il campanile, davanti al municipio e poi ancora fra il Museo civico e la diga foranea, con protagonisti i bambini degli asili e delle scuole.

    Con l’aiuto delle attiviste della CI, maestre della cucina tradizionale, con le operatrici del Museo civico, dell’associazione folcloristica di Umago e della CI di Babici, i bambini hanno imparato a fare la pasta, a conoscere cose, parole, balli, strumenti musicali antichi e tradizioni quasi dimenticate, visto che la società moderna ci impone cibi preconfezionati, dolci e un sacco di altri articoli che una volta venivano fatti in casa e a mano.


    Le parole dimenticate

    Termini come strazade, struzzette, drezze, buzzolai e boboli per molti giovani sono nuovi, mentre altri come fusi e lasagne resistono meglio. Ma fare la pasta con le proprie mani è tutta un’altra cosa. Per questa ragione le dimostrazioni pratiche sono state utili: ed ecco che i bimbi con il grembiule e le mani infarinate intenti a produrre piccole opere culinarie, nemmeno tanto semplici da fare, come i fusi o i raviolini, che richiedono un impasto e un ripieno particolari.


    Vecchi strumenti musicali

    Tante piccole mani e tanti piccoli segreti per non dimenticare una tradizione lunga parecchi secoli. Stesso discorso per i giochi di una volta, i zoghi, o gli strumenti musicali di un secolo fa, ai quali Nino Zacchigna di Babici è particolarmente legato, in quanto aveva istituito presso la CI di San Lorenzo-Babici i famosi “Gunzi”. Al patrono San Pellegrino, ucciso il 23 maggio del 303 durante l’era di Diocleziano, gli umaghesi sono stati da sempre molto devoti.


    I «tesori» del Duomo

    La storia di Umago, però, non è legata soltanto al suo patrono. Bisogna sapere che nell’antichità la penisola era un’isola e la cittadina si estendeva soltanto nel luogo dell’odierno porto di Umago. Le mura, la porta cittadina e il ponte levatoio furono costruiti nel X secolo. Si conservano in parte a sud-ovest, accanto al Museo civico, che fu una delle torri di difesa dalla merlatura a “coda di rondine”, tutt’oggi visibile dal mare.
    All’entrata del centro storico si trova la chiesa di San Rocco, eretta dopo l’epidemia di peste nel 1507. Vale la pena visitarla per il suo soffitto ligneo con bellissime decorazioni del XVIII secolo. Il Duomo di Umago è dedicato all’Assunzione in Cielo di Maria e San Pellegrino, patrono della città, ed è stata progettata dall’architetto piranese Filippo Dongetti. Nell’entrata della chiesa si conserva l’effigie in pietra di San Pellegrino del XIV secolo. Sul soffitto si può ammirare l’affresco che si crede sia opera di Giuseppe Barnardino Bison di Palmanova. L’altare maggiore è adornato dalle statue di San Pellegrino e San Niceforo.


    Le viuzze medievali

    La chiesa è ricca di preziose pale d’altare e di resti di un polittico ligneo (XV s.). Da notare anche la statua della Madonna Addolorata, attribuibile a un discepolo del Vivarini. L’organo risale al 1776. Il leone veneziano che oggi vediamo sul campanile era in origine posto sul palazzo comunale e fu distrutto in un incendio nel 1924.
    Il campanile è alto 33 m. Fu costruito nel ‘400 e restaurato nel 1651. La cisterna pubblica, che si trova fra la chiesa e il campanile, punto in cui si è svolto uno dei laboratori di ballo e musica, fu costruita nel 1667 e poi riedificata nel 1780. Sul retro del Duomo, a destra dell’abside si può vedere una parte di una sfera di metallo: molti sostengono che si tratti di una palla di cannone sparata dai genovesi in un attacco nel 1810. La parte occidentale della città vecchia è ricca di viuzze medievali, case abbellite da bifore, stemmi e iscrizioni. La diga foranea, invece, è stata costruita nel 1825 ed è lunga 404 metri, mentre a sud di Umago c’è l’omonima chiesa dedicata al martirio di San Pellegrino, costruita nel 1401.

    «Le iniziative referendarie espressione di sentimenti xenofobi e sciovinisti»

    Maggio 25, 2018

    FIUME I referendum sull’abrogazione della Legge di ratifica della Convenzione di Istanbul e sulle modifiche alla Legge elettorale hanno suscitato grande attenzione anche nell’ambito della Comunità nazionale italiana. In particolare suscitano apprensione le proposte tese a ridurre il numero dei deputati delle minoranze e a ridimensionare le loro prerogative, impedendo il diritto di voto sulla Finanziaria e sulla fiducia al governo. Sulla questione è intervenuto anche il presidente uscente della Giunta esecutiva dell’Unione Italiana, Maurizio Tremul.


    Xenofobia e sciovinismo

    “La democrazia, la libertà, l’amicizia come l’amore, hanno sempre necessità di essere tutelati e difesi, bisogna averne cura, ogni giorno, con ogni respiro che facciamo. La democrazia la si conquista e la si perde ogni giorno; ogni volta la si deve riconquistare. Le iniziative referendarie attualmente in corso in Croazia, a opera di sedicenti associazioni che vorrebbero esprimere la coscienza della società civile, non sono altro che l’espressione di sentimenti xenofobi e sciovinisti evidentemente purtroppo ancora radicati in determinati frange del Paese. Mi riferisco alla raccolta di firme per indire un referendum per l’abolizione della Legge di ratifica della Convenzione di Istanbul sulla violenza contro le donne e la violenza domestica.
    Mi riferisco a quella che intende ridurre a 6 il numero dei deputati delle Comunità Nazionali e di limitarne le competenze, privandoli del diritto inalienabile di votare la legge finanziaria e la fiducia al Governo, che avrebbe come conseguenza la sostanziale ridefinizione del ruolo dei deputati minoritari, con un vero e proprio inaccettabile declassamento del loro status”, ha sottolineato il presidente uscente della Giunta esecutiva dell’Unione Italiana.


    Difendere la democrazia

    “La società civile croata, le forze politiche autenticamente democratiche e che hanno a cuore le sorti della Croazia, il governo, il Parlamento, la Presidenza della Repubblica, i Comuni, le Città e le Regioni, i sindacati e tutte le Istituzioni del Paese, dovrebbero far sentire chiara e netta la loro voce in difesa della democrazia, del pluralismo, dei diritti umani e delle Minoranze, tutti valori e principi tutelati dall’ordinamento giuridico-costituzionale dello Stato”, ha rilevato ancora Maurizio Tremul.
    Il presidente uscente della Giunta esecutiva dell’UI ha ricordato pure “come la Croazia, prima di ottenere il riconoscimento dell’indipendenza, assunse un solenne impegno nei confronti della Comunità Interazionale e dell’Italia in particolare, con cui si vincolava ad estendere alla nostra Comunità Nazionale in Croazia il livello dei diritti assicurati agli Italiani dalla Slovenia. Tra questi rientra anche la garanzia di un posto assicurato al Sabor per la nostra Comunità, senza limitazioni di mandato o vincoli di alcun genere. Questo solenne e ufficiale impegno venne comunicato dall’allora vicepremier croato, Zlatko Tomac, all’allora ministro degli Affari Esteri italiano, Gianni de Michelis. Un impegno poi riconfermato con il Trattato italo-croato sulle Minoranze del 1996”, ha evidenziato Maurizio Tremul. In quest’ambito il presidente della Giunta ha ribadito con chiarezza che “se a questi impegni internazionali della Croazia aggiungiamo la considerazione che i diritti umani e minoritari non debbono essere oggetto di quesiti referendari, appare alquanto logico attendersi che la Corte costituzionale croata dichiari inammissibili i referendum, sempre qualora raggiungessero il numero di firme necessarie”. Numero, ha sottolineato Tremul, che “spero non raggiungeranno a dimostrazione, quindi, che la cultura democratica del Paese è ben salda”.

    Si esprimano pure le CI

    A questo proposito il capo dell’Esecutivo UI ha evidenziato “che anche le nostre Comunità e Istituzioni dovrebbero esprimersi all’unisono in difesa del nostro diritto di poter eleggere un rappresentante della nostra Comunità Nazionale al Sabor, che deve continuare a mantenere tutte le prerogative, le competenze, i diritti e i doveri, al pari di tutti gli altri parlamentari”. Infine Maurizio Tremul ha ringraziato infine “tutte le forze politiche, i sindaci e i presidenti delle Regioni e tutti coloro che in questi giorni si sono schierati in difesa dei diritti minoritari e a tutela dei principi democratici della Croazia”.

    La lettera di Tomac

    Riportiamo in allegato la lettera dell’allora vicepremier croato Zdravko Tomac tesa a rassicurare l’allora titolare della Farnesina, Gianni De Michelis, sulla volontà di Zagabria di rispettare appieno i diritti della Comunità nazionale italiana e di raggiungere altresì un accordo con la Slovenia in questo cotesto. Tomac nella missiva inoltre assicura che nella Legge costituzionale croata sui diritti delle minoranze sono stati presi in considerazione anche gli standard di tutela minoritari europei e cita in particolare quelli dell’Alto Adige “presi ad esempio nella stesura della normativa. Riportiamo pure un comunicato stampa che testimonia la posizione di Roma all’epoca sulle questioni attinenti alla tutela della CNI e la grande attenzione con la quale la Farnesina seguiva l’evolversi del dibattito a Zagabria sulla tutela delle minoranze poi sfociato nella Legge costitizionale. Si tratta di una preziosa documentazione storica, messa a disposizione dal presidente della Giunta esecutiva dell’Unione Italiana.

    Terminal GNL. Brutale attacco alla democrazia

    Maggio 25, 2018

    ZAGABRIA La Lex GNL che dovrebbe permettere la rapida realizzazione del rigassificatore galleggiante a Castelmuschio sull’isola di Veglia continua ad essere al centro di un aspro braccio di ferro politico che vede contrapposti da un lato il governo di centrodestra e dall’altro le autonomie locali quarnerine spalleggiate egregiamente a Zagabria dall’opposizione di centrosinistra. Il dibattito di ieri al Sabor ha confermato la forte polarizzazione esistente sull’argomento, che si è andata accentuando dopo che gli esperti hanno ribadito che il rigassificatore va realizzato a Veglia e che non esistono le possibilità tecniche per “trasferirlo” sulla costa orientale dell’Istria, ovvero nell’insenatura dell’Arsa, da dove potrebbe rifornire di gas le vicine centrali termoelettriche di Fianona, permettendo loro di riconvertirsi a un combustibile “più pulito”.


    Vogliono svendere il Paese

    Ieri l’opposizione di centrosinistra, con in testa l’SDP, ha attaccato duramente in Parlamento la proposta di legge sul rigassificatore, che, come rilevato, dovrebbe creare una corsia privilegiata per la realizzazione del terminal GNL a Veglia. I socialdemocratici hanno sostenuto che siamo in presenza di un atto di “violenza contro la Costituzione e la democrazia”, di uno “spreco di denaro dei contribuenti” e della “seconda fase della svendita della Croazia”.
    Ivo Milatić, segretario di Stato presso il ministero della Tutela ambientale e delle Politiche energetiche, presentando la proposta di legge, ha sottolineato che si vuole regolamentare l’infrastruttura del terminal, un impianto che è di interesse strategico per la Croazia. “La Legge fissa le norme per la realizzazione dell’impianto, regolamenta la concessione sul demanio marittimo e la necessaria infrastruttura, come pure definisce gli indubbi interessi nazionali richiamandosi ai quali si potrà procedere all’esproprio delle proprietà necessario per mandare in porto l’investimento”, ha spiegato Milatić, aggiungendo che “il previsto canone di concessione demaniale per i prossimi 25 anni sarà di 1,5 milioni di kune all’anno. Lo Stato ha rinunciato a un terzo dei proventi, per cui due terzi (ovvero un milione di kune all’anno) andranno al comune di Castelmuschio (Omišalj) e un terzo (mezzo milione di kune) andrà a favore della Regione litoraneo-montana. La bontà del progetto è stata difesa al Sabor anche dal ministro Tomislav Ćorić.
    Davor Bernardić (leader dell’SDP) ha affermato che il suo partito si schiera con gli abitanti di Castelmuschio e di tutta la Regione litoraneo-montana, e appoggia la realizzazione di un rigassificatore sulla terraferma, per il quale esiste già la licenza di ubicazione. Si tratta, ha aggiunto, di una soluzione che “è molto più accettabile dall’ottica ecologica”. “Questa legge, che manca di trasparenza, viene proposta in fretta e furia, sottobanco. Mi ricorda la procedura per l’approvazione della Lex Agrokor”, ha rilevato Bernardić.
    Per Željko Jovanović (SDP) quando sta accadendo “è una vergogna. La Legge è incostituzionale, viola tutta una serie di altre normative... Non devono essere preoccupati solamente i cittadini della Regione litoraneo-montana, ma quelli dell’intera nazione. Questa Legge è un atto di violenza contro la democrazia e la Costituzione”.
    Ivan Pernar (Barriera umana) ha rilevato che “dovremo investire almeno 275 milioni di euro per un terminal GNL che non ci serve. Non potevamo invece spendere questo denaro in fonti di energia rinnovabile?”.
    L’associazione Azione verde è del parere che “si neghino i rischi e gli effetti negativi che questo progetto avrà sui cittadini, sull’ambiente e sulla democrazia. Infatti, la Legge è il fondamento per dare in concessione per 99 anni pezzi di demanio marittimo a investitori che si troveranno in posizioni privilegiate”.
    Al Sabor è stata organizzata pure una conferenza stampa dai vertici di Castelmuschio (Mirela Ahmetović) e di Veglia (Darijo Vasilić), ai quali si sono aggregati Jovanović (SDP) e Tulio Demetlika (DDI). Mirela Ahmetović ha evidenziato che si vuole portare a termine il progetto nonostante l’accorata e costante opposizione dei cittadini di Castelmuschio, mentre Darijo Vasilić ha rilevato che un terminal galleggiante potrebbe avere conseguenze catastrofiche per il settore turistico, oltre che per l’ambiente.

    Balcani occidentali dall’Ue solo ambiguità

    Maggio 23, 2018

    Dopo 15 anni, il Vertice di Sofia, richiamando quello di Salonicco del 2003, avrebbe dovuto dare un nuovo slancio al processo di allargamento verso la regione dei Balcani occidentali composta da Albania, Bosnia ed Erzegovina, Kosovo, Macedonia, Montenegro e Serbia. La dichiarazione congiunta del Vertice è stata invece vaga, esprimendo un supporto inequivocabile alla “prospettiva europea” dei sei Paesi, che però è ben lontano dall’aperto sostegno all’adesione registrato a Salonicco, dove si era sottolineato chiaramente come il futuro dei Balcani fosse all’interno dell’Unione europea.

    Il Vertice di Sofia non ha portato, quindi, ai risultati sperati per chi pensava a un rilancio politico del processo di allargamento tramite un sostegno formale da parte dei leader dei Paesi membri. Prospettiva quest’ultima che era di fatto poco credibile. In un momento in cui l’Ue è sulla via della ripresa, nessun leader vuole fare passi falsi. Soprattutto visto che la legittimità del progetto europeo è ancora traballante e il consenso sociale verso l’allargamento è basso. Se nel 2003 solo il 35 p.c. dei cittadini europei si opponeva ad un allargamento contro il 46 p.c. favorevole, nel 2017 il 47 p.c. è contrario a fronte solo di un 42 p.c. che è invece ancora favorevole.

    Una dichiarazione realistica

    Una dichiarazione diversa da quella fatta non sarebbe quindi stata realistica. Se alcuni leader, come la Cancelliera Angela Merkel in Germania o il Cancelliere Sebastian Kurz in Austria hanno apertamente sostenuto il cammino dei Balcani verso l’Ue, altri come il presidente francese Emmanuel Macron, hanno parlato di un semplice ancoramento della regione all’Ue. In altre parole, c’è molta più cautela da parte dei governi europei. Una dichiarazione diversa da quella fatta non avrebbe goduto del sostegno universale dei Paesi membri che temono una reazione negativa da parte dei propri elettori o non sono convinti che la regione sia pronta dal punto di vista istituzionale, economico e dello stato di diritto a diventare membro a tutti gli effetti dell’Unione europea.
    Nonostante tutto, secondo la dichiarazione finale del Vertice, l’Ue è comunque determinata a rafforzare e intensificare il suo impegno a tutti i livelli per sostenere la trasformazione politica, economica e sociale dei Balcani occidentali, al fine di facilitarne il processo di adesione. In effetti, ci sono diverse ragioni che giustificano l’impegno europeo a continuare a sostenere un futuro allargamento ad est.

    Le ragioni geopolitiche

    Dal punto di vista geopolitico, il problema di avere una regione all’interno dell’Europa che non è membro dell’Ue pone seri rischi alla sicurezza dei Paesi membri stessi. Se la via migratoria dei Balcani che dalla Grecia e dalla Macedonia attraversava la Serbia per raggiungere l’Ungheria o la Croazia è chiusa, nel corso del 2018 c’è il rischio che si apra una nuova via, visto l’aumento di migranti da Pakistan, Afghanistan, Siria, Algeria, Libia e Marocco che tramite la Bosnia cercano di entrare in Croazia. Allo stesso tempo, la radicalizzazione religiosa di alcune frange della popolazione balcanica, così come il problema dell’immigrazione interna alla regione verso l’Ue, non sono problemi da sottovalutare. L’Unione europea è anche consapevole delle ingerenze esercitate sulla regione da parte di altre potenze, come la Russia, la Cina, che sta investendo molto in Serbia nell’ambito del progetto “One Belt One Road”, la Turchia e gli stessi Paesi del Golfo. È, quindi, necessario dare delle prospettive serie e realistiche ai Paesi della regione.

    Le prospettive economiche

    Da un punto di vista economico, se i Paesi della regione raggiungeranno la media del Pil pro-capite europeo nel giro di 60 anni, essi rappresentano un mercato in potenziale crescita, che se incentivato tramite una migliore connettività potrebbe di fatto portare ad un reciproco beneficio. C’è però anche una ragione che va al di là del cosiddetto senso pratico, ma che è di natura più ideologica. L’Unione europea deve dimostrare a se stessa e al mondo di essere in grado di esercitare un peso maggiore nell’arena internazionale iniziando dai propri confini. Se nel Mediterraneo la sfida è ancora aperta, i Balcani, con un Pil pari a quello di tutta la Slovacchia e una popolazione inferiore a quella della Romania, non possono rappresentare una sfida così improponibile per l’Ue, né un rischio per la sua stabilità, e sono quindi un banco di prova dove l’Unione europea non può e non deve fallire.

    Il superamento dei contrasti

    In questo frangente, il superamento dei contrasti tra i singoli Paesi è un primo importante passo. Da un lato la Grecia ha bloccato per anni la candidatura all’adesione macedone per le questioni legate al nome Macedonia, che è quello di una provincia greca e che per Atene non può essere utilizzato dal Paese balcanico. Sebbene un accordo tra il premier greco Alexis Tsiparas e quello macedone Zoran Zaev debba concretizzarsi a breve, la questione non sembra ancora di facile soluzione.
    D’altro canto, e forse più seriamente, rimane ancora aperto il caso del Kosovo, che non è riconosciuto da alcuni Paesi europei, in primis la Spagna, ma anche Grecia, Cipro, Slovacchia e Romania. Ciò rende impossibile persino l’inizio dell’iter perché il Paese possa un giorno divenire candidato all’adesione. Inoltre, rimangono ancora molte questioni interne ai Balcani che devono essere risolte. La stessa Serbia, che, così come ipotizzato dalla strategia sull’allargamento del febbraio 2018, potrebbe ambire a diventare membro entro il 2025, deve prima di tutto concretizzare un accordo per normalizzare le sue relazioni con il Kosovo.
    In conclusione, se non si può più parlare di allargamento senza se e senza ma, di fatto un impegno concreto nel promuovere una maggiore connettività economica e le riforme dello stato di diritto, anche se giudicato poco poetico, è forse l’unica via pratica e percorribile per creare le condizioni necessarie a garantire l’adesione a questi Paesi. È evidente che non ci saranno più “processi di adesione alla 2004”, quando l’economia mondiale stava crescendo e la caduta dell’Urss aveva elevato il modello politico ed economico occidentale a unico funzionante al mondo.
    L’allargamento in chiave post-crisi sarà forse più tecnico, più puntiglioso e più cauto, ma non per questo non avverrà. A fronte di un effettivo impegno da parte dei leader regionali, che devono implementare le riforme necessarie e comunicarne l’importanza ai propri cittadini, l’Ue e i suoi Paesi membri devono essere pronti ad investire nella regione e a sostenere, al di là della stabilità politica, che è sempre tanto cara a Bruxelles, riforme democratiche e dello stato di diritto.

    Rajković: «Questa stagione può farci alzare l’asticella»

    Maggio 11, 2018

    FIUME | Con una sconfitta, fin troppo pesante, a opera dello Cibona in gara-3 dei quarti di finale dei play-off, si è conclusa la stagione per lo Škrljevo, la sua terza nel massimo campionato di basket. A prescindere dal -39 nell’ultima partita, per la formazione quarnerina è stata un’annata da incorniciare. Partita con un unico obiettivo, quello di salvarsi, ha raggiunto con largo anticipo un posto nei play-off riservati alle prime otto classificate. Una volta raggiunto questo traguardo si è cercato di salire di qualche posizione per evitare Cedevita e Zadar, le uniche due squadre inarrivabili della Premier League. C’è stata addirittura l’opportunità di arrivare quinti, ma alla fine ci si è accontentati del sesto posto, che ha assegnato allo Škrljevo lo Cibona nei quarti: sconfitto a Zagabria in gara-1 ha pareggiato i conti a Mavrinci per poi cedere nell’incontro decisivo.

    «Abbiamo fatto davvero tanto»

    Abbiamo parlato con l’allenatore Damir Rajković, che ha trovato un accordo di massima con la società per i prossimi tre anni. Ricordiamo che al coach la panchina della prima squadra era stata assegnata nel dicembre 2016, a metà stagione, in un momento in cui si prospettava il rischio della retrocessione. La primavera, però, aveva portato il piccolo club dell’entroterra di Buccari a un passo dai play-off. Il tecnico è strato quindi confermato e ne è uscito un altro campionato eccellente. Talvolta le cose migliori succedono per caso ed è un caso anche quello di Rajković allo Škrljevo, salito sul treno in corsa prima per frenarne la discesa e poi per farlo risalire. “Hanno creduto in me e ora siamo tutti soddisfatti. Al termine di questa stagione – afferma Rajković –, possiamo dire di avere fatto davvero tanto. Abbiamo dimostrato di avere compiuto una buona selezione nel formare la rosa titolare e quindi c’è stata grande stabilità, anche nei momenti più turbolenti”. Ci sono state partenze e arrivi. Uno dei momenti critici è stato sicuramente nel novembre scorso quando Williams, miglior realizzatore, è stato trovato positivo alla cannabis e quindi squalificato. Radunić, poi, è stato svincolato dal club che gli ha concesso di andare a continuare la carriera in Italia. “In compenso – aggiunge il tecnico –, sono riusciti a emergere dei giovani, in primo luogo Barnjak, che ha ancora un ampio margine di miglioramento. Come secondo nome nella classifica MVP del campionato c’è Konjević, che è anche il terzo realizzatore del torneo. Nei primi tre ci sono anche i nostri veterani Perković tra i rimbalzisti e Štemberger come uomo assist”. Probabilmente ci sarebbe stato anche Stipčić ai vertici di qualche classifica, ma è rimasto a lungo fuori per infortunio.

    «A Zagabria eravamo scarichi»

    “È stata proprio una buona stagione e, come premio finale, per noi e per i tifosi, è arrivato il successo in casa con lo Cibona. In gara-3 – spiega Rajković –, è andata come è andata. Siamo arrivati un po’ scarichi a livello emotivo, ma credo, soprattutto, a livello fisico. Noi non eravamo preparati per giocare a certi ritmi, ogni tre giorni. La vittoria contro una squadra obiettivamente più forte di noi ci ha dato delle conferme e indicato il percorso giusto per la prossima stagione”.
    Quali saranno le ambizioni? “Questa volta non partiremo sicuramente annunciando che il nostro obiettivo è la salvezza. Dovremo mantenere la continuità e tenere insieme questa squadra. Siamo consapevoli che dopo questa stagione molti giocatori sono sicuramente stati notati da club importanti e pertanto è probabile che qualcuno se ne dovrà andare. Il club stesso punta soprattutto alla stabilità, a non compiere passi troppo grandi, a evitare piani megalomani. Il passo avanti che faremo sarà quello di porci come obiettivo i play-off. Ora dovremo cominciare a trattare con i giocatori per i quali lo Škrljevo è stato un’ottima rampa di lancio. Tra l’altro, credo che serve rinfrescare un po’ la rosa. Per avere stabilità faremo di tutto per tenerci stretti alcuni giocatori, non tutti”.

    Atmosfera straordinaria

    Per un allenatore questa non è una grande piazza. Il club è nuovo sulla grande scena. Ci sono stimoli sufficienti per un tecnico ambizioso? “Mi ci sono trovato subito bene e i risultati lo dimostrano. Oltre a una dirigenza efficiente ci sono dei tifosi straordinari, il meglio che uno possa desiderare. Ci hanno seguito in cinquanta a anche a Zagabria, dimostrando attaccamento e grande correttezza. C’è una straordinaria atmosfera sportiva a circondare il club che ti dà una carica aggiuntiva”.